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Randomestrale di Incultura Alimentare

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18 Giugno 2009

Cadmio, che granchi!

Grancio

Visto che lo leggo spesso, posso tranquillamente scrivere senza pericolo di smentite, che non c’è mese in cui nel bollettino Rapid Alert System for Food and Feed (RASF) non sia segnalata la presenza di prodotti ittici contaminati con cadmio. E’ capitato anche nelle scorse settimane (1,2). E chi sono i prodotti coinvolti? granchi Cancer pagurus importati in Italia dalla Francia. I mercati per queste specie sono costituiti soprattutto dalle esportazioni dal Nord-Europa verso gli altri stati, e ci sono tre categorie principali di prodotti: granchi vivi, refrigerati o congelati. Il prodotto vivo è quello di maggior valore, a causa dei costi di produzione e di trasporto.

Il cadmio è un metallo che è considerato molto dannoso se si superano certi livelli di assunzione. Visto il ripetersi della segnalazione, da mesi, anzi da anni ho cercato di saperne di piu’. I molluschi e crostacei marini sono tra gli animali che assorbono piu’ metalli dall’ambiente in cui vivono. Riescono a sopravvivere, anche in ambienti particolarmente inquinati pertanto diventano una fonte alimentare per l’uomo. Il cadmio e altri metalli vengono assorbiti e si localizzano in maggiori quantità in alcuni organi tra cui l’epatopancreas. Da reminiscenze dei miei studi di anatomia comparata, l’epatopancreas è un organo degli invertebrati che assolve le funzioni di due organi (digestione e assorbimento) e si è dimostrato che molluschi e crostacei concentrano in maggior quantità il cadmio e altri metalli proprio in questo organo. Gli esemplari su cui è stata dimostrata la presenza di livelli elevati di cadmio, sono risultati pescati nel Nord Est Atlantico e spediti in Italia dalla Francia.

Il Regolamento (CE) 1881/ 2006, della Commissione definisce i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari e prevede un tenore massimo in cadmio pari a 0,50 mg/kg di peso fresco dei crostacei ad eccezione delle carni scure del granchio. Le parti commestibili non sono soltanto le carni bianche delle chele, delle zampe e del carapace, ma anche le branchie e l’apparato gastroenterico compreso l’epatopancreas e negli animali femmine dal corallo (uova), quindi le autorità interessate si sono mosse per approfondire il problema che richiede ovviamente grande attenzione sul piano metodologico e di specificare la matrice dell’omogenato analizzato e le metodiche analitiche utilizzate.

Due domande:

-Quale può essere stata la causa della contaminazione in quella zona dell’Oceano?

e soprattutto, i risultati sfavorevoli e le non conformità si ripetono da parecchio tempo. Possibile che gli esportatori non sappiano queste cose?

Links:

-Rapid Alert System for Food and Feed (RASF)

-Field and experimental studies on cadmium in the edible crab Cancer pagurus

-Macro and trace elements in two populations of brown crab Cancer pagurus: Ecological and human health implications

-Cadmium.org

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17 Giugno 2009

Fluida, disoleata, sprayzzata, acetilata o idrossilata? E322, un additivo multifunzionale

mosaico lecitina

-E’ uno dei fosfolipidi principali delle membrane biologiche che ne contengono circa il 75%.

-E’ un additivo emulsionante e non solo. Indicato con la sigla E322, è ampiamente usato dall’industria alimentare. La troviamo nel cioccolato, biscotti, nella maionese.

- E’ venduta come ipocolesterolemizzante.

- Perfino come anticellulite (!).

- E’ uno degli ingredienti impiegati nella cucina molecolare e proprio il suo impiego nella cucina di alcuni chef l’hanno resa famosa.

Di cosa si tratta? Bravi, la lecitina, scoperta nel 1846 dal chimico francese Maurice Gobley che la estrasse per primo dal tuorlo d’uovo e la chiamò col nome greco del tuorlo d’uovo (lekithos).

