La guerra del pistacchio

Seconda puntata di Te lo do io l’alert, prendendo spunto dagli alert del sistema Rapid alert system for Food and Feed (RASF), partiamo per un viaggio verso i paesi da cui importiamo derrate alimentari sia di origine animale che vegetale. In Italia abbiamo il pistacchio DOP di Bronte, ma oggi non parliamo di lui, bensì dei pistacchi che importiamo. Dalla lettura dei report degli ultimi mesi si nota con quanta frequenza vengono segnalate partite di pistacchi bloccate al confine a causa di contaminazione con aflatossine. Provenienza:Iran.

Nelle ultime settimane nel RASF sono comparse anche segnalazioni di prodotti turchi. L’Iran è il primo produttore di pistacchio al mondo, con circa il 50 per cento del mercato mondiale. I pistacchi, insieme a tappeti, caviale e zafferano, sono una grossa fonte di orgoglio nazionale alternativa al petrolio. La zona principale in cui si coltiva il pistacchio è il Kerman e tra le famiglie che hanno fatto della coltivazione di questo frutto, la loro principale risorsa economica vi è anche quella di Rafsanjani.
Nel 1997, l’UE, che importa circa il 16% dei pistacchi iraniani, sospese completamente le importazioni per tre mesi dopo che fu rilevata una contaminazione dei pistacchi con livelli di aflatossine circa 200 volte superiore alla norma.

Le aflatossine sono prodotte da muffe la cui crescita e diffusione è favorita in regioni a clima caldo e umido. Le contaminazioni principalmente interessano vari tipi di noci, arachidi, fichi e altri frutti secchi, spezie, oli vegetali greggi, chicchi di cacao, e mais. Poiché le aflatossine sono considerate genotossiche e cancerogene, non è possibile stabilire un consumo privo di rischi e l’Unione europea (UE) ha emanato norme per queste tossine nel 1998, corrispondenti ai livelli più bassi ragionevolmente ottenibili.

Di aflatossine, la UE ne tollera solo quattro parti per miliardo, contro le 10-15 nella maggior parte degli altri importatori. L’Unione Europea avvertì gli esportatori iraniani che se le partite di pistacchi contaminate non fossero diminuite, sarebbero state prese ulteriori limitazioni alle importazioni. Sebbene i livelli siano considerati dall’Iran eccessivamente penalizzanti, nella provincia iraniana di Kerman,le autorità iraniane hanno creato un “corridoio verde” per il quale sono previsti controlli più duri sui pistacchi destinati all’esportazione. Tuttavia le segnalazioni continuano..come si legge negli ultimi report ( 1, 2) (aflatossine totali da 22 a 38.9 μg/kg – ppb). Controllo al confine e blocco successivo della partita.

E l’EFSA cosa ne pensa? Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM) si è espresso agli inizi del 2007 in merito al “potenziale aumento del rischio per la salute del consumatore a seguito di un possibile aumento degli attuali limiti massimi per le aflatossine” in mandorle, nocciole e pistacchi e prodotti derivati. Si passerebbe infatti da un valore di aflatossine totali da 4 a 8 o 10 µg/kg. Il documento e i pareri scientifici si possono leggere qui

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7 commenti on “La guerra del pistacchio”

  1. Grissino ha detto:

    Il problema é che certi paesi non possono garantire la qualitá dei loro prodotti. L’Iran, pur essendo in teoria ricchissimo a causa del petrolio, rimane essenzialmente (a mio parere) un paese sottosviluppato e come tale non in grado di assicurare una produzione all’avanguardia (ossia con poche aflatossine). Idem la Turchia. Qui si trovano diversi prodotti turchi visto anche che ci sono moltissimi immigrati turchi. Ma la qualitá che ho potuto constatare é piuttosto bassa. Nulla a che vedere con quella italiana (mi riferisco ad esempio alle NOCCIOLE per esempio).

  2. Giovanni ha detto:

    Altro post molto interessante Gianna.

    Ma come si formano le aflatossine? Cattiva conservazioneo cosa?

  3. gianna ha detto:

    Ciao Giovanni, le aflatossine sono una famiglia di molecole prodotte da muffe particolari. Quindi tutte le condizioni che favoriscono la crescita di questi microrganismi (sia durante la coltivazione, es.il clima, o durante lo stoccaggio), sono critici per la loro produzione.

    @grissino.Fa tristezza pensare che prodotti contaminati siano destinati alla popolazione locale.

  4. Stefania ha detto:

    la cattiva qualita’ di un prodotto non e’ necessariamente attribuibile ad un discorso legato solo ed esclusivamente a paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Infatti certi batteri o muffe etc si formano facilmente quando la produzione avviene a volumi (spesso destinata al mercato dell’esportazione). Faccio un esempio spiccio; in UK il mercato e’ letteralmente invaso di prodotti dalla Cina. Dalla Cina ora arrivano persino i … pinoli! peccato che a solo guardarli uno si insospettisce: tutti preentano una macchia scura e hanno un gusto un po’ piu’ rancido rispetto a quelli che vengono dal medio oriente o dall’Italia, che invece hanno prezzi da gioielleria e sono venduti in confezioni piu’ piccole. Il che fa dubitare del modo in cui questi benedetti pinoli siano stati coltivati ma sopratutto preparati per lo stoccaggio. E questo e’ solo un piccolo esempio, che ci dovrebbe far riflettere sull’origine della filiera. E cosi’, mentre l’Italia conclude ‘patti strategici’ con la Cina, il Financial Times, lo scorso Luglio, ha pubblicato questo

    http://www.ft.com/cms/s/0/8f40e248-28c7-11dc-af78-000b5df10621.html

    che (per chi non mastica l’inglese bene) denuncia il fatto che ben 750.000 persone muoiono ogni anno in Cina a causa dei livelli di inquinamento , e che nonostante questi dati siano stati ufficialmente pubblicati dall’agenzia cinese che si occupa di problemi ambientali e passati alla Banca Mondiale, a quest’ultima e’ stato chiesto di non renderli ufficiali in quanto possibile causa di ‘social unrest’, ovvero, insoddisfazione sociale.

  5. Giovanni ha detto:

    Grazie 1000 della risposta.

    Ciao
    Giovanni

  6. […] Vale la pena anche guardare cosa succede fuori dai nostri confini. Continuano per esempio le importazioni di partite di frutta secca iraniana contaminate da aflatossine. […]

  7. da bronte ha detto:

    Avete ragione per quanto sopradetto
    dovete pensare che qui arrivano grossi conteiner di pistacchi iraniani, e poi vengono venduti come pistacchi prodotti a bronte
    grazie ai nostri governanti che gli lo permettono


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