Il progetto "La frutta nelle scuole" coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. C’è qualcosa che non va

C’è qualcosa che non va nel programma “Frutta nelle scuole – Nutrirsi bene, un insegnamento di frutta” coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MiPAF). In rete iniziano ad emergere alcuni dubbi da parte di genitori ed insegnanti sulla utilità del progetto, almeno nei modi con cui è stato portato avanti fino ad ora. E arrivano le testimonianze, eccone alcune:dalla frutta ammaccata, alle proposte poco adatte, non dimentichiamo che vengono proposti anche ortaggi a merenda, fino al problema degli imballaggi. Una idea ottima, favorire il consumo della frutta a scuola invece di snacks dolci e salati, si è trasformata quindi in un aumento della distribuzione di plastica e imballaggi che accompagnano i prodotti.

Nonostante nelle premesse si sia parlato di privilegiare frutta locale, non sembra che questo sia accaduto. E così succede che i genitori segnalino l’arrivo in Trentino di mele dalla Emilia Romagna. Probabilmente questo è accaduto poichè “come buona parte dei progetti portati avanti a livello europeo, il progetto ha portato ad appalti per chi si è aggiudicato la commessa (il progetto è finanziato solo per la parte italiana con oltre 25 milioni di euro). Nel 2010, in seguito al bando di gara del Mipaf in cinque lotti, (1: Piemonte – Valle D’Aosta – Lombardia; 2: Bolzano – Trento – Veneto – Friuli Venezia Giulia – Emilia Romagna; 3: Liguria – Toscana – Umbria – Lazio – Sardegna; 4: Abruzzo – Molise – Campania – Marche; 5: Puglia – Basilicata – Sicilia – Calabria), due erano stati vinti dalla cooperativa Apofruit di Cesena. Coinvolti 325 mila ragazzi di 1.700 scuole in 10 regioni italiane. Vedremo come è andata in seguito. Qui è pubblicata l’aggiudicazione delle offerte per la distribuzione 2010/11

Di altri problemi ha parlato anche il rappresentante della Commissione europea Lars Hoelgaard diversi mesi fa. Nel primo anno scolastico (2009-2010), è stato speso appena un terzo del budget messo a disposizione dall’UE. Perché non ha funzionato? Sui 90 milioni a disposizione, solo 33 sono stati spesi: la prima ragione è che si tratta di un progetto co-finanziato: vuol dire che lo Stato, o le autorità locali, devono metterci una parte di risorse, e non tutti hanno reputato opportuno stanziare fondi sul progetto. In Germania, per esempio, solo 7 Lander (regioni) su 16 hanno partecipato. Ci sono stati anche problemi di natura burocratica: troppe pratiche amministrative richieste per accedere ai fondi. La Commissione ha già semplificato le procedure per gli anni successivi.

Tornando al progetto del MIpaaf, se foste stati voi a decidere come investire i fondi del ministero cosa avreste pianificato? per dire, li avreste destinati ad un concorso fotografico come “Tutti pazzi per la frutta!” e ad una mostra? E’ questo il modo migliore per sensibilizzare sulla importanza della frutta nell’alimentazione umana?

Fonti:

- La frutta a scuola: le novità del nuovo anno scolastico

-Frutta nelle scuole

- Frutta nelle scuole, ma anche no/

- Frutta nelle scuole

Frutta a scuola, troppi imballaggi, meglio il prodotto a km 0

- Programma europeo frutta, scuole e plastica.

- Frutta a scuola: buona idea, pessimo risultato

-Frutta a scuola i risultati un anno dopo

- Apofruit Italia vince la gara per la distribuzione di frutta nelle scuole

-Fonte immagine


14 commenti on “Il progetto "La frutta nelle scuole" coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. C’è qualcosa che non va”

  1. Grissino scrive:

    Possibile che debbano sempre buttare via i soldi cosí in Italia? Con tutti quei soldi avrebbero potuto dare la frutta (fresca e locale) GRATIS all’entrata delle scuole e a tutti. E allora avrebbe funzionato (sempre che la frutta fosse buona e non marcia).

  2. Gianna Ferretti scrive:

    Quanto sarà costato tutto l’allestimento della mostra? non capisco questa scelta, i fondi potevano essere di certo usati i n modo piu’ proficuo.

    http://www.fondazionemaxxi.it/?p=12758

  3. cecco scrive:

    Buona sera Dottoressa. Apprezzo , come sempre , il tema del giorno. Mi chiedo chi abbia mai scelto e con quale motivazione il finocchio a pezzi in busta per la merenda dei bambini. La dimmidisi è stata l’azienda che ha ottenuto l’appalto anche per spedire le mele in Trentino?

  4. Gianna Ferretti scrive:

    Ciao Cecco, in un post precedente avevo inserito il documento sulle linee guida dell’iniziativa “Frutta nelle scuole”

    http://trashfood.com/files/2009/08/20090729_SAG_frutta_scuole.pdf

    Da parecchi anni l’AGEA eroga fondi europei sul tema, ecco un esempio di una iniziativa di qualche anno fa

    Tornando al 2010-2011 ecco chi si è aggiudicato gli appalti di recente.

    Credo che i problemi burocratici e i requisiti del bando abbiano tagliato fuori molte aziende di piccole dimensioni, ho impiegato un po’ di tempo a ricostruire il tutto, se la Commissione ha deciso di semplificare le procedure per gli anni successivi, forse le cose miglioreranno

  5. Mauro Ronci scrive:

    Avrebbe funzionato di più a mio parere se si facevano lavorare le aziende agricole del territorio. Se, accompagnati alla frutta, andavano dei nutrizionisti a spiegare ai bambini l’importanza di mangiare frutta al posto delle merendine intrise di olio di palma.
    Frutta + kilometri zero + facciamo lavorare gli agricoltori e non i soliti noti. Meglio, no?

