Novità nelle etichette alimentari: grassi trans naturali e artificiali?

Sono stata un giorno fuori e al mio ritorno mi sono ritrovota tra le polemiche sulla Nutella-Ue con appelli e i proclami per scongiurare che diventi fuori legge. Mi sorprendo sempre, dovrei saperlo invece che uno degli sport preferiti di alcuni è alzare la voce senza sapere bene di cosa si sta parlando e senza leggere cosa effettivamente è stato proposto. E di cose interessanti ce ne sono nelle proposte del parlamento europeo in tema di etichettatura nutrizionale. Cose che però sono state taciute.
Il Parlamento Europeo si è opposto al metodo a “semaforo” che voleva indicare con simboli colorati di verde, giallo e rosso la quantità relativa di energia, di grassi e di zuccheri contenuti negli alimenti.

Al tempo stesso il Parlamento europeo ha approvato nuove regole sull’etichettatura.

-Si è proposto che diventino piu’ completi i profili nutrizionali, che vengano indicati oltre ai carboidrati totali anche gli zuccheri semplici e il contenuto in sale, fibra e proteine. Nessuna novità per questo, sono dati che leggiamo già in molte etichette.

-Si è proposto l’obbligo dell’indicazione delle quantità non solo dei grassi totali ma anche degli acidi grassi saturi. Si chiede inoltre che siano indicati i grassi trans. Mi sembra una proposta condivisibile, un bel risultato. E’ evidente che chi tra i produttori privilegia l’uso di grassi vegetali saturi come olio di palma, olio di cocco o grassi idrogenati non sarà troppo contento perchè i grassi saturi presenti saranno elevati.

-C’è dell’altro, ho letto che nel testo si propone la distinzione tra grassi trans naturali e artificiali. Credo che questa precisazione -che non so quanto sia fattibile concretamente- serva a fare chiarezza sulle fonti di grassi usati (burro, margarine, oli raffinati). Sappiamo infatti che in piccola quantità alcuni grassi trans ( acido vaccenico, acido linoleico coniugato) si possono formare durante la digestione nei ruminanti e le molecole che si formano vengono assorbite e passano nel latte e nei prodotti derivati.
Un livello maggiore di acidi grassi trans si forma durante il processo di idrogenazione e raffinazione a cui sono sottoposti gli oli vegetali. Questo è un tema che merita di essere approffondito e mi prendo l’impegno di farlo a breve. Pensate che è stato perfino finanziato uno studio per indagare se i grassi trans di origine naturale o artificiale hanno effetti diversi sul metabolismo dei lipidi nei soggetti umani.

– Tutte le informazioni nutrizionali dovranno essere indicate su 100 g o ml e, per assicurarne la leggibilità, dovranno avere caratteri di dimensione e stile precisi.

-Ci sarà anche l’obbligo di menzionare in etichetta la presenza di ingredienti prodotti con le nanotecnologie.

-Obbligatorio anche indicare la presenza di sostanze che aumentano l’appetito. Non vi viene la curiosità di sapere quali siano?

Tranquillizzatevi, nessun prodotto sarà fuorilegge, si continuerà a fare pubblicità ma le affermazioni salutistiche e i benefici promessi dovranno essere provati scientificamente.

A tutti coloro che si sono affrettati a dire che “non si può fare una selezione tra alimenti buoni e cattivi” aggiungo che si deve pur spiegare che ci sono differenze tra prodotti. Ma vogliamo cominciare a dire che le creme alla nocciola non sono tutte uguali? Che le diciture “ a base di grassi vegetali” o “solo grassi vegetali” non sono trasparenti bensì fuorvianti?

A me non sembrano così deplorevoli le proposte avanzate.

Che strano questo modo di procedere. Chiediamo piu’ trasparenza, piu’ informazioni, poi appena si propongono cose nuove e si cerca di fare chiarezza, commenti confusi e superficiali dilagano.

Fonti:

Food industry wins battle-traffic light labels

Laid bare, the lobbying campaign that won the food labelling battle

Do trans fatty acids from industrially produced sources and from natural sources have the same effect on cardiovascular disease risk factors in healthy subjects? Results of the trans Fatty Acids Collaboration (TRANSFACT) study.


