Trashfood

Randomestrale di Incultura Alimentare

6 agosto 2010

Cedrata, spuma e chinotto a km zero

Hanno una etichetta vintage con pin up ammiccanti. Tema che negli ultimi anni è stato riproposto anche da varie altre aziende produttrici di bibite analcoliche come chinotto, cedrata.

Quando si parla di spesa e di prodotti alimentari a Km zero, a quanti Km facciamo riferimento? Diciamo che queste bibite che ho trovato in un bar a Fermo le potremmo considerare locali, :) infatti si fabbricano nelle Marche.

Cosa contengono?

Cominciamo dalla Spuma nera Acqua, zucchero, aromi, anidride carbonica. Acidificante: Acido citrico, conservante: sodio benzoato, colorante:Caramello E 150d

Cambiando l’ordine degli ingredienti abbiamo il Chinotto: Acqua, zucchero, caramello 150d, aromi, anidride carbonica. Acidificante: acido citrico, conservante: sodio benzoato.

Coloranti e aromi anche nell’Aranciata Acqua, zucchero, succo d’arancia 12%, acidificante: Acido citrico, aromi, anidride carbonica, conservante: sodio benzoato, colorante: E110

Come si ottiene il colore giallo fluorescente della cedrata? Cedro? macchè. Acqua, zucchero, Acidicante: Acido citrico, Aromi, Anidride carbonica, conservante:sodio benzoato, coloranti: E102, E132

Leggo nel sito aziendale che le bibite “sono prodotte ancora con gli stessi metodi e le stesse ricette degli anni ‘50″.

Sarà invece utile modificare la formula perchè la legislazione su alcuni dei coloranti inclusi tra gli ingredienti è cambiata. Tutto è iniziato nel 2007 dopo la pubblicazione di uno studio inglese, nel quale si sosteneva l’esistenza di un nesso tra i coloranti artificiali e l’iperattività dei bambini. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha in seguito avviato una nuova valutazione scientifica di tutti i coloranti artificiali. Per i coloranti artificiali giallo chinolina (E104), giallo arancio S (E110) e rosso cocciniglia A (E124) l’Efsa ha deciso la riduzione della dose giornaliera accettabile (DGA). Nessuna variazioni per la tartrazina (E102), l’azorubina/carmoisina (E122) e il riosso allura AC (E129). L’autorità però ha ricordato che se i bambini bevono in gran quantità bevande zuccherate contenenti E 122 ed E 129 potrebbero superare la dose giornaliera accettabile. Per la tartrazina (E102) il panel ha evidenziato la possibilità di intolleranze o reazioni cutanee “in una piccola parte della popolazione”.

A partire dal 20 luglio 2010 gli alimenti contenenti i coloranti E 102, E 104, E 110, E 122, E 124 ed E 129, dovranno recare, accanto alla denominazione (E), anche la scritta “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini” come riportato nell’allegato V del regolamento europeo 1333/2008. Gli alimenti presenti nel mercato o etichettati prima di questa data possono essere commercializzati fino alla data di scadenza.

Sono esclusi dall’obbligo gli alimenti in cui il colorante è stato utilizzato per la marcatura a fini sanitari o di altro tipo su prodotti a base di carne o per la stampigliatura o la colorazione decorativa dei gusci d’uovo.

Per riepilogare, i coloranti oggetto di questa normativa sono:
E 102: tartrazina
E 110: giallo tramonto FCF, giallo arancio S
E 104: giallo di chinolina
E 122: azorubina, carmoisina
E 129: rosso allura AC
E 124: Ponceau 4R, rosso cocciniglia A

Se avvistate una bibita o un prodotto con la dicitura “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini me lo fate sapere? anche se credo che si passerà ad usare altri coloranti, come sta già accadendo.

Cosa ho già scritto sui coloranti presenti nelle bibite? ecco i posts precedenti su prodotti contenenti Tartrazina, caramello e rosso allura.

Links

EFSA: faq foodcolours

EFSA e coloranti azoici

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5 agosto 2010

Mense scolastiche revolution?

