Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

Archivio della Categoria 'Educazione alimentare'

24 Maggio 2009

Questa settimana su Trashfood

- Come-si-dice-bresaola in Uruguay? Prendi la Bresaola IGP della Valtellina. Quanti sanno cosa significa prodotto IGP? E allora non vi stupite se la carne -stavolta mal conservata- arriva dall’Uruguay.

-Nutri-quiz, in preparazione ad un post sui fitosteroli, quali sono le fonti principali tra ortaggi, frutta secca e cereali?

- Et.chettibus. Ancora 24 ore di tempo per scoprire il prodotto misterioso non ancora identificato. A domani per la soluzione.

-Grassi idrogenati cercasi. Occhio alle etichette, tra luoghi comuni e messaggi fuorvianti, ecco i grassi idrogenati.

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4 Dicembre 2008

Acquacoltura: la filiera del gambero (4) - Conclusioni

Gli strumenti definiti dalla Doha Agenda del 2001 comprendono un migliore accesso al mercato ma anche accordi ambientali. Non e’ chiaro, comunque, come gli obiettivi del libero commercio definiti dal WTO possano conciliarsi con quelli dello sviluppo sostenibile. Nella sua relazione ‘Sustainable Shrimp Culture Development‘ la FAO riconosce come questo tipo di acquacoltura abbia messo in dubbio gli obiettivi di crescita sostenibile, per via del suo impatto all’ambiente e alle comunità locali che deve salvaguardare. Inoltre riconosce che alcune realtà e sistemi di acquacoltura nel mondo funzionano senza causare tali disagi e riconosce come sia necessario proprio identificare tali pratiche e promuoverle come possibile contributo allo sviluppo sostenibile delle aree costiere.

Alcune iniziative locali riguardano l’introduzione di standard di certificazione biologica: EJF ci riferisce che una serie di prodotti derivati da minerali e piante medicinali sono stati prodotti da compagnie specializzate e che un numero di aziende con certificazione sono sorte già dal 1993 in diversi paesi latino-americani e in Asia (EJF: 2004). Altri tentativi sono stati fatti localmente per ridurre l’impatto dell’acquacoltura , con diversi risultati: ad es. in India, nonostante l’introduzione di una regolamentazione costiera nel 1996, il successivo Aquaculture Bill ha permesso alle aziende esistenti di continuare ad operare allo stesso modo ma all’interno di una licenza. In Venezuela, Margarita Island, la pesca locale sembra aver migliorato in seguito all’implementazione di una nuova legge che punisce la pesca a strascico illegale entro le 6 miglia nautiche dalla costa (EJF: 2003).

Quali le soluzioni? Certamente l’impatto di entrambe (pesca a strascico e acquacoltura) dovrebbe essere monitorato in modo tale che
- la produzione e il by catch vengano ridotti o mitigati
- una infrastruttura ambientale venga creata
- venga promossa la responsabilità delle ditte che operano lungo l’intera filiera (corporate responsibility)
- venga promossa la conoscenza di queste problematiche fra i consumatori - ad es. la differenza nel contenuto nutrizionale fra il prodotto di pesca e quello di allevamento
- la preferenza venga sempre data alle economie locali, promuovendo quindi un commercio sostenibile che tenga conto anche dei punti deboli delle comunita’ coinvolte

Concludo con un grafico che mostra l’andamento del commercio di questa specie sui mercati internazionali: si puo’ notare l’ultimo prezzo, 1764 Yen per 5X 108Kg per blocco. Questo rappresenta il prezzo di un mercato secondario di circa 200 Yen per Kg (ovvero, per fare un confronto con la sterlina, £1 per Kg - venduto poi a circa £20 nei supermercati). Due considerazioni: il mercato dei gamberi congelati mostra un un livello basso nel 2003 (le date sono piccole lungo la linea orizzontale), probabilmente questo riflette la disputa commerciale del 2003: in seguito ad una petizione dell’associazione produttori del Sud US contro la competizione ‘ingiusta’ dei gamberi asiatici (all’epoca si parlo’ di usare le regolamentazioni relative all’antidumping). In un contesto simile ma piu’ recente (2007), la WTO ha dato ragione alla causa dell’Ecuador contro gli US.
bloomberg.pdf

