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Randomestrale di Incultura Alimentare

Archivio della Categoria 'Educazione e informazione alimentare'

5 agosto 2010

Mense scolastiche revolution?

Ricorderemo il luglio 2010 per la divulgazione delle LINEE DI INDIRIZZO NAZIONALE PER LA RISTORAZIONE SCOLASTICA del Ministero della Salute. Poi vedremo come saranno accolte a livello locale e cosa accadrà con l’apertura del nuovo anno scolastico. Le linee ministeriali arrivano comunque in ritardo e non mi sembra dicano cose nuove. Diverse regioni italiane hanno già pubblicato in passato dei documenti dettagliati sulla ristorazione scolastica. Eccone alcune:

-Regione Emilia Romagna con uno sportello Mense Bio.

-Regione Piemonte con aggiornamenti quotidiani sui menu anche su Twitter

-Regione Sicilia con allegate delle indicazioni merceologiche.

-Regione Lombardia

Tornando alle Linee guida del Ministero della Salute, nelle 21 pagine curate da un gruppo di esperti sono toccati vari punti, si ribadisce “l’ importanza di elevare il livello qualitativo dei pasti, come qualità nutrizionale e sensoriale, mantenendo saldi i principi di sicurezza alimentare e rispettando le indicazioni dei Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana (LARN).”

- Prevedo corsi di formazione, a chi saranno affidati? ci sono risorse economiche? infatti si legge che saranno coinvolti i “Docenti e addetti al servizio, adeguatamente formati (sui principi dell’alimentazione, sulla importanza dei sensi nella scelta alimentare, sulle metodologie di comunicazione idonee a condurre i bambini ad un consumo variato di alimenti, sull’importanza della corretta preparazione e porzionatura dei pasti),

-Tra i punti delle Linee guida, “l’elaborazione di menù secondo i principi di una alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale ma anche considerando la varietà e la stagionalità dei cibi, utilizzando anche proposte di alimenti tipici della regione di residenza, per insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni. Allegate alle linee guida delle tabelle con gli apporti raccomandati di energia, nutrienti e fibra riferiti al pranzo nelle diverse fasce di età scolastiche (scuola dell’infanzia, scuola elementare, scuola media).

-Per i distributori automatici di alimenti nelle scuole, si limita l’istallazione alle sole scuole superiori, condizionando tale inserimento al soddisfacimento di specifici requisiti definiti anche attraverso un apposito capitolato. La scelta va indirizzata verso prodotti salutari quali, ad esempio alimenti e bevande a bassa densità energetica come frutta, yogurt, succhi di frutta senza zucchero aggiunto.

- Entrano nelle linee guida “gli alimenti a filiera corta, cioè l’impiego di prodotti che abbiano viaggiato poco e abbiano subito pochi passaggi commerciali prima di arrivare alla cucina o alla tavola.

Viaggiato poco?

Si continua dicendo: “Per favorire l’utilizzo di tali alimenti, possono essere attribuiti punteggi diversi per le diverse provenienze premiando i prodotti locali. Con riferimento agli alimenti a filiera corta, è utile che le Regioni e PP.AA. elaborino un documento nel quale vengano elencati alcuni principi che aiutino le Amministrazioni pubbliche a definire capitolati d’appalto capaci di rispettare le norme di libera circolazione delle merci in ambito comunitario, tutelando contestualmente la freschezza, il chilometro zero/filiera corta, i prodotti locali (non necessariamente ancora classificati tra i tipici o tradizionali).

I componenti del gruppo che hanno lavorato al documento sono: Savino Anelli, Silvia Boni, Marcello Caputo, Margherita Caroli, Anna Amina Ciampella, Roberto Copparoni, Valeria Del Balzo, Roberto D’Elia, Emanuela Di Martino, Maria Antonietta Di Vincenzo, Daniela Galeone, Riccardo Galesso, Andrea Ghiselli, Lucia Guidarelli, Maria Teresa Menzano, Maria Grazia Silvestri, Piero Vio.

