Pecorino anti-colesterolo e bufale: scopri l'errore

Non è la prima volta che si parla di pecorino anticolesterolo sui media italiani. Due esempi? Un-pecorino-sardo-anti-colesterolo-ed-amico-della-dieta e Formaggio anticolesterolo

Ora se ne riparla grazie al finanziamento di 276 mila euro concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ai ricercatori dell’Università di Pisa.

Su Gravità zero, da alcune settimane è in atto la caccia “TROVA LE BUFALE SCIENTIFICHE SU STAMPA, TV E … VINCI!”

Direi che il titolo sul pecorino che contiene acido linoleico coniugato (CLA) e che ha alimentato diversi siti internet negli ultimi giorni, meriterebbe di entrare nell’elenco delle notizie che per ora non hanno solide fondamenta scientifiche. Parleremo nei prossimi giorni sui possibili effetti dell’assunzione del pecorino arricchito in isomeri del CLA.

Nel frattempo chi trova l’errore contenuto tra le righe del comunicato ANSA?


Fresh labels: le etichette intelligenti,tracciabilità sotto controllo contro le frodi alimentari?

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Le ultime frodi alimentari segnalate sono di qualche giorno fa. Oltre dieci tonnellate di prodotti alimentari surgelati di pesce e molluschi con confezionamento ed etichettatura irregolare con conseguente perdita della tracciabilita’ degli alimenti, sono stati sequestrati dal Corpo forestale dello Stato di Brescia presso una ditta di prodotti alimentari locale. Alcuni prodotti,destinati a mense di ospedali, asili, enti pubblici, gruppi di catering,erano stati etichettati con allungamento della data di scadenza.

Questi fatti potrebbero essere di certo scoraggiati se fossero piu’ diffuse le etichette della foto. Le Fresh labels sono frutto della creatività dello studio giapponese TO-GENKYO e potrebbero essere davvero utili per impedire che prodotti scaduti vengano rietichettati e reimmessi in circolazione. Il progetto funziona infatti attraverso il rilevamento dell’ammoniaca che emana dal prodotto contenuto nella confezione. Se il livello di ammoniaca, una delle sostanze che si formano durante il deterioramento delleproteine contenute nella carne, raggiunge una quantità elevata, l’etichetta e il codice a barre non saranno più leggibili.

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Fonte immagine:


I probiotici fanno bene alla salute. Anzi no

Se dico Lactobacillus johnsonii, Lactobacillus plantarum, Lactobacillus rhamnosus,
Lactobacillus casei F19,
Bifidobacterium longum cosa vi vengono in mente?

Microrganismi, esatto…sono alcuni esempi di nomi di probiotici, batteri selezionati dai centri di ricerca delle aziende del settore e aggiunti a vari prodotti. Qualche nome dei probiotici e le aziende che li hanno immessi sul mercato.

Lactobacillus casei Shirota (Yakult, Giappone);
L. casei DN114 001 (Danone, Francia)
Lactobacillus rhamnosus GG (Valio, Finlandia);
L. rhamnosus HN001 (Danisco, Danimarca);
L. rhamnosus 19070-2 and Lactobacillus reuteri DSM 12246 (Chr. Hansen, Danimarca)
L. reuteri ATCC 55730 (BioGaia, Svezia)
Lactobacillus plantarum 299V (Probi, Svezia)
Lactobacillus acidophilus La5 (Chr. Hansen, Denmark)
L. acidophilus L1 (Campina Melkunie, Olanda)
Lactobacillus johnsonii La1 (Nestle, Svizzera)
Lactobacillus gasseri OLL 2716 (Meiji Milk Products, Giappone).
Saccharomyces cerevisiae boulardii lyo (Biocodex, Francia)
B. animalis/lactis DN-173 010 (Danone, Francia)
Bifidobacterium longum BL1 (Morinaga, Giappone)
Bifobacterium infantis 35624 (Ardeypharm,Germania)

Ne ho parlato diverse volte in passato, l’aggiunta dei probiotici è considerato un valore aggiunto da alcune aziende. Dopo i drinks, sono arrivati formaggi, snacks, cioccolato e perfino gomme da masticare con probiotici incorporati.