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Acquacoltura: la filiera del gambero (3) - Impatto socio-economico e culturale; contesto politico

Impatto socio-economico e culturale: la pesca a strascico ha contribuito positivamente allo sviluppo della tecnologia nel settore così come a creare investimenti di capitali stranieri nei paesi in via di sviluppo, ma allo stesso tempo ha contribuito al declino delle piccole realtà artigianali e ha messo in pericolo la sicurezza alimentare. L’acquacoltura ha reso la specie ittica del gambero più accessibile ai consumatori, ma allo stesso tempo la preferenza da parte del produttore di una specie rispetto alle altre (la specie Penaeus Monodon) ha paradossalmente limitato la loro scelta.

Secondo diversi gruppi di società civile e di volontari, la coltura del gambero ha particolarmente contribuito al declino delle comunità di pescatori in molte zone nel mondo e ha influenzato negativamente la sicurezza alimentare (l’Asia e il Pacifico rappresentano il 68% delle popolazioni dei paesi poveri a livello globale e il 64% di quelli che soffrono la fame (FAO:2006). Nella maggior parte dei casi, le aree usate per i vivai vengono occupate con la forza e illegalmente, diventando quindi spesso scena di conflitti sociali. Occasionalmente, le comunità di pescatori, incapaci di competere con le aziende di gamberi, utilizzano esplosivi per migliorare il volume della loro pesca (ad es. nelle Filippine). Le condizioni di lavoro nelle aziende sono dure: bambini e donne sono spesso sfruttati. Inoltre, i conflitti sociali hanno portato allo sgretolamento dei valori sociali e culturali tradizionali di queste popolazioni, e in molti casi questo fenomeno ha portato alla crescita dei tassi di criminalità e alla trasmissione di malattie sessuali.

Contesto politico – la cornice politica che tratta il settore ittico è presente a livello nazionale e globale:

a) In base alla convenzione delle Nazioni Unite sulle regolamentazioni Law of the Sea and Living Marine Resources – ratificata da 130 nazioni – gli stati hanno l’obbligo di proteggere e preservare l’ambiente marino e conservare e gestire le risorse viventi nella loro ‘Exclusive Economic Zone’. Invece, l’azione statale si è indebolita in seguito all’introduzione del libero commercio globale, perché ha creato una situazione in cui gli attori locali (ad es. i produttori di gamberi) devono interagire con attori internazionali (ad es. i distributori internazionali) e la loro interazione tipicamente riguarda standard di sicurezza alimentare o prezzi
b) Il codice di condotta FAO (Code of Conduct for Responsible Fisheries and International Plans of Action) è stato firmato da oltre 60 nazioni attive nella pesca e fornisce una base per la gestione sostenibile dei vivai di gamberi. Attualmente è un codice volontario
c) In Europa, la comunità ha stabilito delle quote (quantità di pesce) che ogni stato membro è tenuto a seguire. Questo sistema però non riesce a tenere il passo con la competizione del mercato globale
d) Durante il World Summit sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg del 2002, gli stati partecipanti hanno promesso di mantenere o ricostituire le ‘riserve’ marine entro il 2015.

Un’importante considerazione da fare riguarda il commercio, ovvero la forza trainante dell’industria del gambero negli ultimi decenni. Attualmente, nonostante i proclami di ‘libero commercio’, un numero di prodotti ittici a valore aggiunto viene protetto da alte tariffe; altri due tipi di barriere vengono applicate, quelle relative alla sicurezza alimentare (previste dagli accordi sulle misure sanitarie e fito-sanitarie) e quelle relative agli accordi sulle barriere tecniche al commercio (rispettivamente Agreement on Sanitary and Phyto-Sanitary Measures e Agreement on Technical Barriers to Trade). Le prime hanno un ruolo particolare in quanto sono a volte usate come strumento protezionistico. Un buon esempio è fornito dalla disputa del 2006-7 fra Cina e US: in quell’occasione, un carico di prodotti ittici d’allevamento provenienti dalla Cina e risultato positivo a diverse sostanze chimiche (il nitrofurano, il verde malachite, il violetto genziana e il fluoroquinolone - Gianna ci può spiegare meglio cosa sono), venne bloccato in quanto nessuna di queste sostanze viene utilizzata in US.

