Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

Archivio della Categoria 'Io lo leggerei'

15 Giugno 2008

Questa settimana su Trashfood

mosaico giugno

-Arrivederci, Penne? Food Inflation Takes Its Toll on the Italian Diet Il Wall Street Journal guarda nel piatto degli italiani. “I rincari degli alimenti penalizzano la dieta degli italiani”,secondo il quotidiano americano, infatti, “i continui rincari dei generi alimentari costringono anche gli inventori della dieta mediterranea a ridurla drasticamente a favore di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale.”

-Un po’ di autoironia non guasta, nasce il Festival del refuso. Per un anno i lettori di tutti i giornali d’Italia potranno inviare al Museo della Stampa di Mondovì indicazioni sugli errori, i doppi sensi, sviste che hanno trovato più divertenti o più curiose. E ho scoperto che c’è già in rete chi annota i refusi, è il blog-osservatorio dello Strafalcione

-Chi è Matt Gross?the Frugal Traveler L’obiettivo è viaggiare per gli stati europei e non spendere piu’ di 100 euro al giorno. Aggiornamenti sulle sue tappe sul blog ospitato dal New York Times.

-Salmonella e salmonellosi,recall e contaminazioni microbiologiche, è Salmonellablog, utilissimo per seguire giorno per giorno, ora per ora, le news riguardanti questo patogeno.

-Salumi creativi. Effetto Euro 2008 sui salumi proposti a Vienna. Il Food design colpisce gli insaccati.

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14 Giugno 2008

Arrivederci penne?

Arrivederci, Penne? Food Inflation Takes Its Toll on the Italian Diet è il titolo scelto dal Wall Street Journal per parlare dei cambiamenti dei consumi e delle abitudini alimentari degli italiani “I rincari degli alimenti penalizzano la dieta degli italiani”. Secondo il quotidiano americano, infatti, “i continui rincari dei generi alimentari costringono anche gli inventori della dieta mediterranea a ridurla drasticamente a favore di cibi-spazzatura ricchi di grassi, zuccheri e sale. Ormai, i più poveri tra gli italiani si alimentano sempre di più come gli americani poveri”.

Alcune considerazioni, le avevo già scritte qui. Non ho cambiato le mie riflessioni sulle cause del cambiamento degli stili alimentari degli italiani, sono modelli che si evolvono e non possono essere solo i prezzi la causa principale.

Leggere l’intervista è sconfortante, è sbagliato generalizzare, ma si penalizzano i cibi con carboidrati complessi che tra l’altro danno un maggiore senzo di sazietà e si favoriscono i cibi grassi e bibite dolci?

Un po’ di tempo fa avevo cercato dei dati sulla relazione tra composizione dei cibi in nutrienti (zuccheri, grassi, proteine..), potere saziante ed effetti sui livelli di ormoni (insulina) e neurotrasmettitori (grelina, leptina, colecistochinina ecc..) che regolano la fame e la sazietà a livello dell’ipotalamo. E’ un argomento complesso, i cui meccanismi molecolari non sono compresi con precisione, provo a sintetizzare qualche informazione.

Il potere saziante dei cibi è una variabile fondamentale per controllare lo stimolo della fame. L’azione maggiore è esercitata dalle proteine, seguono poi i carboidrati e all’ultimo posto i grassi.

-Se consideriamo cibi complessi, dobbiamo considerare che i prodotti e i piatti preparati o elaborati risultano molto meno sazianti degli alimenti semplici.

-I cibi ricchi di proteine ma poveri di grassi, come la maggior parte della carne e del pesce (esclusi carni e pesci grassi), hanno indici piuttosto alti di sazietà.

-L’indice è correlato alla quantità di fibre di un alimento poiché questi composti nell’intestino rallentano la digestione degli alimenti e quindi prolungano il senso di sazietà. Questo spiegherebbe perché frutta, ortaggi e in particolare i legumi hanno elevati poteri sazianti.

-Interessante l’impatto dei grassi alimentari sui processi che mediano il meccanismo che contribuisce alla sazietà. Il senso di pienezza generato dai grassi alimentari, è associato ad un consumo in eccesso di alimenti ad elevato contenuto di grassi, cio’ è da mettere in relazione all’effetto edonistico del cibo. Introduciamo una notevole quantità di grassi prima che i segnali di sazietà possano intervenire ed influenzare il comportamento alimentare.

