Tutti pazzi per la frutta

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Torno a parlare del progetto Frutta nelle scuole. Avete ancora piu’ di un mese di tempo per partecipare al contest fotografico “Tutti pazzi per la frutta” e magari essere tra i 100 vincitori del soggiorno in palio. L’iniziativa, giunta alla seconda edizione, è sempre promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con il supporto dell’Unione europea nell’ambito delle iniziative previste a sostegno della comunicazione del programma Frutta nelle Scuole. Ricorderete che in passato non sono mancate polemiche e denunce sulla gestione e organizzazione del progetto

Con 20 milioni e 500mila euro il progetto Frutta nelle scuole proseguirà nel 2014 con il rinnovato supporto della Unione Europea. Ai fondi UE si aggiungeranno fondi nazionali cofinanziati dal Ministero dell’Economia e dalle finanze dal fondo di rotazione dell’Ispettorato Generale per i Rapporti con l’Unione Europea del Ministero dell’Economia e delle Finanze (IGRUE) fino a raggiungere un totale di oltre 35 milioni di euro.

Tornando al contest fotografico, solo a me sembra che non sia questo il modo piu’ utile a sensibilizzare i piu’ piccoli sulla sana alimentazione e avvicinarli alla frutta e alle verdure? Non sarebbe stato piu’ fruttuoso mettere a disposizione gli stanziamenti per migliorare la gestione e la distribuzione dei prodotti nelle scuole?

Link: Tutti pazzi per la frutta


Dove sarò stasera?

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Stasera sarò a Ferrara in occasione di Altroconsumo festival, un contenitore con decine di incontri su vari argomenti. In serata presso il Cortile D’Onore parteciperò all’incontro “Cibo sano, quello che non vi dicono”. Con me Dario Bressanini, Margherita Caroli, Lari Boschetti e Franca Braga. Vi aspettiamo!


Fast food baby

Daccordo, sono realtà lontane dalle famiglie italiane, ma questi documentari fanno comunque riflettere. Si tratta di Fast food baby.. Cosa succede quando si cerca di cambiare radicalmente le proprie abitudini alimentari? Fast food baby racconta il percorso di tre famiglie del Regno Unito americane che hanno intrapreso un percorso per modificare le proprie abitudini alimentari passando da una dieta rigorosamente basata su junk food fin dai primi anni di vita versa un’alimentazione più sana. Durante il percorso i genitori sono seguiti da nutrizionisti che cercano di disabituare i piccoli ai graditissimi prodotti del fast food. Avete visto le reazioni dei bambini davanti alle verdure proposte al posto delle patatine fritte? Potete seguire qui le varie puntate, dal prossimo sabato 25 maggio, saranno anche su Real Time.


Oggi ho imparato un termine nuovo: leanwashing

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Conoscevo già il termine Greenwashing. Oggi ho imparato un termine nuovo: Leanwashing, è stato coniato da EnviroMedia una società di pubbliche relazioni / marketing che concentra le sue attività in particolare su campagne per la salute pubblica negli USA. Proposto nel 2012, ha l’obiettivo puntare l’attenzione sui messaggi salutistici fuorvianti e ingannevoli che appaiono sulle confezioni o pubblicità alimentari.

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Ne sono nati un sito e un tool interattivo per postare, votare e commentare su queste affermazioni. Chiunque può contribuire con le proprie segnalazioni, creare un account e caricare video pubblicitari di prodotti la cui confezione o pubblicità è da lui giudicata ingannevole. Saranno poi gli altri utenti a confermare l’ingannevolezza con i loro commenti e rispondendo ad alcune domande selezionate da un team di esperti scelto da Enviromedia.

Sulla base dei dati raccolti fino ad oggi ecco alcuni termini piu’ citati come fuorvianti: Naturale, Realizzato con cereali integrali, leggero.

Diversi esempi di spot ritenuti ingannevoli (bibite, prodotti dimagranti) sono stati già caricati nel sito,

Il Fatto alimentare si è piu’ volte interessato negli ultimi mesi di pubblicità fuorvianti con riferimenti alla salute. Mentre penso ad altri esempi, vi segnalo questa pubblicità sulla Dieta Tisanoreica, la famiglia riunita a tavola e si lascia intendere che i prodotti con questo marchio siano adatti a tutta la famiglia, compresi i bambini.

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Insidioso lo slogan che dice “Non sono a dieta, sono in Tisanoreica”, facendo passare quest’ultima come qualcosa assai diverso da un regime alimentare basato sulla riduzione delle calorie.
Definire l’insieme dei prodotti come “il cibo migliore per il bene nostro e dei nostri figli” non lascia perplessi anche voi?.