Inoltre, sebbene la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non lavori i propri prodotti prima di esportarli, la differenza del costo della manodopera ha incoraggiato lo spostamento di questa fase altrove. Una ditta britannica ha deciso di tagliare posti di lavoro in Scozia e spedire i propri crostacei, pescati in acque scozzesi, in Tailandia per le operazioni di pulizia e impacchettamento, per poi rispedirli in UK per la vendita (The Scotsman: 2006; The Sunday Times: 2007).

Si pensa che questo tipo di outsourcing produca esternalità di 47.500 tonnellate di CO2 prodotte dai carburanti aerei che, secondo gli ambientalisti, producono un impatto all’ambiente quantificabile in circa £2-2.5 milioni all’anno. La stima delle miglia create dal commercio di generi alimentari rappresenta circa il 13% dell’impatto causato dal trasporto aereo , considerando che le esportazioni sono in crescita di circa il 10% (Garnett: 2003); il gambero, come commodity, copre circa 7300 ‘miglia’ aeree (verso l’UK) e produce 0.03 (Kg per pacco) emissioni CO2 via mare e 0.84 via aerea (Usborne, Outhwaite and Armstrong: 2007).

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3 Dicembre 2008

Acquacoltura: la filiera del gambero (2) - Impatto sulla salute e ambiente

L’industria ittica è un’industria globale; la Cina guida il settore con una produzione di 47.5 MT nel 2004, di cui 16.9 e 30.6 provenienti dalla pesca e dall’acquacoltura rispettivamente (FAO:2006) ; la Cina é anche il maggiore produttore di gamberi con 1.3MT, seguita da Indonesia, India e Tailandia (FAO Globefish: 2004). La produzione globale di questa specie è cresciuta da 2.4 MT nel 1987 a 4.2 MT nel 2000, 3 milioni dei quali arrivano dalla pesca (EJF: 2003). Il Pacifico é l’area dove buona parte della produzione avviene e dove ha raggiunto livelli di 2.4 MT (dati del 1999). La produzione tipicamente avviene in due modi: tramite l’uso delle reti a strascico o tramite allevamento.

La pesca dei gamberi I gamberi sono pescati con l’ausilio di pescherecci dotati di reti fini che permettono di pescare tutto quanto si trovi nel loro passaggio. Questo significa che per pescare un kg di gamberi, si tira su con la rete un ‘by-catch’ (ovvero altre specie marine non volute) di 5 volte tanto nelle zone temperate e di 10 - 21 volte tanto in quelle tropicali (EJF: 2003). Questa pesca non voluta è poi ributtata, spesso morta, nel mare. La filiera del gambero produce 1/3 del by-catch globale ma contribuisce solo al 2% nella produzione globale di prodotti ittici. Non è ancora chiaro l’impatto che questo metodo di pesca ha nelle regioni tropicali, poiché fu originariamente introdotta nelle zone di acque fredde, e avviene in acque poco profonde, habitat di specie di modesta pezzatura e necessarie per la catena alimentare marina. D’altra parte, i gamberi in particolare traggono beneficio dalla pesca a strascico (EJF: 2003 - Northern Great Barrier Reef), perché questa allontana le specie predatrici; inoltre il by-catch di per sé inizia a essere un problema quando rappresenta il 80-90% della pesca totale in un’area in cui la maggior parte delle specie sono in estinzione. Un’altra preoccupazione è rappresentata dalla possibile dipendenza di alcune specie (ad es. i delfini) al by-catch che non viene mangiato dagli ‘spazzini’ del mare ma anche dal fatto che questi avanzi, raggiungendo il fondo del mare, si decompongono, producendo quindi un impatto ambientale (il pesce in decomposizione utilizza ossigeno).
Per quanto riguarda invece la coltura del gambero, il 99% avviene nei paesi in via di sviluppo ed ha sollevato diversi dubbi circa la sua sostenibilità.

