Amido modificato
Lo troviamo nel ketchup, nelle creme per pasticceria,budini e dessert, salse, carni in scatola, formaggi fusi, snacks vari. Sono l’amido e i suoi derivati: gli amidi modificati. Ne volevo parlare da un po’, poi qualche giorno fa mi è capitato di vedere questo video su YouTube in cui l’autore si chiede cosa sia il misterioso amido modificato che ha trovato tra gli ingredienti di un prodotto. Eccomi a spiegare di cosa si tratta.
L’amido è un polisaccaride di riserva contenuto in molti tipi di piante come cereali e tuberi (grano, mais, patata,tapioca, ecc..). L’amido che si ricava da queste fonti vegetali, non possiede le proprietà funzionali richieste in alcuni processi produttivi industriali. Pertanto i granuli sono sottoposti a diversi trattamenti e si ottengono gli amidi modificati.
A cosa servono i trattamenti? a migliorare la performance dell’amido che viene modificato in modo mirato a seconda delle esigenze in modo da conferire particolari proprietà es. maggiore resistenza alla cottura, maggiore stabilità a acidi, a basse temperature. I prodotti in cui è l’amido modificato è inserito come ingrediente, hanno una maggiore resistenza alla cottura, sono piu’ stabili. In alcuni casi permettono di abbreviare i tempi di lavorazione.
Certo posso fare un budino anche con il semplice amido ma se l’uso dell’amido modificato permette di abbreviare i tempi di lavorazione e magari di conferire una certa palatabilità anche risparamiando sulle materie prime (es. latte, uova..ecc..), questo è un vantaggio per l’industria, voi che ne dite? Alcuni amidi modificati permettono di incorporare acqua in percentuale maggiore nei prodotti da forno e possono essere usati anche in sostituzione di una certa quantità di farina di grano.
Tra i principali amidi modficati vi sono:
-Amidi modificati chimicamente: L’amido contiene infatti gruppi idrossilici che potenzialmente possono reagire con alcuni composti chimici (acidi inorganici o organici ecc..). Con uno o più trattamenti chimici, si introducono nella molecola gruppi come acetato (acilazione), idrossipropilici (idrossipopilazione), gruppi fosforici. L’amido idrossipropilato è formato dalla reazione dell’amido con l’ossido di propilene. Ci sono anche degli amidi ottenuti mediante trattamenti con vari agenti funzionali che permettono la formazione di legami etere o estere con i gruppi idrossilici dell’amido (cross-linked starches)
- Amidi modificati con trattamenti fisici, mediante azione del calore o per azione meccanica.
- Amidi modificati con trattamento enzimatico L’amido è sottoposto a idrolisi parziale con aumento della sua solubilità in acqua. Con questo trattamento si ottengono le maltodestrine.
Elenco di alcuni amidi modificati utilizzati come additivi (emulsionanti, addensanti) nell’industria alimentare:
1400 Destrine
1404 Amido ossidato
1410 Fosfato di amido
1412 Fosfato di diamido
1413 Fosfato di diamido fosfato
1414 Fosfato di amido acetilato
1420 Amido acetilato
1422 Adipato di diamido acetilato
1422 Amido idrossipropilato
1442 Fosfato di diamido idrossipropilato
1450 Ottenilsuccinato di amido
Amido e amidi modificati: cosa dice la legge?.
La direttiva CEE 97/4/CE, che ha modificato la 79/112/CE, stabilisce che la designazione di “amidi modificati deve essere completata dall’indicazione della sua origine vegetale specifica, qualora l’amido possa contenere glutine”. Questa è una informazione importante per i pazienti celiaci.
Non tutto l’amido che ingeriamo viene assorbito durante la digestione. Questa frazione si chiama amido resistente (resistant starch ed è incluso tra le fibre vegetali.










[…] Trattamenti che non vanno a modificare quantitativamente l’eventuale contenuto in glutine. Qui potete conoscere meglio gli amidi […]
Scritto da Not only gluten-free » Blog Archive » Amido modificato. Un OGM!?!, il 8 Aprile, 2008 at 18:21
Gentile Signora, Lei pero’ ha omesso, nella sua piu’ che esaustiva spiegazione di cosa e’ un amido, l’informazione a mio avviso piu’ importante: fa bene o fa male alla salute dell’uomo???
Grazie e cordiali saluti. G
Scritto da Giulia, il 2 Settembre, 2008 at 12:09
@Giulia - mentre attendiamo il parere di Gianna ti rispondo io. La ricerca scientifica fa fatica ad inquadrare la tossicita’ di una sostanza rispetto ad un’altra - ci sono oramai talmente tante di queste sostanze in giro che e’ impossibile dare delle risposte assolute. Infatti normalmente si inizia a fare ricerca su quella sostanza X solo quando ci sono evidenti problemi sulla salute. Altrimenti non ti spiegheresti come mai il problema della mucca pazza sia andato avanti per cosi’ tanto tempo prima che gli scienziati riuscissero a collegare la malattia umana e animale con il mangime delle mucche (che, ricordiamolo, sono erbivori ma venivano nutrite con farine contenenti anche proteine animali!).
L’industria intanto va avanti, crea nuovi prodotti (come avrai visto leggendo altri interventi su questo stesso blog) ed e’ difficile starci dietro, anche perche’ la ricerca scientifica in Europa e’ largamente finanziata da denaro pubblico. Qui in UK c’e’ anche il forte contributo di diverse NGO che si autofinanziano in questo senso, e questo ha aiutato il paese a fare passi da gigante in questo senso (anche un po’ per riscattarsi dagli anni neri della mucca pazza).
Allora, una risposta forse ce la possiamo dare gia’ da soli, riflettendo sul fatto che molte di queste sostanze sono ottenute chimicamente … perche’ allora ci ribelliamo contro il fumo di una ciminiera o su residui tossici buttati nell’ambiente, ma non ci preoccupiamo troppo se ingeriamo prodotti che contengono sostanze ottenute artificialmente? La questione dei coloranti e’ un buon esempio: queste sostanze, ricavate dal petrolio, sono finite nei dolci, nei gelati (un classico e’ il gelato all’amarena), in tantissimi prodotti confezionati, per pura esigenza estetica… eppure li vendiamo e li diamo ai bambini! Se leggi l’inglese, ti consiglierei un bel libro scritto da Geoffrey Cannon, che si chiama The Politics of Food, dove parla in maniera estensiva di questi problemi.
Un’altra riflessione che volevo fare riguarda - a proposito degli amidi - la recente insorgenza di intolleranze a grano, glutine, lievito e quant’altro. Anche qui, la scienza ancora non e’ riuscita a collegare questi problemi con una causa, ma si sospetta fortemente che queste intolleranze siano causate dal fatto che questi amidi & c. sono finiti praticamente ovunque nella catena alimentare, cosi’ succede che li ingeriamo anche senza saperlo e il nostro corpo fa fatica a metabolizzarli e a liberarsene. Anche l’intolleranza alla soya e’ ora assai diffusa, poiche’ l’industria (sopratutto in US, dove la produzione di questa commodity e’ enorme) l’ha infilata ovunque, anche nel cioccolato.
Un saluto
Scritto da Stefania, il 2 Settembre, 2008 at 14:20