Le aziende leggono i blog e commentano

Perché usare un nickname invece di nome e cognome? Comunque apprezzo l’impegno dell’azienda a cambiare ingredienti del prodotto di cui si era parlato qui.

Sul post in cui si rifletteva sugli ingredienti dello spumante destinato ai piu’ piccoli è arrivato questo commento su cui ragionare:

L’azienda distributrice in Italia di “Party Frizz”, la bibita frizzante al gusto di fragola a marchio Winx, dichiara che il prodotto in oggetto rispetta tutte le normative europee relative agli alimenti e gli additivi contenuti sono presenti in dosi inferiori rispetto a quanto consentito dalle disposizioni di legge.

Motivi per cui la bevanda “Party Frizz” è da considerarsi sicura dal punto di vista igienico e sanitario e infondate sono talune dichiarazioni fatte a mezzo stampa volte a discriminare il prodotto in oggetto e a boicottarne l’acquisto.

L’azienda si presta, al proposito, a fornire le più corrette precisazioni in merito al contenuto della bevanda in un’ottica di totale trasparenza e di rassicurazione della clientela e del consumatore finale.

In particolare precisa che:

Gli edulcoranti presenti sono impiegati per ridurre l’apporto calorico complessivo del prodotto e il loro ricorso non deve essere per forza considerato come sostituto dello zucchero, come fra l’altro accade per altre bevande di largo consumo a ridotto contenuto calorico presenti in commercio. Pertanto “Party Frizz”, seppur non specificato in etichetta, può essere concepita come una bevanda a ridotto contenuto calorico e se paragonata ad altri prodotti analoghi, presenta un contenuto calorico significativamente inferiore. Ad esempio, se raffrontata alle bibite gassate maggiormente consumata dai ragazzi, “Party Frizz” mostra un contenuto calorico inferiore di circa il 35 %;
La tipologia di edulcoranti utilizzati sono diffusi sia in molti prodotti alimentari, soprattutto dolciari, sia in bevande analcoliche presenti in commercio. Inoltre, nella consapevolezza che l’abuso di qualsiasi alimento può essere dannoso, gli edulcoranti impiegati rispettano tutte le norme di legge in materia e le norme si basano su evidenze scientifiche che hanno evidentemente dimostrato la sostanziale “innocuità” di tali additivi alle corrette dosi d’impiego. Le più diffuse bibite gassate a ridotto contenuto calorico contengono generalmente gli stessi tipi di edulcoranti;
I coloranti presenti non hanno alcun effetto scientificamente provato sul consumatore e, a scanso di equivoci, sono impiegati in minimissima quantità, ben al di sotto dei limiti previsti dalla normativa. In particolare: lo studio condotto dall’Agenzia per la Sicurezza Alimentare Britannica (Food and Drug Administration) volto ad indagare l’influenza che taluni coloranti potevano avere sui bambini, è stato in seguito valutato dal gruppo di esperti dell’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare (EFSA), punto di rifermento in campo di sicurezza alimentare in Europa, che ha affermato: “Nel quadro del peso complessivo della evidenza e in considerazione delle notevoli incertezze, tra cui la mancanza di coerenza, la debolezza relativa dell’effetto e l’assenza d’informazioni sulla rilevanza clinica dei cambiamenti comportamentali osservati, il gruppo scientifico conclude che i risultati dello studio non possono essere usati come base per modificare l’ADI dei coloranti alimentari in questione o del benzoato di sodio”. L’ADI è un acronimo ed è sostanzialmente la quantità tollerabile di una sostanza che si può assumere giornalmente e per tutta la vita senza effetti avversi riconoscibili. Entrambi i coloranti utilizzati in “Part Frizz” possono essere impiegati fino a raggiungere 0,1 grammi per litro; tuttavia nel prodotto sono impiegati in quantità particolarmente ridotte, rispettivamente 0,0026 grammi di E 122 (Carmoisina) e 0,0001 grammi di E 131 (Blu patentato V) ed attualmente nessuna norma impone di specificare in etichetta che il prodotto contenete il colorate E 122 deve riportare l’avvertenza: “può influire negativamente sull’attività e sull’attenzione dei bambini”. La questione e l’evoluzione normativa sono comunque attentamente monitorate dall’azienda ed attualmente, in tema di additivi, è in discussione a livello comunitario un nuovo regolamento che dovrebbe disciplinare la materia, non ancora approvato.
Precisato tutto questo, a fronte delle perplessità suscitate e della volontà dell’azienda di perseguire un continuo processo di miglioramento qualitativo dei propri prodotti, con particolare riguardo nei confronti delle diverse tipologie dei consumatori, l’azienda informa che è stato avviato da tempo uno studio per modificare l’ingredientistica del prodotto. Già dal mese di dicembre è disponibile sul mercato una bevanda completamente naturale a base di succo d’uva e di pesca, senza conservanti, coloranti e additivi edulcoranti.

L’azienda si augura che la posizione espressa la contraddistingua per trasparenza e serietà e auspica che ne sia dato proporzionato riscontro in modo da poter fare fronte ad alcune accuse irrazionali nei confronti del prodotto commercializzato.