Acquacoltura e pesca a confronto Innanzitutto, ci si chiede se questo tipo di acquacoltura sia un vantaggio o svantaggio per la pesca. In poche parole, sebbene l’acquacoltura sia una soluzione potenziale al problema della disponibilità, è ugualmente un fattore che contribuisce al declino della fauna marina globale (e quindi, di conseguenza, della nostra pesca) in seguito all’uso prolungato di sostanze chimiche per la prevenzione di malattie e di ormoni che incoraggiano la crescita rapida.

Diversi problemi ambientali possono essere identificati:

a)perdita di importanti ecosistemi – vaste aree costiere, come quelle dove crescono le mangrovie, vengono deforestate per creare vivai per i gamberi, contribuendo alla degradazione dell’ecosistema locale; la produttività del vivaio diminuisce comunque gradualmente, in seguito all’acidificazione, inquinamento, salinizzazione e all’insorgenza di malattie infettive. In Asia, dove tipicamente i vivai vengono ricavati da aree tradizionalmente usate come risaie, una volta inutilizzabili per i gamberi, non possono essere riconvertiti in risaie;

b)uso di antibiotici, fungicidi, alghicidi e pesticidi: contribuisce ad inquinare l’acqua presente nel fondo e nel terreno circostante (salinizzazione) tramite l’infiltrazione dal vivaio alla terraferma;

c)in alcune aree, il cambio nel flusso e nella densità dell’acqua ha provocato modificazioni delle specie botaniche

d)le specie di vivaio che riescono a scappare dal vivaio si riproducono con le specie selvatiche, spesso lottano con loro per il cibo e trasmettono malattie

e)specie selvatiche di pesce vengono utilizzate per produrre i mangimi dati poi ai gamberi

Aspetti nutrizionali Da un punto di vista nutrizionale, la composizione degli acidi grassi dei lipidi dei gamberi di allevamento è differente da quelli di mare: i primi hanno alti livelli di Omega6 e bassi livelli di Omega3 con un’ inferiore proporzione degli O3/O6 rispetto a quelli di mare (Chanmugam, P. et al: 1986). Questo dipende dal fatto che mentre i gamberi di mare si cibano di alghe e plankton, quelli di allevamento vengono nutriti con mangimi industriali, che tipicamente hanno un’alta percentuale di Omega6. Inoltre, la coltura intensiva o semi-intensiva comporta un uso di mangime derivato dal pesce di oltre il doppio del peso dei gamberi prodotti, a scapito delle specie selvatiche. L’uso di un particolare antibiotico, il cloramfenicolo, è stato messo in relazione all’insorgere dell’anemia aplastica e ad altri problemi di salute nell’uomo.

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2 Dicembre 2008

Acquacoltura: la filiera del gambero - Introduzione

Il consumo di prodotti ittici è raddoppiato dagli anni 1970, diventando uno dei settori maggiormente commercializzati a livello globale: in particolare il segmento dei gamberi rappresenta la più importante commodity con un valore di circa il 16.5% del commercio internazionale (FAO: 2006). L’acquacoltura – ovvero la coltura di un numero di specie marine in spazi confinati – è una delle grandi trasformazioni dei nostri tempi, che ha avuto un enorme impatto nella vita marina e in quella di molte comunità sia dei paesi in via di sviluppo che di quelli industrializzati. Negli ultimi 20 anni, l’acquacoltura è dunque cresciuta in maniera rilevante e ora fornisce oltre il 43% della fornitura globale di pesce.

