Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

Archivio della Categoria 'Filiere'

28 febbraio 2010

Eat real. Eat local.

Mentre stavo cercando delle animazioni su temi legati alle filiere e all’alimentazione mi sono imbattuta nel video prodotto nell’ambito del progetto Eat real. Eat local. Il contenuto è rivolto ai canadesi ma i temi ci sono comunque familiari: attenzione alle filiere, all’ambiente, alla stagionalità, maggiore consapevolezza negli acquisti. La sorpresa è che il committente è la Hellmann’s Best Food, brand della multinazionale Unilever. L’azienda è leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada.
Lo chiamiamo un esempio di greenwashing? Con questo termine che deriva delle parole inglesi green (verde) e washing (lavare) ci si riferisce a quelle aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni che organizzano campagne marketing eco-friendly. Il tutto allo scopo di creare un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) e distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità nei confronti di impatti negativi sull’ambiente.

Il video comunque per me è un piccolo capolavoro di animazione.

Fonte: CANADIANS ENCOURAGED TO ‘TWEET’ FOR CHARITY JULY 29TH eatrealeatlocal.ca

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15 febbraio 2010

Dal laboratorio al piatto: le magiche proteine isolate dalla soia

Nuova puntata della serie Dal laboratorio al piatto ma stavolta non si tratta di colture cellulari che comunque procedono nei laboratori della Harvest.

La materia prima è decisamente diversa, si inizia con proteine isolate dalla soia (ISP), uno dei numerosi derivati della soia. Grazie ad un processo di estrusione a elevate temperature si produce un materiale che ricorda la “consistenza della carne avicola” secondo i ricercatori che l’hanno prodotta. Poi con l’aggiunta di aromi si perfeziona il sapore. Destinazione possibile del prodotto il mercato dei vegetariani.

E’ divertente leggere come viene descritta la notizia degli studi condotti da alcuni ingegneri del College of Agriculture, Food and Natural Resources e del College of Engineering

- Un prodotto che alla fine della lavorazione si presenta molto simile al suo “cugino” di carne, ma che avrebbe per converso effetti benefici sul colesterolo e la salute delle ossa. La Stampa.it

-Scienziati americani dell’Università del Missouri creano un pollo di soia dall’aspetto e dal sapore molto simile al ruspante pennuto, ma prodotto con ingredienti esclusivamente vegetali.

-Un pollo a base di soia per la gioia di tutti vegetariani e vegani del mondo che potranno così finalmente provare il piacere di mangiare (rigorosamente con le mani se dovesse trattarsi della coscia) carne bianca che carne non è. GreenMe

A parte gli effetti sul colesterolo e sulla salute delle ossa, su cui magari tornerò, non è mica una novità che le proteine isolate dalla soia vengano usate per produrre alimenti rivolti ai vegetariani. Infatti le proprietà delle proteine vegetali sono note da tempo e vengono impiegate piuttosto frequentemente anche nei piu’ comuni piatti pronti. Comunque vi va di vedere come si presenta il prodotto estruso perfezionato dal Prof Fu-Hung Hsieh e collaboratori?

Fonte

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12 febbraio 2010

Dal mais Bt alla melanzana BT: quid noctis?

Si è riacceso il dibattito sulle biotecnologie applicate all’agricoltura. Qualche giorno fa in occasione di FieraGricola si è parlato di un menu’ offerto da Confagricoltura: a base di polenta preparata con mais Bt.

Si anticipano prossime semine a Nord-Est. Insomma mais Bt sui media e di grande attualità in questi ultimi giorni. A livello internazionale invece è un ortaggio OGM quello di cui si parla di piu’ ultimamente ed è la melanzana.

L’India è uno degli stati in cui si coltiva da numerosi anni una varietà di cotone OGM: il cotone BT. Il cotone raccolto serve all’industria tessile ma non solo, non tutti sanno che dalla lavorazione della pianta, si ricava anche l’olio di cotone che trova impiego nell’industria alimentare e nella mangimistica.

