Carbon label, carbon foot print, insomma le emissioni di anidride carbonica in etichetta. Prendere esempio dalla Svezia

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Quanti kg di anidride carbonica sono prodotti per ottenere 1 kg di carne bovina?

Carote o piselli per contorno? quale dei due ortaggi ha un minore impatto ambientale? Sareste in grado di rispondere?

Torno sulla relazione alimentazione-salute-impatto ambientale. L’occasione me la offrono gli svedesi che si trovano da diversi mesi delle novità nella etichettatura. Su alcuni prodotti alimentari sono comparse nuove etichette che oltre alle informazioni nutrizionali, riportano dati sulle emissioni di anidride carbonica legate alla produzione. L’esperimento riguarda anche alcuni ristoranti e fast food. Nell’immagine un esempio delle informazioni riferite ad un panino e hamburger della Max Burger, una catena di fast food svedese che grazie a questa iniziativa fa parlare di sè.

Per arrivare alle cifre riportate sulle confezioni, gli scienziati reclutati dalla catena Lantmannen hanno analizzato le filiere produttive di 20 prodotti. Esaminate le emissioni relative ai trattamenti durante la coltivazione, alla lavorazione, stoccaggio e trasporto. La campagna divulgativa voluta dalla Swedish National Food Administration ha portato anche alla realizzazione delle Linee Guida con una serie di raccomandazioni che oltre ad indirizzare il consumo verso gli alimenti con un minor dispendio energetico (carne avicola ad esempio rispetto alla carne bovina, forniscono anche indicazioni sugli aspetti nutrizionali dei vari alimenti e sulla disponibilità delle risorse tra cui quelle ittiche. Se l’esperimento avrà successo tra i cittadini svedesi, sarà esteso ulteriormente a tutti prodotti alimentari.

Tutti ci auguriamo scelte alimentari piu’ consapevoli da parte dei consumatori e un atteggiamento piu’ critico. Tuttavia dai focus group condotti da EUFIC nel 2005 in Francia, Germania, Italia e Regno Unito, è emerso che i consumatori non capiscono del tutto la terminologia impiegata sulle etichette alimentari e nutrizionali. C’è tantissimo lavoro da fare quindi per accrescere le conoscenze da parte dei consumatori, non solo su aspetti nutrizionali.

Intanto dal sito di cui avevo parlato l’anno scorso nel post “La dieta Ciodue” sono scomparsi i calcoli riferiti alla dieta.

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Ispirata da Pensare alimentare

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5 commenti on “Carbon label, carbon foot print, insomma le emissioni di anidride carbonica in etichetta. Prendere esempio dalla Svezia”

  1. Grissino ha detto:

    A me sta faccenda di calcolare l’anidride carbonica ha un pó rotto, anzi molto. Ma chissenefrega se il mio sacchetto della spesa ha prodotto X, le carote y e l’hamburger z. Quello che conta é fare le cose col cervello come prima ossia privilegiare gli ortaggi del posto o che viaggiano poco (basta come motivazione la FRESCHEZZA?) e cose del genere. Poi, se voglio usare un sacchetto di plastica perché ha certi requisiti di robustezza, impermeabilitá, pazienza se ha prodotto piú CO2… se ne usassi uno di carta magari dovrei cambiarlo 5 volte e alla fine magari produrrei piú CO2 totale… ho reso l’idea? 😛

  2. Domenico Tiso ha detto:

    Avevo affrontato il tema già nell’agosto di quest’anno: http://comunicareperlasalute.blogspot.com/2009/08/impronta-ecologica-in-etichetta.html La questione è complessa e articolata. Ma, a mio parere, va valutata sotto il profilo della sensibilizzazione ai consumi responsabili. La maggior parte della popolazione mondiale, ancora oggi, non è consapevole dei danni che un’alimentazione scriteriata produce al nostro Pianeta. In Italia, poi, non eccelliamo affatto riguardo alla sensibilità in tema di sostenibilità alimentare. Gli interessi della gente comune si rivolgono altrove. A temi più futili ma più “notiziati” dai media. Di questo passo potremo non occuparci più di corretta alimentazione e di consumi consapevoli: il problema non esisterà più nel momento in cui ci sarà penuria di alimenti per mancanza di materia prima. A cominciare dalle aree coltivabili. Perciò ben venga una riflessione sul tema, e la produzione di CO2 può rappresentare uno degli strumenti da utilizzare per sensibilizzare sempre più persone. Il buon senso, poi, dovrà comandare le scelte. Ma questo in un secondo momento quando in molti saremo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda.