Le ragioni dell’aumento del consumo di pesce e specie ittiche in genere non sono solo dovute a un cambio della dieta, ma allo stesso tempo a ragioni di tipo economico e culturale. I benefici di una dieta ricca di pesce, per via del suo contenuto di Omega3, sono stati ampiamente documentati dalla comunità scientifica e dai media e sono reiterati nella piramide alimentare dei paesi occidentali. Il pesce (e in particolare il pesce azzurro) e le altre specie (crostacei, molluschi etc.) rappresentano oggi per molti un’importante - e relativamente economica - fonte di proteine animali e di minerali. Il gambero, oltre ad essere un prodotto costoso nei paesi industrializzati, rappresenta una fonte di sopravvivenza in molte comunità dei paesi in via di sviluppo (particolarmente di quelli che si affacciano lungo le coste).

Perché dunque mangiamo tanti gamberi? Secondo il Prof. Steven D. Levitt (Chicago University, autore di Freakonomics), la ragione principale dell’alto consumo di questa specie è il basso prezzo – gli US sono il maggiore importatore di questi crostacei, seguiti dal Giappone e la EU. La seconda ragione è la percezione che i consumatori hanno dei benefici alla salute (Levitt: 2007). Si pescano i gamberi perché questa specie rappresenta un certo ‘valore’ per l’industria e allo stesso tempo è capace di sopportare i ritmi della pesca intensiva. Secondo la Environmental Justice Foundation, alcune zone resistono per molto tempo prima di essere affette dal declino.

La spettacolare industrializzazione del settore ittico come la conosciamo ora è il risultato di un numero di progetti che comprendono l’introduzione di strumenti tecnologici dai paesi industrializzati verso quelli in via di sviluppo, negoziazioni multilaterali, sussidi e lo sviluppo del commercio internazionale. L’industria del gambero che si è rapidamente sviluppata alla fine degli anni 80, ha creato un conflitto fra la necessità di creare sistemi di sostegno alla salute e all’ambiente e la degradazione ecologica che è risultata dalla produzione intensiva e il commercio. Vediamo come (vedi tabella).acquacoltura.pdf

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9 Giugno 2008

L’altra settimana su Trashfood

-La-FAO-tra-obesità-e-denutrizione Si è concluso a Roma il vertice FAO. Tutti concordano che è stato un fallimento. Rivalità tra stati, politica, interessi diversi, boicottaggio da prte di alcuni, hanno portato ad un vertice dai risultati inconcludenti. La FAO, sulla carta è un organismo dell’ONU che dovrebbe combattere la fame nel mondo. Purtroppo i risultati dal 1945, anno della sua istituzione non sono affatto incoraggianti.

-Guadagagnare salute, il programma ministeriale muove i suoi passi tra i vari comuni e regioni e italiane. Nella tappa marchigiana, si parla di rete, di importanza di coinvolgere piu’ protagonisti pubblici e privati (Università, centri di ricerca, Media, Aziende Sanitarie, Aziende alimentari ecc…) che nel territorio possono essere importanti ed esercitare ruoli diversi nella promozione della salute. Passi è uno dei progetti avviato dal 2005 sul territorio nazionale. Piccoli passi, a mia opinione, almeno a giudicare dagli scarni risultati conseguiti fino ad oggi.

-A casa mia maionese significa uova, olio d’oliva, succo di limone e aceto. Unilever e Kraft, i due big della produzione di maionese non la pensano come me. La leggerezza della maionese, in fondo è solo una emulsione olio/acqua.

-Mi sono sempre chiesta quale fosse la composizione dei grassi vegetali della Nutella, la colazione dei campioni della nazionale. I bene informati dicono che ci sia anche olio di palma e parte la campagna di sensibilizzazione di Greenpeace.

-Viaggio tra gli sponsor delle nazionali di calcio impegnate agli europei. Ma guarda a cosa hanno pensato in Turchia, producono la Cola Turka, in diverse varianti, poteva mancare quella al Cappuccino?

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5 Giugno 2008

Guadagnare Salute, passaparola e marketing sociale

Contribuisco anch’io al passaparola e alla divulgazione del programma Guadagnare Salute, il progetto trasversale e di prevenzione che è stato approvato durante il precedente governo. Il progetto, come ricorderanno i piu’ attenti, si articola in quattro aree (pdf)

- comportamenti alimentari salutari
- lotta al tabagismo
- lotta allʼabuso di alcol
- promuovere lʼattività fisica.

