Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

Archivio della Categoria 'Filiere'

11 maggio 2010

Fritto Misto

Cosa ne pensate della proposta di inserire le olive all’ascolana, un simbolo della gastronomia marchigiana nei menu’ del McDonald’s?

E’ una bufala? per ora è solo un progetto e si è lavorato di immaginazione e di photoshop.

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7 maggio 2010

ET.chettibus®-18

Oggi torno con una etichetta misteriosa che vede di nuovo i grassi vegetali idrogenati tra gli ingredienti:

Ingredienti: Zucchero, saccarosio, Panna in polvere,Grassi vegetali idrogenati, derivati del latte, granella di nocciole, Miele disidratato, Emulsionante:E472a, Gelatina, Aromi, malto.

Cosa sarà mai?

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1 maggio 2010

Crushing Esano

Il solvente organico Esano nelle news degli ultimi giorni.

Prima notizia. Mi ha davvero sorpreso il suo rilevamento in alcuni marchi di burger di soia in vendita oltre oceano. Tutto è nato da questa pubblicazione del Cornucopia Institute Behind the Bean ” (pdf) di un anno fa e ripresa in un articolo che ha messo in allarme in parecchi: which-veggie-burgers-contain-neurotoxin .

Ok non è una pubblicazione scientifica peer reviewed, l’ esano rilevato è circa 14-21 ppm nei burger ma non immaginavo davvero che restasse traccia del solvente nei prodotti alimentari in cui si usano ingredienti ottenuti mediante estrazione con solventi organici. Mi sorprende ancora di piu’ comunque il fatto che tanti non sapessero che l’esano è impiegato durante la lavorazione della soia per ottenere la parte grassa (olio di soia) e separare quindi la parte proteica (proteine isolate dalla soia). Ricordate? ne avevamo parlato di quelle utilizzate per produrre burger e altri prodotti destinati ai vegetariani.

Per quanto riguarda la tossicologia del solvente, l’EPA dal 2001 lo ha identificato come uno dei principali inquinanti ambientali e nei luoghi di lavoro. Si è lavorato in questi ultimi anni per ridurre le emissioni nell’ambiente da parte delle raffinerie di cooking oils. Tuttavia fino ad oggi non era stato oggetto di attenzione il suo apporto con gli alimenti.

Seconda notizia che non fa che confermare l’utilità di indagini future negli oli vegetali estratti con il solvente. La Cina proprio negli ultimi giorni ha vietato l’importazione di olio di soia dall’Argentina perchè conterrebbe livelli di esano piu’ elevati del consentito.

Credo che non debba essere fatto dell’allarmismo su questo argomento come ho letto dai titoli apparsi su diversi blogs che hanno ripreso l’articolo pubblicato da Motherjones.com.

Neurotoxin in Veggie Burgers, Infant Formula? Yes and No.
Neurotoxin in veggie burgers
Hexane and soyburger

Di certo è un tema che merita di essere trattato ulteriormente non solo per il legame con i burger di soia, pensiamo anche agli oli raffinati. Infatti l’esano è un solvente organico che trova applicazione in diverse filiere alimentari per ottenere oli da materie prime vegetali (oltre alla soia, olio di palma, cotone, canola, colza).

Esistono anche altri metodi per separare i vari componenti (grassi e proteine) della soia o di altri semi, l’esano è comunque particolarmente diffuso perchè è piu’ economico. L’esano viene usato quindi anche nelle fasi che precedono la purificazione della lecitina di soia. Leggo che non si fa uso del solvente nelle filiere biologiche (organic.)

Molti degli impianti di raffinazione degli oli vegetali, chiamati crushing plants sono negli USA e in Argentina dove sono particolarmente diffuse le coltivazioni di piante che producono semi oleagineosi. Negli ultimi anni anche in Cina ne sono stati avviati diversi.

A proposito di filiere alimentari e uso dell’esano per raffinare gli oli, guardate cosa ho trovato. E’ una pubblicità della Shell che nel 1948 proponeva l’uso dell’esano per estrarre perfino l’olio d’oliva.

Fonti:

- Neurotoxin in Veggie Burgers, Infant Formula? Yes and No.