Nel caso dovessero perseguire azioni denigratorie infondate vertenti al boicottaggio del prodotto, l’azienda, si vedrà costretta ad adire le vie legali per tutelare, nelle sedi opportune, i propri diritti.

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12 commenti on “Le aziende leggono i blog e commentano”

  1. Fiorenzo Sartore ha detto:

    Tre domandine all’estensore del lungo commento qui riproposto.

    1. Cosa ne pensa dell’anonimato in rete? Posto che la mia personalissima opinione è che chiunque possa lecitamente scrivere qualsiasi cosa anonimamente, giacché vale ciò che si dice piuttosto che altro, rilevo che un’azienda, spesso critica nei confronti della comunicazione dal basso quando anonima, non abbia trovato opportuno firmarsi con nome e cognome.

    2. L’estensore di cui sopra ha mai letto, oppure ha mai sentito parlare, di una cosa che si chiama cluetrain manifesto?

    3. In caso di risposta affermativa alla domanda numero due: che opinione ha, in proposito.

  2. Marco ha detto:

    Mi sono letto la traduzione delle 95 regole del Cluetrain Manifesto. Non le conoscevo e le ho trovate interessantissime… Conto di rifletterci nei prossimi giorni… grazie per lo spunto! Adesso vado a festeggiare (con un vero spumante)…

    Buon Natale a tutti!

  3. Carlo Merolli ha detto:

    Proprio oggi (Buon Natale a tutti!) non vorrei fare l’avvocato del diavolo ma se l’azienda risponde come tale, di solito non si mette il nome
    di una persona particolare ma diciture come “un funzionario”, “l’uffcio tecnico” e simili, al fine di non esporre persone singole a responsabilitá oggettive o peggio. D’altra parte pur mantenendeo il nick-anonimato io lo avrei corredato di nome e cognome pregando Gianna Ferretti di non divulgarlo e tenerselo per sé, solo ad ulteriore riprova del desiderio di trasparenza della ditta.

    Cosa encomiabile poi la trasparenza ma davanti allla massa di informazione, ADI etc che sommergono il consumatore
    mi vengono sempre due dubbi: (1) il consumatore tiene computo e tabella di quante cose ingerisce che si assommano ? io no e non credo siano molti a farlo; (2) se il cibo ha bisogno di tanta spiegazione, mi scattano le lucette rosse dell’allarme.
    Se io non capisco il cibo e me lo devono spiegare, sicuramente il cibo non capisce me.

    Non per essere santo o salvato ma, a parte qualche eccezione di controvoglia per la vitamina C il conservante acido citrico praticamente inevitabili, quando leggo nella dichiarazione degli ingredienti i numeri con la E davanti, lascio
    il prodotto nel bancone o sullo scaffale. Esagero ? non lo so. Di solito costa un quarto d’ora in piu´, fare la spesa, ma
    non vedo cosa tutta questa chimica abbia a che fare con le mie papille gustative ed il mio stomaco. Veramente.
    Poi se le sostanze chimiche non siano “di provata influenza negativa” mi pare un eufemismo da presa per i fondelli globale: il cibo deve fare bene, fa stare bene. Che non ne sia provata l’ influenza negativa non significa automaticamente che abbia un’influenza positiva! Quindi alla meglio é neutrale, cioé non apporta nulla. Ed allora ? Bisogna pure pagarlo ?

  4. gunther ha detto:

    è successo anche a me un paio di volte, per esempio sul frullato dimmidisi,eccome se le aziende leggono i blog, se potrebbero ci brucerebbero, perchè sono abituate a relazionarsi con la stampa in modo diverso Quello che non comprendo è perchè quando vogliono difendere o formulare un commento lo fanno in modo anonimo. Nei miei due casi invitati a lasciare email al loro commento il primo è risultato non esistente il secondo dopo una denuncia alla polizia postale perchè pieno di insulti era dell’agenzia di comunicazione dell’azienda!! In realtà se posso permettermi è sbagliato dal punto di vista della comunicazione, un comunicato come quello che io leggo in questo caso, più che rassicurare inquieta. Le aziende devono cercare di comunicare con il consumatore no zittirlo, anche quando si tratta di blogger che possono essere equiparati ad dei giornalisti o opinion leader è meglio un confronto diretto un dialogo sempre, lascia un buon ricordo anche quando non la si pensa allo stesso modo. Spesso non importante quello che si dice ma come da questi elementi viene fuori i valori caratteristiche di un azienda, sui edulcoloranti ho letto studi di parere opposto. Sulla bevanda in questione, che non conosco, posso solo dire che non mi sembra personalmente una bevanda che sia buon esempio da fornire ai bambini per una dieta equilibrata e bilanciata, come non lo sono tante altre ovviamente. Spero di non avere occupato troppo spazio!!

  5. Gianna Ferretti ha detto:

    Credo che il commento dell’azienda sia arrivato -nella stessa forma anche su altri blogs – in risposta ad una campagna mediatica che è iniziata sul web con mail e articoli apparsi su alcuni siti in cui si invitavano gli utenti al boicottaggio del prodotto.

