Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

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23 agosto 2009

SOS Olio extravergine d’oliva Made in Italy

taster-180467

E’ piuttosto deprimente l’immagine dell’olio extravergine d’oliva nei quotidiani e giornali stranieri. Parlo di marchi che sono esportati all’estero ma sono in vendita anche negli scaffali di supermercati e centri commerciali in Italia. Da quando scrivo sul blog ho già parlato dell’articolo di Rose Gray sul Guardian, di Tom Mueller su The New York Times. E il Dossier Olivenöl sugli oli extravergine nei supermercati tedeschi.

Qualche giorno fa sono capitata su una ricerca voluta da Which? Sono stati esaminati diversi campioni di olio “extravergine” in vendita in alcuni supermercati inglesi: Waitrose, Lidl, Aldi, Bertolli, Sainsbury’s, Felippo Berio, Tesco, Asda, Carapelli, Morrison’s and M&S e sono stati presi in considerazione qualità organolettiche e prezzi. I risultati sono stati pubblicati su diversi quotidiani inglesi.

Tra i marchi, l’olio Carapelli è risultato il peggiore,definito old and rancid. Anche altri marchi “Made in Italy” hanno avuto punteggi inferiori rispetto agli oli confezionati.

L’olio migliore tra quelli valutati? secondo gli esaminatori arruolati da Which?, è quello confezionato dalla catena LIDL e si chiama Prima Donna, costa circa 3 euro al litro, talvolta in Italia è in offerta a 2,39 euro ed è prodotto dall’Oleificio Rocchi di Lucca.

Dal mio archivio di pubblicità alimentari che appaiono su quotidiani e riviste, ecco quella della Carapelli apparsa un po’ di tempo fa su un settimanale. Carapelli, Firenze dal 1893. I piu’ informati ricorderanno che la Carapelli da diversi anni è passata dalla Unilever alla spagnola SOS Cuetara che ultimamente è stata interessata da problemi finanziari provocati dai due fratelli Salazar, azionisti e membri del Cda di SOS Cuetara. Grazie a Mariana e a Paula per la traduzione.

carapelli

A proposito del giornalista Tom Mueller, ho letto che sta scrivendo un libro proprio sul tema. Si dovrebbe intitolare: “Extra Virginity: A Cultural and Criminal History of Olive Oil”

Fonti: Olive oils,Which? Cose buone dal mondo Crolla-il-titolo-di-sos-cuetara,/ Change at group SOS La apasionante vida interior del grupo SOS.

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14 agosto 2009

Dossier Olivenöl: gli oli extravergine nei supermercati tedeschi

Merun

Nel 2005, su richiesta della rivista Merum, i panel ufficiali del Laboratorio della Camera di Commercio di Firenze hanno esaminato alcuni degli oli in vendita nei supermercati tedeschi.

Tra i 31 campioni di olio etichettati come extravergine,solo uno è risultato possederne i requisiti. Non siete curiosi di sapere di che marchio si tratta? e quali al contrario sono risultati fuori legge?

Nove oli furono classificati come semplici “vergini” e 21 oli addirittura come “lampanti”. Ciò significa che 30 oli su 31, la maggior parte imbottigliati in Italia, erano stati etichettati in maniera scorretta. I risultati di questa indagine erano stati pubblicati nel 2005 anche da Der Stern, da Slow Food Germania e dalla tv ZDF. Com’è andata a finire? Che la Carapelli,una delle aziende coinvolte, denunciò il giornalista Andreas März della rivista Merum per diffamazione ma ha perso la causa.

Non è strano che nessun quotidiano ne abbia parlato?

Ecco il comunicato stampa del periodico. (continua…)

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9 agosto 2009

Questa settimana su Trashfood

-Nella settimana animata dal quiz Di cosa si tratta? la soluzione, ovviamente ha sorpreso alcuni lettori. Mai incontrato la “carne separata meccanicamente” nelle etichette?

-Ricordi d’infanzia, lo Sciroppo d’orzata e il misterioso benzoino.

-Il mercato dei convenience foods ha nuovi protagonisti. Annunciata una nuova alleanza tra industriali alimentari. Fate spazio nel banco frigo, è nato un nuovo marchio di pizza surgelata Made in Italy (?).

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Convenience foods: La pizza surgelata made in Italy

pizza factory

Insieme a paste precotte, sughi monodose, salumi già affettati, cubetti di pancetta e parmigiano grattugiato in bustine, è uno dei convenience food di successo: la pizza surgelata.