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Le ricette salate di Jamie Oliver e di Nigella Lawson

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IL numero di dicembre 2012 del British Medical Journal (BMJ), ospita l’articolo “Nutritional content of supermarket ready meals and recipes by television chefs in the United Kingdom: cross sectional study” di Simon Howard, Jean Adams, e Martin White. I tre ricercatori hanno esaminato gli apporti calorici e le proprietà nutrizionali di piatti pronti in vendita nel Regno Unito. I dati sono stati confrontati con ricette proposte da noti chef. Gli apporti nutrizionali dei primi e dei secondi sono stati messi in relazione alle linee guida pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalla UK Food Standards Agency (FSA).

Sono stati selezionati in modo casuale 100 ricette attinte da cinque libri bestseller di cucina scritti da alcuni cuochi che animano Show televisivi britannici e 100 piatti pronti. Tra le ricette selezionate alcune provengono da 30 Minute Meals di Jamie Oliver, Baking Made Easy di Lorraine Pascale, Kitchen di Nigella Lawson, e River Cottage Everyday di Hugh Fearnley-Whittingstall. I piatti pronti sono stati scelti tra gli scaffali di Asda, Sainsbury e Tesco.

Cosa è emerso? Nessuna ricetta o piatto pronto rispettava le raccomandazioni dell’OMS per la prevenzione di patologie legate all’alimentazione. Entrambi i tipi di pasti tendevano ad avere un alto contenuto di proteine, di grassi, di grassi saturi e sale.

Inoltre i piatti confezionati seguendo le ricette degli chef televisivi piu’ popolari sono risultati contenere più calorie, piu’ proteine e grassi se confrontati con i piatti pronti. Al contrario l’apporto in fibre è risultato minore.

Se si usassero le etichette a semaforo proposte per veicolare informazioni nutrizionali, ecco come ne uscirebbero in media i piatti pronti e le ricette degli chef.

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In conclusione gli autori pur ammettendo alcuni limiti della ricerca, suggeriscono che sarebbe utile inserire informazioni nutrizionali anche sulle ricette di libri di cucina bestseller.

Non siete curiosi di fare altrettanto con i libri di cucina bestseller in Italia?

Fonte: BMJ


Cool Food Planet

Dalla newsletter dell’EUFIC, (European Food Information Council) apprendo che è’ nato Cool Food Planet , una risorsa didattica rivolta ai bambini dai 6-8 anni e 9-12 anni oltre che agli adulti.
L’obiettivo è ovviamente di “informare bambini e genitori su temi dell’alimentazione e nutrizione” utilizzando personaggi dei cartoni animati personalizzabili e giochi interattivi come questo alla scoperta delle informazioni contenute in una etichetta alimentare o Food fight, sui gruppi di alimenti.
Appena entrati su http://www.coolfoodplanet.org, i bambini sono invitati ad un viaggio interattivo tra diverse aree tematiche e possono scaricare una ‘Mission Card‘ che li incoraggia ad esplorare destinazioni diverse. Dalla newsletter si annuncia che genitori e insegnanti troveranno anche una serie di attività per approfondire alcuni argomenti con figli o alunni. Cool Planet Food Cool è attualmente disponibile solo in inglese e francese, ma si progetta di implementare il portale con un maggior numero di lingue in futuro.
Già disponibile, per chi ha un account sul social network, anche una pagina Facebook sia dell’ EUFIC e sia di Cool Food Planet. Per ora ho trovato il tutto piuttosto deludente. Voi cosa ne pensate?


Carne separata meccanicamente (CSM): Cos’è e perché è doveroso che la sua presenza sia indicata in etichetta

Oggi ospito un post della Dr. Rita Lorenzini, tecnologa alimentare formatasi presso il DiSTA (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali) della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. La Dr. Lorenzini aggiunge dettagli e news sulla Carne separata meccanicamente (CSM), di cui ho già scritto in passato in diverse occasioni. E non solo, sapete la differenza tra i termini “desinewd meat (DSM)” e “mechanically deboned meat”? Buona lettura!