Mi sono chiesta: Come mai in uno stato in cui è già accettata la coltivazione di una pianta OGM, proteste e critiche sono state sollevate alla introduzione della coltivazione di un ortaggio transgenico:la melanzana BT?. Doveva essere, nelle intenzioni dei ricercatori che l’hanno messa a punto, il primo ortaggio coltivato in Asia. In fondo l’approccio è lo stesso usato per il cotone BT, cioè rendere una pianta in grado di produrre sostanza tossiche contro alcuni parassiti. Probabilmente il cotone Bt è visto solo come materia prima per l’industria tessile mentre crea diffidenza l’ortaggio destinato all’alimentazione umana? La storia si ripete come accaduto con la patata Bt?

Buona occasione per fare ordine nell’argomento, capire cosa significa Bt e descrivere le finalità di questa modificazione genetica. Le applicazioni biotecnologiche all’agricoltura sono così numerose che non si può generalizzare.Meglio procedere caso per caso.

BT deriva dal nome di un batterio del suolo il Bacillus Thuringiensis che produce delle proteine tossiche per alcuni insetti tra cui alcuni parassiti vegetali. Le proteine sono di due tipi: le citolisine (Cyt) e le delta-endotossine (Cry). Le proteine Cyt sono tossiche verso gli insetti appartenenti ai Coleotteri e ai Ditteri. Le proteine Cry hanno come bersaglio i lepidotteri. La biotecnologia messa a punto per inserire la modificazione nel patrimonio genetico delle piante e che chiamiamo modificazione BT permette quindi alle piante transgeniche di produrre delle proteine tossiche che fungono da insetticidi. Ecco una immagine che ci spiega cosa accade.

Fino ad oggi è permessa la coltivazione del solo mais BT in Europa. Ma altre coltivazioni o sperimentazioni sono state studiate,tra le piante BT di varie specie ci sono il cotone Bt, la soia, la patata Bt, il riso Bt. Tutte le piante geneticamente modificate contengono un gene del batterio che permette quindi di produrre una tossina attiva verso i parassiti in tutti i tessuti della pianta.

Una pianta Bt è resistente a tutti i potenziali parassiti che lo possono colpire? No, ad esempio esistono tipi di mais Bt che sono resi resistenti alla piralide, altri alla diabrotica. Insomma il tema è piu’ complesso di quanto si pensi. Non credo sarebbe un problema inserire nel patrimonio genetico del mais piu’ geni, anzi da qualche parte di certo qualcuno lo ha già fatto. Nel caso specifico della melanzana Bt di cui si parla in questi giorni, è stata modificata per resistere al “fruit and shoot borer pest”.

Le tossine rendono le piante resistenti ad alcuni parassiti e pertanto questa modificazione non è vantaggiosa per l’ambiente? Alcuni studi sostengono che le coltivazioni di piante Bt permettono di ridurre i trattamenti programmati contro i parassiti. Si è stimato, per esempio, che le melanzane Bt potrebbero ridurre significativamente (fino al 40%) le perdite di raccolto dovute a infestazioni parassitarie.

Uno dei problemi che può insorgere è che nelle colture Bt, può aumentare la resistenza genetica tra gli insetti nocivi. E’ per questo motivo che quando si coltivano piante transgeniche Bt, vengono create zone di rifugio per gli insetti parassiti: approccio chiamato dagli studiosi: refuge-strategy. Credo che le simulazioni per studiare la diffusione della resistenza in popolazioni di insetto nocivi siano tuttavia problematiche.

E gli insetti utili? Alcuni autori hanno suggerito in passato che la tossicità esercitata da alcune piante modificate non fosse selettiva verso gli insetti dannosi e avrebbe potuto provocare la scomparsa anche di altre specie di insetti. A questo proposito alcuni studi hanno dimostrato che la mortalità delle larve di alcuni insetti predatori del parassita della piralide del mais, è aumentata nelle larve nutrite con mais Bt rispetto a quelle nutrite con mais non transgenico. Altri studi condotti su altre piante transgeniche hanno dimostrato che le coccinelle che si nutrivano di afidi allevati su piante transgeniche deponevano meno uova rispetto a quelle nutrite con afidi allevati su piante non transgeniche. Rassicuranti sono comunque molti altri lavori pubblicati in seguito sulle ricadute sull’ambiente e di cui allego qualche riferimento. In particolare è interessante una meta-analisi che tranquillizza sull’assenza di un effetto negativo sulle api. Gli stessi autori comunque auspicano studi ulteriori in campo per comprendere gli effetti a lungo termine.