- Neurotoxin in veggie burgers

-hexane-and-soyburger

-Veggie-burgers-neurotoxin-hexane

- Occupational Safety and Health Guideline for n-Hexane

- US-oilseed-plants-working-to-meet-new-EPA-rules-on-hexane

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19 aprile 2010

Imitation cheese: It looks like cheese, smells like cheese, but it is not

imitation cheese

E il momento di riparlare degli imitation cheese” a cui avevo accennato un po’ di tempo fa in un post che aveva suscitato interessanti commenti tra i lettori. E’ un fenomeno di cui non si conoscono le proporzioni ma probabilmente è aumentato negli ultimi anni. Si è stimato che circa 20.000 tonnellate di “imitation cheese” o cheese analogue vengano consumati ogni anno nei vari paesi dell’Unione Europea. Rappresenterebbe meno dell’1% dei consumi ma è pur sempre un fenomeno da non sottovalutare.

Perchè se ne riparla? perchè ho letto in un comunicato che il Parlamento europeo sembrerebbe intenzionato, nell’ambito del progetto di regolamento teso a modernizzare l’etichettatura degli alimenti, ad approvare un articolo che autorizza i «formaggi di imitazione,» prodotti nei quali la crema del latte è sostituita da diversi ingredienti. Se finiscono tra gli scaffali abbiamo l’etichettatura che ci può guidare ma cosa accade se pizzerie o ristoratori ne fanno un uso in cucina? In Germania per esempio Petra Zachari, rappresentante di una associazione di consumatori ha dimostrato in una indagine che alcuni campioni di formaggi serviti in alcuni ristoranti tedeschi erano degli esempi di imitation cheese

Un rapido tour su Google e scopro che ne esistono già diversi di cheese analogue in vendita negli USA e in altri stati. Gli imitation cheese vengono studiati da team di tecnologi e produttori alla ricerca del blend che riproducano il piu’ possibile le caratteristiche organolettiche dei formaggi autentici. Cosa contengono? tra gli ingredienti amidi modificati, grassi vegetali vari tra cui anche olio di palma, caseina, sottoprodotti di lavorazione del latte, fibre alimentari.

It seemes cheese but it is not!

Ecco qualche esempio pescato in rete:

Ma il prodotto che mi ha decisamente sorpreso in negativo è questa “imitation mozzarella” che è usata come ingrediente di una pizza surgelata in vendita in un sito di e-commerce. Complimenti a chi l’ha pensata!

adesso quando mi chiederanno un esempio di Junk food, saprò cosa citare.

Ecco gli ingredienti della Imitation Mozzarella Cheese: (Water, Partially Hydrogenated Soybean Oil With Citric Acid, Casein, Modified Food Starch, Dehydrated Mozzarella Cheese [Cheese {Milk, Culture, Rennet, Salt}, Milk Solids, Disodium Phosphate], Milk Protein Concentrate, Contains 2% Or Less of: Sodium Aluminum Phosphate, Salt, Lactic Acid, Disodium Phosphate,

Ehi, non è finita c’è anche l’Artificial Mozzarella Flavor [Modified Corn Starch, Corn Maltodextrin, Lipolyzed Butterfat, Artificial Flavors, Flavors],

volete dare uno sguardo al resto? senza parole.

Fonti:

-Assolatte_attacca_il_Parlamento_europeo:_Vuole_autorizzare_i_formaggi_di_imitazione

- -German Imitation Cheese

- Fake cheese alarm

Fonte immagine 1, 2

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11 aprile 2010

In viaggio con Elena Pugliese e Food Express

Il bello della rete, l’ho detto altre volte. Si conoscono belle persone con cui condividere passioni, interessi e a volte nascono nuovi progetti. E così ho conosciuto Elena Pugliese e il suo Food Express.

Di cosa si tratta? Food Express è’ un racconto che attraverso testimonianze e racconti dal vivo, vi porterà in viaggio in quelle terre da cui arrivano certi prodotti alimentari, facendo emergere di volta in volta il mercato del cibo, i suoi paradossi e le culture che ruotano attorno ad esso.

