Cosa c’è dentro un Ham & Cheese Hot Pocket?

Un modo originale ed efficace di mostrare l’elenco degli ingredienti alimentari e far riflettere sulle nostre scelte alimentari? eccola! il poster del designer Justin Perricone che illustra l’elenco degli ingredienti di un Ham & Cheese Hot Pocket. Sul sito web di Hotpocket trovate anche gli altri.

Parlavamo qualche settimana fa di prodotti ottenuti dalla sommatoria di decine di ingredienti e additivi.
Al cinquantesimo ingrediente del poster mi sono fermata. 🙂

Ecco l’Ham & Cheese Hot Pocket, l’avreste mai detto?

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La frase del giorno.Quale prodotto contiene cinquanta componenti diversi?

A prosposito di etichette e scelte alimentari, il Dr. Andrea Ghiselli dell’INRAN ieri in una intervista apparsa su Il corriere.it, ha affermato: «Bollare i cibi come vietati peraltro è sempre un errore: tutto può rientrare, nella giusta misura, in un’alimentazione sana perciò sarebbe meglio sforzarsi di leggere le informazioni nutrizionali così come sono, o magari dare un’occhiata alla lista degli ingredienti: quando un prodotto contiene cinquanta componenti diversi è abbastanza “pasticciato” da consigliare di lasciarlo sullo scaffale».

Cinquanta componenti come ingredienti? A quali prodotti si sarĂ  riferito? io ne ho trovato uno ma non mi sembra sia in vendita in Italia.

Guardate cosa c’è dentro il Nutrigrain della Kellog’s.:)


ObesitĂ  e sovrappeso in etĂ  pediatrica in Italia

Questa è la settimana che precede l‘Obesity day fissato per il 10 ottobre prossimo. Un post al giorno sul tema dell’obesitĂ .

Qual è la regione con la percentuale piu’ bassa di bambini in sovrappeso e obesi? e la regione dove è maggiore? Nel 2009, avevo utilizzato i dati di indagini condotte negli anni precedenti per confezionare questo video.

A distanza di due anni è stato clonato da due utenti di YouTube, ma non è contrario alla policy del social network?


Non Salati – Salati

Anche quest’anno la nutrizionista errante come mi chiamano i colleghi per i numerosi impegni itineranti degli ultimi tempi, si è rimessa in marcia.
Ho ripreso le lezioni settimanali a San Benedetto del Tronto presso l’UniversitĂ  della Terza etĂ  e del Tempo Libero.

La scorsa settimana abbiamo parlato del sodio e del sale negli alimenti. Buona occasione per dare di nuovo uno sguardo ai livelli in alcuni alimenti e alla etichettatura.

Cosa ho scoperto guardando con attenzione le etichette di vari tipi di crackers, snacks inventati piu di duecento anni fa da John Pearson?

Sapreste riconoscere quali sono nella versione “Salati” e quali “Non salati“? In quale marchio troviamo i livelli piu’ alti? Le immagini sono catturate dai siti web delle aziende, in una di queste credo ci sia anche un errore. Nel prossimo post si continua.

Nel frattempo ricordiamo che il nostro fabbisogno di sodio è relativamente basso: apporti intorno ai 600 mg/die sembrano essere sufficienti a mantenere un bilancio in pareggio nella quasi totalità dei soggetti.

La raccomandazione giornaliera è non più di 2,4 g di sodio che corrispondono a 6 g di sale.

Fonti:
Il sodio e il sale

Quanto sale c’è in una pizza

Tagliare il sale durante l’adolescenza fa bene al cuore in etĂ  adultaMeno sale nella dieta” è il progetto del ministero e dei panificatori


Come imitare i mirtilli neri e rossi

Da alcuni giorni sui media oltreoceano sono arrivati i fake blueberries, anche chiamati artificial flavoured and coloured blueberries.

Fake blueberries? giĂ , si tratta di mirtilli finti fabbricati con zucchero, olio vegetale, aromi e perfino coloranti (red #40 and blue #2). Vengono usati come ingredienti in muffin e cereali al posto dei mirtilli autentici. I fake blueberries sono stati individuati in prodotti della Kellogs e General Mills. Ricostruendo le notizie e andando indietro negli anni, si scopre che in passato altri casi erano stati giĂ  segnalati come i waffles surgelati Aunt Jemima che ho ripreso nell’immagine.