E ora qualche considerazione,limitandomi agli effetti sull’ambiente. In laboratorio sono stati selezionati diversi ceppi del Bacillus che esprimono proteine tossiche che agiscono specificatamente contro alcuni insetti parassiti. Fino ad oggi piu’ di 200 diversi geni cry sono stati isolati. Piu’ di un centinaio di endotossine sono state studiate e caratterizzate. Questo costituisce un arsenale vastissimo che potrebbe essere usato in futuro per diverse applicazioni.

Le spore del batterio Bacillus Thuringiensis si usano nella lotta integrata già da molti anni. Perchè la modificazione Bt genera diffidenza? Buona domanda che spesso sento sollevare dai sostenitori degli OGM.

E’ vero, le spore si usano in agricoltura e anche nei parchi urbani per combattere parassiti di piante che costituiscono l’arredo urbano. Ho letto di applicazioni anche contro la fastidiosa zanzara tigre. Il Bacillus Thuringiensis però da quello che ho letto non sopravvive a lungo nell’ambiente,ci sono dati su questo. Alcuni autori affermano che le proteine Cry sintetizzate nelle piante Bt si degradano velocemente nel suolo, altri affermano che le tossine non sarebbero degradate così facilmente nel terreno.

Non sono una microbiologa, nè una entomologa, chiedo quindi a qualcuno piu’ esperto di me che ha già riflettutto sul tema.

-La modificazione Bt che permette alle piante transgeniche di produrre le proteine tossiche in tutte le parti della pianta e per tutto il ciclo vitale, è paragonabile per gli effetti sull’ambiente e sull’ecologia del suolo, all’intervento con le spore di Bt che fungono da insetticidi? mi riferisco ovviamente a piante coltivate su larga scala.
Intanto in India,paese da cui siamo partiti, è stata rimandata la decisione di iniziare la coltivazione della melanzana Bt.

Se avete voglia potete leggere il lunghissimo botta e risposta tra il ricercatore Seralini e il comitato a favore della melanzana Bt in India lo trovate qui:

Una immagine della mobilitazione in India contro la melanzana Bt.

http://www.hindu.com/2010/01/17/images/2010011756250802.jpg

Bibliografia:

-Insecticidal activity of Bacillus thuringiensis crystal proteins. J Invertebr Pathol. 101(1):1-16, (2009) .

- Insect resistance to Bt crops: evidence versus theory. Nat Biotechnol. 26(2):199-202 (2008).

- Bacillus thuringiensis (Bt) transgenic crop: an environment friendly insect-pest management strategy. J Environ Biol. Sep;29(5):641-53 (2008)

- Interactions between plant resistance genes pest aphid population and beneficial aphid predators in Scottisch crop research Institute annual report (1997)

- Initial frequency of alleles for resistance to bacillus thuringiensis toxins in field population
of heliotis virescens, Proceedings of the National academy of Sciences 94,3519-23 (1997)

-How Bacillus thuringiensis has evolved specific toxins to colonize the insect world, Trends in Genetics. 17:193-199, (2007)

- Engineering Modified Bt Toxins to Counter Insect Resistance. Science. 318: 1640-1642,2007

- India divided over plans for GM aubergine

- Pest-resistant Bt brinjal developed developed

- The Development and Regulation of Bt Brinjal in India

- A Meta-Analysis of Effects of Bt Crops on Honey Bees (Hymenoptera: Apidae)

Fonte immagine

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8 febbraio 2010

Come nascono i Glocal McDonald’s

Lo sapevate che dal 2006 a Hong Kong c’è il McDonald’s Food Studios and Quality Center in cui si studiano modelli di consumo e gusti locali nelle varie regioni del mondo? Tutto viene analizzato in dettaglio per arrivare a nuove proposte che rispettino alcune regole ben precise, non solo la forma, gli ingredienti e il look, anche il tempo di consegna è omologato e fissato in 55 secondi. Anche in Europa c’è un centro ricerche, si trova a Monaco ed è qui che sono stati messi a punto formati e ingredienti degli ultimi prodotti. Tutti i dettagli entrano nel Product File dove sono riportate tutte le informazioni di peso, dimensioni, quantità e altre cose che il prodotto deve avere. Leggo che negli ultimi anni un team di 14 chef con esperienze culinarie importanti, guidati da uno chef italiano -chi sarà?- ha lavorato all’European Food Studio per sviluppare ricette dal “sapore italiano” come i Sapori di Montagna con Speck dell’Alto Adige IGP.