Il progetto biennale in svolgimento in questi mesi, è portato avanti dal Centro di Formazione e Studi Formez con cui il Ministero della Salute ha stipulato una convenzione. Ogni anno in Italia si realizzano centinaia di progetti che riguardano la salute e che trattano temi riguardanti l’alimentazione, l’attività fisica, prevenzione dell’abuso di alcool e tabagismo. C’è una grande eterogeneità negli interventi, il progetto si prefigge, tra i suoi obiettivi, di creare un archivio nazionale e di sostenere 2 dei migliori in ogni regione. Non si parla mai però di sostegno economico. Ci sarà una commissione che valuterà le iniziative. Ieri in occasione della presentazione del progetto in Ancona, ho ascoltato le esperienze dei consulenti Formez e degli operatori di alcune aziende sanitarie della Regione Marche.

-PASSI : Un’indagine sugli stili di vita dei cittadini marchigiani
Sono serviti 56 operatori dei Dipartimenti di Prevenzione durante i mesi di maggio giugno 2005 per fare delle interviste telefoniche a 800 cittadini (18-69 anni), un campione definito rappresentativo della popolazione marchigiana che risulta essere di circa 1.027.563 abitanti (rilevamento anagrafe sanitaria del 2004)

- “ Okkio alla salute” è un programma di sorveglianza nutrizionale che prevede la realizzazione di un sistema di indagini sulle abitudini alimentari e sull’attività fisica dei bambini delle scuole primarie.

-Con l’intervento “Progetto di…vino” ho sentito parlare di nuovo del Marketing della Salute e di Marketing Sociale. Il progetto “Cantinando di vino in vino (dallo sballo al gusto del buono e del bello)” presentato dalla Zona territoriale sanitaria 2, Urbino, ASUR Marche e dalla Comunità montana di Montefeltro si è aggiudicato nel 2005 il primo premio della seconda edizione del concorso Marketing della Salute, sulle esperienze di promozione della salute pianificate utilizzando i principi del marketing sociale.

-Il Dr. Francesco Bottaccioli, Consulente Formez ha trattato il tema “Comunicare e guadagnare salute”. Il Dr. Bottaccioli ha riferito che fino alla metà degli anni ’80 il rapporto tra i cittadini e gli altri attori del sistema salute era costruito e rappresentato da movimenti e associazioni che si facevano portatori di bisogni, aspettative e, talvolta, di concezioni generali della salute e della medicina che venivano raccolti da partiti e istituzioni e tradotti in riforma degli ordinamenti. La comunicazione della salute era quindi parte integrante della più generale comunicazione sociale e politica. Negli ultimi venti anni, essa è in larga misura interna al sistema dei media che garantiscono una diffusione capillare e permanente di informazioni che orientano culturalmente e praticamente settori rilevanti della popolazione.

-Il medico di medicina generale continua ad essere un punto di riferimento importante per le scelte di salute, ma come fonte informativa principale è passato dal 71,6% del 2003 al 65,8% del 2006, fino al 48,6% del 2007

-La TV è cresciuta dal 22,8% del 2003 al 43,2% del 2006.

-Internet è passata dal 2,8% del 2003 al 13,1% del 2006 fino al 19,9% del 2007 (che diventa oltre il 34% tra i laureati)

Allego la Scheda Rilevazione Formez per tutti quelli che vogliono partecipare e presentare i propri progetti.

C’è tempo fino al 30 giugno 2008.

Ecco le 44 pagine del programma Guadagnare Salute

Poi seguiremo nei prossimi mesi il sito Formez e le esperienze che verranno sostenute.