  6. gianpaolo ha detto:

    All’inizio il comunicato dell’azienda mi ha, non dico lasciato un impressione positiva, ma almeno neutra. Mi sono fatto l’idea di un azienda che prende il toro per le corna e spiega in modo documentato la sua posizione, magari con un linguaggio non proprio da blog, ma comunque mi dava l’impressione di una che ci provava. Un 8 per provarci.
    Poi pero’ quando ho letto quell’ultima riga sulle eventuale ripercussioni legali, mi sono cascate le braccia e tutto il feeling precedente e’ stato annullato e coperto da una sensazione di fastidio.
    Dico questo perche’ mi appare chiaro come anche aziende grandi come questa non abbiano capito un tubo della comunicazione su internet. Ma dico io, ti spieghi, dici la tua, e poi invece di salutare cordialmente che fai? Minacci. Che peraltro non serve a nulla, in quanto e’ implicito che chiunque, che sia un azienda o un individuo, valuti in ultima analisi il ricorso a vie legali se si sente diffamato. Il metterlo nero su bianco in un comunicato che pretende di spiegare non fa che annullare tutto l’effetto positivo, ammesso che esistesse, della spiegazione e fa concentrare il lettore solo sulla velata minaccia. Che e’ una delle cose piu’ antipatiche e giustamente repellenti che esistono su internet, perche’, o ti senti veramente diffamato, e allora passi direttamente alle vie legali, oppure ti unisci alla conversazione. Ma le due cose insieme no, non funzionano.

  7. Stefania ha detto:

    Buon Natale anche da me, seppure in ritardo… totalmente d’accordo con Gunther; e’ totale interesse dell’azienda comunicare e anzi, stare ad ascoltare molto attentamente quello che il consumatore ha da chiedere o da commentare. Oltretutto e’ un modo che l’azienda stessa ha per capire i gusti del suo target. Pessima impressione, quella che si da’ quando si manda una email ‘errata’ o piena di attacchi per giunta ingiuriosi. Significa perdere la partita dal punto di vista dell’immagine….

  8. Mammafelice ha detto:

    Quoto i commenti precedenti e trovo buffo (se non ridicolo) che per difendere il proprio prodotto l'”azienda” si confronti con altre bevande piene di zuccheri o altri dolciumi pieni di conservanti, edulcoloranti, ecc.
    Non temano, io boicotto tutti equamente!
    😉

  9. Gianna Ferretti ha detto:

    Alcuni links di blog che ne hanno parlato, mi chiedo come sarebbe andata a finre se non si fosse parlato di boicottaggio del prodotto.

    http://www.prontoconsumatore.it

    protonutrizione.blogosfere.it

    vino.blogosfere.it/2008

    informazionesenzafiltro.blogspot.com

    E Altroconsumo ha inserito il prodotto nella sua webgallery.

  10. Andrea Bez. ha detto:

    sottoscrivo il pensiero di Gianpaolo.
    Sfaticatamente vostro 🙂
    andrea

  11. Stefania ha detto:

    Rileggendo con calma l’argomento in difesa degli coloranti e avendo seguito la discussione in passato, sono tornata a rileggermi i comunicati originali rilasciati dalle agenzie in questione. Intanto, l’agenzia alimentare britannica non e’ la Food and Drug Administration ma la Food Standard Agency (FSA). L’agenzia in questione ha approfondito l’argomento relativo ai coloranti perche’ questo tipo di additivo e’ finito in prodotti aventi come mercato target i bambini (da qui l’occhio di riguardo per la salvaguardia di questo gruppo), e non un ‘consumatore’ qualunque. Il comunicato FSA del 12 Nov 2008 disponibile qui

    http://www.food.gov.uk/multimedia/pdfs/coloursletter.pdf

    parla chiaro: in seguito ai risultati pubblicati dalla universita’ di Southampton riguardanti gli effetti di tali additivi sul comportamento dei bambini, ha deciso di avvisare ministri e consumatori la seguente linea politica: che ci debba essere un’autoregolamentazione volta all’eliminazione di tali additivi entro il 2009. Tale decisione e’ stata poi comunicata all’agenzia europea EFSA. A sua volta, il parlamento europeo ha proposto alcune modifiche riguardanti l’etichettatura, confermando che il ‘consumo puo’ avere effetti sull’attivita’ e la concentrazione dei bambini’. Questo emendamento verra’ varato entro la meta’ del 2010. Lo studio dell’universita’ di Southampton e’ pubblicato sul Lancet. La prima parte della opinione di EFSA sugli additivi in genere e’ stata pubblicata nel 2007, ma il resto attende ancora pubblicazione (era previsto per fine 2008).

    E’ chiaro dunque che ancora una volta il mondo politico punti ad un’autoregolamentazione da parte dell’industria per evitare di dover legiferare anche per queste cose; l’industria dovra’ anche in questo caso prenderne atto e agire secondo la propria responsabilita’ (corporate responsibility).

  12. […] evitare per la sua scarsa qualità, soprattutto considerando che è rivolta ai bambini piccoli. La Party Fizz, produttrice della bibita, è arrivata recentemente a commentare anonimamente sui vari blogs che […]


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