Forse anche il McItaly è frutto di studi condotti in questi centri anche se il Ministro afferma che è una sua idea e ha raccontato di aver dovuto rincorrere la multinazionale prima che la sua idea fosse ascoltata e avesse seguito. A proposito avete visto il servizio di qualche sera fa al Tg1 sulle polemiche Luca Zaia – Guardian?

Non è una novità quindi per Mcdonald’s cercare di inserire gusti e materie prime regionali nei suoi punti vendita sparsi per il mondo. Ho cercato in rete e ho trovato prodotti davvero strani. Nel ricorrere i gusti locali e regionali, sono nati: McDo Croque per il mercato francese, Ebi-O Filet In Giappone, il McFalafel in Egitto, l’hamburger Shogun a Hong Kong, il McCurry in India,il McBingsoo in Corea del Sud. Solo in Italia però l’iniziativa ha ricevuto il supporto -anche se gratuito- del Ministero delle Politiche Agricole.

E’ curioso trovare che nella storia del Mcdonald’s, ricca di successi, si contano anche diversi flop legati in vari casi proprio a proposte diverse dal classico panino e hamburger. Tra i prodotti McDonald’s caduti nel dimenticatoio o scomparsi del tutto ho trovato:

-McGratin croquette Era uno speciale hamburger progettato per il mercato giapponese. Cause del fallimento forse l’abbinamento tra deep-fried macaroni, gamberi, e purè di patate serviti su un letto di foglie di cavoli?.

-Hulaburgercreato nel 1963, era rivolto a cattolici rispettosi del venerdì senza carne. Si trattava di un cheeseburger, ma una fetta di ananas sostituiva la carne.

-Deluxe Arch Un fallimento anche il Deluxe Arch forse per il prezzo maggiore delle altre proposte.

- Mclobster L’aragosta al McDonald? Sembra che in Canada non sia andata troppo bene con il Mclobster.

-McAfrica le numerose critiche suscitate dalla campagna pubblicitaria nel 2002, convinse gli addetti ai lavori a non proseguire.

-McPizza Nella metà degli anni Novanta, McDonald’s decise di entrare nel business della pizza, nasceva McPizza. Progetto gradualmente abbandonato e dimenticato negli anni successivi.

- Dinner Menu:McPasta testato per 6-12 mesi in due sedi a New York e Tennessee. comprendeva la pizza di cui sopra, ma anche lasagne, spaghetti, fettuccine Alfredo, e il pollo arrosto come antipasti. Come contorno purè di patate e verdure. Come il McPizza, fu un fallimento.

Recentemente la società ha proposto piatti di pasta per bambini in Nuova Zelanda e Australia. La scarsa domanda sembra che abbia fatto fallire l’idea.

Tornando al McItaly, è’ presto per fare bilanci. Sarà il tempo dell’esperimento -si parla di sette settimane- a stabilire se la nuova proposta McItaly sarà gradita ai giovani che il ministro si prefigge di educare.

Riuscirà anche la nuova proposta a contribuire a valorizzare i prodotti DOP scelti per l’operazione e ad avere una positiva ricaduta sull’agricoltura italiana? per ora le critiche superano abbondantemente pareri favorevoli sull’intera operazione.

Fonti:

Il McItaly su BlogBabel e su GoogleNews

- L’occhio vuole la sua parte… A tavola?!

-Top 10 Failed McDonald’s Products

-A golden recipe for McDoonald’s Europe

- McDonald’s Europe

-‘McDonald ‘convertito’ sulla via di Damasco da super Zaia o Made in Italy McDonaldizzato?

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24 gennaio 2010

Betaglucani reloaded

PastaRiso Scotti

Il tempo passa veloce, sono già passati due anni da questo post in cui avevo ricostruito le caratteristche nutrizionali e il mercato dei beta glucani, ipotizzando il loro ingresso nel mercato degli alimenti funzionali.

I betaglucani, inclusi tra le fibre vegetali solubili, sono polimeri del glucosio. I legami tra le varie molecole non sono scissi dagli enzimi intestinali ma sono demoliti dai batteri della flora batterica intestinale.

beta-glucan_

I betaglucani aiutano a ridurre il colesterolo? Tra i meccanismi regolatori della colesterolemia, in comune con altre fibre vegetali, è stato ipotizzato che i betaglucani eserciterebbero una riduzione dell’assorbimento del colesterolo nell’intestino, inoltre dalla loro fermentazione, si formerebbero acidi organici a corta catena a cui è stato attribuito un ruolo inibitore della sintesi epatica di colesterolo.