Grassi trans e Pueraria mirifica dagli effetti speciali

Pueraria Mirifica

La notizia non è neanche nuova, ma l’ho trovata in homepage stamattina su espresso.repubblica.it tra le News dell’ultima ora. Della serie chisseneimporta ma pare che Mel C stia usando questi biscottini giapponesi dagli effetti speciali. Quanto l’avranno pagata per farla affermare alla BBC: “I’ll be a guinea-pig for them, can you imagine if my boobs got bigger suddenly? That’d be great!”

I biscotti F-Cup contengono 68.7 calorie,grassi trans che dovrebbero essere coinvolti nell’effetto insieme a 50mg di un estratto della Pueraria Mirifica mirifica nella foto. Ehi c’è anche il tè.


Via gli acidi grassi trans, arriva VISTIVE™!

KFC

Dal gennaio scorso negli USA è obbligatorio riportare i livelli di acidi grassi trans nelle etichette alimentari e molte aziende hanno annunciato l’intenzione di modificare i tipi di olio usato nelle varie filiere produttive per diminuire la loro formazione negli alimenti. Azioni legali e altri episodi hanno spinto sull’acceleratore e dopo due anni di tests, è arrivato anche l’annuncio della Kentucky fried chiken (KFC) che cambierà la fornitura di olio da utilizzare nelle cucine dei suoi numerosi ristoranti. Alla Monsanto gongolano perchè la scelta è caduta su VISTIVE una varietà di soia da loro prodotta. Vistive contiene un livello minore dell’acido grasso poliinsaturo linolenico (3%) rispetto alla soia tradizionale (8%) e pertanto l’olio che si ottiene è piu’ stabile quando esposto ad alte temperature, non richiede l’idrogenazione e quindi non provoca la formazione di acidi grassi trans. La KFC segue  la Kellogg Company, che ha già annunciato lo scorso anno la decisione di inserire l’olio ottenuto dalla soia  VISTIVE  per i suoi prodotti low-trans fats. Ma cosa troviamo su Vistive nel web? Al primo posto, precedendo tutti gli entusiastici comunicati della Monsanto, troviamo l’articolo Beware Monsanto’s "Vistive Soybeans" del Prof. Joe Cummins dell’ Institute for Science in Society.L’autore rivolge l’attenzione sulla sicurezza di Vistive, le modificazioni della composizione degli acidi grassi della nuova varietà di soia, sono state ottenute mediante tecniche di conventional breeding  ma Vistive è comunque una varietà transgenica poiché possiede il tratto che le conferisce resistenza all’erbicida RoundUp.IL dibattito a questo punto è solo iniziato.

Leggi il seguito di questo post »


Gauchos Trans Fat Free

transfat

Da quanto tempo non scrivevo di grassi idrogenati? Lo faccio perchè da alcuni giorni in Argentina è entrata in vigore una disposizione del codice alimentare argentino che riguarda i grassi trans di origine industriale negli alimenti. Questa nuova disposizione si prefigge di limitare il contenuto di grassi idrogenati e di grassi trans in accordo con gli standard internazionali, e stabilisce che non debbano superare il 2% dei grassi totali negli oli vegetali e margarine per il consumo diretto e il 5% dei grassi totali negli altri alimenti. Si allunga quindi l’elenco di stati che hanno legiferato per favorire la riduzione di grassi trans. In Europa dopo la Danimarca anche Austria, Ungheria, Islanda, Norvegia e Svizzera hanno stabilito limiti sulla presenza grassi trans nelle filiere produttive. In alcuni paesi dell’Unione europea, livelli elevati di grassi trans si trovano ancora in alcune categorie di prodotti alimentari.

Tornando all’Argentina, la Fundación Interamericana del Corazón Argentina (FIC) -in una ricerca-ha evidenziato che su 878 prodotti di grandi marche vendute nei supermercati, 42 contenevano livelli di grassi trans superiori ai limiti fissati. Tra i prodotti con livelli elevati, erano incluse alcune merendine, prodotti da forno e preparati per decorare dolciumi. Ben l’83,3% di questi ultimi prodotti avevano livelli superiori ai limiti stabiliti dalla legge argentina.