  3. luca lombroso ha detto:

    invece credo sia una iniziativa molto importante, Grissino. Vero è che il consumatore guarda prima di tutto al costo, ma dovrebbe anche sapere il costo occulto di un prodotto.
    Peraltro molto spesso impatto ambientale e qualità alimentare vanno di pari passo, a braccetto.
    sono stato alla Conferenza di Copenhagen, ne racconto nel mio blog, le cose sono andate un po’ diversamente da come sono state dipente dai media.
    Fra le altre cose, acqua del rubinetto, catering biologico in larga parte con prodotti locali (che cattivo però il sedano (?) danese) e stoviglie interamente in materiale compostabile sostenibile.
    sono argomenti che danno peraltro molto fastidio alle lobbies di categorie, sapessi che sollevamento da parte degli allevatori ogni volta che dico che 1 kg di carne bovina richiede 15000 l di acqua e causa l’equivalente emissione di 40 kg di CO2.

    a Copenhagen erano scatenati in aprticolare associazioni vegan. che hanno perfino una TV
    http://www.suprememastertv.com/it/

  4. luca lombroso ha detto:

    ho problemi con un commento, riprovo e scusate se arriva doppio:

    invece credo sia una iniziativa molto importante, Grissino. Vero è che il consumatore guarda prima di tutto al costo, ma dovrebbe anche sapere il costo occulto di un prodotto.
    Peraltro molto spesso impatto ambientale e qualità alimentare vanno di pari passo, a braccetto.
    sono stato alla Conferenza di Copenhagen, ne racconto nel mio blog, le cose sono andate un po’ diversamente da come sono state dipente dai media.
    Fra le altre cose, acqua del rubinetto, catering biologico in larga parte con prodotti locali (che cattivo però il sedano (?) danese) e stoviglie interamente in materiale compostabile sostenibile.
    sono argomenti che danno peraltro molto fastidio alle lobbies di categorie, sapessi che sollevamento da parte degli allevatori ogni volta che dico che 1 kg di carne bovina richiede 15000 l di acqua e causa l’equivalente emissione di 40 kg di CO2.

    a Copenhagen erano scatenati in aprticolare associazioni vegan. che hanno perfino una TV
    http://www.suprememastertv.com/it/

  5. DIANA ha detto:

    …STA FACCENDA DELLA CO2 CE LA DOBBIAMO METTE IN TESTA…I “SACCHETT FACILI”OLTRE ALLA CO2 HANNO STERMINATO BRANCHI DI CETACEI E ALTRI PESCI (CITO SOLO I SACCHETTI PER GRISSINO!!) QUANTI ALTRI DANNI DOBBIAMO FARE PER PIGRIZIA O COMODO!…BISOGNA CAMBIARE I NOSTRI USI E CONSUMI…SE LA TV, IN ITALIA E NON SOLO, HA FORTEMENTE CONTRIBUITO ALL’ALFABETIZZAZIONE DELLA POPOLAZIONE PERCHE’ OGGI INTERNET NON POTREBBE FARLO (RAGGIUNGENDO SOPRATTUTTO I PIU’ GIOVANI)..INFORMAZIONE LIBERA E SERIA ED ESEMPIO PRATICO MI SEMBRANO L’UNICA STRADA…E’ LOGICO CHE GLI ALLEVATORI INSORGANO SE NON GLI SI TROVA UN’ALTERNATIVA AL MANCATO GUADAGNO..L’ECONOMIA, SENZA TANTI “FRONZOLI” E’ SEMPRE FATTA DALL’INCONTRO TRA DOMANDA E OFFERTA…E’ CHE DOBBIAMO CAMBIARE NEL TIPO DI DOMANDA PER AVERE UN’OFFERTA SOSTENIBILE E DARE IL GIUSTO PESO A QUELLO CHE E’ L’IMPATTO AMBIENTALE DELLE NOSTRE SCELTE! E ALLORA CHE OGNIUNO FACCIA LA SUA PARTE..CHE PRIMA O POI CI SIRITROVA..IO VI HO TROVATO CERCANDO RACCOLTA OLI USATI!! DIANA SEMIDORMIENTE


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