Etichette fuorvianti:il caso Olio Carli

Parliamo di etichette e di olio d’oliva della azienda Fratelli Carli e di concorrenza sleale. E’ quello che ha stabilito il tribunale di Alba obbligando l’azienda a modificare le proprie etichette ingannevoli. Sembra che per l’Azienda non sia la prima volta e che sentenze simili siano già state emesse in passato.

Fonte. AGI

Parliamo di etichette e di olio d’oliva della azienda Fratelli Carli e di concorrenza sleale. E’ quello che ha stabilito il tribunale di Alba obbligando l’azienda a modificare le proprie etichette ingannevoli. Il Tribunale di Alba (sentenza n. 270/05 del 9 luglio) ha inibito alla Fratelli Carli di Oneglia di utilizzare nelle comunicazioni inviate alla clientela e nel materiale pubblicitario diffuso, espressioni o messaggi idonei ad ingenerare nei consumatori la convinzione che l’olio Carli sia prodotto interamente con olive provenienti dalla Liguria. Ha quindi ordinato alla Fratelli Carli di eliminare dall’etichetta dei propri prodotti oleari, fatta eccezione per il prodotto “D.O.P. Riviera Ligure Riviera dei Fiori”, entro novanta giorni dalla comunicazione della sentenza l’indicazione geografica “Oneglia”, ordinando anche la pubblicazione del dispositivo della sentenza, a cura e spese della Fratelli Carli su “La Repubblica” e “La Stampa”. Sembra che per l’Azienda non sia la prima volta e che sentenze simili siano già state emesse in passato.

Fonte. AGI


5 commenti on “Etichette fuorvianti:il caso Olio Carli”

  1. Avatar di oltrenauta oltrenauta ha detto:

    blog interessante

  2. Avatar di Sconosciuto Anonimo ha detto:

    Grazie! torna a trovarci!

  3. Avatar di Riccardo Olivari Riccardo Olivari ha detto:

    Io non ho interessi personali nell’Olio Carli, ma sono ligure e vorrei sfatare quelli che secondo me sono luoghi comuni.
    Pensare che l’olio extravergine prodotto a Oneglia (dove hanno e/o hanno avuto sede molte ditte, oltre alla Carli) sia interamente della zona è paradossale e fuori dal tempo; è come pensare che il latte della centrale sia prodotto da mucche che pascolano nei prati lì intorno oppure che i maiali con cui si fanno i prosciutti di Parma zampettino allegri in giro per l’appennino emiliano ecc. ecc. ….. suvvia siamo nel 2006, mercato e benessere di massa, ma dove vivete?
    Tutti gli olii extravergini sono miscele di diversi olii di diverse provenienze: ditte con sede in Toscana, in Calabria, in Sicilia ecc. fanno esattamente la stessa cosa.
    Esiste la legge che tutela gli olii che sono prodotti garantendo la provenienza delle olive, e non è altro che il D.O.P. Pertanto la Carli, come altre industrie di olio, ha diverse linee, tra cui il DOP. E’ ovvio che se esiste una linea di extravergine e una di extravergine DOP, il primo non sarà DOP …….
    In ogni caso mi sembra uno spostamento del problema: il mito del “prodotto locale” e del “prodotto genuino” va anche sfatato a volte. Infatti:
    a) l’elaborazione industriale (se fatta bene) garantisce l’ottenimento di olii di alta qualità, mentre spesso il prodotto locale è rovinato dall’elaborazione artigianale di frantoiani poco scrupolosi, ottenendo così pessimi olii, ancorché extravergini e di olive locali. Non è altro che lo stesso discorso, oggi condiviso da quasi tutti, sulla qualità del vino e sui vini “del contadino”, genuini finché si vuole ma spesso pessimi nonostante i grandi vitigni d’origine, perché prodotti con procedimenti che ignoravano conoscenze fondamentali (temperatura e pressione controllate, materiali e pulizia dei contenitori, uso di diversi lieviti, diverse tecniche di affinamento ecc. ecc.)
    b) la qualità di un olio non è determinata solo dall’origine delle olive, ma soprattutto dal procedimento, come detto, e dalla miscela finale. Non solo, ma proprio questo garantisce anche la “stabilità” della qualità nel tempo, perché si può variare (e si varia) la miscela di volta in volta per ottenere un prodotto con caratteristiche costanti
    La vera garanzia di un Olio come il Carli, come di tanti altri marchi, è la conoscenza del prodotto e l’attenzione alla qualità del prodotto finito. Per cui la questione non è se sia o no fatto con olive liguri, ma se il prodotto finale sia di qualità e sia proporzionato al costo. Sappiate che un olio ligure dop extravergine di buona qualità e prodotto con le giuste metodologie non potrà mai costare meno di 25/30 € al litro.
    La vera qualità costa, e non sempre è necessaria. Altrimenti conviene affidarsi a chi fa un prodotto di buona qualità con un giusto rapporto qualità/prezzo, esattamente come io ritengo essere l’olio Carli.