Come è noto, l’apporto di grassi trans aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. Ci chiediamo quali ricadute abbiano questi interventi sulla salute? possiamo riflettere con dei dati riferiti alla Danimarca. Nello Stato nordeuropeo, l’assunzione di grassi trans è diminuita tra tutti i gruppi di età, ed è ora un decimo del livello che si aveva prima del divieto. Entro un anno dall’entrata in vigore, la maggior parte dei prodotti sul mercato danese sono stati in grado di rispettare il nuovo limite di 2 g di grassi trans per 100 g di grasso. Il calo dei consumi in grassi trans può in parte spiegare la significativa diminuzione della mortalità per malattie cardiovascolari recentemente sperimentato in Danimarca.

Grazie a Paula Moreno, la mia corrispondente dall’America Latina 😉

Fonti:

Desde hoy están prohibidas las grasas trans en los alimentos

Europe leads the world in eliminating trans fats

Partially Hydrogenated Oils Tentatively No Longer GRAS http://www.fdalawyersblog.com/2013/11/partially-hydrogenated-oils-te.html


La tassa sui grassi saturi della Danimarca

La Danimarca è lo stato europeo che per primo nel 2005, ha introdotto una legislazione sui grassi idrogenati e sugli acidi grassi trans obbligando le aziende a riportare i livelli nelle etichette alimentari. E dal primo ottobre, è diventato il primo stato europeo in cui è entrata in vigore una tassa sui grassi presenti negli alimenti, precisiamo sui livelli di grassi saturi. L’imposta sarà applicata agli alimenti con oltre il 2,3% di grassi saturi.

Per comprendere come si sia arrivato a questo provvedimento, occorre riflettere sugli studi in cui si è dimostrato che un apporto eccessivo in grassi saturi esercita un effetto ipercolesterolemizzante. Studi piu’ recenti hanno dimostrato che un apporto eccessivo in grassi saturi ha un effetto pro-aterogenico e pro-infiammatorio se confrontato con apporti simili di grassi monoinsaturi. Tuttavia esistono anche dati contrastanti e abbiamo già parlato del dibattito scaturito dopo la pubblicazione della meta-analisi che assolveva i grassi saturi non ritenendoli gli unici responsabili della insorgenza delle patologie cardiovascolari. Gli studi ci dicono anche che non dovremmo generalizzare, infatti è stata stabilita una relazione tra struttura degli acidi grassi saturi e loro effetti sul metabolismo. Tra gli acidi grassi saturi possiamo citare il butirrico (4:0), il laurico (C12:0, il miristico (C 14:0) e il palmitico (C16:0), lo stearico (C18:0). Quindi sarebbe utile conoscere meglio la composizione in acidi grassi saturi e non generalizzare come si sta facendo da anni.

Guardate infatti come vengono demonizzati i formaggi in questa locandina della World Heart Federation

Il burro

E i croissant? vogliamo mettere sullo stesso piano quelli in cui si è usato il burro con quelli ottenuti con grassi idrogenati o interesterificati?

Ecco come sono presentati i grassi saturi dall’American Herth association, i Bad Fat Brothers, saturi e trans insieme.

Comunque facciamo qualche calcolo. Qual è l’apporto in grassi saturi suggerito?

L’entità dell’apporto lipidico ritenuta adatta per la popolazione italiana adulta è del 25% dell’apporto calorico nell’età adulta.

La quota di acidi grassi saturi non dovrebbe superare il 10% dell’apporto calorico. Una pubblicazione datata ha riportato che in Italia la quota è del 12%, che corrisponde a circa 36 g/die di acidi grassi saturi (Pizzoferrato & Nicoli, 1994).

Il prezzo di una confezione di burro salirà di circa 50 centesimi, un sacchetto di patatine di circa 12 centesimi, calcolando una tassa di 2,50 euro per chilogrammo di grassi saturi. Sono solo alcuni esempi. Altri alimenti che saranno tassati gli alimenti di origine animale dove prevalgono i garssi saturi come formaggi, la carne e derivati, oltre a snacks vari.

Servirà la nuova tassa a modificare abitudini e consumi alimentari dei danesi? Che sono comunque tra i piu’ virtuosi in Europa come dimostra questa immagine con i livelli di soggetti in sovrappeso o obesi nella popolazione.