Ricorderemo il luglio 2010 per la divulgazione delle LINEE DI INDIRIZZO NAZIONALE PER LA RISTORAZIONE SCOLASTICA del Ministero della Salute. Poi vedremo come saranno accolte a livello locale e cosa accadrà con l’apertura del nuovo anno scolastico. Le linee ministeriali arrivano comunque in ritardo e non mi sembra dicano cose nuove. Diverse regioni italiane hanno già pubblicato in passato dei documenti dettagliati sulla ristorazione scolastica. Eccone alcune:

-Regione Emilia Romagna con uno sportello Mense Bio.

-Regione Piemonte con aggiornamenti quotidiani sui menu anche su Twitter

-Regione Sicilia con allegate delle indicazioni merceologiche.

-Regione Lombardia

Tornando alle Linee guida del Ministero della Salute, nelle 21 pagine curate da un gruppo di esperti sono toccati vari punti, si ribadisce “l’ importanza di elevare il livello qualitativo dei pasti, come qualità nutrizionale e sensoriale, mantenendo saldi i principi di sicurezza alimentare e rispettando le indicazioni dei Livelli di Assunzione giornalieri Raccomandati di Nutrienti per la popolazione italiana (LARN).”

- Prevedo corsi di formazione, a chi saranno affidati? ci sono risorse economiche? infatti si legge che saranno coinvolti i “Docenti e addetti al servizio, adeguatamente formati (sui principi dell’alimentazione, sulla importanza dei sensi nella scelta alimentare, sulle metodologie di comunicazione idonee a condurre i bambini ad un consumo variato di alimenti, sull’importanza della corretta preparazione e porzionatura dei pasti),

-Tra i punti delle Linee guida, “l’elaborazione di menù secondo i principi di una alimentazione equilibrata dal punto di vista nutrizionale ma anche considerando la varietà e la stagionalità dei cibi, utilizzando anche proposte di alimenti tipici della regione di residenza, per insegnare ai bambini il mantenimento delle tradizioni. Allegate alle linee guida delle tabelle con gli apporti raccomandati di energia, nutrienti e fibra riferiti al pranzo nelle diverse fasce di età scolastiche (scuola dell’infanzia, scuola elementare, scuola media).

-Per i distributori automatici di alimenti nelle scuole, si limita l’istallazione alle sole scuole superiori, condizionando tale inserimento al soddisfacimento di specifici requisiti definiti anche attraverso un apposito capitolato. La scelta va indirizzata verso prodotti salutari quali, ad esempio alimenti e bevande a bassa densità energetica come frutta, yogurt, succhi di frutta senza zucchero aggiunto.

- Entrano nelle linee guida “gli alimenti a filiera corta, cioè l’impiego di prodotti che abbiano viaggiato poco e abbiano subito pochi passaggi commerciali prima di arrivare alla cucina o alla tavola.

Viaggiato poco?

Si continua dicendo: “Per favorire l’utilizzo di tali alimenti, possono essere attribuiti punteggi diversi per le diverse provenienze premiando i prodotti locali. Con riferimento agli alimenti a filiera corta, è utile che le Regioni e PP.AA. elaborino un documento nel quale vengano elencati alcuni principi che aiutino le Amministrazioni pubbliche a definire capitolati d’appalto capaci di rispettare le norme di libera circolazione delle merci in ambito comunitario, tutelando contestualmente la freschezza, il chilometro zero/filiera corta, i prodotti locali (non necessariamente ancora classificati tra i tipici o tradizionali).

I componenti del gruppo che hanno lavorato al documento sono: Savino Anelli, Silvia Boni, Marcello Caputo, Margherita Caroli, Anna Amina Ciampella, Roberto Copparoni, Valeria Del Balzo, Roberto D’Elia, Emanuela Di Martino, Maria Antonietta Di Vincenzo, Daniela Galeone, Riccardo Galesso, Andrea Ghiselli, Lucia Guidarelli, Maria Teresa Menzano, Maria Grazia Silvestri, Piero Vio.

