Bimi: il Superfood

Bimi

Lo hanno chiamato Bimi e viene definito un SuperFOOD. E’ frutto di un incrocio tra un cavolo cinese e un tipo di broccolo. leggo sul sito che Bimi ” It is a long slim, elegant-looking vegetable, rich green in colour – even when cooked”

Questa nuova verdura è l’esaltazione della globalizzazione del settore agroalimentare. Pensato in Giappone, coltivato per la manodopera a basso costo nei paesi africani come Kenya, Marocco, Egitto, viene venduto in Europa. A dispetto di tanti bei discorsi e proclami sull’impatto ambientale e sui paesi africani al limite della desertificazione. Questo prodotto richiede infatti utilizzo di molta acqua, deve essere subito refrigerato e trasportato con temperatura controllata. Sarebbe importante sapere -come è stato già detto in post precedenti- quali vantaggi economici ha sulla popolazione impegnata nella coltivazione.

Ma super FOOd perchè? per il suo contenuto peculiare in acidi grassi essenziali, vitamine, antiossidanti, glucosinolati e zinco. Le brassicacee (cavoli, broccoli,verze),come avevo già accennato, sono oggetto di grande attenzione nutrizionale per la presenza di numerosi micronutrienti tra cui antiossidanti e i glucosinolati. Sul sito internet di Bimi, presentato al recente Sial di Parigi, non si trovano però dati sulla composizione, solo proclami sul contenuto maggiore in nutrienti.

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6 commenti on “Bimi: il Superfood”

  1. meristemi ha detto:

    Immagino non siano ancora disponibili confronti sul contributo nutrizionale/antiossidante tra il Bimi ed altre cultivar o varietà o ibridi di broccoli e cavoli. O sbaglio?

  2. Stefania ha detto:

    Questo prodotto e’ presente qui gia’ da alcuni anni. Viene commercializzato con il nome di ‘tenderstem’ proprio perche’ il ceppo del broccolo e’ piu’ morbido di quello originale. Viene venduto pero’ sopratutto come mostrato in questa foto

    http://www.aaagrowers.co.ke/

    (cliccare su products) – rigorosamente su vassoietto di plastica (l’impacchettamento avviene nell’azienda in Kenya), e poi spedito in UK. La catena e’, dall’origine, guidata dal distributore direttamente (qui in UK sarebbe quindi direttamente il supermercato, Marks&Spencer o Waitrose etc). L’iniziativa per lo sviluppo di questo nuovo vegetale ha il supporto dei fondi forniti dalla Banca Mondiale, cosi’ come per tanti altri progetti di questo tipo. Come puntualizzava giustamente Gianna, a dispetto dei grossi problemi di acqua in quelle zone, e a dispetto del fatto che questo e’ un prodotto destinato solo ed esclusivamente all’esportazione. Qui si trovano alcune foto

    http://www.packaging-gateway.com/projects/aaa-growers/

    e l’introduzione dell’azienda produttrice spiega chiaramente: premium packed vegetables for UK … quindi e’ un prodotto ‘premium’, di nicchia.

    Su questo tipo di catene di fornitura, e sul Kenya, invito a leggere questo breve passaggio da FoodInc – UK Food Group, anche di questo ho la versione elettronica integrale se dovesse interessare:

    The influence of retail governance on export vegetable production in the ‘developing’ world

    One area where ‘developing’ countries have been able to engage in global markets is the export of non-traditional crops to meet supermarkets’ demand for consistent year- round supplies of fresh produce. Sizeable export-oriented horticulture industries have developed in Kenya, Zimbabwe, Zambia, Burkina Faso and other African countries for the European market. The same niche is filled by Guatemala, Costa Rica, Colombia and Mexico for exports to the US (Thrupp, 1995). However, returns are highly concentrated at the end of the chain in the importing countries. Dolan et al. found that for mangetout imports from Zimbabwe, 45% of retail value is retained by supermarkets to cover costs such as wastage and to ensure a profit margin while the producer share was only 12% (Figure 10.1). The team found very similar figures for fresh vegetable exports from Kenya, with producer and supermarket shares of 14 and 46% respectively. And in Guatemala, producers of snow peas received about 18 cents of the retail price of $3.99 a pound (Thrupp, 1995).

    …. (i mangetout sono un tipo di fagiolino verde piatto, sono simili ai bacelli dei piselli ma piatti e sottili, non si aprono, si cuociono cosi’ interi)

    Sul Kenya:

    Horticulture is now Kenya’s second biggest earner of foreign exchange, after tea, earning US$300m a year.
    Seventy thousand Kenyans are employed directly in the export of raw products and pre-packed and pre-prepared
    vegetables; another 20,000 are employed in ancillary industries, and the industry supports as many as 500,000
    people. These export packhouse workers earn 60% more than similar workers in other sectors, but the flexibility
    required to meet supermarket orders puts considerable pressure on labour, leading to long working hours, misuse
    of overtime, and casualisation of labour contracts.

    La descrizione di una giornata di lavoro per una di queste aziende in Kenya, e’ fatta qui da un’ottima giornalista e scrittrice:

    http://www.guardian.co.uk/food/focus/story/0,,956536,00.html

  3. Stefania ha detto:

    La descrizione di una giornata di lavoro per una di queste aziende in Kenya, e’ fatta qui da un’ottima giornalista e scrittrice:

    http://www.guardian.co.uk/food/focus/story/0,,956536,00.html

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