Ma sono così indispensabili per il benessere intestinale e per rinforzare le difese immunitarie? E’ quello che abbiamo sentito per anni negli spot della pubblicità.

Dopo tanti proclami,l’Efsa, per la precisione il panel che si occupa di prodotti dietetici, alimentazione e allergie, chiamata a pronunciarsi sui numerosi claims, ha risposto con una sonora bocciatura. 180, dico 180 richieste di autorizzazione dei claims sono state respinte al mittente.

A leggere i reports dell’Efsa viene da chiedersi come possa accadere che alcune aziende abbiano sottoposto documenti scientifici così carenti o addirittura privi di dati riferiti ai propri prodotti.

Stento a crederlo, eppure possiamo leggere tutti i vari documenti pubblicati.

I due principali protagonisti del settore Danone (Actimel) e Yakult, non sono stati inclusi nello studio perché le due aziende -si legge in alcuni quotidiani stranieri- hanno ritirato le loro pratiche prima che potessero essere valutati. Essi hanno ripresentato solo piu’ di recente le loro richieste. I risultati, saranno disponibili il prossimo anno.

E adesso un interrogativo, come mai non troviamo traccia di questi dati sui quotidiani?

ho dato uno sguardo anche a Blogbabel e Liquida, solo questi due blog Il futuro dei consumi e Mala cibus currunt ne hanno parlato. Anche questo è un dato su cui riflettere.


It’s made from sugar. But it’s not sugar. Il sucralosio

Inizio a leggere il nome sucralosio in etichetta, lo ha scelto la Danone per alcuni yogurth light, la Fabbri per il suoi sciroppi Zero.
Lo troviamo nel The verde San Benedetto, in Proactiv, il drink contenente i fitosteroli.
Di cosa si tratta? Di un edulcorante, o dolcificante se preferite.

La storia del sucralosio inizia piu’ di 30 anni fa e negli ultimi anni si è guadagnato spazio tra gli edulcoranti intensivi introdotti dall’industria alimentare. Casualmente fu scoperto nel 1976 da uno studente mentre stava lavorando nel laboratorio di chimica per una compagnia britannica, la Tate & Lyle. Sostituendo i tre gruppi idrossilici della molecola di saccarosio con tre atomi di cloro, si ottenne una sostanza chimica nuova che fu chiamata appunto sucralosio.

-sucralose

Qualche cenno sugli aspetti economici e quali aziende sono coinvolte nella produzione e distribuzione del sucralosio. Quattro anni dopo la scoperta, la Tate & Lyle vendette i diritti di produzione del sucralosio alla Johnson & Johnson, che sappiamo tutti essere una delle più grandi multinazionali non solo nel settore alimentare. La Johnson & Johnson creò una nuova società, la McNeil Nutritionals LLC dedicata esclusivamente al marketing e alla produzione di Splenda®, il nome commerciale del sucralosio.
Nel 2004 la McNeil Nutritionals e Tate & Lyle ristabilirono l’alleanza così che la McNeil è ora responsabile per il marketing di Splenda, mentre Tate & Lyle è responsabile per la produzione di sucralosio. Pensate che l’intero processo produttivo è coperto da un “multilayered matrix of patents,” con circa 28 brevetti.

Il sucralosio è stato autorizzato in molti paesi. In Australia nel 1991, Nuova Zelanda nel 1996, Canada, negli USA nel 1998 e in Europa dal 2003. Si stima che sia in vendita in piu’ di 80 paesi e che entri nella formulazione di circa 4.500 prodotti. Sebbene in Italia non sia ancora autorizzata la vendita in bustine, il sucralosio si trova già in diversi prodotti alimentari. In etichetta viene indicato con il suo nome o in alternativa con la sigla E955.
Nel giro di pochi anni, tra il 2000 e il 2004, il consumo di Splenda delle famiglie americane è aumentato dal 3 al 20%. Parte del suo successo è dovuto al fatto che rispetto ad altri dolcificanti artificiali, il sucralosio non lascia un retrogusto amaro e un altro aspetto è che è stabile alle alte temperature. Inoltre molte industrie hanno abbandonato l’utilizzo dell’aspartame a causa dei dati controversi sulla sua sicurezza. Questo ha contribuito ad una guerra commerciale tra la Sugar Corporation che accorpa i produttori di zucchero e laMcNeil Nutritionals. Diatriba culminata con la pronuncia di pubblicità ingannevole per lo spot del sucralosio che recitava: “Made like sugar, so it tastes like sugar”.
Il processo con cui si sintetizza il sucralosio prevede infatti l’utilizzo di saccarosio, ma di quest’ultimo non c’è traccia nella bustina di Splenda che si compra nei supermercati USA. Lo spot venne così modificato in: “It’s made from sugar. It tastes like sugar. But it’s not sugar”.