Ricordo che una delle mie prime esperienze in laboratorio, durante la preparazione della mia tesi, fu l’uso della lecitina (o fosfatidilcolina) in polvere o dissolta in solventi per preparare liposomi da impiegare come modelli sperimentali di membrane cellulari. Ho usato per un po’ di tempo la lecitina d’uovo. Poi sono passata ad altre fosfatidilcoline purificate in relazione ai vari esperimenti in laboratorio. In congelatore in laboratorio ne ho trovate diverse fiale.

fosfatidilcoline

Veniamo all’uso della lecitina come agente ipocolesterolemizzante?. Ok. La lecitina la danno per abbassare il colesterolo!” ha dichiarato di recente lo chef Bottura in difesa dell’uso che fa della lecitina di soia in cucina.

Chiariamo. Il ruolo ipocolesterolemizzante proposto da parecchi anni ha portato all’arrivo sul mercato di diversi prodotti. Sulle confezioni c’è scritto lecitina ma troviamo anche altri ingredienti in relazione alla formulazione. Oggi la lecitina la trovate in tavolette, in polvere, in capsule e in granuli.

Cosa c’è dentro ad uno dei marchi piu’conosciuti?
Ingredienti: Lecitina di soia, acetato di DL-alfa-tocoferile (vitamina E), cloridrato di piridossina (vitamina B6), antiagglomeranti: biossido di silicio

E quando la lecitina è in tavolette?
Ingredienti: Lecitina di soia 48,4% (Glycine max semi), latte scremato in polvere, saccarosio, lattosio, fibra di nocciola in polvere, antiagglomeranti: talco, biossido di silicio, magnesio stearato vegetale; destrosio anidro da mais, aromi, acetato di DL-alfa-tocoferile al 50% (vitamina E), cloridrato di piridossina (vitamina B6).

Per la verità l’efficacia della lecitina di soia sui livelli di colesterolo plasmatico non convince tutti. Anche se un po’ datato vi suggerisco la lettura di questo articolo Lecithin intake and serum cholesterol in cui gli autori hanno analizzato i vari studi condotti in passato sulla lecitina e i suoi effetti sul metabolismo dei lipidi del sangue. Poichè il disegno sperimentale della maggior parte degli studi non è stato pianificato correttamente, non appare cosi convincente l’effetto ipocolesterolemizzante.

Come si ricava la lecitina? Insomma, veniamo al vero obiettivo del post, se ne è parlato tanto della lecitina, a qualcuno è venuta la curiosità di sapere come si ottiene? Ho provato a schematizzare.

lecitina

La lecitina come dicevamo, è un fosfolipide. Negli alimenti è un componente minore dei grassi e in larga scala si ottiene prevalentemente dalla lavorazione dell’olio di semi di soia o da altre materie prime (es. girasole). Possiamo considerare la lecitina di soia un sottoprodotto dell’estrazione dell’ olio derivato dalla leguminosa. In una fase della lavorazione (degumming) infatti la lecitina viene separata dal materiale che viene destinato alle fasi successive.

Partiamo dall’inizio, in sintesi:

-I semi di soia vengono dapprima lavati e frantumati e trasformato in fiocchi in modo da aumentarne la superficie e facilitare la successiva estrazione che viene generalmente eseguita con solventi organici (esano o eptano). Il solvente estrae l’olio dal seme e insieme all’olio viene estratta anche la lecitina e con lei altri fosfolipidi. Il solvente viene poi fatto evaporare innalzando la temperatura fino a 150°C, i semi vengono separati e il solvente lasciato ricondensare per una successiva estrazione.

-Segue la fase detta di degommaggio. L’olio deve essere raffinato per renderlo commestibile e il primo passaggio di raffinazione, chiamato degommaggio, prevede proprio la separazione della lecitina, gomme, carboidrati complessi, e altri fosfolipidi dall’olio non ancora raffinato. E’ in questa fase che i fosfolipidi possono essere isolati dal resto.