La pizza è diventata un vessillo tricolore, con il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro ed il verde del basilico, da quando il pizzaiolo Raffaele Esposito dedicò la ‘pizza Margherita’ alla regina di casa Savoia nel 1889. Ma la prima pizza surgelata è made in USA. Chi l’ha inventata? Ci sono diverse storie, ma chi per prima creò una impresa sul prodotto e innovò la produzione arrivando a brevettare la frozen pizza crust sembra essere stata una figlia di immigrati italiani negli USA, la signora Rose Totino che con il marito aprì l’Italian Kitchen a Minneapolis. Negli anni 70 il brand piu’ famoso di frozen pizza negli USA era il suo:Totino’s. Attaulmente il marchio è passato alla General Mills.

Per quanto riguarda il mercato attuale delle pizze surgelate in vendita negi ultimi anni in Italia, una indagine di Altroconsumo ha messo in risalto che nei marchi di pizza surgelata che troviamo al supermercato si usano ingredienti di qualità piuttosto scadente:

-olio d’oliva (non extravergine) oppure anonimo olio vegetale;

-mozzarella in percentuali basse, e spesso mista ad altri formaggi o salse al formaggio non ben identificato.

Eppure il mercato della pizza surgelata è in crescita. In vendita ce ne sono di tanti tipi. In Europa e in Italia le aziende piu’ affermate nel settore sono le multinazionali:

- Danone (marchio Marie-Vivagel in Francia)
- Nestle (Buitoni)
-McCain.
-Cameo in vendita in Italia è della azienda tedesca Dr Oetker.

I vari marchi già affermati in Italia si troveranno tra qualche mese a competere con nuove proposte frutto di un progetto che vede insieme Beretta per i salumi (prosciutto cotto affumicato), Wüber, per il wusterl, Nostromo per il tonno, Auricchio con il suo provolone e la Roncadin con una nuova tecnologia brevettata per produrre pizze cotte a legna. In futuro anche il progetto di coinvolgere Bertolli per un tipo di pizza bianca all’olio extravergine. E infatti se guardate tra gli ingredienti dei primi gusti che verranno proposti trovate esclusivamente gli oli vegetali.

In una recente intervista nel presentare il nuovo marchio, si è affermato che: “Si tratta di una garanzia in piu’ per i clienti e di una valorizzazione delle eccellenze del made in Italy

Per la verità dei 4 gusti Made in Italy proposti, Beretta e Wuber, sono uno solo, visto che sono marchi della stessa azienda. Il Tonno Nostromo fa capo ad una azienda spagnola. Anche il marchio Bertolli che viene presentato come un possibile futuro alleato non è un marchio italiano.

Come si è detto anche in altri posts, la dicitura Made in Italy è vista come un valore aggiunto che viene percepito da molti consumatori come prodotto migliore rispetto ad altri. Se per le nuove pizze possiamo parlare di eccellenze del Made Italy giudicate voi. A vedere l’elenco degli ingredienti che leggiamo nel sito, non ho trovato materie prime diverse da quelle che si trovano già ora in altri marchi. Forse la cottura nel forno a legna le darà un gusto diverso?, vedremo quando sarò in vendita.

Ha ancora senso parlare di made in Italy per certi prodotti? Solo qualche settimana fa si protestava contro l’arrivo di materie prime nei vari porti italiani, alimenti pronti a essere riproposti con etichette Made in Italy.

Ma visto che parliamo di pizza surgelata, come si produce? ci sono diversi video che vi suggerisco, sul sito della BBC per esempio, la cascata di salsa al pomodoro è da vedere, o questo che vi propongo.

Fonti: Manteblog, Food Industry Overview:Frozen Pizza
fonte immagine

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5 agosto 2009

Il tritatutto

meat question

Ecco la soluzione al quiz, ispirato dal blog Foodeducate.

Visto l’aspetto, è stata una sorpresa anche per me e ho cercato conferme. Si tratta di carne di pollo separata meccanicamente, una tecnologia per recuperare il piu’ possibile la carne dalle ossa degli animali macellati. Le ossa vengono ridotte in pezzi e sottoposte ad un macchinario che rimuove tutta la carne che vi era rimasta aderita per azione della pressione elevata. In passato questo lavoro era svolto manualmente e ci sono stati numerosi incidenti. L’esigenza di aumentare la sicurezza dei lavoratori ha portato alla messa a punto di diversi tipi di macchinari. Ce ne sono alcuni che riducono i vari tipi di ossa a 15 cm di lunghezza ad un ritmo di circa 3,600 kg all’ora.
Una tecnologia che permette ugualmente di ricavare carne dalle ossa è chiamata Advanced Meat Recovery..