La carne separata meccanicamente (CSM) è ottenuta rimuovendo i residui di carne dalle ossa (in particolare di suino) o dalle carcasse di pollame (pollo e tacchino) usando mezzi fisici, che portano alla perdita o alla modifica della struttura fibrosa del muscolo (Regolamento EC N. 853/2004). Lo stesso procedimento può essere applicato anche agli scarti di pesce, ottenendo una massa idonea a produrre bastoncini e congeneri. La CSM appena prodotta è una massa pastosa, di colore rosato, che è ideale per prodotti quali wurstel, mortadelle, cotolette, spinacine, cordon bleu, pepite di pollo, nuggets, etc. Oltre al costo irrisorio di tale materia prima se confrontata al costo della carne “vera”, c’è il vantaggio aggiuntivo che la CSM si presta ad essere modellata in qualsiasi forma, da qui la perfezione delle cotolette prodotte con CSM, tutte perfettamente uguali. Più la pressione applicata dai macchinari è elevata, maggiore sarà la resa in CSM, e maggiore anche la sua finezza. Si possono infatti distinguere una CSM ottenuta a bassa pressione, più “pregiata”, che assomiglia a carne macinata (in inglese definita “desinewd meat” DSM), e una CSM ottenuta a pressioni molto spinte (in inglese definita “mechanically deboned meat” MDM o “mechanically separated meat” MSM), con perdita totale della tipica struttura fibrosa del muscolo. In quest’ultimo tipo di CSM sono presenti anche, di fatto, midollo osseo e frammenti di ossa finemente macinati: la loro presenza non è di per sé nociva per la salute (semmai i rischi derivanti dalla CSM sono di natura microbiologica, tanto che i prodotti che la contengono sono tutti precotti proprio per abbassare l’elevatissima carica batterica), ma è giusto che il consumatore sia informato del fatto che ciò che sta mangiando non è “carne” bensì una poltiglia a basso costo a cui è stata data la forma desiderata, per rivenderla poi ad un costo decuplicato. Va anche tenuto presente che spesso questi prodotti, proprio per la loro appetibilità e facilità di preparazione, sono spesso destinati ai bambini.

La Commissione Europea sta svolgendo già da alcuni mesi audit molto approfonditi negli stabilimenti che producono CSM nei vari Stati Membri, proprio per accertarsi dell’idoneità all’uso alimentare di tale controverso ingrediente. In alcuni Paesi sono già stati presi provvedimenti piuttosto severi (per es. in Gran Bretagna: ), ma si è ancora in attesa di una risoluzione generale a livello Europeo.

È possibile determinare, con test di laboratorio, se una cotoletta è stata fatta con carne “vera” o con CSM?
Non è semplice ma è possibile: si può determinare al microscopio se vi è la presenza di fibre muscolari, e possono essere determinati altri parametri quali la presenza di tenori elevati di calcio (presente nelle ossa) e osteocalcina decarbossilata (presente nel midollo osseo). Un resoconto ufficiale ed esaustivo su tali metodiche è visionabile su questo sito. La determinazione diventa più complessa nel caso sia presente CSM ottenuta a bassa pressione, poiché conserva una certa struttura muscolare, oppure se è presente un misto di CSM e carne “vera”, come accade in molti prodotti tipo cotolette, per dare loro un aspetto più “naturale”. Infatti una cotoletta fatta esclusivamente con CSM appare perfettamente omogenea, sia come colore che come struttura; il taglio è sempre netto e non vi è la presenza di fibre tipica del muscolo. Infine, con un’attenta osservazione è possibile vedere piccole bolle di aria, che si formano durante la precottura del prodotto poiché sono presenti oltre alla CSM quantità notevoli di texturizzanti quali farina, amidi, albume d’uovo, etc., che contribuiscono tra l’altro a “fare massa” a basso costo.

Cosa prevede la legge?
Se si utilizza CSM, anche solo in parte, per la preparazione di un prodotto, è OBBLIGATORIO indicarne la presenza in etichetta. Questo dovrebbe permettere al consumatore di scegliere in modo oculato cosa acquistare. Qualche tempo fa mi sono imbattuta in una cotoletta che vantava di essere di “petto di pollo”, che ovviamente non viene mai utilizzato per preparare la CSM, che si ottiene invece dalle carcasse ormai private dei tagli di carne pregiati quali in particolare il petto. Inoltre non vi era alcuna menzione alla CSM (vedi etichetta), pertanto ho acquistato fiduciosa il prodotto per mia figlia, seppur insospettita dalla forma un po’ troppo perfetta della cotoletta.

Con mio grande disappunto mi sono invece resa conto che la cotoletta in questione non conteneva affatto petto di pollo, nemmeno in parte, bensì era totalmente a base di CSM. Tale conclusione, va detto per correttezza, non si basa su analisi di laboratorio ma su semplice osservazione personale, ma la ritengo piuttosto condivisibile da chiunque abbia un occhio un po’ allenato (vedi foto) e per di più lavori da anni nel settore delle carni, CSM compresa.

Un ulteriore messaggio fuorviante (seppur meno grave) dato ai consumatori è contenuto nel riquadro dei “patti chiari” presente sulla confezione del prodotto, dove tra gli altri statements si dice anche che gli animali sono allevati a terra. Mentre per le ovaiole vi è effettivamente differenza, se non altro per quanto riguarda il benessere animale, tra galline allevate in gabbia e a terra, tale distinzione non ha alcun senso per i polli da carne (broilers) e i tacchini, che vengono SEMPRE allevati a terra, tra l’altro in condizioni di marcato sovraffollamento che certo non giova alla salute degli animali e alla qualità della carne. Questa caratteristica pertanto non è un “plus” offerto dall’azienda ma semplicemente la prassi di allevamento comune a tutti gli stabilimenti.

Immagini di Rita Lorenzini


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