Vapiano ma non è la Slow Food


Ho di nuovo il piacere di ospitare un post ispirato da un commento di Paolo. Avete presente Howard Schulz, a cui venne in mente di fondare i Starbucks dopo aver osservato quanti bar e caffè ci fossero a Milano? Invece al tedesco Markus Korilius dopo essersi laureato in economia e commercio con una tesi sul funzionamento dei McDonald’s, nel 2001, mentre stava pranzando in un ristorante di Francoforte è venuto un lampo di genio diverso: «Wie wäre es, ein Nudelrestaurant zu machen!?». Perchè non un ristorante a base di piatti di pasta e pizza? all’italiana? e così è nato Vapiano, il fast food all’italiana.

In un articolo apparso su Ilsole24ore dal titolo “Business scippati: pizza tedesca con strategie globali,” l’a.d. della catena Vapiano, con sede a Bonn, ha annunciato di voler aprire 100 nuovi ristoranti in Europa e tra gli obbiettivi del 2009 ci sarebbe anche l’apertura di alcuni ristoranti in Italia. Vapiano è già presente in 31 paesi del mondo, ha chiuso il 2007 con 43 milioni di euro di fatturato, il doppio dell’anno precedente, non male per un marchio che é arrivato sul mercato solo 6 anni fa.

 

Ma cosa si mangia da Valpiano?
Pasta e pizza preparate sul momento, of course. A’a.d. afferma che mozzarella, parmigiano e pomodori sono acquistati in Italia. Siccome sono tedeschi, quindi efficientissimi, forniscono all’ingresso una tessera magnetica dove il cliente registra le ordinazioni. In coda ai banconi a vista, il diligente consumatore vedrà preparare davanti ai suoi occhi gli italici manicaretti, smarcherà la tessera e si accomoderà ai tavoli. Alla fine un inserviente sparecchierà per lui le stoviglie in ceramica e vetro. Pagamento alla cassa scaricando la tessera. Vapiano ha mediamente 900 clienti al giorno per punto vendita e 1.100 dipendenti, tra tedeschi e nativi dell’est Europa.

Le reazioni degli italiani che hanno pranzato da Vapiano?
per niente entusiasti del teutonico modo di fare: Il menu è in italiano e i colori della nostra bandiera sono dappertutto. Peccato che la pasta provenga da strane confezioni precotte e conservate chissà come. Gran parte dei sughi sono congelati e vengono bruciati sull’olio bollente direttamente sulla padella (1)

-E dall’altra parte dell’oceano:
It’s good but not great. The fusilli carbonara was rich and cheesy, but missing something that I couldn’t put my finger on, and the ravioli was fresh, but just off its game. They do make the pasta fresh in the restaurant, which I appreciated, but the various preps for the types of pasta seems…too prepared in advance (2)

Da leggere anche: Chefmedia.de(pdf)

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36 commenti on “Vapiano ma non è la Slow Food”

  1. Grissino scrive:

    Giusto per fare l’avvocato del diavolo:
    a) la pasta precotta la usano anche nei ristoranti
    b) io preferisco la rigiditá tedesca alla tolleranza esagerata italiana che porta a conseguenze disastrose… quando ce ne accorgeremo?
    c) c’é qualcosa che non mi torna se una famiglia il 31 dicembre alle 17 decide di entrare in un Fast Food
    d) gli americani non sono abituati alla vera pasta ma alla loro imitazione americana quindi non sono un metro di giudizio affidabile.

    Poi, per caritá, magari Vapiano é davvero scadente, ma era per dire che le opinioni negative (o positive) possono facilmente essere capovolte.

  2. Sauro scrive:

    Certo che se i commenti sono quelli descritti, in Italia secondo me faranno la fine dei pastarito pizzarito dove sono andato solo una volta tanti anni fa e il ricordo, negativo, è ancora ben presente.

    Il commento sopra l’ho scritto di getto non appena letto il post e fatto il confronto con me stesso che sono un amante del buon cibo, mentre poi riflettendo sull’affluenza che noto nei macdonald vicino casa mia, non sono più sicuro di quello che ho scritto prima.