La prima puntata è stata trasmessa in diretta da EATALY il 10 aprile scorso e si è parlato di mele che arrivano dalla Cina. I prossimi appuntamenti saranno sempre di sabato alle ore 11 su Radio Flash. In tutto saranno 8 documentari tutti da ascoltare, 8 viaggi su altrettanti cibi che arrivano dall’estero per scoprire le filiere, la strada percorsa. Quali luoghi, musiche e tradizioni attraversano prima di arrivare al supermercato sotto casa.

Sono davvero felice di aver contribuito in parte alla traccia di alcuni viaggi in cui vi condurrà Elena con il suo Food Express.
Ecco i prossimi argomenti che verranno affrontati:
17 aprile: Nocciola e Turchia;
24 aprile: Pomodoro dal Marocco;
8 maggio: quando il Basilico arriva dal Vietnam;
15 maggio: Fagioli dal Canada;
22 maggio: Prugne esportate dal Cile;
29 maggio: Uva dal Perù
5 giugno: Back Home

Complimenti a Elena per l’idea e buon viaggio!

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6 aprile 2010

Fresh: The movie

C’è ancora Michael Pollan dietro Fresh, un documentario-film curato da Ana Sofia Joanes. Ancora attenzione sull’agricoltura convenzionale statunitense a confronto con farmer market e urban gardens, un invito quindi a riflettere sulle filiere alimentari e le nostre scelte alimentari.

Fino ad ora solo proiezioni private.

In questa intervista l’autrice spiega il lavoro svolto e come ha scelto le storie da raccontare. Incontriamo vari produttori come Will Allen, Diana Endicoot, proprietari di piccoli negozi che si riforniscono da agricoltori locali come David Ball, c’è perfino uno dei protagonsiti del libro di Pollan. Chi ha letto “il dilemma dell’onnivoro” ricorderà le pagine dedicate a Joel Salatin e alla sua azienda agricola Polyface.

Su Twitter potete seguire le news sul film.

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2 aprile 2010

Olio di palma. Have a break

Sui principal social media non si placa, sotto l’abile regia di Greenpeace, la protesta contro la Nestlè. Tutto è iniziato con la pubblicazione del video diffuso da Grenpeace “Have a break with kit kat” in cui un impiegato al posto della barretta di cioccolato, addenta il dito di un orango, schizzando sangue sulla tastiera del computer. L’obiettivo dellìassociazione ambientalista è mettere in risalto gli effetti della deforestazione che da anni è in atto a vantaggio delle piantagioni di palma da cui si ricava l’olio utilizzato come ingrediente dello snack. La Nestè ha dimostrato di non sapere gestire la vicenda ed è arrivata addirittura a oscurare il video su You tube. Brand reputation calata a picco in poche ore.

E’ arrivata poi la risposta della Nestlé, che incalzata dalla campagna di Greenpeace, ha annuciato di aver annullato i propri contratti per le forniture di olio di palma con la Sinar Mas, uno dei più grandi produttori di olio di palma e carta. La Sinar Mas ha espanso notevolmente le proprie piantagioni distruggendo le foreste pluviali dell’Indonesia e mettendo a rischio specie animali minacciate, come l’orango e la tigre si Sumatra.

L’olio di palma copre circa il 21% del mercato mondiale di olio edibile, è l’olio vegetale più usato dopo quello di soia. La Nestlè è stata presa come capro espiatorio visto che l’olio di palma trova numerosi altri impieghi, non solo in campo alimentare. Viene utilizzato anche nell’industria cosmetica. Con la dicitura grasso/olio vegetale, entra in molti prodotti di uso quotidiano come cioccolato, biscotti, patatine, gelati, oli, alimenti congelati, margarina, shampoo, cosmetici, saponi e detersivi. E’ impiegato anche per produrre biodiesel.

Si segnalano già iniziative da parte di alcune aziende per sostituire il contestato olio di palma. La Findus ha annunciato che sostituirà l’olio di palma con olio di colza. Anche la catena Casino ha annunciato la volontà di impiegare in futuro olio di girasole o di colza. Verranno idrogenati? non hanno certo la stessa composizione dell’olio ottenuto dalla palma.

Esistono altre alternative? Numeri e dati sulle piantagioni di palma nell’esaustivo articolo Catene corte e filiere lunghe: alternative all’olio di palma sul blog Meristemi.

