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Randomestrale di Incultura Alimentare

12 agosto 2007

Olio Made in Italy:bocciati e promossi (…continua)

immagine del NewYorker sulle frodi

Torno a parlare dell’olio extravergine d’oliva “Made In italy” visto da fuori. Stavolta dalle pagine del New Yorker il giornalista Tom Mueller parla di frodi alimentari legate all’industria degli oli e ne ricostruisce le vicende. Non c’è da essere orgogliosi di questa ricostruzione cronologica. Anche nelle settimane precedenti ci sono stati sequestri di olio che veniva venduto fraudolentemente come “Made in Italy“. Non generalizziamo per favore, i disonesti ci sono dappertutto.

Dalle pagine del quotidiano La stampa, il Prof. Giorgio Calabrese interpreta l’articolo del New Yorker come “una manovra di riposizionamento commerciale a favore proprio dei cugini spagnoli sul mercato americano”.
Cosa ho imparato da un giro in rete sui vari articoli sull’argomento?

-al sito web del quotidiano La stampa non piace linkare gli articoli in originale? ho dovuto trovarlo per conto mio il New Yorker.

-il Prof Calabrese oltre che membro dell’Autority sulla Sicurezza Alimentare fa anche parte del Comitato Scientifico della Fondazione Carapelli, come si legge da documenti in rete. A proposito di Carapelli, è stata acquistata dalla spagnola Sos Cuetara che aveva già messo nel suo portafoglio Dante e Sasso con l’acquisizione di Minerva Oli. Sul sito della Carapelli però non c’è scritto nulla della vendita.

-In precedenza erano stati acquisiti, da Unilever, altri marchi storici come Bertolli.

-Le multinazionali detengono la quasi totalità del mercato dell’olio extravergine (oltre l’80%).

Links: La stampa,The New yorker

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7 Commenti a “Olio Made in Italy:bocciati e promossi (…continua)”

  1. Mah, insomma, alla fine se neanche il produttore è italiano, cosa ci rimane? L’olio già se ne è andata perchè quelli industriali sono sempre miscele di oli diversi, no?

    Bisogna affidarsi ai piccoli produttori a questo punto. E forse inventare un marchio di tutela per l’olio 100% italiano. :-P

  2. [...] extravergine d’oliva “Made In italy” visto da fuori. Stavolta dalle pagine del New Yorker è il giornalista Tom Mueller che parla di frodi alimentari legate all’industria degli oli e non [...]

  3. Comprare l’olio dal contadino. Si può ancora, e il risultato può essere ottimo.
    Io ho avuto modo di consumare ottimi olii pugliesi e fantastici olii umbri (in particolare quello di Trevi è qualcosa di incredibile).
    Quando ti fai una bruschetta con l’olio vero poi fai fatica a consumare altro :-)

  4. Farei una osservazione. Piccoli produttori si, ma che assicurino i minimi standard di qualità (es. conservazione, imbottigliamento, eventuale rispetto del disciplinare, ecc). Altrimenti sarebbe come equiparare una etichetta di una azienda, piccola ma valida, con il vino fatto in casa con l’uva del giardino :-)

    In fine, l’olio ITALIANO in teoria c’è già ma ricopre solamente un ruolo marginale nel totale mercato.

  5. Finalmente un decreto che salva anche chi si batte per la qualità.
    Noi ci battiamo da 4 generazioni per la qualità e fino ad oggi siamo rimasti all’ombra delle multinazionali. A breve sarà pronto il nostro negozio on-line. Speriamo che questo decreto dia una mano a tutti noi confezionatori e voi utilizzatori.

  6. se posso dire la mia a proposito di olio…. intanto come Gianna giustamente sottolinea, tutti questi marchi conosciuti ai consumatori sono controllati dalle grosse case – Berio infatti e’ molto ‘forte’ fuori dall’Italia, cosi’ come ‘Lupi’ e altri nomi mai sentiti in Italia. E questo dovrebbe gia’ far capire il discorso di ‘branding’. Ed e’ chiaro che poi le case madri spostino la produzione dove la materia prima e’ piu’ economica. Poi c’e’ da dire che il consumatore medio nato e residente in paesi fuori dall’area del Mediterraneo ha sempre trovato il gusto dell’olio extrav. troppo forte, e anche le caratteristiche intrinseche (densita’, colore etc) eccessive, semplicemente per una questione di gusto / abitudine. Allora ci sarebbe da porsi la domanda se sia stata l’industria ad abituare i consumatori al gusto blando degli altri oli (magari puntando sulla differenza nei prezzi) o se sia stato il contrario – io noto che tutti gli stranieri che vanno in Italia in vacanza tornano con una bella tanica di olio di oliva extra vergine, chissa’ perche’. Qui in UK gli oli di semi vengono venduti in taniche di plastica, cosi’ come succede in Spagna. E a proposito dell’olio spagnolo: la distribuzione avviene quasi esclusivamente attraverso la rete dei supermercati, i frantoi artigianali sono pochissimi ancora, a confronto con i nostri, e l’olio e’ generalmente privo di caratteritische ‘tipiche’ – ad es. non ci sono in Spagna zone tipiche che producono come da noi l’olio umbro, quello pugliese, quello di Limone, etc, tutti eccellenti ma con le loro caratteristiche speciali legate alla zona. Fra l’altro in Spagna e’ molto forte la commercializzazione di olio di oliva semplice. Sinceramente l’industria in Spagna e’ piu’ ‘massificata’ – grazie anche al recente boom economico. Compriamo l’olio del contadino. Io lo acquisto qui direttamente dal distributore italiano, in taniche da 5 litri.

  7. [...] anno fa l’ articolo del New York Times sulle frodi che riguardavano l’olio extravergine Made in Italy. Dobbiamo [...]

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