Tra le aziende che li hanno scelti come ingredienti funzionali vi è la Kellogs con i cereali Optivita. Beta glucani anche in Alixir e biscotti Galbusera. Ora la Pastariso Scotti.

Stamattina ho incontrato appunto la pubblicità della Pastariso, un tipo di pasta con i seguenti ingredienti: Farina di riso, fibra di orzo con betaglucani (7%), gemma di riso 2%, emulsionante: mono e digliceridi degli acidi grassi.

Dall’etichetta nutrizionale risulta che in 100 g di pasta sono contenuti 1,7 g di betaglucani.

Leggo che:
75 g di PastaRiso permettono di coprire il 25% della quantità giornaliera di betaglucani.

Ma da quando è stato stabilito il fabbisogno giornaliero in betaglucani?

Ora sto cercando in che quantità i betaglucani esercitano il loro effetto ipocolesterolemizzante.

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20 gennaio 2010

Un progetto triennale per un Mcdonald’s a basso impatto ambientale?

1-cowbackpacks

Solo a me sembra una trovata per far parlare di sè l’annuncio della Mcdonald’s di monitorare le emissioni di gas metano delle mucche allevate nel Regno Unito? È stato stimato che i bovini producono il 4% delle emissioni nocive del Regno Unito. Il progetto triennale sarà supportato da un punto di vista scientifico da Eco2Project.

Ovviamente la dieta degli animali può avere un ruolo importante e modula la formazione di gas da parte dei batteri che compongono la flora batterica ospite nel rumine degli animali. Il tema è stato già affrontato in passato.Tra le modificazioni della dieta proposte fino ad oggi ve ne sono alcune curiose, l’uso dei fish oils o di alghe marine.
Altri hanno proposto l’aggiunta di grassi derivati da olio di cocco, semi di lino, semi di girasole, estratti di tannini e saponine, composti già in commercio in polvere e quindi facilmente miscelabili ai mangimi. E perfino l’aggiunta di l’aggiunta di aglio ai mangimi.

Nella foto il dispositivo messo a punto da un gruppo di ricercatori argentini per studiare appunto le emissioni di gas dai ruminanti. Ma veramente c’è chi ha pensato ad una cow ? tax?

Altri posts e commenti utili sul tema:
-stare-a-dieta-fa-bene-al-pianeta
- allevamenti-suv-e-bombe-climatiche.
-Carbon label-carbon-foot-print-insomma-le-emissioni-di-anidride-carbonica-in-etichetta-prendere-esempio-dalla Svezia

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16 gennaio 2010

Una tazza di caffè connettivo

Ma veramente c’è qualcuno al quartier generale della nota multinazionale svizzera che pensa che ci sia chi crede che il collagene inserito nel caffè istantaneo può avere un ruolo positivo per il benessere della pelle?

collagen

Il Collagen coffee è disponibile per il mercato asiatico, per ora. Ma non è un caso isolato, si trovano anche altri prodotti a cui è stato aggiunto il collagene come la Collagen water e i marshmallow.

Intanto mi interrogo sulla filiera che permette di arrivare ad una forma solubile del collagene. Sappiamo infatti che il collagene è una proteina strutturale che è presente nei tessuti connettivi di ossa, tendini, cartilagini e cute dell’uomo e di numerose specie animali (bovini,suini,ecc…).
Queste materie prime (ossa, cartilagini, cute) sono usate per ottenere il collagene e il suo derivato: la gelatina. Quest’ultima è conosciuta anche come colla di pesce. Quante volte l’abbiamo usata per preparare budini o altri dolci? Qui avevo ricostruito un po’ la storia di questo ingrediente.

Il collagene che entra nella composizione dei prodotti in vendita in Giappone,Malesia, Thailandia e in numerosi altri stati deriva da sottoprodotti di lavorazione del pesce (fish collagen) e viene chiamato collagene marino.

Si utilizzano le scaglie del pesce e mediante trattamenti con acidi e alcoli, deodorizzazione e enzimi proteolitici si ottengono i polipeptidi del collagene.