Non avete visto il video? fa davvero impressione.

Fonte immagine

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27 marzo 2010

Ripensare il packaging alimentare

Ripensare il packaging alimentare, permettergli di comunicare meglio da dove deriva il contenuto. Condivisibile al 100% l’obiettivo, non semplice da realizzare. E guarda cosa ha ideato lo studio di design russo Kian, ha pensato a questo originale e innovativo contenitore per un marchio di latte. Simpatica l’idea, vero? solo che si tratta di un marchio di latte vegetale, di soia per la precisione.

Se si vuole anche trasmettere il messaggio che il latte di soia sia simile sul piano nutrizionale al latte bovino o a quello ottenuto da altri mammiferi direi che non ci siamo. Latte vegetale e latte animale sono prodotti con caratteristiche composizionali completamente diverse.

C’è qualcuno dei lettori che si cimenta nella produzione domestica di latte di soia? Ho letto che c’è chi lo prepara in casa.

Fonte e immagine

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28 febbraio 2010

Eat real. Eat local.

Mentre stavo cercando delle animazioni su temi legati alle filiere e all’alimentazione mi sono imbattuta nel video prodotto nell’ambito del progetto Eat real. Eat local. Il contenuto è rivolto ai canadesi ma i temi ci sono comunque familiari: attenzione alle filiere, all’ambiente, alla stagionalità, maggiore consapevolezza negli acquisti. La sorpresa è che il committente è la Hellmann’s Best Food, brand della multinazionale Unilever. L’azienda è leader nella produzione di maionese e salse derivate per il mercato di Stati Uniti e Canada.
Lo chiamiamo un esempio di greenwashing? Con questo termine che deriva delle parole inglesi green (verde) e washing (lavare) ci si riferisce a quelle aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni che organizzano campagne marketing eco-friendly. Il tutto allo scopo di creare un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) e distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità nei confronti di impatti negativi sull’ambiente.

Il video comunque per me è un piccolo capolavoro di animazione.

Fonte: CANADIANS ENCOURAGED TO ‘TWEET’ FOR CHARITY JULY 29TH eatrealeatlocal.ca

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15 febbraio 2010

Dal laboratorio al piatto: le magiche proteine isolate dalla soia

Nuova puntata della serie Dal laboratorio al piatto ma stavolta non si tratta di colture cellulari che comunque procedono nei laboratori della Harvest.

La materia prima è decisamente diversa, si inizia con proteine isolate dalla soia (ISP), uno dei numerosi derivati della soia. Grazie ad un processo di estrusione a elevate temperature si produce un materiale che ricorda la “consistenza della carne avicola” secondo i ricercatori che l’hanno prodotta. Poi con l’aggiunta di aromi si perfeziona il sapore. Destinazione possibile del prodotto il mercato dei vegetariani.

E’ divertente leggere come viene descritta la notizia degli studi condotti da alcuni ingegneri del College of Agriculture, Food and Natural Resources e del College of Engineering

- Un prodotto che alla fine della lavorazione si presenta molto simile al suo “cugino” di carne, ma che avrebbe per converso effetti benefici sul colesterolo e la salute delle ossa. La Stampa.it

-Scienziati americani dell’Università del Missouri creano un pollo di soia dall’aspetto e dal sapore molto simile al ruspante pennuto, ma prodotto con ingredienti esclusivamente vegetali.

-Un pollo a base di soia per la gioia di tutti vegetariani e vegani del mondo che potranno così finalmente provare il piacere di mangiare (rigorosamente con le mani se dovesse trattarsi della coscia) carne bianca che carne non è. GreenMe

A parte gli effetti sul colesterolo e sulla salute delle ossa, su cui magari tornerò, non è mica una novità che le proteine isolate dalla soia vengano usate per produrre alimenti rivolti ai vegetariani. Infatti le proprietà delle proteine vegetali sono note da tempo e vengono impiegate piuttosto frequentemente anche nei piu’ comuni piatti pronti. Comunque vi va di vedere come si presenta il prodotto estruso perfezionato dal Prof Fu-Hung Hsieh e collaboratori?

Fonte

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