-La sazietà è influenzata anche dalla cottura dei cibi. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che le french fries hanno un basso potere saziante rispetto a patate semplicemente bollite.

L’argomento è vasto e ancora molto è da comprendere. I modelli e i pasti sperimentali usati fino ad oggi negli studi, non riescono a riassumere la complessità dei meccanismi coinvolti nell’insorgenza della fame e della sazietà, i tanti fattori che entrano in gioco.

Un giro in rete e qualcosa mi dice che la sazietà e i fattori che la innescano, stanno stimolando la creazione di prodotti integratori e alimenti innovativi, guardate questi satiety smoothies.

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25 Aprile 2008

Riso amaro

Secondo la Banca Mondiale, il costo dei prodotti alimentari e’ cresciuto di circa 83% negli ultimi 3 anni. Il riso - che in tanti paesi asiatici e dell’America Latina e’ cio’ che per noi sono il pane e la pasta, e’ stato oggetto di attenzione nelle ultime settimane a causa dei forti rincari. La complicata situazione dei mercati ne ha fatto lievitare i prezzi, spingendo i produttori a produrre per esportare piuttosto che a produrre per il consumo interno.
Il risultato? Alcuni paesi, ovvero il Vietnam, l’India e la Cina hanno deciso di fermare le esportazioni di riso in seguito anche all’insorgere di dimostrazioni violente che hanno fatto preoccupare non poco i rispettivi leaders politici. In sostanza, si sta verificando quello che sin dall’anno scorso successe con il mais in Messico (ricordate, ne parlammo anche qui) cosi’ come con la pasta e il pane in Italia.

Ma cosa c’e’ dietro a questi rincari? E’ facile pensare che sia tutto solo causa dell’aumento del prezzo del petrolio, legato al boom industriale di Cina e India, che ha conseguentemente fatto aumentare i costi di produzione e di trasporto di tanti prodotti. Ma in piu’ c’e’ da dire che il prezzo di queste commodities (mais, grano, riso) e’ salito in seguito alla politica degli incentivi che sostiene la coltivazione di cereali destinati alla produzione di benzine verdi in US e in Europa. Quindi non stiamo parlando di poco. In sostanza, il quadro causa-effetto e’ il seguente: un governo distribuisce incentivi per la coltivazione di grano e mais destinato alle benzine, quindi gli agricoltori si dedicano alla produzione di queste varieta’ , lasciando perdere altre colture. Queste commodities sbarcano nei mercati internazionali, la speculazione aumenta e fa salire i prezzi, inclusi i prezzi al consumatore di quelle poche riserve rimaste per scopo alimentare. Tanto da far scatenare scontri violenti per le strade. E spingere un paese in pieno boom come la Cina ad invitare i propri ex agricoltori a tornare a coltivare le proprie risaie. Ma il bello e’ che ci siamo in mezzo anche noi, in Europa.

La prossima domanda da porci e’ a questo punto: a cosa ci serve la terra?
a coltivare cibo che possa sfamare una popolazione in continuo aumento, oppure a crescere varieta’ vegetali destinate alla produzione di benzine?
E come siamo arrivati a questo punto!?

Anni fa, quando si parlava di futura crisi petrolifera, nonostante molte compagnie produttrici minimizzassero, qualche voce fuori dal coro gia’ si faceva sentire. Il produttore texano Pickens si chiedeva semplicemente: com’e’ che le aziende petrolifere stanno producendo meno petrolio di anno in anno pur dichiarando le proprie riserve in ottima salute? La crisi, sin da allora, era difficile da ammettere pubblicamente e avrebbe causato un panico incontrollabile. Oggi Pickens ha dismesso quasi completamente il petrolio dai propri investimenti per dedicarsi all’energia eolica.

E noi che faremo? in questi giorni di ‘vacche magre’ la stampa internazionale ci informa che la soluzione non puo’ che essere una: le colture geneticamente modificate, ovvero gli OGM, la biotecnologia. A mali estremi, estremi rimedi, potremmo obiettare. Ma torniamo al riso. E chiediamoci che senso abbia mangiare riso Thai, mele americane e asparagi del Peru. Di questi tempi, insegnare alle comunita’ di paesi lontani come coltivare cio’ che possono mangiare puo’ essere una soluzione, sia per noi che per loro, piu’ sostenibile.