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30 luglio 2010

Rosso Tonno

E io che credevo che l’uso di coloranti nei prodotti ittici fosse rivolto al salmone, al surimi e gamberetti-like. Mi sbagliavo.

Leggendo tra i commenti di questo post su Dissapore, sono venuta a conoscenza di una pratica di cui non avevo mai sentito parlare prima.

Sapevate che il tonno può essere sottoposto a trattamenti con monossido di carbonio o colorato con il colorante rosso barbabietola per imprimergli una colorazione piu’ evidente sul banco in cui è esposto? Il colore delle carni del tonno rosso è di un rosso vivo dovuto alla proteina mioglobina che, combinandosi con l’ossigeno, genera la ossi-mioglobina dal colore acceso. L’ossidazione a cui va incontro la mioglobina quando la carne è esposta all’aria è abbastanza veloce trasformando il colore brillante in bruno più o meno scuro anche se è il prodotto è ancora molto fresco. Sappiamo che il colore dei prodotti alimentari è un criterio importante delle scelte dei consumatori. Ed ecco il trattamento con monossido di carbonio, composto che legandosi alla mioglobina genera la carbossi-mioglobina, sostanza dal colore rosso. Il procedimento, sommato al processo di congelamento esalta alcune caratteristiche qualitative del prodotto, quali appunto il colore rosso del tonno. Il monossido di carbonio è anche un inibitore della proliferazione batterica.

La FDA ha dichiarato sicuro (GRAS) il trattamento con monossido di carbonio mentre Giappone e Unione Europea ne hanno vietato l’uso poiché tale pratica potrebbe essere impiegata anche per coprire tracce di carne non conservata troppo bene. Il monossido di carbonio, conferendo colore rosso al tonno, ne maschererebbe le alterazioni dovute all’invecchiamento. Sappiamo che nei tonni il tenore di istidina, aminoacido precursore dell’Istamina, è doppio rispetto agli altri pesci. L’istamina è una amina biogena che viene ottenuta per decarbossilazione dell’istidina da parte di alcuni batteri che intervengono durante il processo d’invecchiamento del prodotto, soprattutto quando non viene rispettata la catena del freddo. Tra le più importanti sindromi di origine alimentare causate dall’ingestione di ammine biogene vi è l’avvelenamento da istamina (sindrome sgombroide).

Sia negli ultimi giorni che in passato in paesi della UE non sono mancate le segnalazioni di partite di filetti di tonno sottovuoto congelati e trattati con monossido di carbonio, origine Vietnam e provenienza Olanda.

E a proposito di tonno e coloranti, coincidenza vuole che proprio in questi giorni tra le segnalazioni del sistema di allerta europeo RASFF, ho trovato la notifica di una partita di filetti di tonno illegalmente colorati con l’E 124 o red ponceau. Tonno proveniente dall’Indonesia via Paesi Bassi e distribuito in Italia.

Ma a parte il colore, siamo sicuri che in certi piatti ci sia veramente il tonno rosso? Si narra di partite di tonno pinna gialla colorato con il rosso barbabietola. Colorare il pesce con una sostanza come il succo di barbabietola non é illegale, -leggo – ma spacciarlo per tonno rosso lo é.

In questa intervista a Valentina Tepedino, direttrice di Eurofishmarket, si accenna al fatto che l’uso del colorante raramente è dichiarato in etichetta, probabilmente per la diffidenza verso gli additivi e la scarsa informazione sull’argomento.

Per saperne di piu’

- RASFF notification: filetti di tonno trattati con monossido di carbonio

-RASFF notification: Tonno colorato con E124

-Pesci-additivi-e-frodi

-What Color Is Your Tuna?

- Dove sono i gamberetti?

-un-novel-food-al-giorno-lastaxantina.html

-Rischi chimici: l’istamina

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24 luglio 2010

Ho vinto il tartufo nero!