Le prime macchine per il disossamento o per la separazione meccanica del tessuto muscolare dalle ossa sono state sviluppate in Giappone, a partire dagli anni quaranta, come risposta alla necessità del’industria di lavorazione del pesce di poter utilizzare le carni di parecchie specie di pesci, che erano sottoutilizzate, e per la crescente domanda per nuovi alimenti, i quali avrebbero potuto essere preparati con carne di pesce separata meccanicamente dallo scheletro.

La separazione meccanica della carne di pollame iniziò verso la fine degli anni 1960 negli Usa, ma per ragioni differenti. Infatti, le preferenze dei consumatori per tagli singoli invece dell’intera carcassa e, più tardi, per la richiesta di petti e cosce di pollo isolati e di prodotti derivati (hamburger,wurstel) rese necessario l’utilità di trovare un sistema per utilizzare colonna vertebrale, costole e altre ossa rimaste dopo il sezionamento manuale. Queste parti rappresentano circa il 24% della parte edibile del pollo. In media, si stima una resa pari al 3% di carne separata in relazione al peso delle ossa trattate durante la lavorazione di carcasse suine ed ovine. Le carni separate meccanicamente possono contenere anche particelle di osso. Per motivi di sicurezza, è vietato l’uso di questi trattamenti alle ossa bovine.

La carne di pollo (o tacchino) separata meccanicamente viene impiegata nella preparazione di parecchi prodotti, salsicce da cuocere, würstel, ripieni di tortellini e ravioli e zuppe disidratate, chicken nuggets, pepperoni, salami.
Ovviamente deve essere indicata in etichetta, quindi se tra gli ingredienti trovate la scritta “carne separata meccanicamente”, ora sapete di cosa si tratta.

Io l’ho trovata qui e in queste cotolette.

carne separata meccanicamente

-Il tritacarne ADVANCED MEAT RECOVERY SYSTEMS

in progress

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3 agosto 2009

Di cosa si tratta?

pink

a) gelato alla fragola
b) preparato per i marshmallow
c) preparato di carne
d) nessuna delle precedenti

Edit: dopo-domani la risposta.

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2 agosto 2009

Cucumber time reloaded

cocomeri giapponesi

E siamo di nuovo al Cucumber time. L’anno scorso la Pepsi al cetrolio, anche quest’anno restiamo in Giappone. Vi piacciono i cocomeri frutto della creatività di diversi coltivatori giapponesi?

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1 agosto 2009

I prodotti biologici e convenzionali, alimentazione, salute e la ricerca scientifica

Prima domanda: Quanti di coloro che ne hanno scritto sui quotidiani, hanno letto per intero i due report sui prodotti biologici pubblicati sul sito della Food Standard Agency? Il tema non mi è completamente nuovo, infatti alcuni mesi fa parte della letteratura esaminata dal team a cui l’FSA ha commissionato lo studio, mi era già passata tra le mani nella preparazione di materiale didattico per le mie lezioni.

Ebbene sì, mi sono letta in questo caldo pomeriggio, le prime 30 pagine del dossier sugli aspetti nutrizionali “Comparison of composition (nutrients and other substances) of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review of the available literature” e le 50 pagine del secondo report sugli effetti sulla salute: “Comparison of putative health effects of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review”

Un dato che mi ha colpito e una riflessione subito su un aspetto di cui nessuno nei quotidiani ha parlato, è la scarsa qualità delle ricerca scientifica su questo tema, almeno per quanto riguarda i parametri usati dal team coordinato da Alan Dangour della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM).

-Perché dico questo? Nel primo dossier, quello sugli aspetti nutrizionali (137 su prodotti vegetali e 25 su prodotti da allevamenti animali); sono stati presi in considerazione solo 162 lavori su una mole dichiarata di piu’ di cinquantamila articoli. Dei 162 solo 55 –sono stati giudicati soddisfacenti per metodi, strumenti di analisi e altri criteri di validità.