-Gli oli non raffinati contengono circa lo 0.6% di lecitina. Per separare la lecitina dalle altre molecole, l’olio viene portato a temperature di circa 70–90 °C e mescolato con una certa percentuale di acqua. Questo provoca cambiamenti chimico-fisici e la lecitina e altri fosfolipidi precipitano in una massa gelatinosa che viene rimossa mediante centrifugazione e successivamente si elimina l’acqua con un processo di evaporazione.

- Di lecitina di soia, se ne è parlato al singolare, ma la preparazione che si ricava contiene anche altri fosfolipidi (es.fosfatidilserina) quindi in alcuni casi si procede ad ulteriori tappe per ottenere frazioni che contengano un maggior livello di fosfatidilcolina (PC). Non è ancora finita.

-I composti usati come additivi possono diversi tra loro, abbiamo lecitine di soia idrolizzate dopo essere state sottoposte all’azione di enzimi (fosfolipasi), lecitine disoleate, raffinate, sprayzzate, acetilate e idrossilate. I trattamenti sono effettuati allo scopo di modificare le proprietà funzionali delle molecole.

-Non solo emulsionante, la lecitina di soia viene impiegata in una eterogenea famiglia di prodotti alimentari (prodotti da forno, biscotti secchi, estrusi e preparati in polvere, cioccolato e coperture, margarine,salse, farine per dolci, grassi emulsionati) dove assolve anche ad altri ruoli. Le ultime due derivazioni (lecitina acetilata o idrossilata) mi risulta che non siano ammesse in Europa.

Quanti sono i produttori di lecitina di soia? Difficile fare un elenco tra i numerosi sparsi nei vari continenti, Cargill, per citarne uno. Un tema di attualità da affrontare è la richiesta soprattutto nel mercato europeo, di lecitina di soia OGM-free e la conseguente nascita di filiere per ricavare la Lecitina da piante non geneticamente modificate. Nel frattempo c’è chi propone emulsionanti alternativi, i Soy lecithin replacer.

Links:

-Food Navigator.com;

-Lecitina.it

- I lipidi. Struttura e funzione.

-Lecithin intake and serum cholesterol

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22 Maggio 2009

Come si dice bresaola in Uruguay?

Bresaola Made in Uruguay

Cosa significa il termine Indicazione geografica protetta, meglio noto con l’acronimo IGP? indica un marchio di origine attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali “una determinata qualità, la reputazione o un’altra caratteristica dipende dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un’area geografica determinata.”

Per ottenere la IGP quindi, almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in una particolare area. Prendi la bresaola IGP della Valtellina. Ogni tanto leggiamo che la carne è solo lavorata in Valtellina, si è parlato di zebu’ dal Brasile. Poi sono iniziate le importazioni dall’Uruguay.
Da ultime notizie, si legge che la carne per produrla è importata in quantità sempre maggiore. Nel 2009 dall’Uruguay, sono piu’ che triplicate (+355%) le importazioni in Italia di carne bovina destinata alla produzione di bresaola.

Qualche giorno fa tonnellate di carne avariata destinata ai salumifici della Valtellina sono state scoperte da alcuni funzionari dell’ispettorato centrale di controllo della qualita’ del ministero delle Politiche Agricole nel corso di un controllo effettuato in stabilimenti per la lavorazione di carni in provincia di Milano e di Sondrio.

Come si può verificare qui o qui, la Bresaola sembra che la producano anche in Uruguay.

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4 Maggio 2009

Professione gastro-photoreporter

A proposito di coloranti ed etichette fuorvianti nel settore ittico, non perdetevi il Prof. Dario Bressanini in versione gastro-photoreporter e i commenti che ne sono seguiti.