Tartufo

Mai provato il tartufo nero estivo? dovreste sentire il profumo. Questi nella foto li ho vinti la settimana scorsa grazie a Agrycult e ai suoi sorteggi su Twitter.
Non c’è che dire, il team di Agrycult è davvero generoso. Ancora poche ore per tentare nuovamente la fortuna e vincere 100g di tartufo nero che vi verranno spediti a casa dal Molise. E ovviamente potete comprarlo. Tutte le informazioni qui.

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PepsiCo + Scienceblogs = Pepsigate

PepsiCo significa numerosi prodotti, qualche esempio? Tropicana, FritoLay, Seven Up, Doritos, Gatorade. Ora mescolate PepsiCo, social media, infomercial blog e ScienceBlogs, ed ecco a voi il Pepsigate.

Non sono una esperta di social marketing ma leggo che la PepsiCo ha da insegnare con la sua iniziativaPepsi Refresh Project” che ha coinvolto i social media. Ma non raccontiamo solo i successi. Il Pepsigate, come è stata ribattezzata la vicenda in cui è stata coinvolta nelle utime settimane, è stato un fallimento.

I social media italiani non ne hanno parlato affatto ma quello che sta accadendo al network ScienceBlogs merita diverse considerazioni e potrebbe essere preso ad esempio del potere dei social networks e della forza che hanno le persone che ne fanno parte.

Breve riassunto per chi non conoscesse i precedenti della notizia. ScienceBlogs è un network costituito da bloggers ricercatori e scienziati di vari settori. Chi c’è dietro ScienceBlogs? La rivista scientifica Seed Magazine.
ScienceBlogs nato nel 2006 con 14 autori, ha visto crescere il numero dei partecipanti fino a circa 80. Tutti ricercatori e professionisti che amano comunicare le loro ricerche con un vasto numero di lettori. Gli autori sono pagati da Seed e i fondi derivano dalla pubblicità. La popolarità e autorevolezzata del network è cresciuta negli anni al punto che alcuni posts su vari temi trattati nei blogs, alimentazione, salute, neuroscienze, ambiente, astronomia, medicina, erano linkati dal New York Times Science e dal National Geographic site oltre ad essere indexati su Google News.

Agli inizi di luglio 2010, SEED ha annunciato a tutti i bloggers del network che la PepsiCo avrebbe aperto un blog nel network, anche il nome era già pronto: “Food frontiers“, lo stesso del corporate blog già esistente. Ricercatori che lavorano alla PepsiCo avrebbero scritto articoli su temi nutrizionali e salute. Un evidente conflitto d’interessi denunciato da alcuni bloggers tra i piu’ influenti. Se Food Frontiers era già attivo, perchè aprirne uno nuovo su ScienceBlogs?

Da parte di numerosi blogger del network tra cui i piu’ conosciuti come Brian Switek e Rebecca Skloot, non si sono fatte attendere le reazioni negative con post molto critici che hanno fatto emergere il timore che l’ingresso di Food frontiers avrebbe fatto perdere la credibilità dell’intero network. L’elenco dei bloggers che hanno annunciato addirittura la chiusura dei loro spazi su ScienceBlogs si è allungato giorno dopo giorno.
In pochi giorni Seed Media e Scienceblogs hanno visto crollare la loro reputazione con numerose critiche alla scelta editoriale.
Dopo qualche giorno, Adam Bly, Seed’s CEO, ha annunciato la decisione di interrompere il rapporto con la PepsiCo e Food frontiers è stato interrotto. Ecco il testo della mail spedita ai bloggers da Adam Bly:

“We apologize for what some of you viewed as a violation of your immense trust in ScienceBlogs. Although we (and many of you) believe strongly in the need to engage industry in pursuit of science-driven social change, this was clearly not the right way.
How do we empower top scientists working in industry to lead science-minded positive change within their organizations? How can a large and diverse online community made up of scientists and the science-minded public help? How do companies who seek genuine dialogue with this community engage? We’ll open this challenge up to everyone on SB and beyond in the coming days so that we can all find the right solution”.

Una sua lettera in cui cerca di giustificare la sua scelta è stata pubblicata sul Guardian.