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8 luglio 2010

Distributori automatici. La piramide alimentare

E’ proprio così. E’ tutto vero. :)

Via

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19 marzo 2010

Guadagnare Salute: Un Web-kit per 50.000 alunni

Sono giorni frenetici e non ho tempo per aggiornare il blog come vorrei, però vi passo questa notizia sul nuovo Progetto del Ministero della Salute. Si chiama ‘Forchetta e scarpetta’ e ho letto che coinvolgerà con un kit multimediale quasi 50.000 alunni in 2.600 scuole elementari in tutta Italia. Istituto superiore di sanita’ (Iss) e Inran hanno contribuito al progetto realizzato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione.

Solo a Roma ci sono piu’ di 150.000 alunni nelle scuole elementari. In tutta Italia ci sono circa 2.400.000 alunni nella scuola primaria. Se è questo il piano anti-obesita’ del Ministero è irrilevante la percentuale degli alunni che saranno coinvolti.

Tutto qui? viene da chiedersi, visto che il 2010 -lo ricordo- è stato definito l’anno anti-obesità dal sottosegretario Francesca Martini.

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28 febbraio 2010

Eat real. Eat local.

Mentre stavo cercando delle animazioni su temi legati alle filiere e all’alimentazione mi sono imbattuta nel video prodotto nell’ambito del progetto Eat real. Eat local. Il contenuto è rivolto ai canadesi ma i temi ci sono comunque familiari: attenzione alle filiere, all’ambiente, alla stagionalità, maggiore consapevolezza negli acquisti. La sorpresa è che il committente è la Hellmann’s Best Food, brand della multinazionale Unilever. L’azienda è leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada.
Lo chiamiamo un esempio di greenwashing? Con questo termine che deriva delle parole inglesi green (verde) e washing (lavare) ci si riferisce a quelle aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni che organizzano campagne marketing eco-friendly. Il tutto allo scopo di creare un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) e distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità nei confronti di impatti negativi sull’ambiente.

Il video comunque per me è un piccolo capolavoro di animazione.

Fonte: CANADIANS ENCOURAGED TO ‘TWEET’ FOR CHARITY JULY 29TH eatrealeatlocal.ca

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10 febbraio 2010

I giovani e la dieta di transizione – conclusioni e bibliografia

Che fare dunque?

Si puo’ aiutare i giovani a fare scelte alimentari piu’ attente.  Questo pero’ puo’ succedere quando il messaggio da parte delle istituzioni e’ piu’ chiaro e consistente.  In questo senso aiuterebbe se i vari ministeri (salute, politiche agricole) lavorassero insieme.  Alcune iniziative a breve termine dovrebbero essere rinforzate da iniziative o interventi a lungo termine.  Penso ad alcuni:

- migliorare i mezzi utilizzati per informare

- istruire i genitori affinche’ il primo buon esempio venga da casa

- elaborare interventi che utilizzino il buon esempio (‘role model’)

- scuole

- creare nuove norme sociali che creino l’ambiente adatto

Qualche idea concreta:

- la piramide non insegna la differenza che corre fra un alimento fatto in casa e uno preparato dall’industria…. addirittura include alimenti (come i biscotti, la birra) che in questo senso non sono in linea con il resto; il messaggio non e’ chiaro

- l’istruzione dovrebbe sempre essere sostenuta da prove.  Se una iniziativa educativa NON funziona, perche’ ripeterla senza capire dove non ha funzionato

- rimuovere le barriere che possano prevenire la comprensione delle etichette.  Questo ad esempio si potrebbe fare con il coinvolgimento della grande distribuzione (pensiamo ad una lista di additivi in uso disponibile al momento dell’acquisto, che spieghi al consumatore cosa sono)

- eventi educativi che coinvolgano bambini e adolescenti: questi eventi devono continuare con regolarita’.  Parlo di visite a fattorie didattiche, musei rurali etc, con il coinvolgimento dei genitori

- monitoraggio del trend dell’obesita’ in Italia; la consulenza con nutrizionisti dovrebbe essere resa gratis in ospedali, scuole, uffici

- sostenere la ricerca e le professioni ‘chiave’, ad es. il nutrizionista, che potrebbe essere abbinato al medico generico

- media: regolare la pubblicita’ degli alimentari, sopratutto quella rivolta ai bambini, anche seguendo l’esempio di quei paesi europei che hanno raggiunto un discreto successo