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Dove sono i Gamberetti?

gamberetto

La settimana scorsa ho seguito alcuni spezzoni di “Fornelli polemici”, come altri ho commentato anche qui. Abbiamo fatto emergere che cosa sono la metilcellulosa e altri addensanti usati dagli chef che praticano la cucina scientifica. Credo che in questo settore, gli chef ne facciano un uso limitato ad alcune preparazioni, puntando alla coreografia, all’innovazione. L’ impiego di addensanti vari da parte di alcuni celebrati chef, non deve far perdere di vista le possibili applicazioni a volte fuorvianti in altri settori per arrivare ad un prodotto anche gradevole ma realizzato con scarse materie prime o sottoprodotti.

Avete mai riflettuto su quanto numerosi siano gli addensanti? Ci sono diversi amidi modificati, i derivati della cellulosa, gli alginati, le carragenine, guar e maltodestrine a vari gradi di polimerizzazione. Tra i ruoli che possiedono vi è quello di creare legami e interazioni stabili tra molecole d’acqua e altri componenti, a bassa o alta temperatura. Varie combinazioni ben studiate permettono di aumentare, in alcuni casi, il peso finale di un prodotto, penso ad esempio all’uso delle carragenine nella produzione di alcuni insaccati.

A proposito di addensanti e loro impiego, volevo complimentarmi con l’inventore del metodo per “costruire” simil-gamberetti. :-D

Sì, avete capito bene. Cercando in rete ho trovato il brevetto di un processo produttivo che permette di “costruire” simil-gamberetti” a partire da una combinazione di carne sminuzzata di pesce e addensanti. Sottoposta a particolari trattamenti, la preparazione può essere trasformata nella forma classica di un gamberetto cotto e sgusciato. Il prodotto viene formato iniettando la miscela sotto pressione in uno stampo, poi si riscalda e si permette la solidificazione. Si usa carne di pesce tritata e amalgamata a due diverse consistenze.

Per preparare 100 kg di simil-gamberetti, vi servono circa 75 kg di carne, 26 kg di acqua, 2,5 kg di amido che funzionerà da addensante, sale. Ad una parte del materiale si aggiungono un estratto di gamberetti o aroma artificiale per conferire il sapore.

Passaggio cruciale sarà l’aggiunta di coloranti (rosso cocciniglia o paprika) e qui ci vogliono delle acrobazie biochimico-tecnologiche per riprodurre gradazioni diverse di colore come quelle che osserviamo nel prodotto vero. Ma la tecnologia viene in aiuto e a leggere le istruzioni si può fare. Se non ci credete, leggete il testo del brevetto.

Simili procedimenti si possono applicare a “costruire” carne dal sapore e texture simil-aragosta.

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29 Aprile 2009

Swine Flu

E’ questa Swine flu, la parola piu’ cercata su Twitter attualmente, sto seguendo la mole di commenti e news, alcuni paesi stanno vietando le importazioni di carne suina, nonstante il WHO affermi che non è la carne il veicolo della malattia.

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28 Marzo 2009

HFCS:lo sciroppo di glucosio-fruttosio reloaded

Lunedì scorso su Repubblica un articolo di Alessandra Retico parlava dello zucchero e dei dolcificanti ispirandosi al New York Times. Sugar Is Back on Food Labels, This Time as a Selling Point.

In questi giorni se ne è parlato anche in altri articoli. Qui la notizia Ansa:Usa: basta dolcificanti, torna lo zucchero.

In breve, sembra che lo zucchero (saccarosio) stia tornando tra gli ingredienti di alcuni prodotti USA e sostituisca a poco a poco lo sciroppo di glucosio-fruttosio, il dolcificante ottenuto dall’amido di mais, conosciuto con la sigla HFCS (High fructose corn syrup).