  4. Avatar di N A N A ha detto:

    Vabbè, trattandosi di una discussione ospitata su un blog della San Lorenzo, non mi meraviglia vedere sottolineate certe notizie (in una parte, poi, dedicata all’incultura alimentare… ma che strano!!!)
    Proprio da loro, poi, che sono gli autori della tentata vendita telefonica spacciandosi per “…quelli dell’Olio Carli” !!!
    E, guarda un po’, io sono uno dei tantissimi clienti Carli che ha ricevuto quella telefonata. Chissà come hanno avuto il mio numero…

    Saluti
    NA

  5. Avatar di Antonio Tombolini Antonio Tombolini ha detto:

    Visto che sono il responsabile web della San Lorenzo, mi sento in dovere di dare una risposta alle insinuazioni del signor NA qui sopra.

    * Facile, signor NA, lanciare insinuazioni al riparo dell’anonimato: peccato che in questo modo restino soltanto tali, ovvero insinuazioni, e anche un po’ vigliacche. Si appalesi, e ne riparliamo.

    * La prima insinuazione che fa è ai danni di Gianna Ferretti, autrice di Trashfood. Nel farlo lei non si prende neanche la briga di verificare che il post in questione è dell’agosto 2005, quando Trashfood non era ancora ospitato sulla piattaforma blog San Lorenzo, su cui si è trasferito “armi e bagagli” (con tutti i vecchi post, compreso questo) solo nel novembre 2005. Come diceva Totò: si informi!

    * La seconda insinuazione che fa è ai danni di tutti gli autori dei blog ospitati sulla piattaforma San Lorenzo, che si farebbero “condizionare” dal fatto di essere, per l’appunto, ospitati gratuitamente in essa. Anche qui: provi a individuare dei “casi” di “piaggeria”, e li rinfacci ai diretti interessati, gli autori, uno ad uno, ovviamente, anche in questo caso, “appalesandosi”, senza rifugiarsi dietro l’anonimato. Vedrà che sapranno dirle tutti quanto e come la San Lorenzo “condiziona” gli autori dei blog che ospita, ovvero *per nulla*. Se poi le venisse voglia di aprire un blog anche a lei, magari per dire di quanto è buono l’olio Carli, non faccia complimenti, chieda e glielo ospiterò volentieri: unica condizione, vale per tutti qua, metterci la propria faccia, con nome e cognome.

    * La terza insinuazione è ai danni degli operatori dei call center San Lorenzo, che a suo dire si spaccerebbero per “… quelli dell’Olio Carli”, sostenendo perfino di aver lei stesso (stessa?) ricevuto “quella telefonata”: ora sia gentile, se vuole anche in maniera riservata, mi faccia avere gli estremi di questa telefonata (quando, da dove) e le assicuro che io saprò risalire all’operatore in questione, per prendere i provvidimenti del caso. Peccato che tutto ciò non accadrà, perché la sua, in questo caso, non è solo insinuazione, ma perfino calunnia, per la quale, se avessi gli estremi della sua identità, avrei già provveduto a sporgere querela, concedendole ogni ampia facoltà di prova.

    Tanto le dovevo, signor NA. E stia attento all’ulcera.


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