- tasse indirette : ad es. facendo pagare il parcheggio dei discounts o di quegli esercizi che vendono alimenti raffinati e non prodotti localmente;  questa iniziativa dovrebbe essere sostenuta con un maggior aiuto alle economie locali, ai produttori locali

- incoraggiare le imprese di catering a introdurre maggiormente certi alimenti. Ad es. organizzando delle degustazioni o veloci lezioni di cucina nei centri commerciali

- incoraggiare e sostenere i gruppi di societa’ civile.  Come dicevo prima, la Slow Food ha fallito nel rivolgersi ai giovani.  O semplicemente non pensa che sia necessario parlare il loro linguaggio, come diceva Marco.  Attivita’ rivolte anche ai giovani dovrebbero essere incluse nell’agenda di Slow Food. Gruppi di consumatori come quelli che in UK stanno finanziando la ricerca sui coloranti, dovrebbero crearsi e avere un ruolo piu’ attivo in queste faccende.

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3 febbraio 2010

I giovani e la dieta di transizione in Italia (3) – problemi e sfide

L’aspetto ‘convenienza’ e’ diventato oramai piu’ importante del costo – se prendiamo il caso del McItaly, mangiare un panino – e quindi mangiare in fretta e furia quando e’ il momento giusto – puo’ pure essere piu’ costoso che non mangiare qualcosa che si e’ portato da casa, ad esempio.  Come mai, dunque, il costo non funziona come deterrente?  La ricerca mostra che fra le varie ‘barriere’ che portano gli italiani a non mangiare alternative piu’ sane (ad es. della ‘italianissima’ frutta o i piatti tipici della dieta mediterranea etc) l’accesso (inteso come facilita’ nel trovare un alimento piuttosto che un altro), la disponibilita‘ e la motivazione, proprio la motivazione gioca un ruolo forte nella scelta di quel prodotto, particolarmente fra le fasce medio-basse (Dibsdall et al: 2003).  Il governo tipicamente presume che i consumatori facciano le loro scelte razionalmente e logicamente, ma in verita’, come dicevo sopra, entrano in gioco altri fattori.  La scelta al momento dell’acquisto puo’ migliorare con l’adozione di nuove norme sociali (ad es. fumare in pubblico e’ ora visto come qualcosa di molto negativo) (NEF: 2006).  Ma se il ministro si fa fotografare mentre addenta questi panini… possiamo capire che effetto possa avere su chi di filiera sa ben poco, come ad es. gli adolescenti o tanti genitori!

L’attuale atteggiamento politico – in Italia come in altri paesi occidentali – e’ quella della ’scelta informata’, che prende come scontato il fatto che fornendo informazione (istruzione, esortazione etc), e’ piu’ facile per i consumatori capire le loro scelte e conseguentemente mangiare piu’ sano.  Pero’ il concetto di ’scelta informata’ puo’ non bastare: la ricerca mostra che il mangiar sano viene percepito come un compito difficile, determinato da variabili come la mancanza di tempo, l’eccessiva indulgenza personale e la determinazione (Lappalainen et al: 1997).  Spesso – come nel caso del McItaly – i prodotti pronti sono promossi come scelte ’sane’ e giuste, creando confusione o addirittura indifferenza fra i giovani.

Qui la sfida sarebbe sostenere la scelta informata eliminando quelle barriere che possano impedire una corretta informazione  (Woolf et al: 2005).   Inoltre, a livello individuale, spesso preferiamo che ci venga detto cosa fare o cosa scegliere da qualcuno che noi stimiamo. In questo senso i nostri politici dovrebbero scegliere con molta attenzione i visi a cui affidare certe promozioni.  L’industria lo sa fare molto bene … ricordate la campionessa Fiona May?

