10 cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari quando le leggono

Ispirata da Il fatto alimentare, rilancio l’elenco delle cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari:

1- La lista degli ingredienti tradotta in 11 lingue e scritta con caratteri tipografici microscopici

2- Cifre incomprensibili sulla superficie di lattine e scatolame vario. Alzi la mano chi sa decifrare questa appena letta su una scatola di biscotti: L05020 082000

3- Il termine “aromi” che non informa affatto sulla provenienza dei composti usati come aromatizzanti.

4- La scritta “olio vegetale” o “grasso vegetale“, senza indicare il tipo di olio o la miscela di oli impiegati.

5- La scritta in evidenza “solo grassi vegetali” per scoprire poi che tra gli ingredienti ci sono i “grassi idrogenati.

6 – Foto enormi dei prodotti che occupano la maggior parte dello spazio frontale relegando le scritte piu’ utili sui bordi laterali, in corrispondenza delle pieghe o addirittura in basso.

7 -Il numero 80 indicativo dello stato italiano nel codice a barre in un prodotto fabbricato in Spagna.

8- Le tabelle nutrizionali dei cereali per la prima colazione, con un elenco di 16 componenti affiancati da 38 valori numerici e 14 percentuali

9 – Gli snack salati a forma di patatine che anziché 3 ingredienti (patate, olio e sale) ne contengono un numero variabile da 19 a 30.

10 – Pubblicità ed etichette fuorvianti, come queste o queste.

E adesso tocca a voi…cosa aggiungiamo?

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18 commenti on “10 cose che gli italiani non vorrebbero trovare sulle etichette dei prodotti alimentari quando le leggono”

  1. Paolo scrive:

    Personaggi dei cartoni animati sulle scatole di junk food…

  2. luby scrive:

    immagini fasulle…un bel dolcetto che sembra pesi 10 kg che in realtà pesa 100 gr,brutto ,raggrinsito e con uno sputo di ripieno rispetto a quello che trasbordava sull’immagine!

  3. SydneyBlue120d scrive:

    L’indicazione strillata “SENZA GRASSI IDROGENATI!!!” per poi avere la margarina;
    La “margarina biologica;
    Indicazione del tipo 100 calorie = 7 minuti di corsa, e via dicendo…

  4. Barbara scrive:

    L’apporto calorico per 100gr di prodotto, quando la confezione minima e’ 250…

  5. Wyk72 scrive:

    Due cose mi premono, anzi tre:

    a) Chiarezza nella composizione delle PARTI GRASSE degli alimenti. Basta con stè scritte “grassi vegetali”. Mi devi dire QUALI e se sono IDROGENATI o no. Cazzarola, è importante.

    b) Gli “aromi”. Mi devi di che origine.

    c) le furberie come “l’estratto di lievito” per dire “glutammato monosodico”.

  6. Paolo scrive:

    La scritta “Solo ingredienti naturali”.

  7. Pablo scrive:

    Alcune considerazioni:
    1) Va bene indicare il prezzo al Kg sugli scaffali. Purtroppo nelle etichette viene sempre omessa la quantità di acqua. Ci sono prodotti (e.g. formaggi spalmabili) che vengono venduti ad un prezzo /Kg analogo a quello del Parmigiano stagionato, trascurando il fatto che si paga anche l’acqua.

    2) Gradirei inoltre l’indicazione della quantità di contenuto di antifermentativi usati nei processi produttivi. Per esempio non basta indicare “contiene solfiti” nei vini, ma andrebbe indicata anche la quantità. Lo stesso discorso dovrebbe valere per l’anidride solforosa nei sottaceti o per il salnitro negli insaccati.

    3) Negli inscatolati (es. pomodori pelati) non basta dire in che stabilimento sono stati prodotti, ma anche indicata la provenienza degli ingredienti.

  8. Pablo scrive:

    Gianna, potresti essere così gentile di parlarci degli antifermentativi usati nella industria alimentare? Sia di quelli dichiarati in etichetta dai produttore che di quelli omessi.
    Grazie

  9. eli scrive:

    lo zucchero abilmente “frazionato” così da sembrare in percentuale trascurabile, e invece è al primo posto fra gli ingredienti ad esempio: Zucchero, sciroppo di glucosio, destrosio…

  10. Mauro Ronci scrive:

    Avete detto tutto (bravi e veloci) quindi rinforzo sottoscrivendo tutti i commenti.
    Esclusivamente ai lievitiati aggiungerei però:
    - distinzione tra lievito di birra, lievito “naturale” e “lievito naturale da lievito madre”. Chi ne sa un po’, c’è una differenza di lavorazione e di prodotto abissale e troppe aziende che producono lievitati si pregiano della dicitura “lievito naturale” quando in realtà quello VERAMENTE naturale non sanno neanche cos’è.