Fonti:

I grassi saturi:meta-analisi e patologie cardiovascolari

denmark-introduces-worlds-first-tax-on-fatty-foods/


Degli oli deodorati e degli alchilesteri (metilesteri ed etil esteri degli acidi grassi) nell’olio extravergine

Via gli olii deodorati, viva l’olio genuino! Scienza e salute

Stop dell’UE all’olio tarocco‎ La Stampa

Coldiretti: stop agli olii deodorati spacciari come extravergine Vino in rete

Sono alcuni titoli apparsi nelle ultime settimane su quotidiani e blogs. E’ veramente la fine dell’olio deodorato? Mi sono documentata e sono doverose delle precisazioni.

Tutto è iniziato il 24 gennaio 2011, quando è stato introdotto il nuovo Regolamento (UE) N. 61/2011 della Commissione che modifica il regolamento (CEE) n. 2568/91 relativo alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa d’oliva. Il regolamento introduce la valutazione dei livelli di alchilesteri (etil esteri degli acidi grassi e metil esteri degli acidi grassi ) nell’olio extravergine, ne fissa i metodi di analisi e i limiti che dovranno essere rispettati.

I valori fissati sono stati approvati dal Coi: International Olive Oil Council , per la precisione i limiti che mediano le proposte dei ricercatori italiani e spagnoli (piu’ restrittivi i primi e piu’ permissivi i secondi) sono:

-Contenuto di alchil esteri + metil alchil esteri inferiore o uguale a 75 mg/Kg oppure

– Contenuto di alchil esteri + metil alchil esteri compreso tra 75 -150 75 mg/Kg con un rapporto tra esteri etilici/esteri metilici inferiore o eguale a 1,5.

Cosa sono questi composti e in quali condizioni si formano?
I termini alchilesteri, etil esteri degli acidi grassi (EEAG) e metil esteri degli acidi grassi (MEAG) sono familiari ai tecnologi alimentari che si occupano di qualità dell’olio extravergine. Da numerosi anni infatti è nota la presenza di esteri metilici ed etilici degli acidi grassi tra i lipidi contenuti nelle olive. Si è evidenziato che la loro formazione è modulata dai fattori ambientali. Un incremento dei livelli degli etil esteri degli acidi grassi e dei metil esteri degli acidi grassi si osserva in conseguenza di fenomeni fermentativi e degradativi delle olive di scarsa qualità come olive surmature, danneggiate o conservate in condizioni non ideali prima della lavorazione. Tali processi di alterazione delle strutture della drupa producono infatti alcol metilico (metanolo) ed alcool etilico (etanolo) che possono conseguentemente formare alchil esteri per reazioni di transesterificazione e successivamente vengono trasferiti negli oli.

La surmaturazione delle drupe provoca infatti un danneggiamento cellulare ed è responsabile della liberazione di metanolo a causa della demolizione (attuata dall’enzima pectina metilesterasi ) delle pectine, polimeri presenti nelle strutture cellulari del frutto dell’oliva.

In modo analogo una cattiva conservazione delle olive porta all’incremento di acidi grassi liberi e alla formazione di etanolo e metanolo per reazioni fermentative.

L’olio ottenuto dalla spremitura di queste olive ha un odore sgradevole ed è per questo motivo che viene sottoposto al processo di deodorazione. Il termine deodorare è eloquente. La deodorazione, applicata in condizioni diverse nelle filiere produttive degli oli vegetali raffinati e idrogenati, viene attuata allo scopo di rimuovere le molecole che impartiscono odori sgradevoli all’olio. La messa a punto del processo si colloca parecchi anni fa ed è considerata una tappa importante nella storia della produzione degli oli vegetali edibili. Questo articolo “Edible oil deodorization” è datato 1937.

Secondo gli addetti ai lavori, il nuovo regolamento non decreta tuttavia la completa esclusione di oli deodorati perché sono noti trattamenti di deodorazione eseguiti in particolari condizioni (in corrente di vapore o azoto ad una temperatura generalmente inferiore a 100°C) che possono consentire di aggirare questi limiti, tuttavia è un passo avanti verso il miglioramento della qualità.

Per consentire un periodo di adeguamento alle nuove norme, le modifiche introdotte dal regolamento si applicheranno a partire dal 1 aprile 2011. Gli oli d’oliva fabbricati ed etichettati nell’Unione o legalmente importati nell’Unione e immessi in commercio anteriormente a tale data potranno essere comunque commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.