La scelta alimentare non migliora in certi gruppi nonostante l’uso dell’etichettatura  (Aaron: 1995 e Holdsworth and Haslam: 1998).  Inoltre, nonostante da una parte si promuovino scelte alimentari ’salutari’, dall’altra arrivano messaggi contraddittori  (come in questo caso).  Poiche’ le abitudini sono molto difficili da cambiare, messaggi discordanti causano ulteriore demotivazione, confusione e sfiducia.  Nel caso del McItaly il messaggio pare chiaro: il governo ha scelto di sostenere la grossa industria alimentare lasciando perdere invece il discorso salute e il discorso piccola industria, mercati locali e via dicendo.  E Slow Food?  Il movimento ha aiutato un po’ a parlare di certi problemi, ma il suo ruolo si e’ oramai delineato in maniera netta – coinvolgendo solo certi gruppi della popolazione e molto poco i giovani.

Che fare dunque?

Stefania Puxeddu

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I giovani e la dieta di transizione in Italia (2)

Gli italiani stanno passando da una dieta di tipo mediterraneo  ad una dieta tipica delle societa’ industrializzate per diverse ragioni socio-culturali:

  • percezione della relativa salubrita’ / genuinita’ di tali alimenti; questo e’ sopratutto il caso dei surgelati.  Questa percezione viene rinforzata dalla etichettatura degli alimenti
  • mass media e pubblicita’, sopratutto in TV
  • facile accesso di tali alimenti o pasti pronti (si trovano un po’ ovunque)
  • sono pronti (come per il McItaly) o quasi pronti (come tanti semi-preparati in vendita in molti esercizi, pensiamo alle basi per le pizze o al pane stesso da infornare a casa), pertanto utilizzati da chi ha poco tempo per stare ai fornelli ma sopratutto poca voglia/tempo di pianificare il proprio pasto
  • molti considerano il cucinare come un evento che richieda molto tempo, e preferiscono trascorrere il loro tempo libero in altre attivita’
  • molti alimenti pronti sono esotici: se pensiamo ai kebabs o ai noodles di cui abbiamo parlato anche su questo blog: questi soddisfano la curiosita’ verso l’etnico e contribuiscono alla transizione da una dieta di tipo ‘tradizionale’ (ad es. mediterranea) a quella tipica dei paesi industrializzati

contribuiscono a questa transizione anche questi comportamenti:

  • l’idea di comprare questi prodotti viene ora generalmente accettata dalle donne che vengono tradizionalmente indicate come coloro che ‘danno da mangiare’ (sin dall’allattamento al momento della nascita), che ora cercano un’affermazione professionale
  • l’aumento di nuclei famigliari con un solo genitore o di ’singles’
  • ore di lavoro piu’ lunghe
  • porzioni piu’ generose nei piatti: questo fatto viene da  molti indicato come reazione ad eventi storici (ad es. la seconda Guerra mondiale) dove sopratutto in Europa si soffri’ molto la fame
  • l’atto del mangiare viene usato come mezzo di negoziazione sia nelle famiglie (ad es. Come forma di protesta del figlio nei confronti dei genitori, la ricerca di una propria identita’ all’interno della famiglia etc) che nel settore lavorativo (si porta a cena fuori il proprio socio o il capo o la bella donna per fare una buona ‘impressione’)

Dalla fine della seconda Guerra mondiale, le iniziative governative hanno avuto come obiettivo la prevenzione del deficit vitaminico, il miglioramento degli standards di igiene e il facile accesso alimentare (leggi: alimenti buoni e non costosi per tutti).  Oggi invece le iniziative governative sono fondamentalmente legate all’informazione relativa ai problemi nutrizionali tipici dell’era moderna: l’abbondanza e l’abbondanza di alimenti ‘sbagliati’, ricchi di ‘calorie vuote’.

Nel suo ‘Guadagnare Salute’ il Ministero della Salute spiega che una buona dieta contribuisce a stare in salute.  MiPAAF, il ministro delle politiche agricole, ha lavorato molto per migliorare gli standards di etichettatura e per promuovere alcune filiere tipiche italiane (ad es. Il prosciutto di Parma, che anni fa era inaccessibile ai piu’, e’ ora piu’ diffuso non solo in Italia ma anche all’estero).

Stefania Puxeddu

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I giovani e la dieta di transizione in Italia (1)

Riprendo qui la domanda proposta da Gianna nel post riguardante il McItaly:

possibile che non si sia trovata una alternativa per far conoscere ai giovani i veri e autentici prodotti del nostro patrimonio eno-gastronomico?”