I prodotti in polvere che si ricavano possono poi essere usati per preparare drink, supplementi, vari prodotti alimentari e cosmetici. Ho provato a rappresentare una ipotetica filiera molto in sintesi.

fish collagen

In particolare Collagen coffee, collagen water e collagen marshmallow sono esempi di Nutracosmetici.

Cosa vi fa venire in mente il termine nutracosmetico? A me per quanto riguarda l’Italia e altri stati europei viene in mente il prodotto Essensis della Danone. Fu un flop e si decise di non proseguirne la produzione.

Fonti:
-Japanese-eat-collagen-in-attempt-to-stay-young.

-Una gelatina speciale

- Essensis di Danone ha fatto flop

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21 novembre 2009

Enzimi e biotecnologie nella vita quotidiana: farine e amido idrolizzato enzimaticamente

Mi ha scritto una mamma incuriosita da alcuni ingredienti di una farina lattea.

Ecco cosa dice l’etichetta:

“Farine di riso e mais idrolizzate enzimaticamente (90%), zucchero, tapioca idrolizzata enzimaticamente, aroma naturale di vaniglia (0,4%) vitamine (niacina,B6, B2, B1)”

Buona occasione per parlare di enzimi applicati al settore agroalimentare, in questo caso gli enzimi impiegati per idrolizzare l’amido e la farina.

Un piccolo ripasso di biochimica, l’amido è il principale carboidrato di riserva delle piante. E’ contenuto nei cereali, nelle patate e altri tuberi. E’ costituito da una miscela di due polimeri di glucosio: amilosio ( circa 20-30%) e amilopectina (70-80%). Nell’amilosio i legami tra le molecole di glucosio sono di tipo alfa 1-4 mentre nell’amilopectina ci sono sia legami alfa 1-4 sia alfa 1-6. Il rapporto tra le due molecole (amilosio e amilopectina) determina le proprietà sensoriali, organolettiche e funzionali dell’amido.

Durante la digestione nell’intestino umano l’amido che introduciamo con gli alimenti(pane,pasta ecc..) viene demolito dagli enzimi (amilasi salivare e pancreatica) e si formano molecole di glucosio, uno dei substrati energetici principali per il nostro organismo.

Oltre che essere contenuto nel pane e nella pasta, l’ amido è una delle macromolecole che può essere impegata nella produzione di snacks,zuppe, piatti pronti, baby foods,dessert ecc. Per l’industria l’amido (ottenuto da mais, grano, tapioca,patata) infatti è anche una materia prima che può essere trasformata in amidi modificati che trovano impiego come addensanti. L’amido viene quindi sottoposto a trattamenti chimici, fisici o enzimatici. Ne avevo parlato tempo fa in questi posts.

A cosa serve il trattamento enzimatico della farina o dell’amido come accade nella farina lattea? L’amido viene idrolizzato perchè si ottiene un prodotto piu’ digeribile e che ha un buon sapore dolce anche senza aggiunta di zuccheri.

Perchè nell’etichetta non ci sono i nomi degli enzimi impiegati? L’etichetta non ci dice quali enzimi sono stati usati perchè non è un dato che è obbligatorio riportare. L’etichetta non ci dice inoltre quali prodotti si sono formati durante il trattamento dell’amido, molto probabilmente oligosaccaridi, maltodestrine.

Quali enzimi piu’ frequentemente sono usati per idrolizzare l’amido?

I piu’ comuni sono:
-le alfa-amilasi, enzimi che idrolizzano il legame alfa-1, 4
-le glucoamilasi che idrolizzano i legami alfa-1, 4 e alfa-1, 6
-le pullulonasi che idrolizzano le catene laterali alfa-1, 6

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Questa è una animazione che mostra come lavora l’alfa amilasi. enjoy! :)

Come si ottengono questi enzimi? Gli enzimi sono proteine con funzione catalitica, cioè permettono di accelerare lo svolgimento delle reazioni chimiche. Molti enzimi sono utilizzati nell’industria a alimentare. Amilasi,glucoamilasi e pullulanasi sono solo alcuni, quelli che si utilizzano appunto per trattare l’amido e altre fonti di carboidrati. Gli enzimi sono prodotti su larga scala utilizzando microorganismi che vengono fatti crescere in bioreattori o utilizando altre biotecnologie. Tra i microrganismi che elaborano enzimi che hanno importanza nella produzione industriale di alimenti ci sono il Bacillus subtilis, B.licheniformis, Saccharomyces cerevisiae, Aspergillus niger, Aspergillus oryzae.
La maggior parte degli enzimi microbici viene secreta all’esterno nel liquido di coltura e può essere quindi isolata dal resto, purificata e stoccata fino al momento dell’uso. Diciamo che una scena tipo questa è familiare in una azienda che mastica biotecnologie e batteri.