  6. Gianna Ferretti scrive:

    Leggete le linee guida, le misure di accompagnamento sono previste, non so però se sono state sempre fatte. Serve sempre qualcuno a livello locale che si rapporti con le scuole per decidere momenti adatti e come procedere..Inviare i prodotti di certo è piu’ semplice..

  7. [...] el nuevo año escolar debería retomarse el proyecto “Fruta en las escuelas” coordinado por el Ministerio de las Políticas Agrícolas y Forestales, con algunos [...]

  8. [...] il nuovo anno scolastico dovrebbe riprendere il progetto “Frutta nelle scuole” coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, non senza qualche problema [...]

  9. Paolo Martini scrive:

    Vorrei fare alcune precisazioni: i bandi si fanno così non per burocrazia ma a norma di legge (richiesta del CIG, pubblicità, requisiti minimi di partecipazione).
    quindi se sembra che le richieste di bando siano esose l’interlocutore è il nostro parlamento (legislatore).

    L’amministratore pubblico che non si attiene a questo troverà un solerte magistrato pronto ad incriminarlo sulla parte formale di un bando.

    TUTTE le aziende possono partecipare ad un bando del genere, basta che ci sia una garanzia minima di dimensione (associazione di produttori), un lotto da 5 milioni di euro non può essere sostenuto dal coltivatore diretto con 2 ettari di frutteto…

    Prodotti del territorio?
    mi sembra che se non si sono serviti di prodotti “locali” la colpa è proprio dei produttori locali che evidentemente hanno liberamente schifato di partecipare al bando.

    Come cittadino voglio che i soldi pubblici (quelli che vengono dalle mie tasse) siano ben spesi e quindi si passi da una rigorosa procedura di selezione e mai da una chiamata diretta.

  10. gianna ferretti scrive:

    @PAolo. E’ giusto che le aziende rispettino determinati requisiti…Tuttavia solo grandi aziende possono partecipare se i limiti non cambiano.

    Leggo che:
    Gli organismi abilitati ad inoltrare la richiesta di accesso all’aiuto pubblico, ai sensi dell’art. 6, par.
    2 del Regolamento (CE) n. 288 del 7 aprile 2009, sono fornitori e/o distributori dei prodotti
    oggetto del programma:
    a) organizzazioni di produttori del settore ortofrutticolo costituite e riconosciute ai sensi del
    Regolamento (CE) n. 1234/2007 e/o del Regolamento (CE) n. 2200/1996;
    b) associazioni delle Organizzazioni di produttori, di cui al Regolamento (CE) n.
    1234/2007 e/o del Regolamento (CE) n. 2200/1996;
    c) organizzazioni Comuni di produttori, riconosciute ai sensi del D.Lvo 102/2005;
    d) forme associate o aggregazioni di produttori rappresentative dei prodotti oggetto del
    programma;
    e) società di scopo controllate dalle organizzazioni di cui alle precedenti lettere da a) a
    c).

    I richiedenti devono:
    – possedere una capacità di fornitura dei prodotti oggetto delle forniture di base, di cui sopra;
    – fornire tutte le informazioni preventive sui processi di tracciabilità in essere o programmati al fine di dimostrare l’origine e la provenienza del prodotto distribuito;
    – possedere comprovate esperienze in attività di informazione e di comunicazione attinenti
    l’obiettivo del Programma, anche in compartecipazione con altri Enti e/o società.

    Devono inoltre provvedere al confezionamento ed etichettatura, al trasporto, ai contatti con le scuole, ecc..

    Comunque, vediamo se le cose cambiano. Magari nel frattempo, anche realtà piu’ piccole o associazioni di comuni hanno trovato il modo di organizzarsi.

  11. anna scrive:

    Insegno educazione alimentare in una scuola di formazione per estetiste. In questi giorni sto spiegando le virtù degli antiossidanti ( contenuti in frutta e verdura..in particolare di stagione) per preservare la bellezza e la salute della pelle. Trovo
    assurdo che io possa insegnare l’argomento solo per finalità estetiche e non salutistiche…data la finalità della scuola. Perchè non estendere l’insegnamento come materia DI STUDIO E NON SOLO LIMITATA A DEI PROGETTI anche nelle scuole dell’obbligo? Io mi rendo disponibile….e sono pure farmacista ….

  12. francy scrive:

    Al di là della qualità della frutta,che ho avuto modo di constatare di persona quando l’anno scorso mia figlia mi portava a casa le buste con la mela a tocchi, c’è da dire che PRIMA di somministrare la frutta ai bambini sarebbe FORSE il caso di chiedere e chiedersi che frutta piace e mangiano. So di tantissimi bambini che riportavano le buste di mela a casa intonse perchè non gradite. E non ditemi che c’era la mela perchè poco allergizzante: ho saputo che qualche volta hanno dato anche il kiwi (sostituito con l’arancio perchè mia figlia è allergica a quel frutto). Arance forse un paio di volte, clementine, che sono piccole, comode e senza semi mai.
    Penso che se si deve educare i bambini all’importanza di frutta e verdura non si possa prescindere dai loro gusti.
    Anche sulla stagionalità avrei qualcosa da dire, visto che una volta a gennaio è tornata a casa con una prugna e ai primi di maggio con l’anguria dal gusto spiccato di cetriolo acerbo. Non sono certo questi i presupposti per insegnare una corretta alimentazione.


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