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26 Febbraio 2008

Salumi e scatti nel web

Questo non è un post su un prodotto o un ingrediente in particolare ma sulla comunicazione istituzionale e delle aziende alimentari. Ho deciso di aprire uno spazio sul blog in cui archiviare il materiale divulgativo che ho raccolto e archiviato in questi anni. L’idea di dare uno sguardo alle pubblicazioni divulgative cartacee o ai siti in rete mi è venuta qualche giorno fa quando si parlava di sale e alimenti. Inizio pertanto con qualche link sui salumi e sugli insaccati e quindi mi dirigo su SalumiItaliani.it. Ricordo bene quando arrivò in ufficio una copia della pubblicazione “Carni e salumi tra Nutrizione e cultura:quali novità“? in cui diversi autori dissertavano sugli aspetti nutrizionali. Eravamo nel 2002, poi è arrivato il kit didattico Galassia Salumi pensato per gli insegnanti. Nel kit tra vignette e fumetti, troviamo percorsi didattici e brevi descrizioni degli insaccati.

Salumi italianiGalassia salumi

Prendetevi un po’ di tempo per leggerli. Il materiale pubblicato può contribuire ad accrescere le conoscenze dei consumatori piu’ giovani sui prodotti, ma non sarebbe utile spiegare anche le funzioni di certi ingredienti che troviamo in alcune etichette?.

-Perchè trovo le proteine di soia in alcuni insaccati?
-E la carragenina che trovo in certi marchi che ruolo ha?
-Che funzione hanno il latte in polvere e il destrosio? e i coloranti?
-Gli aromi sono indispensabili?

E le domande non sono finite.
I fondi del Ministero delle Politiche Agricole non potrebbero essere usati meglio per valorizzare i prodotti?

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25 Febbraio 2008

Questa settimana su Trashfood

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-New entry nei siti internet nati per promuovere la frutta. Stavolta è la mela la protagonista del progetto e il sito è Piacere di mela, dati nutrizionali al limite però e ormai sentiti tante volte. Il progetto è triennale, staremo a vedere come evolverà. Ricordo che in rete ci sono già altri siti divulgativi sul tema e ne ho già parlato (1).

- A volte non immaginiamo quanto sia vasta l’offerta di frutta e ortaggi, la natura si è davvero sbizzarrita e ci offre una moltitudine di prodotti diversi nelle forme nei colori. E così gli Ortaggi arcobaleno non ci sembrano una novità.

-Pasta, pizza e mandolini, come il cibo e le tradizioni culinarie italiane vengono viste fuori dai nostri confini. La parodia del mangiare italiano e gli stimolanti commenti dei lettori.

-Panna e propellenti insieme ad altri ingredienti cosa fanno insieme? Etichettibus spray. Che c’è di strano? dirà qualcuno. In fondo prodotti simili esistono da conquant’anni. Giusto, ma vederlo nella cartella del programma di Cheese 2007 della Slow Food, fa un certo effetto.

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17 Febbraio 2008

Questa settimana su Trashfood

mosaico Febbraio

-La guerra al sale, questo il titolo dell’inserto Salute del Corriere della Sera di domenica scorsa. Ma come leggere le etichette dei prodotti industriali? Come si calcola il contenuto di sale se ne conosciamo i livelli di sodio? Il sale e il sodio, un tema su cui tornare.

- Mandorle californiane tra nutrizione e business. Non solo calorie, è la frutta secca di cui assistiamo ad una rivalutazione nutrizionale, scopriamo che contiene acidi grassi insaturi e vitamine. E l’Almond Board ci propone l’Almond Tin, la porzione perfetta.

-Giuseppe Arcimboldo usava frutta e verdura per i ritratti degli Asburgo. Aproposito se siete a Vienna visitate la mostra dedicata al pittore che lavorò a lungo alla corte di Vienna. Nel ventunesimo secolo frutta e ortaggi diventano Food scapes grazie alla creatività del fotografo Carl Warner.

-Metti un Blog a cena perchè anche ai blogger viene fame e sete.

- 24 ingredienti per fare una cioccolata? succede da Dunkin Donuts. C’era un locale anche a Roma, ma non è sopravissuto. E come si dice Dunkin donuts in lingua piemontese?

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