bioreattore
Potrebbero essere anche enzimi ottenuti da batteri manipolati geneticamente? Certo, non possiamo escludere che alcuni di questi microrganismi possono essere manipolati geneticamente. Saprete di certo che non è obbligatorio indicare nelle etichetthe alimentari se durante la produzione si è fatto uso di enzimi ricavati da microrganismi OGM.

Insomma le biotecnologie sono tra noi e trovano numerosissimi impieghi. Forse non ci avete mai pensato,ma sono davvero tanti gli enzimi che vengono usati nella produzione di cibi, bevande, detersivi, fibre tessili. Ho riassunto in questa immagine alcuni degli enzimi impiegati nell’industria alimentare, se interessa ne riparleremo.

enzimi1

Altri articoli che potrebbero essere utili:

-lo-sciroppo-di-glucosio-fruttosio.html

-Amido modificato;

-GM Microorganisms Taking the Place of Chemical Factories

-Using industrial enzymes

-Fonte immagini (1)

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2 ottobre 2009

Dell’FSA, dell’AFSSA e delle micotossine sui prodotti biologici

Torno a parlare di prodotti biologici e loro qualità, ma non è solo una riflessione sui contenuti del nuovo dossier pubblicato “Nutritional quality an safety of organic food. A review”, mi chiedo anche come mai in questa occasione i dati abbiano avuto molto meno seguito sui media.

Qualcuno ricorderà infatti i numerosi articoli e commenti seguiti alla pubblicazione del dossier voluto dalla Food Standard Agency e pubblicato due mesi fa. I prodotti biologici sono piu’ nutrienti di quelli convenzionali? questa la domanda a cui il ricercatore Alan Dangour della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM), incaricato dall’FSA, aveva risposto dopo un esame attento della letteratura scientifica.

Da un paio di settimane, è’ stato pubblicato il riassunto dell’articolo “Nutritional quality an safety of organic food. A review” in “Agronomy for Sustainable Development “(2009) curata da Denis Lairon dell’università Aix-Marseille. Il nuovo studio, commissionato dall’ AFSSA, l’agenzia francese sulla sicurezza alimentare, ha indagato oltre agli aspetti nutrizionali, anche dati riguardanti la sicurezza dei prodotti biologici” rispetto ai convenzionali.

Ho cercato di reperire l’articolo intero, eccolo: Nutritional quality an safety of organic food. A review

Sugli aspetti nutrizionali il ricercatore ammette che ci sono dei limiti e che solo per alcuni nutrienti possiamo trarre delle conclusioni convincenti. Per altri, i dati sono troppo pochi e studi futuri devono essere programmati.

Sul piano della sicurezza, il ricercatore ha concluso che tra il 94 e 100% dei prodotti organici non contiene residui di pesticidi e che gli ortaggi contengono circa il 50% in meno di nitrati.

La ricerca ha anche messo in evidenza che non esistono differenze significative nei livelli di micotossine tra cereali biologici e cereali convenzionali. Questo è un dato interessante su cui ragionare perchè quando si parla di prodotti biologici si ipotizza che i livelli di contaminanti fungini siano maggiori, anzi alcuni ne sono davvero convinti. Io non ho dimenticato le affermazioni sul mais cancerogeno per esempio.

Ho tradotto la parte che riguarda questo aspetto. Anticipiamo subito che le micotossine sono diverse, una famiglia numerosa di composti sintetizzati da microrganismi come l’Aspergillus,Penicilllium e Fusarium. le micotossine piu’ studiate hanno nomi impronunciabili come ocratossina A (OTA), fumonisine, deossinivalenolo ( DON), patulina e zearalenone (ZEN). I livelli massimi consentiti sono 0.1-2 ppb/kg.

Veniamo ai dati pubblicati nel report. Uno studio condotto in Svizzera ha dimostrato che il grano è risultato contaminato con la micotossina DON a livelli di 74 ppb nel grano biologico e 109 ppb nel convenzionale.