Il sucralosio è circa 600 volte piu’ dolce del saccarosio. Le bustine di Splenda contengono, oltre al sucralosio, altre molecole associate tra cui le maltodestrine allo scopo di avere un volume finale simile ad altri dolcificanti. Inoltre la combinazione con altre molecole, lo rendono piu’ stabile.

Cosa accade al sucralosio che introduciamo con gli alimenti o bevande?
Mentre il saccarosio (lo zucchero che usiamo per dolcificare) è scisso dall’enzima saccarasi durante la digestione e si formano glucosio e fruttosio, la sostituzione dei tre gruppi ossidrilici con atomi di cloro fa sì che il sucralosio non venga digerito -si legge nei siti in cui si parla del dolcificante- e quindi non è utilizzato per scopi energetici dall’organismo. In breve si legge nei vari documenti che il sucralosio viene eliminato dal nostro organismo senza essere modificato. Arguisco che le modificazioni strutturali sono tali che l’enzima saccarasi non riconosce la molecola come suo substrato e la lascia indisturbata? Per la verità cercando meglio trovo che una certa percentuale del sucralosio (11-27%) viene assorbito nel sangue e viene metabolizzato dai reni.

In Germania qualcuno ha pensato fosse interessante studiare i livelli di dolcificanti nelle acque reflue. Se vi interessa ecco l’articolo.

Chi si oppone all’uso del sucralosio afferma “È come mangiare una piccola quantità di pesticidi clorurati”, e ci vengono in mente i composti organici del cloro. Comunque ci sono studi che hanno evidenziato che diversamente dagli organoclorurati tossici, il sucralosio è insolubile nei grassi, me li devo leggere per bene!

La McNeil Nutritionals afferma al contrario e cioè che il cloro che si trova nel sucralosio è simile all’atomo di cloro che si trova nel sale da cucina (NaCl). E hanno ragione gli esperti della McNeil Nutritionals, ma dovrebbero ripassare un po’ di chmica inorganica e organica e sapere che sebbene l’atomo del cloro sia lo stesso, i legami con altri atomi modulano le proprietà in soluzione e il destino metabolico delle molecole in cui il cloro è presente. Per dire: acido cloridrico e acido ipocloroso contengono entrambi cloro ma gli acidi hanno proprietà diverse.

Nel panorama globale si è inserita negli ultimi anni la produzione di sucralosio in Cina, questo ha interrotto il monopolio detenuto per anni dalla Tate & Lyle e ha provocato una diminuzione dei prezzi. Ovviamente non sono mancate cause legali da parte della Tate & Lyle che ha accusato la compagnia cinese concorrente di aver violato il brevetto britannico. Dopo qualche anno è arrivata l’aprile scorso la sentenza definitiva. La compagnia cinese non è stata considerata colpevole e potrà continuare a produrre sucralosio. Non solo, potrà continuare a esportarlo negli USA e in altri stati.

Rassicurante comunque l’ultimo lavoro apparso sul sucralosio su Pubmed. E chi trovo tra gli autori? proprio un ricercatore della McNeil Nutritionals.

Sul sucralosio si trovano molte fonti sul web, ho letto che un numero esagerato di loro è curato e sostenuto dalla Johnson & Johnson. Verificherò 🙂

Per chi segue i social media e il loro ruolo nelmarketing, segnalo cosa è accaduto su Facebook. 16.000 campioni di un nuovo formato di Splenda, non ancora presente sul mercato, sono stati distribuiti ai fan del prodotto. Un formato di Splenda Spray?