Recentemente anche imitation cranberries, cioè mirtilli rossi finti sono apparsi sul mercato. La campagna del 2010 contro i fake cranberry e l’etichetta fuorviante con cui erano stati proposti, era rivolta all’azienda artefice della loro produzione, la Ocean spray. Ocean spray? GiĂ , l’azienda che si è vista rifiutare dall’EFSA il messagio salutistico sui suoi Cranberry Products® e protezione da infezioni delle vie urinarie.

Tutto ciò mi ha incuriosito e mi sono messa a cercare in quali prodotti sono presenti frutti rossi o mirtilli e in che percentuali li troviamo tra gli ingredienti di barrette e snacks in vendita in Italia. I risultati nel prossimo post.

Fonti:

The blueberries in your food could be fake.

Fake dried cranberries and other social media fails

– Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women – Scientific substantiation of a health claim related to Ocean Spray Cranberry Products® and urinary tract infection in women pursuant to Article 14 of Regulation (EC) No 1924/2006


Questa settimana su Trashfood

Riprendo l’abitudine del riassunto settimanale dei post sperando di riuscire ad essere piu’ puntuale in futuro con le notizie.

-Riordinate alcune delle foto scattate in vacanza. Le mie Cartoline dalla Val Pusteria.

-Il celebre Asterix non è nuovo a essere impiegato come testimonial di pubblicità alimentari. E cosa succede con Mcdonald in Francia? Asterix e le insurrezioni del popolo del web.

Hello kitty sotto zero. Continuano le incursioni di Hello Kitty in campo alimentare, dopo vino, piadina, è arrivata la vaschetta gelato. Tutti prodotti rivolti alla kidadult generation

Distrutto vigneto ogm in Francia. Ricorderemo il mese di Agosto 2010 per le distruzioni dei campi transgenici da parte di attivisti anti-OGM, dopo il caso del mais Bt in Italia, il vigneto sperimentale in Alsazia.


Distrutto vigneto OGM in Francia

Delle varie sperimentazioni biotecnologiche in viticoltura e in campo enologico avevo già scritto in questo post: Viti (e lieviti biotech) . In Europa il primo paese ad avviare progetti è stato la Francia finchè il dissenso dei consumatori convinse il produttore Moet & Chandon, il primo ad adottare la tecnologia per produrre una vite resistente ad un parassita, ad abbandonare nel 1999 il progetto.
Anche negli anni successivi le sperimentazioni non sono state accolte positivamente da parte dei vigneron francesi. La storia si ripete e stavolta gli attivisti sono arrivati perfino a distruggere quello che doveva essere un vigneto sperimentale avviato dall’INRA. L’ente di ricerca francese da numerosi anni dedica la sua attivitĂ  scientifica allo studio delle biotecnologie applicate al settore agroalimentare. Il vigneto era stato piantato al fine di studiare la resistenza delle viti normali e transgeniche all’attacco di un virus che colpisce la vite: il virus du court nouĂ© (grapevine
fanleaf nepovirus). Il progetto si prefiggeva quindi di seguire nel tempo la crescita e testare la resistenza di 70 viti geneticamente modificate e 46 portinnesti non transgenici.Tutto è avvenuto all’alba di ieri in Alsazia. Nonostante fosse protetto da recinzioni e altri sistemi di sicurezza, il campo è stato attaccato e distrutto dal gruppo di attivisti arrivati da diverse regioni francesi. Possiamo immaginare il danno economico di tutta l’operazione. Ovviamente non sono mancate le reazioni anche da parte dei Ministri dell’agricoltura e della ricerca, ValĂ©rie PĂ©cresse e Bruno Lemaire,che avevano appoggiato il progetto e autorizzato la coltivazione.

Ricorderemo quindi il mese di Agosto 2010 per le distruzioni dei campi transgenici, dopo il caso del mais Bt in Italia, il vigneto in Francia. In Italia intanto si continua a litigare

Nella foto il vigneto prima della sua distruzione. Per saperne di piu’ il link da cui ho appreso la notizia

continua