-In Danimarca in media i campioni di cereali biologici avevano valori maggiori di OTA.
Per quanto riguarda le micotossine ZEN e DON il grano biologico era meno contaminato dal fungo Fusarium.
-Altri studi sono stati condotti su farine e prodotti ottenuti dai cereali come pane,biscotti, muesli. Su circa la metà dei prodotti è stata rilevata la presenza di micotossine a vari livelli, ma comunque inferiori ai prodotti convenzionali.

- Nessuna differenza tra biologici e convenzionali è stata trovata da ricercatori italiani su cereali e baby-foods.

-Anche il latte è stato oggetto di due studi dai quali è emerso che i campioni biologici contenevano meno micotossine rispetto ai convenzionali. Un altro studio ha trovato risultati opposti.

-Una ricerca condotta in Belgio sulla birra prodotta nel periodo 2003-04 ha dimostrato che i campioni biologici erano piu’ contaminati dall’OTA rispetto ai convenzionali ma nel 2005 le differenze non erano piu’ evidenti.

Difficile trarre delle conclusioni.

La contaminazione soprattutto dei cereali è diffusa sia nei prodotti biologici che convenzionali anche se i livelli sono bassi.

Nonostante l’assenza di trattamenti con fungicidi nei prodotti biologici, la contaminazione non supera i livelli ammessi.

C’è una grande eterogeneità nei dati acquisiti fino ad oggi.

Come si dice in questi casi concludendo gli articoli? Future studies are necessary to elucidate whether level of mycotoxins in organic and conventional products differ significantly”

Via

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4 settembre 2009

Do you sushi?

Sushi alla Coop Yamasushi.it

Il sushi va di moda, te ne accorgi perchè leggi che nelle città principali aprono locali in franchising, attività che portano a domicilio il sushi, bar e pizzerie che chiudono e al loro posto compaiono i sushi-bar. Avrete sicuramente seguito i recenti vivaci scambi di opinione. A volte se ne parla anche facendo confusione, sushi non significa solo pesce crudo e il termine si riferisce ad una vasta gamma di cibi preparati con riso. Al di fuori del Giappone invece viene spesso inteso quasi unicamente come pesce crudo, o come riferimento ad un ristretto genere di cibi giapponesi, come il maki o anche il sashimi che sono appunto pesce servito senza il riso. E hai conferma della tendenza quando nel banco frigo del supermercato dove vai abitualmente a fare compere, compare un vassoio con una porzione di sushi. Avvistato in vendita alla Coop il box che vedete nella foto. Alcuni amici mi hanno detto che si trova anche in altri ipermercati. Il box è prodotto dalla Yamasushi. e come vedete è corredato di salsa di soia e bustina di wasabi.

Vediamo gli ingredienti? riso condito (riso,aceto di riso, zucchero,sale),salmone*,gambero cotto*,cetriolo,alga nori, frittata (uova,farina di grano,farina di granturco,latte), semi di sesamo, surimi* (pesce pasta bianca 51%,amido di grano, albume, zucchero, sale, vino di riso, olio di girasole, aroma di granchio,colorante E120,E160c), erba cipollina, tonno sott’olio, maionese, salsa di soia in bustina (acqua, semi di soia, frumento,sale,alcol), wasabi in busta (rafano, sorbitolo, amido di frumento, olio di colza,farina di soia,acqua, acido citrico, gomma di xantan.* Prodotto decongelato

L’aroma granchio e i coloranti usati per il surimi mi hanno fatto tornare in mente questo post e l’impiego di vari processi per arrivare a imitazioni di gamberetti,polpa di granchio o altri prodotti ittici.
La presenza di maionese, tonno sott’olio, mi fanno pensare ad un tentativo di rendere il prodotto piu’ vicino ai gusti di chi cerca un pasto già pronto,in alternativa al sandwich, il surimi mi fa pensare ad un prodotto di qualità non eccelsa.

Il Prezzo? 6.30 euro per 210 g complessivi.

Non sono una esperta di cucina giapponese, ma ho familiarizzato con alcuni ingredienti insoliti per me in occasione di un pranzo preparato a casa mia da Isako,una amica giapponese di mio figlio. Ho recuperato i miei appunti e qualche foto di quella occasione e vi proporrò cosa ho imparato quel giorno.

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