A me è sembrato un po’ lo spot dei prodotti che vengono citati uno a uno. Dopo la Coca Cola kosher, la salsa di pomodoro di Pizza Hut, le nuove Pepsi Natural, i piatti surgelati di ConAgra, i condimenti per insalata, i cosiddetti ‘dressing’, della Kraft. Nell’articolo si afferma che lo sciroppo di glucosio-fruttosio è stato usato specialmente negli Usa negli snacks, salse, biscotti. Ma basta guardarsi intorno, è diffusissimo anche qui in Italia.

Negli USA lo zucchero sta sostituendo i dolcificanti derivati dal mais, accusati di essere una delle cause dell’obesità e di non essere un prodotto naturale, dato che il mais viene trattato chimicamente e con enzimi come ho scritto qui. La Food & Drug Administration statunitense, dopo aver sostenuto per un po’ di tempo che lo sciroppo non poteva essere etichettato come “naturale”, ha fatto inversione: zucchero e fruttosio da mais sono da considerare prodotti naturali. La Corn Refiner Association ha perfino attivato un sito web Sweetsurprise.com sull’argomento per spiegare la somiglianza tra saccarosio e sciroppo di glucosio-fruttosio.

Cosa c’ è dietro questo cambiamento nella ingredientistica di Pepsi e altre? Cambio d’immagine? Un risposta alla richiesta di prodotti “naturali” e “salutari”? forse sì. Infatti secondo Mintel’s Global New Products Database, il claim All Natural’ si è collocato in terza posizione tra i piu’ frequenti negli USA (nel 2007) ed è apparso su 2.617 prodotti. In Europa 878 prodotti e 509 bevande ‘All Natural’ sono stati lanciati sul mercato.

Cosa significa “naturale” per voi?

-Avete mai riflettuto su come viene ottenuto lo zucchero? La differenza con lo sciroppo di glucosio-fruttosio non è certo da cercare sulle molecole, o sugli effetti sul metabolismo, ma su aspetti economici. I principali produttori di HFCS sono Cargill, ADM, Tate & Lyle e Corn Products International. Quali implicazioni possono essere ipotizzate?

Perchè tanta attenzione sull’HCFS e non si apre un dibattito anche su altri prodotti?

-Un olio di semi ottenuto mediante un processo di raffinazione, in cui non si impiegano solo procedimenti fisici ma anche chimici -è un prodotto naturale?

-L’acido ascorbico (vitamina C) è contenuto nella frutta. Quello che si ottiene dalla fermentazione attuata dal microorganismo Candida Norvegensis può essere definito naturale?

-L’acido citrico è uno degli acidi organici presenti nella frutta. Quello ottenuto sempre per fermentazione dall’Aspergillus niger a partire da residui della lavorazione della canna da zucchero è un prodotto naturale?

-E poi arriviamo a metà dell’articolo di Repubblica: il nome tecnico (HFCS, high corn fructose syrup), cioè lo sciroppo ad alto contenuto in fruttosio, che cosa diventa? Acido di mais sintetizzato.. Eh?

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9 Marzo 2009

OGM e distribuzione

Prendendo spunto dalla affermazione che ‘non c’e’ mercato per prodotti senza OGM’ (si e’ parlato qui della differenza dei prezzi fra OGM e non OGM), volevo approfondire proprio la natura di questa differenza dei mercati. Propongo qualche dettaglio in piu’ nella speranza di fare il quadro un po’ piu’ chiaro.

Come si e’ accennato nel post, in alcuni paesi, ad es. l’UK, la grande distribuzione (ovvero le catene di supermercati) ha imposto il loro ‘no’ ai prodotti OGM. Sono stati seguiti molto velocemente dai grandi gruppi alimentari come Unilever e Nestle, e anche da catene fast food come McDonald’s alla fine degli anni 90. Facile capire come mai gli OGM siano andati a finire nel pasto degli animali in Europa. La crescente impopolarita’ per gli OGM, tuttavia, ha spinto anche l’interesse di alcune ditte nell’utilizzo di colture non OGM come mangime per i propri prodotti di origine animale (e.g. alcuni produttori di surgelati garantiscono che i propri polli sono stati nutriti senza OGM). Comunque, questo crescente interesse NON e’ stato soddisfatto dalla risposta nelle forniture. Questo e’ stato denunciato proprio da alcuni produttori in Europa alla fine degli anni ‘90, ma non molto e’ cambiato in questi ultimi 10 anni.