-Per il secondo dossier riguardante gli effetti sulla salute ( studi condotti in vitro o in vivo su soggetti umani o su modelli animali), ne sono stati analizzati solo 11, e di questi solo 3 sono stati considerati soddisfacenti.

-Tornando ai dati dei due dossier. Come ammettono gli stessi ricercatori, non sono stati inclusi i lavori in cui si confrontavano dati sui livelli di contaminanti, pesticidi o fungicidi, o l’impatto sull’ambiente delle pratiche diverse di coltivazione organica o convenzionale. Esclusi anche i lavori in cui si parlava di salute occupazionale, come mai? Eppure sono tutti aspetti importanti, forse era il caso di partire proprio da questi, non siete d’accordo?

Nel frattempo è arrivato alla fase finale il concorso per un nuovo logo per i prodotti ottenuti da agricoltura biologica e di cui avevo scritto tempo fa, sono giunte alla commissione 3400 proposte, come racconta la commissaria europea Marianne Fischer Boel.

Da leggere:

-Comparison of composition (nutrients and other substances) of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review of the available literature (pdf)

-Comparison of putative health effects of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review (pdf)

Agricoltura biologica. Il sito UE

Altri blogs che ne hanno scritto:

-Oca sapiens

-A ruola libera

-Luca de Biase

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28 luglio 2009

Hospital food: Mangiare in corsia

hospital-food

Non ho piu’ sentito parlare del protocollo d’intesa tra Slow Food, Società Italiana di Medicina Preventiva e Ministero della Salute. All’epoca era ministro Livia Turco.

Ricordate? Piu’ o meno di questi tempi due anni fa fece rumore l’accordo in cui la Slow Food era incaricata di un monitoraggio della ristorazione ospedaliera allo scopo di promuovere cambiamenti nei menu’. Un tema attuale, su cui si organizzano corsi di formazione e workshop, si elaborano linee guida per prevenire la malnutrizione ospedaliera.

Oggi invece ho scoperto il foto-blog Hospitalfood in cui sono raccolte le foto di pasti serviti nei vari ospedali. Se non vi rattrista troppo, potete contribuire, anche su Facebook.
Via

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20 luglio 2009

Do you liquid smoke?

liquidsmoke

Fin dall’antichità, l’affumicatura è stata usata per conservare la carne, il pesce e altri alimenti. Il trattamento consisteva nella esposizione degli alimenti al fumo di legno di varie specie vegetali come ginepro, rosmarino, alloro, rovere, castagno, faggio, frassino, quercia a seconda delle disponibilità e delle tradizioni locali. Più il trattamento è lento e a bassa temperatura e migliore è il risultato finale. Il fumo, oltre a esaltare l’aroma degli alimenti, svolge un’importante azione conservante dovuta ai suoi componenti tra cui l’aldeide formica, una delle centinaia di sostanze che si formano durante l’affumicatura, tra cui i temuti idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Alcuni studi hanno evidenziato comunque che i prodotti affumicati non apportano idrocarburi policiclici aromatici in quantità tale da essere un pericolo per la salute.

Se leggete attentamente le etichette di alcuni prodotti non solo affumicati, troverete indicato tra gli ingredienti l’aroma fumo. L’impiego dell’aroma fumo si è esteso su larga scala da circa 30 anni per conferire, in tempi piu’ brevi e a prezzi inferiori, l’aroma dell’affumicatura ad alcuni prodotti. La procedura si è affermata negli Usa dove il fumo liquido è in pratica usato nella maggior parte dei prodotti affumicati. Il fumo liquido viene nebulizzato sugli alimenti o in alternativa questi vengono immersi nelle soluzioni aromatizzate per i tempi necessari a conferire il classico aroma. Chi si schiera a favore di questo trattamento lo considera un vantaggio rispetto alle tecniche tradizionali di affumicatura poichè “offrirebbe la possibilità di controllare i principali parametri di processo, standardizzazione dei tempi e delle concentrazioni, monitoraggio della formazione di composti tossici che si liberano durante la combustione delle materie prime impiegate. L’applicazione che avviene a freddo, eviterebbe le perdite di resa dovute al calo di peso che si hanno con l’affumicatura a caldo in affumicatoio. Ho trovato qualche informazione, per esempio per affumicare il formaggio con il fumo liquido, pensate bastano pochi minuti di trattamento.

