Carnivori moderati
Pubblicato: 2009/12/07 Archiviato in: Educazione e informazione alimentare, La borsa della spesa 26 commentiLeggo che all’Assocarni, Associazione Nazionali Industria e Commercio Carni e Bestiame -sono risultate indigeste le dichiarazioni di Paolo Barilla. Le hanno definite “Non veritiere e di parte” perchè l’industriale invitava a mangiare meno carne e più pasta.
Ecco parte del comunicato stampa diramato dall’Associazione: “Un appello di parte che distorce a proprio vantaggio le verità scientifiche. L’equilibrio della dieta italiana è garantito proprio dalla corretta presenza dei diversi alimenti in un paese in cui il consumo di carne è uno dei più equilibrati al mondo.
Distorcere verità scientifiche per vendere di più è poco etico, come evitare di ricordare che proprio l’eccesso di carboidrati nella nostra dieta è alla base dell’aumento dell’incidenza del diabete ricordato nelle sopracitate dichiarazioni.Poco credibile anche che si ometta di ricordare come l’obesità – oggi vera piaga del nostro Paese – ha un’incidenza massima proprio nelle regioni italiane (sud Italia) in cui è maggiore il consumo di pasta e che qualsiasi dieta ipocalorica è basata essenzialmente sulla somministrazione di proteine e fibre e sulla drastica riduzione dei carboidrati. (…) Da ricordare anche che la dieta mediterranea, fin dalla sua origine, non prevedeva certo un alimento raffinato come la pasta ma semmai cereali grezzi, legumi e grandi quantità di carni e selvaggina.
In merito poi all’effetto dannoso attribuito all’allevamento bovino, (…) il bovino (…) è l’unico organismo in grado di trasformare foraggi e cellulosa (quindi alimenti che l’uomo non è in grado di utilizzare) in proteine nobili, senza quindi alcuna competizione alimentare con gli esseri umani.
Fine del comunicato Assocarni. Dobbiamo aspettarci pubblicità per incrementare il consumo di carne come quelle vintage che ho trovato e allegato sopra?
Intanto in diverse parti del mondo si segnalano iniziative per ridurre il consumo di carne. Dall’appello ambientalista: Meat Free Monday di Paul McCartney alla cittadina di Gent che ha promosso tra i suoi cittadini le giornate vegetariane, ovvero un giorno alla settimana in cui ogni tipo di carne è bandita dal piatto degli abitanti.
In Germania, dove le indagini sui consumi alimentari dicono che il 39% delle calorie è fornita da carne o prodotti derivati, Andreas Troge, presidente dell’organismo di consulenza del governo sulle questioni climatiche ha suggerito ai suoi connazionali di orientare le abitudini alimentari verso quelle dei paesi mediterranei.
A proposito di alimentazione mediterranea di cui abbiamo già parlato altre volte, cosa suggerisce la Piramide alimentare mediterranea Moderna proposta di recente? 2 porzioni di carne alla settimana, vi ritrovate in queste indicazioni?
Per le pubblicità vintage: toadberry.blogspot.com momgrind.com
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L’olio extravergine di colza
Pubblicato: 2009/12/06 Archiviato in: Grassi idrogenati, La borsa della spesa 13 commenti
L’ultima volta che ho sentito citare l’ olio di colza è stato alcuni anni fa. Ricorderete di certo quel periodo in cui si parlava moltissimo del suo impiego come carburante. Ieri ho trovato l’olio di colza tra gli ingredienti di uno snack e mi sono messa a cercare dati sulla sua composizione in acidi grassi e altre peculiarità rispetto agli altri oli di semi vegetali.
La colza ( Brassica sp) è stata coltivata a lungo per ricavare un olio da usare nell’illuminazione. Guardate questa pubblicità del 1893.