Come mai, dunque?

Una fase molto importante dove si ‘decide’ la differenza dei prezzi e dei volumi e’ la fase della distribuzione ed esportazione di tali commodities. Come avviene la distribuzione? Ci sono fondamentalmente 2 diverse tecniche di distribuzione seguite:

1) separazione delle colture; questa e’ una tecnica comunemente usata nella distribuzione di diverse colture, ad es. mais e soya. Come funziona? semplicemente usando un’infrastruttura totalmente separata - silos, magazzini, navi etc.
2) identity preservation (IP) ovvero la conservazione dell’identita’ /integrita’ di una certa coltura. Questa tecnica e’ tipicamente usata per quantita’ relativamente piccole. In sostanza, la consegna non usufruisce di una nave o infrastruttura specifica, ma deve essere imballata separatamente dal resto.

Poiche’ circa 3/4 della produzione delle colture OGM - sopratutto soya e mais - avviene in US, il grosso della distribuzione avviene tramite Cargill e ADM (Archer Daniels Midland). L’intera filiera e’, insomma, estremamente concentrata proprio in questo punto (vedi grafico).

Cargill: i suoi interessi vanno dalla distribuzione dei semi alle aziende, al ritiro dei raccolti, al trasporto, lavorazione, esportazione, produzione di mangimi, allevamento e lavorazione di carni (per produrre altra carne), produzione e marketing di prodotti confezionati (pronti), servizi di consulenza, finanziari e professionali. Altri interessi: acciaio, sale, petrolio, presenza in Asia e Africa.

ADM: leggermente piu’ piccola di Cargill, ha una struttura meno differenziata, ma a livello di distribuzione di commodities, equivale a Cargill.

Tanta soya e tanto mais che passano dunque quasi esclusivamente solo per queste due societa’ - e’ facile quindi capire come mai arrivi in Europa e nel mondo tanta OGM piuttosto che non OGM. Cargill inizialmente rifiuto’ di distribuire non OGM, poi, messo sotto pressione, inizio’, ma solo tramite IP (il che porto’ ad una differenza sostanziale nei prezzi fra OGM e non OGM). Perche’ non usare la tecnica della separazione, dunque? Cargill si oppone per una semplice ragione, sceglie la strada piu’ ‘facile’ per i propri interessi commerciali. Sa che i consumatori in Europa non sono disposti a pagare di piu’ per i non GM (osserva l’andamento del premium non OGM centesimi / bushel per la soya non OGM), e inoltre e’ convinta che l’opposizione pubblica agli OGM prima o poi si calmera’. Ergo, e’ solo questione di aspettare.

Piccola curiosita’: Cargill fornisce colture non OGM al Giappone, e ora e’ in grado di distribuire i polli (tramite la sua sussidiaria Sun Valley), allevati senza colture non OGM senza alcuna differenza di prezzo con quelli ‘convenzionali’. Per queste ragioni, si pensa che la differenza nei costi extra fra i metodi di distribuzione delle due tipologie di colture sia in realta’ eccessiva ed ingiustificata.

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8 Marzo 2009

La rotazione al tempo degli OGM

rotazione Round Up ready e Liberty Link

Immagine ispirata dopo queste letture:
Liberty Link Soybeans Fit in the Rotation;
LibertyLink new weapon against resistant weed problem;
Roundup Ready, LibertyLink complementary

Insomma da qualche parte ho iniziato a leggere della comparsa di piante resistenti al RoundUp ready della Monsanto. Dopo anni di impiego del diserbante su campi seminati con mais e soia resistenti al glifosate, non è una notizia inattesa. Ed ecco che nuove piante OGM si propongono agli agricoltori per affrontare la situazione. La concorrente Bayer infatti propone la rotazione con i suoi semi transgenici, cioè mais e soia resistenti al diserbante Ignite.