  3. paolo scrive:

    Sia Pastarito/Pizzarito che Rosso pomodoro, pur migliori di Pizza Hut e ci vuole poco, sono esempi di quanto poco attecchiscano da noi queste catene di ristorazione. I pizzaioli nostrani non avranno nulla da temere da Vapiano, certo però che all’estero nessun italiano apre delle catene, né di caffé, né di pizza, né di pasta, né di altro. Allora cominciamo a chiederci il perché.

  4. Grissino scrive:

    Ho visto il menú della filiale qui a Vienna, é caro… non ci andrei mai.

  5. Stefania scrive:

    sono d’accordo con i commenti pubblicati sopra. Forse li vedo sotto un’altra luce, pero’. Nel senso che e’ vero che gli americani sono abituati a mangiare in un certo modo, ma e’ lo stesso per tedeschi e inglesi, e sapete (anche) il perche’? perche’ anche certi nostri immigrati hanno fatto piu’ danno che altro nel servire la pasta scotta o con il sugo sopra (senza spadellare, per intenderci), come succedeva … diciamo 20 anni fa!? quando leggevi il menu’ di un ristorante italiano all’estero notavi piatti completamente abominevoli e impensabili (tipo la pasta servita nello stesso piatto dell’insalata etc etc). Questo per dire che non e’ solo la materia prima in se’ ma semmai l’intera esperienza gastronomica che conta e che molto spesso e’ risultata … lontana dal vero – dove s’e’ mai visto che in Italia una trattoria non abbia tovaglia, ad es.? (mentre e’ tipico della tradizione puritana e quindi inglese e americana non mettere tovaglia)… Adesso quella generazione di ristoratori non opera piu’ (almeno qui a Londra e’ una rarita’), e invece ci sono i nuovi ristoratori e anche chi, pur non essendo italiano, si mette nel business di servire pasta e pizza. Le catene sono un esempio di imprenditorialita’ che punta sul risparmio applicando gli stessi principi di McDonalds che a sua volta si ispiro’ alla Toyota – (leggi: The machine that changed the world)…

  6. gianna scrive:

    @grissino. é caro rispetto a quello che servono? però le materie prime sono Made in Italy. Dai vai a fare il foto-reporter.Magari i dolci ti piacciono.:)

  7. paolo scrive:

    La cosa più curiosa é che mentrenegli USA ed in Europa si mangia, mediamente, male italiano o “sounds italian”, a Tokio invece(800 i ristoranti italiani) si mangia mediamente bene. Escludendo quindi i templi di LeCirque a New York, dell’Hotel Halkin di Londra e di Pinchiorri a Tokio, sembrerebbe che gli chef giapponesi abbiano tutti imparato a fare gli agnolotti del plìn a Costigliole d’Asti! Ergo?

  8. Grissino scrive:

    E’ caro rispetto a quello che servono i ristoranti qui. Eh, se devo spendere 10 euro, preferisco mangiare come si deve. Con 10 euro mangi a mezzogiorno in modo anche abbastanza raffinato qui. Ma mangi un buon piatto di carne e contorno anche per 6-7 euro. Il che significa che un piatto di pasta non deve costare piú di 4 euro.

    Foto reporter + inviato tester?! Ne parliamo… ;-)

  9. Stefania scrive:

    uhm… ma c’e’ sempre quello all’Hotel Halkin?! mi sa di no….
    @ Grissino … ho scoperto che stanno per aprire a Londra, mi pare a Maggio !!! non so pero’ se ho il coraggio….

  10. gianna scrive:

    Ho scoperto Pastarito e Pizza-rito

    http://www.pastarito.it/it/azienda/gruppo.asp

    li conoscete?

  11. Grissino scrive:

    CERTO!!!
    Ci sono pure andato a mangiare 2 o 3 volte. Pizza scadente per essere in Italia, non malaccio sui canoni internazionali. Pasta… beh, dipende dalla filiale. Ne ho mangiata di non male e altra piuttosto scadente. Dipenderá dall’extra di cura che ci mette il cuoco.

    C’é stato un periodo in cui andavano tantissimo di moda e c’era sempre la coda fuori dalla porta e non si riusciva mai a trovare posto.