Fonti:

-REGULATION (EU) No. 61/2011 OF THE COMMISSION of 24 January 2011 amending Regulation (EEC) No 2568/91 on the characteristics of olive oils and olive pomace oils and analytical methods of analysis (pdf)

Metodi analitici per la determinazione di oli deodorati mild: in oli extra vergini di oliva commerciali.

Alkyl esters of fatty acids a useful tool to detect soft deodorized olive oils.

dal-1-aprile-lolio-extra-vergine-di-oliva-deodorato-è-legale

Fatty acids methyl and ethyl esters as well as wax esters for evaluating the quality of olive oils, Eur. Food Res. Technol., 228, 65-74, 2008.

Edible oil deodorization

– Fonte immagine


I giovani e la dieta di transizione in Italia (1)

Riprendo qui la domanda proposta da Gianna nel post riguardante il McItaly:

possibile che non si sia trovata una alternativa per far conoscere ai giovani i veri e autentici prodotti del nostro patrimonio eno-gastronomico?”

Perche’ – aggiungo – presumiamo che ai giovani importi conoscere DAVVERO gli autentici prodotti del ns patrimonio eno-gastronomico?

Facciamo qualche passo indietro.  Sul sito del ministro leggiamo che l’iniziativa del McItaly è un grande obiettivo che il ministro stesso si era prefisso e che è stato realizzato – ‘ consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini’. Leggiamo ancora: ‘Per iniziare, McItaly sarà distribuito nei 392 punti vendita italiani, ma dovrà diventare un must internazionale, consentendo ai prodotti del Made in Italy di fare il giro del mondo. Il 75% dell’agroalimentare, infatti, viene immesso nella grande distribuzione.

 Un messaggio di sostegno forte, insomma, per quella parte dell’industria agroalimentare che sceglie di produrre in volumi.  Quale il target prefisso?  In generale, quello dei giovani, quello dei singles che non hanno voglia di cucinare e apprezzano l’aspetto ‘convenienza’ del prodotto, quello di chi si trova in centro (o nel centro commerciale) per motivi personali o di lavoro e che pensa di spendere meno e ‘meglio’ la propria pausa pranzo.  E poi naturalmente il grande mercato della distribuzione all’estero, con l’obiettivo di proporre un’alternativa italiana al McDonalds americano nel mondo.

E’ un peccato che il ministero della salute non sia stato coinvolto in questo progetto. Leggiamo infatti sul suo sito che  ‘secondo le attuali conoscenze scientifiche, l’obesità, un’alimentazione non corretta e errori dietetici sono un importante fattore di rischio per la salute dell’individuo e sono in stretta correlazione con numerose patologie: alcuni tipi di tumori, il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari ischemiche, l’artrosi, l’osteoporosi, la litiasi biliare, lo sviluppo di carie dentarie e le patologie da carenza di ferro e carenza di iodio. Inoltre, la prevenzione dell’obesità è indispensabile anche per gli elevati costi economici e sociali che gravano sul Servizio sanitario nazionale: l’eccesso di peso e le malattie conseguenti costano 22,8 miliardi di euro ogni anno, di cui ben 14,6 (il 64%) in ricoveri ospedalieri. Ecco le iniziative in corso:

È stata istituita una Commissione ministeriale per la nutrizione allo scopo di implementare programmi di educazione alimentare.

Per diffondere e sviluppare una “cultura della corretta alimentazione”, il Ministero della salute si avvia a realizzare una serie di campagne di comunicazione istituzionale indirizzate all’intera popolazione ma focalizzando l’attenzione soprattutto sui bambini.

In accordo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e ricerca sono previsti momenti formativi e informativi all’interno delle scuole medie anche attraverso la distribuzione di sei libretti contenenti le informazioni di base per una buona salute.

ancora, in tema di obesita’ leggiamo su

http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?sub=7&id=92&area=ministero%09&colore=2&lang=it

bambini mangiano troppo e male.  Quindici ragazzi su 100, in un’età critica come quella tra i 6 e i 14 anni, sono obesi. Purtroppo, non si tratta di semplice sovrappeso: in alcuni casi, ci troviamo di fronte a bambini francamente obesi. Non solo, il 30% dei bambini obesi già soffre di malattie che un tempo colpivano solo gli adulti come l’ipertensione e il colesterolo alto.