Perche’ – aggiungo – presumiamo che ai giovani importi conoscere DAVVERO gli autentici prodotti del ns patrimonio eno-gastronomico?

Facciamo qualche passo indietro.  Sul sito del ministro leggiamo che l’iniziativa del McItaly è un grande obiettivo che il ministro stesso si era prefisso e che è stato realizzato – ‘ consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini’. Leggiamo ancora: ‘Per iniziare, McItaly sarà distribuito nei 392 punti vendita italiani, ma dovrà diventare un must internazionale, consentendo ai prodotti del Made in Italy di fare il giro del mondo. Il 75% dell’agroalimentare, infatti, viene immesso nella grande distribuzione.

 Un messaggio di sostegno forte, insomma, per quella parte dell’industria agroalimentare che sceglie di produrre in volumi.  Quale il target prefisso?  In generale, quello dei giovani, quello dei singles che non hanno voglia di cucinare e apprezzano l’aspetto ‘convenienza’ del prodotto, quello di chi si trova in centro (o nel centro commerciale) per motivi personali o di lavoro e che pensa di spendere meno e ‘meglio’ la propria pausa pranzo.  E poi naturalmente il grande mercato della distribuzione all’estero, con l’obiettivo di proporre un’alternativa italiana al McDonalds americano nel mondo.

E’ un peccato che il ministero della salute non sia stato coinvolto in questo progetto. Leggiamo infatti sul suo sito che  ‘secondo le attuali conoscenze scientifiche, l’obesità, un’alimentazione non corretta e errori dietetici sono un importante fattore di rischio per la salute dell’individuo e sono in stretta correlazione con numerose patologie: alcuni tipi di tumori, il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari ischemiche, l’artrosi, l’osteoporosi, la litiasi biliare, lo sviluppo di carie dentarie e le patologie da carenza di ferro e carenza di iodio. Inoltre, la prevenzione dell’obesità è indispensabile anche per gli elevati costi economici e sociali che gravano sul Servizio sanitario nazionale: l’eccesso di peso e le malattie conseguenti costano 22,8 miliardi di euro ogni anno, di cui ben 14,6 (il 64%) in ricoveri ospedalieri. Ecco le iniziative in corso:

È stata istituita una Commissione ministeriale per la nutrizione allo scopo di implementare programmi di educazione alimentare.

Per diffondere e sviluppare una “cultura della corretta alimentazione”, il Ministero della salute si avvia a realizzare una serie di campagne di comunicazione istituzionale indirizzate all’intera popolazione ma focalizzando l’attenzione soprattutto sui bambini.

In accordo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e ricerca sono previsti momenti formativi e informativi all’interno delle scuole medie anche attraverso la distribuzione di sei libretti contenenti le informazioni di base per una buona salute.

ancora, in tema di obesita’ leggiamo su

http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?sub=7&id=92&area=ministero%09&colore=2&lang=it

bambini mangiano troppo e male.  Quindici ragazzi su 100, in un’età critica come quella tra i 6 e i 14 anni, sono obesi. Purtroppo, non si tratta di semplice sovrappeso: in alcuni casi, ci troviamo di fronte a bambini francamente obesi. Non solo, il 30% dei bambini obesi già soffre di malattie che un tempo colpivano solo gli adulti come l’ipertensione e il colesterolo alto.

I bambini e gli adolescenti, quindi, non vanno lasciati liberi di mangiare come e quanto vogliono perché possono incorrere in errori dannosi per la loro salute anche in futuro. Per questo motivo, è fondamentale, nel caso dell’obesità infantile, il ruolo che svolgono i genitori nell’educazione e nelle abitudini alimentari, ed è opportuno che il ragazzo stesso maturi una propria coscienza su ciò che fa bene o male alla sua salute e impari a distinguere comportamenti corretti in tema di alimentazione.
Sicuramente è difficile far amare frutta e verdura ai bambini, convincerli a dosare i dolci e i grassi, invogliarli ad apprezzare la varietà dei cibi ed abituarli a non eccedere nelle quantità, ma è uno sforzo necessario per insegnare loro a non compromettere la propria salute.