Come si ottiene l’aroma fumo (o fumo liquido)?
Il processo controllato che porta alla formazione degli smoke flavour che troviamo nell’aroma fumo, è la pirolisi (o piroscissione) che determina la decomposizione termochimica di materiali organici, in assenza di un agente ossidante normalmente l’ossigeno. La pirolisi applicata ai principali componenti del legno, come cellulosa, lignina, emicellulosa, genera numerose molecole volatili, tra cui gli idrocarburi aromatici policiclici aromatici (IPA) citati anche sopra.

Gli smoke flavours disponibili sul mercato sono di diversi tipi, liquidi o in polvere, ognuno è identificato da una sigla diversa, in relazione al processo con cui è ottenuto e dal tipo di legno usato. E ovviamente possono variare i composti chimici contenuti e i livelli massimi degli idrocarburi aromatici policiclici come pirene, fluorantene, antracene, acenaftene,benzo-pirene.

In Italia Il decreto 107/92 fissa i requisiti di purezza degli aromi di fumo, relativamente a due idrocarburi: il benzopirene (10 μg/Kg) e il dibenzoantracene (20 μg/Kg). E’ evidente quindi, l’importanza di controlli sul grado di purezza degli estratti utilizzati poiché non è infrequente la commercializzazione di estratti non sufficientemente purificati, che possono pertanto diventare fonte di contaminazione del prodotto finito.

La diffusione degli smoke flavours
Con il passare del tempo, la variazione di aroma degli alimenti indotta dall’affumicatura è diventata più importante della funzione di conservazione. Attualmente gli aromatizzanti di affumicatura, sono aggiunti a diversi alimenti per modificarne l’aroma. Avete presente la salsa barbecue? o qualche snack barbecue flavoured come questo?

pringles barbecue

La Commissione europea ha chiesto quindi all’EFSA di valutare la sicurezza di tutti gli aromatizzanti di affumicatura il cui uso è in atto o è previsto all’interno dell’UE, al fine di redigere un elenco dei prodotti aromatizzante autorizzati.

Cosa ne pensa l’EFSA?
Nella primavera scorsa, l’ EFSA ha già pubblicato il primo di una serie di pareri sui prodotti aromatizzanti aggiunti agli alimenti per fornire o rafforzare il sapore affumicato. Il gruppo di esperti ha concluso che alcuni dei prodotti erano da considerare sicuri, mentre timori sono stati espressi sulla sicurezza di altri (Unismoke e Zesti Smoke Code 10). Circa un mese fa sono state pubblicate altre opinioni e pareri negativi su altri tipi di aromatizzanti: SmokEz C-10 e SmokEz Enviro 23. Sulla base dei risultati delle analisi effettuate sui ratti e sulle stime di esposizione media dei consumatori europei l’Efsa ha definito infatti “insufficienti” i margini di sicurezza degli aromatizzanti, e troppo basse “le soglie oltre le quali possono prodursi effetti nocivi sulla salute”.

Credo di essere riuscita a rintracciare il gruppo che produce due degli smoke flavours su cui è stato espresso parere negativo, dovrebbe essere la Red Arrow, visto quanti ne produce?

Su Pubmed ho trovato diversi articoli in cui si riportano dati sui livelli di idrocarburi policiclici in alcuni prodotti affumicati, tra cui anche prodotti italiani e si confrontano i due trattamenti, affumicatura tradizionale o mediante “fumo liquido” . Qualche esempio:

-Polycyclic aromatic hydrocarbons in smoked food products and commercial liquid smoke flavourings. Food Addit Contam. 1993

- The formation and occurrence of polynuclear aromatic hydrocarbons associated with food.Mutat Res. 1991

-Polycyclic aromatic hydrocarbons in farmed rainbow trout (Oncorhynchus mykiss) processed by traditional flue gas smoking and by liquid smoke flavourings. Food Chem Toxicol. 2008

-Levels of benzo[a]pyrene (BaP) in “mozzarella di bufala campana” cheese smoked according to different procedures. J Agric Food Chem. 2004

Occurrence of polycyclic aromatic hydrocarbons in smoked cheese. J Dairy Sci. 2004

-Presence of heterocyclic aromatic amines (HAS) in smoked “Provola” cheese from Calabria (Italy). Food Chem Toxicol. 2009

-EFSA-safety-doubts-over-two-more-smoke-flavours

edit: Trattamenti a base di “smoke flavour” nella filiera degli hot dog e cheap bacon.

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