    PRO: ci si siede a tavola con tovaglia di tessuto, piatti e si é serviti da un cameriere. Prezzo (relativamente) economico.
    CONTRO: qualitá abbastanza base.

    P.S.: Dopo il megasuccesso iniziale con apertura di decine di punti vendita, c’é stata la recessione e ne hanno chiusi un sacco. Poi (se non ricordo male) la catena é stata venduta e ora vivacchia senza infamia e senza lodi.

  12. Marco scrive:

    Io quest’estate ho mangiato a Parigi da “Mezzo di pasta” una catena di fast food a base di pasta con 49 ristoranti in Francia http://www.mezzodipasta.fr/

    Ovviamente non aveva niente a che fare con la pasta che mangiamo a casa o al ristorante in Italia, però mia figlia si è divertita gustando il suo cartoccio di pasta seduta sulle seggioline verdi dei Jardin du Luxembourg.

  13. Grissino scrive:

    Mi correggo: per essere a Milano, OK, puó passare ma per qui son carissimi (e costan piú di Vapiano). :-(

  14. Giacomo scrive:

    Si, Gianna, certo che li conosco, ce ne sono diversi a Milano. Difatti questo Vapiano mi sembra proprio un’imitazione di Pastarito/Pizzarito. Diciamo che non sono male, la pasta fresca (ma già pronta) è decente e i condimenti anche, i prezzi non eccessivi, ma la pizza non è un granchè. Il servizio è come al ristorante, con tanto di cameriere! Confermo quello che ha detto Grissino, dopo un’iniziale successo sono poi diventati “demodè”, e spesso sono deserti.

  15. Gianna Ferretti scrive:

    Qui ho trovato l’Accademia del Maccherone e il banner di pastarito

    http://www.ilgiornaledelcibo.it/default.asp

  16. Stefania scrive:

    io invece non li ho mai visti qui a Londra ne’ in Italia….

  17. paolo scrive:

    Io li trovo entrambi indecenti, ma non dovete far caso solo ai miei giudizi, primo perché sono un gourmet quasi dalla nascita, secondo perché sono un operatore del settore, terzo perché me la cavo bene in cucina (modesto, eh?).
    Il difetto di queste catene, indistintamente, é che trattano il cibo come un prodotto industriale, nel senso che data una materia prima ed un procedimento “costruttivo” standard, qualunque operatore, previo breve corso, sarà in grado di produrre. Nella realtà la cucina non si fa così e voi tutti lo sapete bene. Il limite sta proprio qui, non si può pretendere di più e non ci sarà mai evoluzione né miglioramento, ma solo menù diversi.

    @Stefania
    Hai ragione, Stefano Cavallini non c’é più (bei tempi!), al suo posto c’é ora David Thompson con la sua cucina Thai.

  18. Stefania scrive:

    si, infatti… comunque ci sono diversi altri posti dove mangiare bene italiano, solo che io non vado perche’ rispondo ai punti 1 e 3 da te esposti (compresa la parentesi) :-D

    e torno sul concetto che questi sono puri e semplici industriali dell’alimentare, che applicano a pie’ mani i concetti della Toyota (ho citato su il libro The Machine that Changed the World proprio per questo). Lo stesso e’ applicato dalle catene dei supermercati qui in UK, e mentre ora il mercato e’ saturo, le stesse ditte stanno investendo in Cina e Sud America – Tesco addirittura ha trovato il modo per ‘vestirsi’ di verde e aprire una catena di supermercati in California – vedremo che successo avra’ (e’ vero pero’ che in US lo standard e’ ben inferiore rispetto all’Europa )… in Italia sono riusciti ad arrivare a compromessi con gli enti preposti (autorita’ locali, competizione etc etc) ma so che in tante piccole cittadine stanno scomparendo gli alimentari di un tempo, le classiche ‘botteghe’, perfino le macellerie, perche’ sempre piu’ vanno a fare la spesa ai supermercati. E visto che la popolazione in Italia invecchia, mi faccio una semplice domanda: e i nostri genitori settantenni e ottantenni, come caspita fanno a farsi la spesa? Chi pensa a questi gruppi piui’ vulnerabili (sia fisicamente che di spirito)?

