E 1200, il polidestrosio

Nella etichetta di alcuni biscotti, ho trovato indicato il polidestrosio come fibra alimentare.

Di cosa si tratta? Il polidestrosio ha una storia alle spalle come additivo alimentare (E1200): stabilizzante, addensante, umettante in numerosi prodotti dell’industria dolciaria.

Da alcuni anni il polidestrosio ha ottenuto il riconoscimento come fibra alimentare ai fini della dichiarazione in etichetta di prodotti alimentari.

Ha un apporto calorico di circa 1 Kcal/g ed è costituito da polimeri di glucosio legati con molecole di sorbitolo e con residui di acido citrico o acido fosforico. I polimeri si ottengono per condensazione degli ingredienti. Il legame 1,6-glucosidico è il legame principale.

Per tutti i produttori di polidestrosio quindi il riconoscimento come fibra alimentare è stata una vera fortuna, da additivo a fibra alimentare con un mercato tutto nuovo su cui attecchire. Due i principali protagonist nel mercato globale del polidestrosio: la Danisco con Litesse e la Tate & Lyle’s con Sta-Lite.

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Bone Bone

Il nome richiama al tessuto osseo, è il progetto di “Bone Bone”, una merendina da banco frigo che sarà composta da due fette di pan di Spagna farcite da una crema di yogurt arricchita in calcio, probiotici e sostanze come l’inulina per migliorare l’assorbimento del minerale. Ideata da un gruppo di studenti dell’Università Federico II di Napoli, “Bone Bone” ha vinto l’edizione italiana di “Trophelia 2008” e quindi si è aggiudicata l’opportunità di rappresentare l’Italia in “TROPHELIA EUROPE 2008” il prossimo 20 ottobre a Parigi, in occasione del SIAL (Salone Internazionale dell’Alimentazione).

Ad attenderli una giuria che sarà composta da 13 rappresentanti delle principali aziende industriali alimentari tra cui Danone, Nestlè, Unilever e da alcune PMI. Il compito della commissione sarà verificare la fattibilità, qualità della ricetta e della confezione, la correttezza dell’etichetta e dell’informazione, il profilo di responsabilità sociale ed ambientale contenuto nel prodotto presentato.
I ragazzi di Napoli dovranno competere con i progetti vincitori delle competizioni nazionali degli altri 12 paesi. Cosa avranno ideato i ragzzi provenienti da Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Slovenia, Spagna e Ungheria?

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Le destrine di Nutri(ose)

Quali prodotti derivano dal mais? farina, amido, olio. Sono i primi che ci vengono in mente. Poi ci sono etanolo, destrosio, lecitina, sciroppo di glucosio e fruttosio. E anche le destrine si ricavano dal mais. Si tratta di composti che sulla base della nuova nomeclatura, sono considerati “fibre alimentari con effetto prebiotico”

Diverse aziende si sono specializzate nella produzione di prebiotici e di destrine da aggiungere a snacks, yogurth, bibite o altre applicazioni.
Le fibre prebiotiche di Actilight® per esempio, sono usate in Fibresse.

Destrine le troviamo in Fitness della San Pellegrino e in Alixir.

Nei nuovi Prebiotic Drink della San Benedetto che ho avvistato nei distributori automatici sul piazzale della stazione troviamo le fibre solubili Nutriose®. Sono destrine, fibre “solubili” che l’azienda francese Rochette ricava dal grano o dal mais.

Si allunga quindi l’elenco di prodotti “funzionali” pensati per “nutrire e stimolare la crescita di batteri buoni naturalmente presenti nell’intestino”.

Ecco la pubblicità del prebiotic drink Batik break della San Benedetto che contiene il 12% di frutta, crema di latte e vari altri ingredienti. Non l’ho ancora trovato sul sito dell’azienda.

Ma i prebiotici e i prodotti per il benessere intestinale si rivolgono solo al pubblico femminile? a giudicare dalle pubblicità di altri prodotti come questo (1, 2) o questo, sembrerebbe di sì.

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FibreSSe

Fibresse

Se la Barilla propone Alixir regularis® anche la Parmalat risponde con nuovi alimenti “funzionali” per contribuire a regolarizzare la “naturale” attività intestinale: ho trovato lo yogurt e il latte Fibresse che contengono il principio attivo Regoplus®.

Regoplus®? È una combinazione di fibre naturali, vitamina E e biotina- si legge sul sito dell’azienda.

Di quali fibre naturali si tratta? Ormai la risposta la conosciamo, dall’etichetta leggiamo che Regoplus contiene frutto-oligosaccaridi (FOS).