Fonti:

Science_of_cooking/sucralose

FDA Approves Johnson & Johnson’s Artificial Sweetener Sucralose.

An overview of the safety of sucralose. Grotz VL, Munro IC. Regul Toxicol Pharmacol. 2009 Oct;55(1):1-5

-Michael A. Friedman, Lead Deputy Commissioner for the FDA, Food Additives Permitted for Direct Addition to Food for Human Consumption; Sucralose Federal Register: 21 CFR Part 172, Docket No. 87F-0086, April 3, 1998

Analysis and occurrence of seven artificial sweeteners in German waste water and surface water and in soil aquifer treatment (SAT).Scheurer M, Brauch HJ, Lange FT. Anal Bioanal Chem. 2009 Jul;394(6):1585-94.

-Daniel JW, Renwick AG, Roberts A, Sims J. The metabolic fate of sucralose in rats. Food Chem Tox. 2000;38(S2): S115-S121.


ET.chettibus®-15. E' record!

Record assoluto, sono passati 5 mesi e nessuno ha identificato il prodotto misterioso.

Ingredienti: Farina di grano tenero tipo 0 -zucchero-margarina vegetale (Grassi e oli vegetali-Emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi,lecitina-Sale-Conservante:Acido sorbico-Aromi-Correttore di acidità:Acido citrico-Colorante:betacarotene)- semi naturali di anice- Carbonato acido d’ammonio-Coloranti: E102,E110,E122,E124,E131,E151,E514

Vi arrendete?


Io riciclo, tu ricicli.

Nel Regno Unito la Pasqua 2009 sarà da ricordare per le iniziative finalizzate a ridurre la mole di rifiuti dovuti agli imballaggi delle uova. Le uova di Pasqua Nestlé in vendita nel Regno Unito hanno quest’anno molto meno imballaggio di quelle in vendita in Italia. La multinazionale ha ridotto l’imballaggio del 30% e sostituito buona parte della plastica usata come protezione delle uova con del cartone riciclato e riciclabile. Anche Cadbury UK, Kraft, Magna Specialist Confectioners, Mars UK hanno stipulato accordi con la Wrap-led Seasonal Confectionery Industry Working Group per attuare una significativa riduzione del packaging delle uova di Pasqua 2009. Si stima che il packaging, le confezioni dei prodotti che acquistiamo, occupi circa il 70% del volume di rifiuti. Il food packaging è circa il 50% del packaging totale. La confezione degli alimenti assolve indubbiamente a diversi ruoli: protegge le derrate alimentari da contaminanti ambientali, ha quindi una funzione importante per l’igiene. Serve per il trasporto e per prolungare la conservazione. Il packaging è anche un veicolo per informazioni tra aziende e consumatori, contiene infatti alcune diciture obbligatorie come l’etichetta alimentare.

Esaurite le loro funzioni, le confezioni diventano un rifiuto. Come ridurne la mole?

Parole d’ordine: 3 R: Reduce. Ricicle. Reuse.

-Ridurre quindi l’acquisto di prodotti confezionati, come la frutta, ortaggi, formaggi takeaway nella vaschetta del polistirolo.

-Riciclare.

-Riusare materiale utile. Il vetro può essere impiegato per altri liquidi, per le confetture domestiche. E la carta di opuscoli, food packaging, confezioni di carta o cartone?? Come prolungarne la vita?

Le mie due amiche Mariana e Paula che vivono in Argentina hanno pensato di riproporle in modo decisamente insolito. A Olivos  dove vivono, non viene fatta la raccolta differenziata e allora, ecco l’idea. Perché non utilizzare il materiale degli imballaggi che a volte sono robusti, resistenti, di bella fattura, per confezionare quaderni e blocchi? L’idea percorsa anche da altri artigiani, si è concretizzata anche nelle loro mani.