Successivamente si iniziò a impiegare anche nell’industria chimica e alimentare. Il suo uso nell’alimentazione umana subì un brusco ridimensionamento quando alcuni studi condotti su modelli animali evidenziarono che un apporto elevato di uno dei suoi acidi grassi principali,l’acido erucico provocava alterazioni cardiache. Eravamo alla fine degli anni settanta. Ne venne vietato l’utilizzo, indicandone un limite massimo, il 5%, accettato nei grassi alimentari (legge comunitaria in vigore dal 1º luglio 1979, Direttiva 76/621/CEE, del 20 luglio 1976). La varietà di colza messa in discussione conteneva fino al 50% di acido erucico ( 22:1n-9), un acido grasso monoinsaturo come l’acido oleico, ma a catena piu’ lunga.
Da uno sguardo su articoli scientifici archiviati in PubMed,emerge che non sono stati fatti ulteriori studi negli anni successivi. Si iniziò comunque a lavorare in campo agronomico per ottenere delle varietà a basso contenuto di acido erucico. Attualmente sul mercato ne esistono diverse tra cui una in cui l’acido erucico è praticamente assente. In Canada nel 1978 si arrivò alla nuova varietà: la canola “Canadian oil, low acid” di cui ci sarebbe tanto da raccontare visto che l’olio che se ne ricava e di cui esistono diversi tipi, ha un ad alto contenuto in oleico ed è adatto per la ristorazione collettiva poichè è resistente alle alte temperature. Tra le varietà di olio di colza sul mercato, vi è quello noto con l’acronimo HORO (high oleic rapeseed oil), anch’esso piu’ stabile di altri oli vegetali alla frittura, è scelto da alcune catene di fast food per cucinare le french fries.
L’olio di colza può essere sottoposto a idrogenazione? Affermativo,alcune aziende producono Hydrogenated Rapeseed Oil II (HR).
La colza è coltivata attualmente in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Polonia,Repubblica Ceca, Olanda e Austria come alimento per animali, fonte di olio vegetale alimentare e come combustibile nel biodiesel. La colza è uno dei raccolti principali in India, è coltivata anche in Australia.
Da un esame delle filiere produttive, emergono dati interessanti. Sia nel Regno Unito che in Germania, ci sono produttori che non fanno uso di solventi chimici per ricavare l’olio dai semi della colza. L’olio che si ottiene (Cold-pressed rapeseed oil) viene quindi chiamato olio extra vergine di colza. La composizione in acidi grassi evidenzia un elevato contenuto in acidi grassi monoinsaturi e un rapporto omega 3/omega 6 decisamente interessante. Guardate un confronto con l’olio d’oliva.

Tuttavia la stabilità dell’olio extravergine alle alte temperature è maggiore come dimostrato in alcuni studi tra cui questo: Oxidative stability and minor constituents of virgin olive oil and cold-pressed rapeseed oil .La differenza sembra essere dovuta da un maggior contenuto in sostanze polifenoliche presenti nell’olio extravergine d’oliva rispetto all’olio (extravergine) di colza .
Nero come il carbone vegetale
Pubblicato: 2009/12/02 Archiviato in: La borsa della spesa 11 commentiAmmetto che la prima volta che l’ho visto, mi ha spiazzato. Lo stracchino black è preparato con: latte vaccino pastorizzato,fermenti lattici, sale, caglio,carbone vegetale in superficie, senza conservanti aggiunti.
Pensavo che il carbone vegetale venisse usato solo per impartire il colore nero ad alcuni alimenti come avevo scritto tempo fa. Cercando notizie ho trovato invece che il carbone vegetale che si ottiene per distillazione secca dal legno di alcune piante (Betula alba, Salix, Populus e Tilia), trova impiego come agente consigliato per combattere tutta una serie di disturbi intestinali, dal meteorismo all’aerofagia e ho capito finalmente il messaggio riportato sulla confezione del formaggio e il riferimento al benessere intestinale.
Mi sono chiesta se ci fossero altri impieghi nel settore caseario, ebbene sì. Nella produzione di alcuni formaggi stagionati si usa il carbone vegetale come deterrente contro gli insetti che possono contaminare la parte esterna.
Continuo comunque a interrogarmi sulla scelta aziendale.
Tra le notizie curiose sul carbone vetale (charcoal) ho letto che nel 1831 di fronte ai suoi studenti e colleghi della French Academy of Medicine, un certo Professor Touery bevve una dose letale di stricnina combinata con carbone vegetale attivo (carchoal) (!). Infatti in campo medico sembra che il carbone venga usato come rimedio per detossificare l’organismo dopo ingestione di sostanze tossiche.
Tag: stracchino carbone vegetale benessere intestinale formaggi








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