  19. paolo scrive:

    L’Italia ha un mercato interno che é abbastanza anomalo, se comparato con gli altri paesi UE, per leggi e per mode. Forse é meglio così. Io penso però che le grandi catene abbiano già raggiunto l’apice della curva gaussiana e da qui in avanti, in Europa, possano solo scendere. Ci sono i cosiddetti paesi emergenti da colonizzare ed “intossicare”, vadano pure là. Anche se non é completamente esportabile il modello di vita americano, tutto consumistico, dove la gente vive, mangia e si diverte (ma quando lavora?) nei centri commerciali. Di tutta l’Asia possono convincere al cambiamento solo la Cina, l’India non credo proprio, mentre l’Africa affonda lentamente per conto suo.

  20. Stefania scrive:

    India no? leggi questo se hai tempo e voglia

    http://www.ft.com/cms/s/0/80da7c42-c7bd-11dc-a0b4-0000779fd2ac.html

    La situazione dell’Italia e’ anomala, e’ vero, ma non e’ detto che la situazione non possa cambiare, sopratutto alla luce della attuale situazione economico-politica (se il paese e’ debole e’ facile promettere certe cose)…

  21. paolo scrive:

    In Italia tra poco saranno esauriti gli spazi e le regioni contingentano l’apertura degli ipermercati già da anni, salvo poi accontentare la Coop.
    Quello che volevo dire e che in parte sottolinea l’articolo linkato, é che solo 1/3 della popolazione indiana vive nelle città e può essere “condizionata” da certi stili di vita, ma ci sono molte remore culturali e religiose che, come popoli, ci allontanano. Te la vedi una famiglia di agricoltori che, dopo aver cremato il nonno sulle rive del Gange, va a mangiarsi un bel BigMac? Poi per quello che riguarda la fascia dei tanti milionari, la famosa clinica privata di Bombay dove si eseguono 1500 rinoplastiche all’anno, Bollywood, va tutto bene, hai ragione, ma l’India resta un paese diviso in caste, dalle distanze enormi, senza infrastrutture efficienti, senza acqua potabile…insomma c’é ancora molto da fare prima di pensare di inaugurare un Carrefour come lo abbiamo in Europa.

  22. Stefania scrive:

    il problema non e’ tanto il BigMac, perche’ McDonalds sa adattarsi alla cultura locale (vedi ad es. a Roma c’e’ il salad bar che non trovi all’estero). Invece per quanto riguarda la grande distribuzione :

    http://www.datamonitor.com/industries/news/article/?pid=E65685F9-087E-4BD5-89F1-95EE397C80B6&type=NewsWire

    ma sopratutto questo

    http://www.datamonitor.com/industries/news/article/?pid=DDA65A92-AF82-4A42-951D-4218A2AECFC4&type=NewsWire

    se il governo si rivela favorevole, e’ solo questione di tempo…

  23. paolo scrive:

    Sì, sì non discuto sul fatto che le multinazionali abbiano piano operativi di espansione avendo già saturato molti mercati. Avevo letto anche notizie sul Ilsole24ore e al tal proposito ti riporto questo esempio: Ferragamo, da alcuni anni, ha un corner all’interno di un 5 stelle di Bombay. L’anno scorso insieme ad 4 altri operatori del settore fashion, forse é meglio dire luxury, non sono riusciti ad aprire un mall a Bombay perché non solo non cé una via del lusso, diciamo come via Montenapoleone, ma non cé neanche l’uso di andare in giro a fare shopping. Così hanno dovuto rinunciare e sono rimasti dentro quell’albergo. E’ chiaro che sono due settori diversi, pur essendo alto il numero dei milionari indiani con un alto valore di spending. Te ne riporto un’altro: la E&J Gallo, winefactory californiana, é stata la prima azienda straniera a comprare terreni in cina, ben 14 anni fa, quando nessuno parlava di China effect. Dopo 14 anni non riescono ancora a superare la soglia del milione di bottiglie, semplicemente perché in Cina non c’é l’uso di bere vino e ci vorranno chissà quanti anni prima di diffonderlo. Ecco io penso che il modello americano, consumistico al 100%, non sia facilmente esportabile ovunque, soprattutto perché, per fortuna, ci sono paesi con usi, costumi e religioni diverse dai loro e che non li vogliono cambiare.