Ecco come alcune confezioni di alimentari, si trasformano in blocchi per appunti. Altre creazioni le trovate qui e sono in vendita su Etsy.com.

blocco

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La Food Standard Agency va avanti da sola

 

Food Standards Agency

La Food Standard Agency va avanti da sola e ha pubblicato un elenco di aziende che non hanno mai fatto impiego o hanno preso l’impegno di modificare gli ingredienti allo scopo di rimuovere i coloranti artificiali oggetto dello studio pubblicato su Lancet nel 2007, ricordato come lo studio di Southampton. La ricerca puntava attenzione alla relazione tra apporto del conservante sodio benzoato e alcuni mix di coloranti artificiali: Tartrazina (E102), Quinoline Yellow (E104), Sunset Yellow (E110), Carmoisina (E122), Ponceau 4R (E124) e Rosso allura. (E129)

Dai dati ottenuti i ricercatori suggerirono una associazione tra assunzione di questi cocktails e un aumento della iperattività in due gruppi di bambini di 3 e 8-9 anni. I dati hanno convinto gli esperti della FSA e in risposta è stato approvato un regolamento che obbligherà le aziende ad apporre dal 2009 la dicitura: “nuoce alla salute dei bambini” nei prodotti contenenti i coloranti artificiali e il conservante.

L’EFSA, chiamata ad esprimersi sulla questione, non ha ritenuto sufficienti i dati per modificare i livelli d’uso dei composti sotto esame. Per gli esperti nominati dall’autorità non ci sono sufficienti evidenze scientifiche per limitarne l’uso (EFSA press release, “EFSA evaluates Southampton study on food additives and child behavior” March 14, 2008). D’accordo con le conclusioni dell’EFSA e della FDA, anche la Food Standards Australia New Zealand (FSANZ), quest’ultima infatti si è espressa sicurezza dei coloranti alle concentrazioni impiegate nei prodotti in vendita in Australia e in Nuova Zelanda.

Tornando alla decisione della FSA, trovate l’elenco delle aziende qui e sono la dimostrazione che ci sono delle alternative. Su quali siano i nuovi ingredienti che entreranno nelle formulazoni, non ho però ancora trovato notizie.

Fonte: Food Navigator


70 prodotti, una piramide alimentare

Alla Regione Toscana sono così orgogliosi della PAT (piramide alimentare toscana), che ne hanno registrato perfino il marchio.

L’idea alla base della piramide piramide alimentare toscana è stata quella di inserire prodotti locali che appartengono ai vari gruppi di alimenti (Cereali e derivati, carne, pesce, formaggi, frutta e ortaggi, legumi, grassi e dolci) nei livelli della piramide dell’alimentazione mediterranea. Attenzione agli aspetti nutrizionali quindi, ma non solo. Un occhio è rivolto ai prodotti del territorio allo scopo di farli conoscere. 60 dei settanta alimenti toscani della PAT appartengono infatti all’elenco dei prodotti tradizionali della regione come la mela rotella della Lunigiana, il mirtillo nero della Montagna Pistoiese, le ciliegie di Lari, la finocchiona, spinaci della Val di Cornia, la pesca cotogna toscana e la pesca regina di Londa.

Potremmo farlo per ogni regione italiana, in fondo basterebbe sfogliare l’elenco dei prodotti tradizionali. Se non lo conoscete lo trovate qui.


ET.chettibus®-15

Si ricomincia.

Ingredienti: Farina di grano tenero tipo 0 -zucchero-margarina vegetale (Grassi e oli vegetali-Emulsionanti: mono e digliceridi degli acidi grassi,lecitina-Sale-Conservante:Acido sorbico-Aromi-Correttore di acidità:Acido citrico-Colorante:betacarotene)- semi naturali di anice- Carbonato acido d’ammonio-Coloranti: E102,E110,E122,E124,E131,E151,E514

In premio anche stavolta una copia del mio libro: “Il mangiar saggio“.


Overload Millstream Recycling

Millstream_recycliing_Irraggiungibile nelle ultime ore il sito internet della Millstream Power Recycling, l’azienda della contea di Carlow – 82 chilometri a sud della capitale irlandese- specializzata nella lavorazione di resti alimentari, tra cui prodotti scaduti, per la produzione di mangimi destinati alla zootecnia. La Millstream Recycling è l’azienda in cui è avvenuta la contaminazione da diossina. Il fatto sarebbe dovuto a una non precisata quantità di olio industriale finito in un macchinario per l’asciugatura del mangime.