Come ho già scritto, la nomenclatura delle fibre alimentari è cambiata da alcuni anni. Ripropongo l’evoluzione del termine “fibre” negli ultimi decenni. Con questo termine, non si indicano solamente i componenti di natura polisaccaridica presenti nei vegetali, ma anche carboidrati “non digeribili” e la lignina. La definizione “non digeribile” include ora molte sostanze che in passato non erano considerate fibre, ne sono esempi l’amido resistente (resistant starch,)inulina e oligosaccaridi che non vengono digeriti dagli enzimi intestinali.

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Evoluzione del concetto di fibra alimentare

Anni 70 – Materiale della parete secondaria delle cellule vegetali

Anni 80 – Polisaccaridi non amidacei (cellulosa, emicellulose, pectine, gomme, mucillagini)

Anni 90 – Oligosaccaridi e amino-zuccheri non digeribili naturalmente presenti negli alimenti. Oligosaccaridi di sintesi chimica. Frazioni di amido resistenti alla digestione ( resistant starch)

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Tra i nuovi brevetti di frutto-oligosaccaridi ho trovato Actilight®. Disponibile in polvere o in forma liquida a concentrazioni dal 55% to 95%, è prodotta dallo zucchero di barbabietola attraverso l’azione di alcuni enzimi tra cui la beta-fructo-furanosidasi estratta dal fungo Aspergillus niger.

Produzione di Fos dalla barbabietola

Questo post lo inserisco nella categoria “fibre vegetali” ma non ho cambiato idea, considero sempre fuorviante che frutto-oligosaccaridi a corta catena siano inseriti tra le fibre alimentari. La scritta “con fibre” su molti prodotti alimentari, può contribuire ad un falso senso di sicurezza nutrizionale e non invita a scelte consapevoli da parte dei consumatori.

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Mandorle Californiane tra nutrizione e business

Quando ho visto questa pagina sull’American Journal of Clinical Nutrition, una delle riviste piu’ seguite dai nutrizionisti di tutto il mondo, prima ho curiosato nel sito Almonds are In dell’Associazione Californiana di produttori di mandorle. Poi mi sono chiesta in che situazione fosse la mandorlicoltura italiana. In rete ho trovato solo questo sito di una associazione di produttori di Agrigento, i dati sulle produzioni risalgono al 1998 e gli aggiornamenti del sito internet sono fermi al 2002. Un segnale molto eloquente che la situazione non è affatto positiva?.

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Alixir Regularis™

Niente da fare, sembra introvabile Alixir nei supermercati della mia città. Non è che la cosa mi sconvolga, ma dopo averne sentito parlare e continuando a vedere la pubblicità come questa su quotidiani e periodici, immaginavo che sarebbe aumentata la diffusione. E’ una delle mie specializzande che mi ha portato una bottiglia della bevanda arancia carota. La bevanda che contiene un mix di fibre battezzate come Alixir Regularis.

Cosa c’e dentro?

Ingredienti: acqua minerale naturale, zucchero d’uva concentrato, succo concentrato di arancia 3,8%, combinazione di principi attivi prebiotici alixir regularis 2,24% (galatto oligosaccaridi, malto destrina di mais), succo concentrato di carota 1,3%, succo concentrato di limone, vitamina C, aromi naturali, gelificante.farina di semi di carrube,vitamina B1, contiene lattosio.

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Il Beta glucano

Il Beta glucano, un polimero costituito da molecole di glucosio, si candida come protagonista del mercato degli alimenti funzionali. Lo ha scelto la Kellogs per comunicare l’effetto anti-colesterolo dei suoi nuovi cereali Optivita. Il beta glucano è incluso infatti tra le fibre vegetali solubili. Tra i meccanismi regolatori della colesterolemia è stata ipotizzata una riduzione dell’assorbimento del colesterolo nell’intestino, inoltre dalla fermentazione del beta glucano, si formano acidi a corta catena che inibiscono la sintesi epatica di colesterolo.

Beta glucano anche in alcuni prodotti da forno della linea Alixir della Barilla che ha scelto di rifornirsi in Nuova Zelanda dalla GraceLinc che ricava il betaglucano dall’orzo. Un grande risultato per i neozelandesi perchè sul mercato ci sono diverse altre aziende produttrici che ricavano il betaglucano sia da cereali (1,2) che da microrganismi. Il betaglucano infatti è un costituente della membrana cellulare di funghi e lieviti. Orzo, avena e grano ne contengono in percentuale del 7%,2% e 1%.

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