Aggiungo: Circa 34.2% degli italiani sono sovrappeso e 9.8% sono obesi (S.G: 2007).  Secondo stime, l’obesita’ conta per un 3% delle totali spese per la salute (su un PIL di 0.24%) (Romano: 2004).  Perche’, dunque, gli italiani stanno passando da una dieta di tipo mediterraneo (che consiste di alimenti di stagione e freschi) ad una dieta tipica delle societa’ industrializzate (fatta prevalentemente di alimenti in parte o interamente preparati dall’industria, che spesso hanno ‘viaggiato’ per raggiungere i punti di distribuzione)?

Stefania Puxeddu

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10 gennaio 2010

La corsa allo junk food tax

McDonalds

Ne sento parlare da tanto, dal 2002 negli USA. Ma ai proclami non c’ è stato mai seguito. In Europa se ne è parlato in Francia nel 2008. Recentemente ho trovato intenzioni annunciate in tale direzione a Taiwan..
Ora anche il Ministero della Salute rumeno ha avanzato l’ipotesi di una tassa i cui ricavi servirebbero per finanziare progetti di educazione alimentare. Il problema è decidere quali prodotti saranno oggetto dell’intervento: vediamo cosa è stato annunciato, compito difficilissimo.

-Prodotti in vendita nei Fast-food
-Prodotti dell’industria dolciaria e ingredienti
-Snacks e crisps 
-Soda.

Non manca molto a marzo 2010, scadenza fissata per dare un seguito alla proposta. Da una parte Attila Czeke,ministro della Salute. Riuscirà a portare in porto questa sua proposta o prevarrà l’opposizione di Dragos Frumosu, rappresentante della Federazione degli Industriali rumeni?

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22 dicembre 2009

Carbon label, carbon foot print, insomma le emissioni di anidride carbonica in etichetta. Prendere esempio dalla Svezia

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Quanti kg di anidride carbonica sono prodotti per ottenere 1 kg di carne bovina?

Carote o piselli per contorno? quale dei due ortaggi ha un minore impatto ambientale? Sareste in grado di rispondere?

Torno sulla relazione alimentazione-salute-impatto ambientale. L’occasione me la offrono gli svedesi che si trovano da diversi mesi delle novità nella etichettatura. Su alcuni prodotti alimentari sono comparse nuove etichette che oltre alle informazioni nutrizionali, riportano dati sulle emissioni di anidride carbonica legate alla produzione. L’esperimento riguarda anche alcuni ristoranti e fast food. Nell’immagine un esempio delle informazioni riferite ad un panino e hamburger della Max Burger, una catena di fast food svedese che grazie a questa iniziativa fa parlare di sè.

Per arrivare alle cifre riportate sulle confezioni, gli scienziati reclutati dalla catena Lantmannen hanno analizzato le filiere produttive di 20 prodotti. Esaminate le emissioni relative ai trattamenti durante la coltivazione, alla lavorazione, stoccaggio e trasporto. La campagna divulgativa voluta dalla Swedish National Food Administration ha portato anche alla realizzazione delle Linee Guida con una serie di raccomandazioni che oltre ad indirizzare il consumo verso gli alimenti con un minor dispendio energetico (carne avicola ad esempio rispetto alla carne bovina, forniscono anche indicazioni sugli aspetti nutrizionali dei vari alimenti e sulla disponibilità delle risorse tra cui quelle ittiche. Se l’esperimento avrà successo tra i cittadini svedesi, sarà esteso ulteriormente a tutti prodotti alimentari.

Tutti ci auguriamo scelte alimentari piu’ consapevoli da parte dei consumatori e un atteggiamento piu’ critico. Tuttavia dai focus group condotti da EUFIC nel 2005 in Francia, Germania, Italia e Regno Unito, è emerso che i consumatori non capiscono del tutto la terminologia impiegata sulle etichette alimentari e nutrizionali. C’è tantissimo lavoro da fare quindi per accrescere le conoscenze da parte dei consumatori, non solo su aspetti nutrizionali.

Intanto dal sito di cui avevo parlato l’anno scorso nel post “La dieta Ciodue” sono scomparsi i calcoli riferiti alla dieta.

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