  24. Stefania scrive:

    io la pensavo come te ma da un anno a questa parte sono piu’ pessimista… e’ vero che in Cina non c’e’ l’uso di bere (a causa di un enzima non riescono a metabolizzare ne’ il vino ne’ il formaggio), ma e’ anche vero che i programmi di diversi governi in zona sono quelli di dare ai bambini latte vaccino per sostenere la crescita (nel senso di altezza), ed e’ vero che il consumo di prodotti ritenuti non tradizionali e’ sostanziale, quindi non escluderei niente… per quanto riguarda l’US, la produzione di qualsiasi cosa avviene in Cina, ma non e’ detto che quanto prodotto sia destinato ad un mercato locale, anzi… e’ piu’ facile che torni in US …. no, io sarei prudente, non escluderei niente, a questo punto….

  25. paolo scrive:

    Anche i Cinesi? Io sapevo che erano i Giapponesi ad avere deficit di alcooldeidrogenasi.
    Comunque sia, penso che una giovane operaia cinese, che guadagna 8 centesimi di euro l’ora per sdrucire un jeans, faccia fatica anche a comprare solo un pacchetto di crackers. Gli scioperi sono proibiti, al minimo accennno di sindacalismo vieni internato in un campo di lavoro, non esiste né l’Inps, né l’Inail, tutta la burocrazia é fortemente corrotta. Sono moolto indietro per adottare un qualunque modello occidentale. O meglio, uno l’hanno già adottato, il più antico: la schiavitù.

  26. Stefania scrive:

    si, anche i cinesi… e certo, non mangeranno i crackers ma ti assicuro che anche la Cina sta attraversando una dieta di transizione. E’ vero che l’operaia non si puo’ permettere niente piu’ dei noodles serviti per la strada (fatti chissa’ con quali farine), e che prima o poi decide di andarsene in US o in Italia, ma e’ anche vero che sta emergendo una nuova imprenditoria cinese che puo’ permettersi un diverso stile di vita. Un dato che e’ assai significativo si riferisce alla graduale crescita dell’obesita’ fra i bambini.

  27. paolo scrive:

    Anche questo é vero, soprattutto nelle città costiere. Comunque staremo a vedere. Nel frattempo ho notato delle gran speculazioni da parte delle multinazionali
    che con lo spauracchio della Cina che ci mangia tutta la pasta, ci beve tutta la coca-cola e ci brucia tutta la benzina…….ci stanno mangiando sopra solo loro!

  28. Stefania scrive:

    concordo – senza scordarci l’ipocrisia delle benzine verdi – il prezzo del grano e del mais e’ salito in seguito alle speculazioni legate agli incentivi erogati per la produzione di questi eco-combustibili – roba da matti!

  29. pape scrive:

    io invece mi sono trovato bene . ho mangiato in olanda e belgio al vapiano e la pizza che ho preso era decisamente buona ben cotta non salata e sottile , una pizza con salame mi e costata 5,50 eur piu meno come da noi .. non esiste il coperto birre acqua e vino costano meno …. riflettiamo 1 pizza e 2 birre 10 eur …. da noi quanto ?

  30. lorian scrive:

    sono stata al VAPIANO di Berlino in questi giorni, e non mi sembra scadente come dite, i sughi della pasta vengono preparati davanti al cliente con prodotti freschi e in una pentola pulita per ogni cliente, eravamo sei italiani pastaioli ultracinquantenni!!!