Nel leggere vari commenti e post come questo, questo e anche questo, sembra che già in passato l’indipendenza di Seed sia stata messa in discussione.

Resta l’episodio, tutto da analizzare per le sue ricadute sul futuro di ScienceBlogs e sul suo modello di business on line. Ne ha parlato anche Nature News. Se volete seguire la vicenda su Twitter, ecco l’hashtag: #SbFAIL.

Fonte immagine

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12 luglio 2010

La foto del giorno. Junk food generation

Snacks dolci e salati, fries, fast food consumati in un anno da bambini tra 4 e dieci anni nel Regno Unito.

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8 luglio 2010

Distributori automatici. La piramide alimentare

E’ proprio così. E’ tutto vero. :)

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7 luglio 2010

Junk food marketing: multigrain P r i n g l e s

Leggi delle Multigrain Pringles e pensi subito alla deriva salutista dell’azienda.

Gusti Truly Original Nutrition, Creamy Ranch Nutrition e Cheesy Cheddar Nutrition.

Poi leggi gli ingredienti e scopri che le Multigrain sono solo un ottimo esempio di Junk food marketing

Truly Original Nutrition
INGREDIENTS: RICE FLOUR, VEGETABLE OIL (CONTAINS ONE OR MORE OF THE FOLLOWING: CORN OIL, COTTONSEED OIL, SOYBEAN OIL, AND/OR SUNFLOWER OIL), DRIED POTATOES, CORN FLOUR, MALTODEXTRIN, WHEAT STARCH, MODIFIED RICE STARCH, SUGAR, AND TRIGLYCEROL MONO-OLEATE. CONTAINS 2% OR LESS OF: MALTED BARLEY FLOUR, WHEAT BRAN, DRIED BLACK BEANS, SALT, AND CITRIC ACID. CONTAINS WHEAT INGREDIENTS.

Creamy Ranch Nutrition
INGREDIENTS: RICE FLOUR, VEGETABLE OIL (CONTAINS ONE OR MORE OF THE FOLLOWING: CORN OIL, COTTONSEED OIL, SOYBEAN OIL, AND/OR SUNFLOWER OIL), DRIED POTATOES, CORN FLOUR, MALTODEXTRIN, WHEAT STARCH, MODIFIED RICE STARCH, SUGAR AND TRIGLYCEROL MONO-OLEATE. CONTAINS 2% OR LESS OF: MALTED BARLEY FLOUR, WHEAT BRAN, SALT, DRIED BLACK BEANS, WHEY, BUTTERMILK, MONOSODIUM GLUTAMATE, GARLIC POWDER, COCONUT OIL, NATURAL AND ARTIFICIAL FLAVORS, ONION POWDER, DEXTROSE, SOUR CREAM (CREAM, NONFAT MILK, CULTURES), CULTURED NONFAT MILK, CITRIC ACID, SPICES, CREAM (NONFAT MILK, CREAM, LACTIC ACID, CULTURE), MALIC ACID, LACTIC ACID, APPLE CIDER VINEGAR, NONFAT MILK, VINEGAR, DISODIUM INOSINATE, DISODIUM GUANYLATE, SODIUM CASEINATE, MODIFIED FOOD STARCH, AND SOY PROTEIN. CONTAINS WHEAT, MILK, AND SOYBEAN INGREDIENTS.

Cheesy Cheddar Nutrition
INGREDIENTS: RICE FLOUR, VEGETABLE OIL (CONTAINS ONE OR MORE OF THE FOLLOWING: CORN OIL, COTTONSEED OIL, SOYBEAN OIL, AND/OR SUNFLOWER OIL), DRIED POTATOES, CORN FLOUR, MALTODEXTRIN, WHEAT STARCH, MODIFIED RICE STARCH AND SUGAR. CONTAINS 2% OR LESS OF: MALTED BARLEY FLOUR, WHEAT BRAN, SALT, BLACK BEANS, WHEY, CHEDDAR CHEESE (PASTEURIZED MILK, CHEESE CULTURES, SALT, ENZYMES), MONOSODIUM GLUTAMATE, COCONUT OIL, BUTTERMILK POWDER, ONION POWDER, CITRIC ACID, LACTIC ACID, NATURAL FLAVORS, AUTOLYZED YEAST EXTRACT, GARLIC POWDER, YELLOW 6 LAKE, YELLOW 5 LAKE, SODIUM CASEINATE, DISODIUM INOSINATE, DISODIUM GUANYLATE, YELLOW 5 AND YELLOW 6. CONTAINS WHEAT, MILK, AND SOY INGREDIENTS.

