L’insostenibile leggerezza del prezzo. Il cibo a buon mercato

Se non avete mai visto le puntate precedenti de “L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL PREZZO” su Rai5, vi suggerisco di seguire la serie. Ecco i temi trattati su “IL CIBO A BUON MERCATO”.

Nelle città occidentali l’offerta di cibo a buon mercato è crescente e sempre disponibile: ma la possibilità di avere a disposizione quantità enormi di cibi pronti e da asporto, deve farci riflettere sulla loro provenienza e sulle modalità con cui viene prodotto. Sei ragazzi inglesi, amanti dei cibi pronti e da asporto, si sottopongono a un esperimento: vengono mandati a scoprire la verità sulla provenienza e sulle modalità di produzione dei cibi “take away” e sperimentano, sulla loro pelle, la fatica di chi, ogni giorno, preconfeziona i loro cibi preferiti. Nelle varie puntate i ragazzi lavoreranno e vivranno fianco a fianco con alcuni dei milioni di addetti alle produzioni alimentari del sud-est asiatico. Nelle diverse puntate dovranno catturare, o allevare, e preconfezionare i cibi che acquistiamo con facilità e leggerezza nei nostri supermercati. Nelle poche ore lasciate libere dal lavoro faranno l’esperienza di dormire, mangiare e vivere con i loro colleghi, nelle stesse condizioni dei lavoratori delle regioni più povere dell’Indonesia e della Thailandia. Potranno così testimoniare l’impatto di prodotti e produzioni sull’ambiente, sulla vita e sulla cultura locale. Ciascun episodio si concentrerà su un prodotto alimentare – tonno, gamberi, riso e pollo.

Tonno in scatola
Il gruppo di sei consumatori inglesi sono in Indonesia, patria dell’industria del tonno, che fornisce una buona parte delle scatolette di tonno alle catene di supermercati ed ai fast food. Vivranno negli spartani alloggi dei lavoratori del tonno, sopporteranno l’elevato calore all’interno delle industrie conserviere e vivranno una dura realtà sulle tradizionali barche da pesca del tonno nel Pacifico occidentale.

Gamberi precotti
A Kalimantan, in Indonesia, il gruppo di sei consumatori inglesi vive e lavora a fianco dei lavoratori dell’industria del gambero. La loro casa è una baracca nella giungla, senza letti, senza acqua corrente e la cena è ciò che riescono a catturare. Invece di pescare i gamberi in mare,i protagonisti sono sorpresi di ritrovarsi immersi nel fango, in un allevamento di gamberi.

Riso Thai
Il gruppo di sei consumatori inglesi si dirige verso una delle regioni più povere e remote della Thailandia per lavorare in una delle comunità che vive della raccolta del riso. Riusciranno a sopportare il lavoro stremante, i 40 gradi nei campi di riso, con solo una banana e una fetta di pane da mangiare?

Polli sezionati
Il gruppo di sei consumatori inglesi è in Thailandia, il più grande esportatore mondiale di carne di pollo. Il gruppo si unisce ai 4.000 lavoratori sul pavimento della sala di taglio, dove si lavorano 140.000 animali l’anno. Dovranno tenere il passo con la linea della fabbrica: ogni dipendente deve separare 12 pezzi di pollo al minuto, 5.000 pezzi al giorno per otto ore al giorno e sei giorni alla settimana.

Fonte

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8 commenti on “L’insostenibile leggerezza del prezzo. Il cibo a buon mercato”

  1. Lilli ha detto:

    Mi potreste dire il link per vedere le puntate? Non ho quel canale e mi interessa molto grazie

  2. Giubertoni Michele ha detto:

    sto’ Guardando ora……
    interessante…….
    comprate italiano frutta verdura pesce carne nata allevata in italia

  3. unpodimondo ha detto:

    L’ho visto ieri sera e ho visto pure le puntate della serie precedente dedicate al mondo della moda con altri ragazzi mandati nelle fabbriche tessili asiatiche.
    Oltre alle considerazioni sulla dubbia qualità di questi cibi la trasmissione fa riflettere sopratutto sui diritti sindacali e sulle condizioni disumane in cui lavorano queste persone. Insomma dobbiamo ammettere (senza mettere la testa sotto la sabbia) che il cibo e l’abbigliamento a buon mercato che troviamo nei nostri negozi sono frutto di una moderna ma altrettanto crudele forma di schiavitù.
    Mi è piaciuto il ragazzo che alla fine del documentario ha scelto di sensibilizzare le persone sull’acquisto del cibo del commercio equo e solidale (era il ragazzo che si era peso l’infezione lavorando nella risaia e che per poco rischiava l’amputazione di una gamba).

  4. maurozz ha detto:

    complimenti, un bel post … ribloggo

  5. maurozz ha detto:

    Reblogged this on La Linea dell’Inutile and commented:
    Anche se poi torniamo a mangiarne, un pensiero ogni tanto facciamolo.
    (vale la pena sopportare i 10 secondi di pubblicita’ iniziale)

  6. Jaulleixe ha detto:

    …e non diciamo che vita fanno anche quei polli prima che ce li pappiamo. Anche il malessere animale lascia tracce consistenti nella carne che finisce nei piatti.

  7. Gabrina (@martuce) ha detto:

    Qualcuno sa dove posso trovare le puntate di questo programma?


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