Stefania P.,
gourmetrails@yahoo.co.uk

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31 Marzo 2008

Probiotic ice cream

gelato

Dopo i drinks, gli snacks, i formaggi, novità in arrivo per i fans dei probiotici. Alla Unilever stanno studiando un ghiacciolo contenente microorganismi probiotici.
Ma non sono mica soli. Anche la Chr-hansen è impegnata in questo settore. In India è già stato messo in vendita un probiotic ice cream dalla Amul.

Sapete che mi è venuta la curiosità di visitare un centro di ricerca in cui si selezionano questi ceppi?

Ecco un elenco di microrganismi probiotici che rispettano le linee Guida della FAO/WHO e le aziende che li hanno immessi sul mercato.

Lactobacillus casei Shirota (Yakult, Giappone);
L. casei DN114 001 (Danone, Francia)
Lactobacillus rhamnosus GG (Valio, Finlandia);
L. rhamnosus HN001 (Danisco, Danimarca);
L. rhamnosus 19070-2 and Lactobacillus reuteri DSM 12246 (Chr. Hansen, Danimarca)
L. reuteri ATCC 55730 (BioGaia, Svezia)
Lactobacillus plantarum 299V (Probi, Svezia)
Lactobacillus acidophilus La5 (Chr. Hansen, Denmark)
L. acidophilus L1 (Campina Melkunie, Olanda)
Lactobacillus johnsonii La1 (Nestle, Svizzera)
Lactobacillus gasseri OLL 2716 (Meiji Milk Products, Giappone).
Saccharomyces cerevisiae boulardii lyo (Biocodex, Francia)
B. animalis/lactis DN-173 010 (Danone, Francia)
Bifidobacterium longum BL1 (Morinaga, Giappone)
Bifobacterium infantis 35624 (Ardeypharm,Germania)

Fonte: Selecting, testing and understanding probiotic microorganisms di Gregor Reid et al. FEMS Immunol Med Microbiol 46 (2006)

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30 Gennaio 2008

In Defence of Food

In defence of food

Ringrazio Stefania per questo contributo su cui ragionare. Stefania che vive e lavora a Londra, nell’ambito del programma di MSci sulle politiche alimentari, ha avuto l’occasione di incontrare e ascoltare il giornalista Michael Pollan.

‘Eat food. Not too much. Mostly plants’ Questo il messaggio in sette parole che Michael Pollan riserva ai lettori del suo ultimo libro ‘In Defence of Food’. Tali raccomandazioni alimentari erano state gia’ state introdotte nelle pagine conclusive del suo precendente ‘Omnivore’s Dilemma’ , un’indagine approfondita e sofferta, della catena alimentare americana e le sue implicazioni ambientali ed etiche. I volumi saranno tradotti presto in Italiano e Spagnolo (more…)

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19 Gennaio 2008

Odissea mangimi industriali

Sono passati circa sei anni dalla puntata di Report intitolata Nella nuova fattoria, storie di mangimi e allevamenti industriali, tra antibiotici, ormoni, e altre illegalità. Dopo aver letto il testo delle interviste, leggetevi la storia di Edoardo Bresciano e il suo “Vietnam, raccontato da Lorenzo Cairoli. Una storia a lieto fine, forse qualcun’altro al suo posto avrebbe cambiato lavoro e se ne sarebbe andato via dalla campagna. Lui ha continuato a fare l’allevatore, non piu’ conigli ma anatre moulard a Suniglia di Savigliano. Le alleva nella Cascina Peschiera dettando lui le regole, in libertà, nutrendole con erba medica e granaglie di sua produzione. Porte chiuse ai mangimi industriali responsabili dei disastri provocati al suo allevamento di conigli.
Edoardo, autoproclamatosi Corsaro del Gusto, oggi dovrebbe essere dalle parti di Malpensa Fiere insieme ai suoi amici produttori e sovversivi. Se passate da quelle parti, andate a trovarli.