Le recensioni di chi le ha già provate non sono entusiasmanti

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4 luglio 2010

Non è un sandwich. Non sono lasagne. Ma cos’é? il Lasandwich

Si narra che sia stato un inglese nel 1762, Sir John Montagu, quarto conte di Sandwich, a inventare il sandwich. Sir John era un uomo sempre molto occupato e trascorreva lunghe ore nel suo ufficio. Ed ecco l’idea di un pasto sul luogo di lavoro. I biografi comunque non sono molto concordi su questa paternità. Comunque dopo 238 anni sempre in terra d’Albione, è stato inventato il lasagna sandwich, ribattezzato Lasandwich. In vendita da Tesco dove pare siano davvero orgogliosi della genialata così descritta:

“Between two thick slices of white bread, you’ll find a generous filling of diced beef in a tangy tomato and herb sauce, layered with cooked pasta sheets and finished with a creamy cheddar, ricotta and mayonnaise dressing.”

Aggiungiamo la Lasagna sandwich alla lunga lista di prodotti che portano nomi che suonano italiani (italian sounding), ma che italiani di origine non sono affatto?

Grazie a Paolo per l’assist!

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3 luglio 2010

Cercasi abbonati all’Orto di Agrycult

Questa foto l’ho scattata quattro anni fa. Insomma, sono una abbonata storica dell’orto digitale di Francesco Travaglini, agricoltore e allevatore molisano. Lo seguo da diversi anni e ho appoggiato fin dall’inizio il nuovo progetto di Agrycult.

Si tratta di un progetto imprenditoriale importante per il messaggio forte associato, cercare di mantenere le terre coltivate, quelle che i genitori e i nonni di Francesco hanno coltivato prima di lui. Nonno Verino, tra l’altro continua a farlo..

Continuare a coltivarli -racconta Francesco-è diventato economicamente impossibile: se continua così nessuno in futuro si sognerà di coltivare terre se non per per l’autoconsumo.

E allora salviamo gli orti d’Italia per evitare l’impoverimento mentale (oltre che economico) che i contadini italiani subiscono cedendo alle più diverse (e suadenti) offerte provenienti dalle sirene dell’Industria. Ad esempio le offerte dei produttori di energie rinnovabili che usando il termine Parco per una distesa di pannelli fotovoltaici o una piantagione di pale eoliche, pensano possa bastare per farci credere che in fondo, si tratta di energia pulita e che la loro è una nobile impresa.
Il nostro Parco -continua Francesco – quello vero (non a caso Parco dei Buoi è appunto il nome dell’orto da cui provengono le nostre cassette) vogliamo continuare a chiamarlo tale: un giardino di olivi, orti e pecore al pascolo.
Ed allora L’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere coltivando il nostro orto è quello di dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole, due delle nostre ri-sorse, non possono essere l’unica coltivazione possibile, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste Terre.

Anche per questo è importante parlarne e abbonarsi all’orto di Parco dei Buoi. Per andare avanti e sostenere il progetto, occorrono nuovi abbonati. Altri 40, per ora ce ne sono 10 quindi attiviamo il passaparola.

Aderite! e ogni settimana, la cassetta di ortaggi arriverà direttamente a casa vostra. Ecco il modulo per aderire.

E se curate un blog, una ghiotta occasione. Ai primi 15 che parleranno del progetto e dell’abbonamento, 15 casse di verdure gratis a casa.

C’è tempo fino al 9 luglio.

Dai, cosa state aspettando? PASSAPAROLA!

Agrycult: the mission is possible!

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