Crisi alimentare e G8

Torno a proporre l’argomento del rincaro dei prezzi dei generi alimentari e delle conseguenze a livello globale. Anzi, inizio con il passarvi il commento pubblicato da Joachim Von Braun, direttore generale dell’istituto internazionale di ricerca per le politiche alimentari (IPFRI). All’indomani del G8 tenutosi in Giappone, Von Braun parla apertamente di quanto e’ stato fatto e di quanto resta da fare – l’intero testo, in inglese, si trova qui

http://www.ifpri.org/themes/foodprices/20080711jvbG8comments.pdf

1) e’ rassicurante che la sicurezza alimentare globale sia ora inclusa nell’agenda G8 e sapere che i leaders politici vorranno controllare i progressi fatti al prossimo incontro
2) e’ incoraggiante vedere che alcune azioni sui mercati globali e l’aumento di produzione siano stati presi in considerazione; d’altra parte, un’attenzione insufficiente e’ stata dedicata alle popolazioni povere, la cui alimentazione era gia’ precaria prima della crisi alimentare. Gli alti prezzi alimentari limitano il consumo alimentare e portano i meno abbienti a diete meno bilanciate, con conseguenze irreversibili per la propria salute ed equilibrio nutrizionale. I programmi di sicurezza alimentare possono risolvere questi problemi con enormi vantaggi in termini di produttivita’ economica, riduzione della fame e miglioramento della nutrizione
3) E’ cosa nota come la recente attenzione si sia concentrata sullo sviluppo della seconda generazione di benzine verdi. Ma pur sapendo che queste benzine sono responsabili dell’aumento di circa 30% dei prezzi dei cereali negli anni fra il 2000 e il 2007, il G8 non ha adottato misure a breve termine, come il congelamento della produzione ai livelli attuali, o la riduzione o l’introduzione di una moratoria che sospenda temporaneamente l’uso dei cereali e dei semi oleosi per la produzione di queste benzine sino ad una riduzione dei prezzi a livelli ragionevoli, che aiutassero i piu’ poveri
4) E’ rassicurante che il G8 abbia preso nota delle vaste risorse necessarie per superare la crisi alimentare, incluso il bisogno di invertire il generale declino degli aiuti e investimenti nel settore agricolo, e di raggiungere aumenti significativi dei sostegni alle iniziative dei paesi in via di sviluppo. E’ importante che misure vengano prese per assicurare che fondi, inclusi i US$10 miliardi che sono stati promessi in Gennaio 2008, vengano dispensati in tempo. Comunque e’ deludente che non ci siano state chiare proposte sul come spendere tali fondi; l’unica menzione ha riguardato la ‘giusta proporzione’.
5) Bisogna notare che il G8 ha prestato attenzione all’architettura della governance globale dell’ agricoltura e della sicurezza alimentare, ma non basta aggiungere un altro gruppo di attori e incontri (‘partnership globale‘, ‘rete globale di espertissimi‘, ‘gruppo esperti G8‘, incontri dei ministri dell’agricoltura G8‘ senza una chiara comprensione e delineamento dei meccanismi per la coordinazione.
6) I progressi nella riduzione della fame dalla meta’ degli anni 1990 in poi sono stati deludenti, e la poverta’ rimane enorme e persistente in molte parti del mondo in via di sviluppo. L’attuale crisi alimentare spingera’ ancora un numero maggiore di persone verso la poverta’ e la fame. Il G8 ha intrapreso importanti passi nel suo impegno ad assistere persone e paesi vulnerabili. E’ importante che queste buone intenzioni siano tradotte in azione a livello globale, regionale e nazionale. La strategia per procedere dovrebbe includere un pacchetto ben strutturato di azioni che indirizzino l’emergenza attuale, insieme ad un pacchetto di azioni che offrano una ripresa del sistema alimentare e che aiutino a prevenire un’altra crisi. In vista dei cambiamenti climatici che minacciano la sicurezza alimentare futura, il G8 deve collegare meglio i problemi della sicurezza alimentare con quelli relativi al clima.

Il dibattito relativo al rincaro dei prezzi alimentari e’ infuocato – da oggi sino all’ 8 di agosto Von Braun fara’ parte del dibattito pubblico che si terra’ presso l’Economist online. Gli interessati possono seguirlo o parteciparvi qui

http://www.economist.com/debate/

L’IFPRI dedica un’intera sezione del suo sito al rincaro dei prezzi, chi voglia seguire questo ed altri temi lo puo’ fare qui

http://www.ifpri.org/

su questo link trovate una relazione pubblicata dal Fondo Monetario Internazionale, sempre incentrata su questi problemi, crisi alimentare, prezzi, petrolio

http://www.imf.org/external/np/pp/eng/2008/063008.pdf

buona lettura

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3 commenti on “Crisi alimentare e G8”

  1. Marco scrive:

    Secondo i dati della FAO ancora oggi, circa 24.000 persone
    muoiono ogni giorno per fame o cause ad essa correlate: mille all’ora, 16 al minuto! Tre quarti dei decessi interessano bambini
    al di sotto dei cinque anni d’età: la fame è la prima causa di morte per quel 10% di bambini che muoiono prima di aver compiuto
    cinque anni nel Sud del mondo. Un numero di persone cento volte maggiore, pari a oltre 850 milioni (il 14% della popolazione
    mondiale, 13 volte l’intera popolazione italiana) soffre per fame e malnutrizione.

    Sono contento che le decisioni e i passi fatti dal G8 siano così “rassicuranti” e “incoraggianti”…

    Come diceva la vecchia canzone francese del 1936… “Tout va très bien, Madame la Marquise,Tout va très bien, tout va très bien.”

  2. Stefania scrive:

    Non dimentichiamoci che questo e’ un messaggio pubblico, che ha l’obiettivo di far sapere a tutti quanti a che punto siamo, e a spronare i leaders politici a fare di meglio, e sopratutto al fatto che hanno obiettivi precisi da portare avanti sino al prossimo appuntamento. Questi impegni – cosi’ pubblicamente esposti – insomma, non possono essere dimenticati, questo il senso del messaggio, che non poteva essere diverso. Invece, dato che e’ stata citata la FAO, volevo proporre un link che illustra le iniziative che sono state intraprese per attenuare gli effetti devastanti della crisi alimentare nei paesi poveri.

    http://www.fao.org/worldfoodsituation/isfp/soaring-food/en/

    Inoltre volevo far riflettere sul fatto che si sta creando un forte consenso nei paesi occidentali, che vede la rinuncia a beni di consumo non strettamente necessari. Che significa? significa che sopratutto in US e qui in UK si sta cercando di rendere l’economia indipendente dai consumi energetici creando alternative nel campo del lavoro cosi come nelle abitudini strettamente personali. Questo nuovo approccio potra’ aiutare a stemperare i problemi della fame (che non e’ circoscritta ai soli paesi poveri). Sapranno pero’ paesi tipo India e Cina frenare la loro corsa? (nel senso: capiranno che rallentare e’ necessario ?) perche’ sino a quando non rallentano loro sara’ difficile per tutti…

  3. [...] argomento di cui in piu’ occasioni si è parlato tra i commenti di post [...]


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