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1 Marzo 2009

Olio di semi di soia OGM

Filetti acciughe, olio OGM

L’unico ricordo che ho di prodotti ottenuti da soia transgenica in vendita in Italia, risale al 2004. Si trattava di un olio di semi prodotto dalla “Casa Olearia Italiana.” A seguito di proteste avviate da Greenpeace, l’azienda decise di ritirarlo dal commercio.

In seguito si segnalò una frode in cui secondo l’accusa, olio di semi di soia, anche geneticamente modificata, addizionato con betacarotene e clorofilla industriale era impiegato per fabbricare fraudolentemente olio extravergine.

E arriviamo a oggi. La prossima volta che acquistate un barattolo di filietti di acciughe sott’olio, potreste incontrare quella della foto e non trovare filetti immersi nell’olio di oliva come vorrebbe la tradizione, bensì olio di semi di soia e per giunta soia ogm. Grazie a Luca Lombroso per l’assist. Sarà un errore di stampa?

Comunque non dovrebbe sorprendere. L’UE non coltiva soia transgenica ma la importa da diversi anni. In prevalenza la soia importata è destinata a produrre mangimi destinati a pollame, suini, bovini, pesci o per produrre oli. Dai dati forniti dal Ministero della salute, che ha verificato la contaminazione relativa alla presenza di Organismi geneticamente modificati su soia e mais ad uso zootecnico importati nel nostro Paese, risulta che la presenza di OGM risulta confermata per il 91% dei campioni di soia analizzati e per il 12% dei campioni di mais.

È stato da poco pubblicato il rapporto sullo stato delle coltivazioni geneticamente modificate nel mondo, a cura dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications. La soia risulta la piu’ coltivata tra le piante geneticamente manipolate. E’ stata anche la prima ad essere modificata negli USA. Dopo piu’ di dieci anni la soia Ogm è coltivata in nove stati, si tratta di soia prevalentemente resistente agli erbicidi, esempi sono la LibertyLink® della Bayer e Roundup Ready® della Monsanto resistenti rispettivamente al glufosinate ammonio o glifosate.

Recentemente la UE ha autorizzato l’importazione di soia OGM destinata all’alimentazione umana come la Bayer A2704-12 o la MON 89788 Roundup Ready 2 Yield(TM) della Monsanto. L’autorizzazione della soia Monsanto e Bayer, ultime arrivate sul mercato europeo, sarà valida per dieci anni, e comporta l’etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti prodotti dagli Ogm in questione, che lo contengano o che ne contengano tracce oltre lo 0,9%.

-Per quanto riguarda l’etichettatura, se una farina o un olio derivano da soia OGM, i prodotti devono essere etichettati.

-I mangimi dal 2004 devono essere etichettati se derivano da piante OGM (soia o mais) ma non i prodotti che ne derivano come latte, carne, uova ecc.

-Non è obbligatorio invece dichiarare se in alcuni processi produttivi si fa uso di microorganismi geneticamente modificati o enzimi derivati da lieviti o altri microorganismi transgenici.

Ma torniamo al barattolo da cui sono partita.

Quale delle diverse varianti di soia Ogm sarà stata usata per produrre l’olio? Durante il processo di raffinazione dell’olio dalla soia, i semi sono sottoposti a trattamenti con solventi e elevate temperature che danneggiano il DNA per cui è in pratica impossibile risalire al tipo di materie prime impiegate, come dimostra questo lavoro “Detection of DNA during the refining of soybean oil” pubblicato su Journal of the American Oil Chemists’ Society (2006).

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