  11. gianna ferretti scrive:

    Preso nota dei vostri input.

    @Mauro,ne hai già parlato sul tuo blog? perchè non ci ilumini su questo tema? grazie!

  12. Mauro Ronci scrive:

    L’ho affrontato, parecchie volte perchè è un argomento che sta a cuore non solo a me, ma anche a tutti quegli artigiani (pochi purtroppo) che hanno investito una vita di sacrifici per avere un lievito madre in perfetta forma all’unico fine di fare dei prodotti più genuini e sani, poichè, più facilmente digeribili.
    In estrema sintesi: il lievito di birra è quello più comunemente usato da tutti i panifici/pasticcerie industriali e non: lieviutazioni velocissime, pessima digeribilità del prodotto finito.
    Lievito madre in polvere: sarebbe il lievito madre polverizzato, quindi in pratica “morto”. In realtà serve a dare solo quel sapore acidulo tipico del lievito veramente naturale ma in realtà il prodotto risulta, nuovamente, poco digeribile.
    Il lievito madre (ovvero il VERO lievito naturale) è un essere vivente vero e proprio: ogni giorno deve nutrirsi (“rifreschi,” in gergo tecnico) di acqua e farina in rapporti ben definiti. Sopporta solo lievitazioni lunghe (ad esempio per fare un panettone a lievitazione naturale ci vogliono, dalla preparazione degli ingredienti fino al confezionamento 3 giorni) e ti da un prodotto estramemente digeribile e ricco di sapori.
    Ne ho parlato qui:
    - http://seiciochemangi.blogspot.com/2009/10/disinformazione-cuor-leggero.html

    Ma anche qui:
    - http://seiciochemangi.blogspot.com/2010/05/il-pane-slow-ritrovando-i-sapori.html
    - http://seiciochemangi.blogspot.com/2010/05/novita-del-siab-di-verona-lievito-madre.html

  13. alexyo scrive:

    Trovare sulle confezioni slogan come “sapore della natura” .
    Recentemente sono spuntati i “colori dalla natura”.

    Leggere sul fronte della confezione “con olio extravergine d’oliva” e poi sulla lista ingredienti: “farina, olio extra vergine d’oliva (4%) oli vegetali (10%)…”

  14. laura scrive:

    Etichettatura che indichi i prodotti Vegan cioè senza alcun componente animale chiaramente,come in tanti altri Paesi UE e non, già si fa da anni!!
    VV per vegetariano, V per Vegan senza dover impazzire a leggere etichette microscopiche e con informazioni approssimative.
    Lo stesso dicasi per i prodotti per le ‘intolleranze’ alimentari.

  15. [...] leggendo questo interessante post mi sono posta la stessa domanda ma in versione gluten-free. Quali sono le 10 cose che gli italiani [...]

  16. Marco scrive:

    Scusate se faccio il bastiancontrario e vado controcorrente… Vi faccio l’elenco di quello che gli italiani non vorrebbero trovare sul sito de “Il fatto alimentare”.

    La pubblicità dei big della grande distribuzione e delle industrie alimentari, come quella di: Esselunga, Granarolo, Bauli etc… Passi per lo slow food, l’istituto Mario Negri e le agenzie dei consumatori ma le industrie alimentari e i supermercati proprio no… Così facendo il sito de “Il fatto alimentare” rischia di perdere credibilità: è una semplice questione di coerenza…

    Mmmh, come diceva quella frase… “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.”

  17. Alambicco scrive:

    No OGM.

  18. Morena scrive:

    Spesso si trovano coloranti che possono essere dannosi alla salute.
    Cmq vale la regola che la lista degli ingredienti deve essere il più corta possibile.
    Mi piacerebbe, come già dicevano altri,sapere la provenienza di ogni singolo alimento contenuto in ogni prodotto, per dire , un sugo pronto alle vongole ( che non comprerei mai) ha le vongole, il pomodoro, l’aglio, che arrivano da dove? Non mi dispiacerebbe, visto che qui si sogna, sapere anche quali e quanti trattamenti hanno subito!!!
    In ultimo mi piacerebbe che alcuni elementi come glutammato, aspartame ecc…venissero assolutamente banditi!!! Non devo neppure poemi il problema che possa trovarli in un alimento perché proibiti a livello mondiale!
    Grazie e complimenti per la rubrica!


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