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28 Dicembre 2007

Dimmi come mangi, la GDO e la Grossa Distribuzione

GDO buyers day

‘Dimmi come mangi’, è il titolo della ricerca Nomisma sul pasto fuori casa degli italiani. Saranno indagate le abitudini, le frequenze, i luoghi nei quali gli italiani consumano pranzi e cene di lavoro e/o per divertimento. Sarà indagata anche la spesa sostenuta per i pasti. I risultati dell’indagine saranno diffusi in apertura della Mostra Internazionale dell’Alimentazione di Rimini a febbraio 2008. Previsto anche il 1° GDO Buyer Day, una giornata dedicata ai buyer della grande distribuzione organizzata (GDO) con forum, tavole rotonde, business meeting con le aziende. Inoltre in programma una conferenza dibattito sulla gastronomia di seconda generazione. Segnatevi questi termini Fast-Foods ribattezzati in Fast-Goods, e le formule time-extended-opening-hours. Ogni volta che leggo la parola GDO, mi torna in mente Antonio Tombolini e il suo post sulla Grossa Distribuzione, scritto nel 2002, ma vale la pena leggerlo, è sempre attuale.

Torniamo a Dimmi come mangi, abbiamo bisogno di una nuova indagine da affidare al Nomisma? non conosciamo già i risultati? scommettiamo che risulterà che gli italiani mangiano sempre piu’ spesso fuori casa? Che aumentano i consumi in ristoranti, pizzerie e bar e mense? che spendiamo meno tempo a tavola? Che aumentano i consumi di piatti pronti? che la famiglia si trova riunita solo a cena? che è in aumento la spesa alimentare extradomestica?

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17 Dicembre 2007

From farm to table

libro di sarah Murray

Ecco un nuovo titolo da segnalare,si tratta di “Moveable Feasts: From Ancient Rome to the 21st Century, the Incredible Journeys of the Food We Eat” di Sarah Murray, giornalista del Financial Times. L’autrice con numerosi esempi,affronta un tema di attualità e che desta attenzione anche in Italia: la provenienza dei prodotti alimentari, filiere, trasporto e loro effetto sull’ambiente. Ma non aspettiamoci una difesa in assoluto dei prodotti a km zero di cui si è parlato tanto negli ultimi mesi. Come suggerisce l’autrice, non dobbiamo riflettere solamente sulle emissioni di anidride carbonica durante il trasporto delle merci. Anche quelle che avvengono durante la filiera produttiva andrebbbero considerate in particolare per i prodotti industriali e tra gli esempi riporta le chips della Walkers, una delle prime aziende a dotarsi di una carbon label: una etichetta che riporta le informazione sulle emissioni di anidride carbonica durante l’intero processo produttivo, dai campi alla lavorazione, fino al trasporto dei pacchetti delle chips. Come rappresentato nell’immagine, il trasporto incide in quel caso solo per il 7% alle emissioni totali di anidride carbonica. In Italia si è già sentito parlare di menu‘ a km zero.

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13 Dicembre 2007

Quando il clima frigge

La prossima volta che scartate un Kitkat, che friggete con Friol o condite la pasta con la margarina, sentitevi in colpa. Secondo Greenpaece in questi prodotti anche di marchi diversi, viene impiegato olio di palma e le aziende pertanto contribuiscono alla distruzione e degradazione delle torbiere indonesiane per soddisfare la crescente domanda di olio palma nei settori dell’agroalimentare, della cosmesi e dei biocarburanti.
Si può leggere il rapporto completo “Come ti friggo il clima” e guardare i documenti fotografici allestiti in occasione della conferenza di Bali.

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12 Dicembre 2007

Il pane tra industria e artigianato

atlante dei prodotti tipici,Il pane

Il bello della rete, gli incontri, gli scambi di commenti e un giorno è arrivata sul blog Stefania, che vive all’estero da tanto tempo. Stefania da qualche anno ha iniziato a focalizzare i propri interessi personali nel settore alimentare tra corsi di cucina e un programma di MSci nella City University sulle politiche alimentari (food policy). Il cibo e’ dunque una sua grande passione ma soprattutto la interessa tutta la cultura che c’e’ dietro certe abitudini alimentari. Oggi sono lieta di ospitare un post di Stefania sul pane, sulla sua produzione e sulle ricadute economiche delle nostre scelte alimentari. L’immagine che ho scelto è la copertina di un libro che ho nella mia biblioteca: Atlante dei prodotti tipici. Il pane di Claudio Barberis, ci permette di fare un viaggio tra le regioni italiane e i vari tipi tradizionali e rituali di pane. Pane barbaria, michetta, grisia monferrina, giaco, gavasot, pan nociato, tigella, pane cafone, cuccidati di carrozza, brazzadela,puccia, pizziangulu...
Adesso le parole a Stefania. (more…)

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