  31. Don scrive:

    A Londra per una vacanza,con la mia famiglia,dopo il 3^ giorno di penitenza alimentare, conosco una bella ragazza triestina in vacanza studio ,che mi suggerisce il Và Piano..
    prezzi buoni e buona cucina con prodotti gustosi ,molto gentili gli chef di cucina pronti a soddisfare ogni richiesta della clientela….
    giudizio finale,senz’altro positivo insomma un punto di riferimento per gli Italiani che non vogliono soffrire in vacanza.
    Don Pafundi

  32. Don scrive:

    A Londra per una vacanza,con la mia famiglia,dopo il 3^ giorno di penitenza alimentare, conosco una bella ragazza triestina in vacanza studio ,che mi suggerisce il Và Piano..
    prezzi buoni e buona cucina con prodotti gustosi.Molto gentili gli chef di cucina pronti a soddisfare ogni richiesta della clientela….
    giudizio finale,senz’altro positivo insomma un punto di riferimento per gli Italiani che non vogliono soffrire in vacanza.
    Don Pafundi

  33. Valentina scrive:

    Io ho mangiato al Vapiano in Potsdamer platz e sono rimasta più che soddisfatta… Ci ho mangiato piu volte e piatti diversi (pasta) .. beh ho mangiato meglio in ristoranti all’estero che si spacciano per italiani e che in confronto costano il doppio. Per la pizza ad essere sincera non mi ispirava..

  34. stefania scrive:

    Io e il mio ragazzo siamo stati cinque giorni a Stoccolma in occasione del capodanno e abbiamo fatto tappa da Vapiano per ben due volte. Lui conosceva già la catena, l’aveva provata quando lavorava in Polonia a Varsavia e ci ritornava un giorno e si l’altro pure. L’impressione che ho avuto è stata molto positiva, la prima volta ho mangiato un antipasto, un primo, mezzo calzone, un dolce e due bottigliette d’acqua piccole pagando 36,00€ (considerando quanto sia cara la Svezia non è nulla!). La seconda volta invece ho optato per un’insalata ricchissima e anche molto gustosa!! Io nel complesso sono stata soddisfatta… (solo al rientro controllando su internet abbiamo scoperto che la catena è tedesca ma onestamente ci tornerei anche domani!!) – i tedeschi hanno fatto il loro colpo e c’hanno visto alla grande, l’immagine italiana è forte e che dire ci hanno fregato, potevamo pensarci noi! -

  35. Drepanico scrive:

    CIT:”Il menu è in italiano e i colori della nostra bandiera sono dappertutto. Peccato che la pasta provenga da strane confezioni precotte e conservate chissà come. Gran parte dei sughi sono congelati e vengono bruciati sull’olio bollente direttamente sulla padella”

    Caro bloggatore, Mi chiamo Marcello e a quanto ne so, sono l’unico italiano che lavora da VAPIANO IN AUSTRIA,
    all’inizio ho avuto anch’io gli stessi dubbi e come molti di voi avevo paura di quel che non conoscevo, ho dovuto ricredermi…
    gli impiegati, i piu meritevoli e volenterosi, girano di stazione in stazione, passano cioè dalla preparazione della pasta (che per inciso, viene preparata fresca ogni santo giorno) e l’imbustamento, ai locali di preparazione salse e carni (anche li tutto fresco)
    il pesce, per ovvie ragioni sanitarie, arriva congelato e in quanto all’igene.. è tutto un altro mondo, nelle cucine italiane ste cose ce le scordiamo… vi do un esempio, durante la preparazione della carbonara, l’uovo, che va messo alla fine, lo si prende con i guanti e dopo ci si lava e le mani e si mettono dei guanti puliti, per evitare la salmonella(infatti preparare la carbonare è la parte piu odiosa del lavoro)
    sono diplomato all’alberghiero, potrei insegnare a cucinare a tutti i vapianisti messi insieme (e ogni tanto lo faccio =P ) ma nulla mi impedisce di imparare cose nuove. questo stile di lavoro mi affascina, per questo sono rimasto.
    ho cominciato per gioco anni fa, quasi a volerli sputtanare ma ho imparato che REALMENTE l’italia avrebbe da imparare da loro sistema di gestione e orario e lavorativo, nonchè la pulizia, l’igene e la gentilezza…

    VIVA L’ITALIA

  36. Anna scrive:

    Ho mangiato la pizza pesto e spinaci da Vapiano a Mannheim. La pizza costa 6,50 un prezzo buono, non troppo alto ed è buonissima!! Torno ogni volta che mi trovo a Mannheim e il ristorante in sé mi piace moltissimo. La pasta però non l’ho mai provata e non so giudicare.


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