I bambini e gli adolescenti, quindi, non vanno lasciati liberi di mangiare come e quanto vogliono perché possono incorrere in errori dannosi per la loro salute anche in futuro. Per questo motivo, è fondamentale, nel caso dell’obesità infantile, il ruolo che svolgono i genitori nell’educazione e nelle abitudini alimentari, ed è opportuno che il ragazzo stesso maturi una propria coscienza su ciò che fa bene o male alla sua salute e impari a distinguere comportamenti corretti in tema di alimentazione.
Sicuramente è difficile far amare frutta e verdura ai bambini, convincerli a dosare i dolci e i grassi, invogliarli ad apprezzare la varietà dei cibi ed abituarli a non eccedere nelle quantità, ma è uno sforzo necessario per insegnare loro a non compromettere la propria salute.

Aggiungo: Circa 34.2% degli italiani sono sovrappeso e 9.8% sono obesi (S.G: 2007).  Secondo stime, l’obesita’ conta per un 3% delle totali spese per la salute (su un PIL di 0.24%) (Romano: 2004).  Perche’, dunque, gli italiani stanno passando da una dieta di tipo mediterraneo (che consiste di alimenti di stagione e freschi) ad una dieta tipica delle societa’ industrializzate (fatta prevalentemente di alimenti in parte o interamente preparati dall’industria, che spesso hanno ‘viaggiato’ per raggiungere i punti di distribuzione)?

Stefania Puxeddu


Cocktails dimagranti e grassi che (non) fanno miracoli

I titoli apparsi recentemente, hanno richiamato la mia attenzione: Arriva cocktail dimagrante, Nuovo cocktail dimagrante. Immagini di soggetti in sovrappeso piazzati in home page, e non è finita, vengono definiti "ciccioni" e si continua affermando "Il sogno di tutti i ciccioni e’ diventato realta’". La Gazzetta del Mezzogiorno si spinge oltre e definisce il cocktail la "panacea dei problemi di sovrappeso o di obesità che affliggono buona parte della popolazione occidentale."Leggiamo meglio i vari articoli pubblicati e realizziamo che si è ancora allo studio della bevanda e aumentano i condizionali, "potrebbe" "dovrebbe". Fat burners time. E’ il momento dell’Acido linoleico coniugato (CLA): uno degli ingredienti del cocktail allo studio nei laboratori dell’Università di Lecce.

 

Leggi il seguito di questo post »


Li chiamano trans

trans fats

Il termine grassi idrogenati è una delle chiavi di ricerca che ha portato il maggior numero di utenti su TRASHFOOD. Propongo un remake del mio articolo Li chiamano trans pubblicato sul primo numero del randomestrale. Le margarine commercializzate sino alla fine degli anni ’70 si ottenevano con il processo dell’idrogenazione e presentavano contenuti di isomeri trans non trascurabili. Si pensi che all’epoca

la Food and Drug Administration ammetteva per le margarine, cosiddette industriali, un limite di isomeri trans “non superiore al 50% degli acidi grassi insaturi”!. Attualmente tali valori non sono piu’ accettabili e sono state messe a punto tecniche per ottenere la margarina senza ricorrere all’idrogenazione. Quali sono?


Leggi il seguito di questo post »


Un mondo di grassi idrogenati. Il punto della situazione

Nel primo numero di TRASHFOOD si era parlato di grassi idrogenati e del loro vasto impiego nell’industria alimentare. 

A distanza di tre anni torniamo a parlane, nuove conferme e nuovi studi epidemiologici hanno confermato gli effetti negativi esercitati dai grassi idrogenati sulla salute. Ci eravamo lasciati con una posizione precisa da parte della Food and Drug Administration che si era espressa con la proposta di una futura etichettatura alimentare e la cosa ha avuto un seguito. Dal prossimo gennaio 2006 negli USA, sarà obbligatorio indicare il livello di acidi grassi trans nelle etichette alimentari. Molte aziende negli USA hanno manifestato l’intenzione di modificare la composizione degli ingredienti al fine di ridurre l’impiego dei grassi idrogenati e acidi grassi trans nelle loro filiere produttive.

Cosa è accaduto negli USA?  e in altri stati? come è andata a finire? 

Fonte: http://www.bantransfats.com
Leggi il seguito di questo post »