Dal campo alla tavola:arriva GeoTraceAgri

Scandali nel sistema agro-alimentare? Mucca pazza? Uova marce? Polli alla diossina? Latte contaminato? Fermiamoci qui. L’Unione Europea ha deciso di lanciare il progetto GeoTraceAgri per la completa tracciabilità dei prodotti alimentari. Nel quadro delle discussione con la World Trade Organization (WTO) – ha detto Michel Debord, il coordinatore del progetto – la certificazione dell’origine dei prodotti alimentari è un’esigenza vitale per l’Europa. Gli americani preferiscono certificare la qualità di un prodotto affidandosi al brand, e non attribuiscono una reale importanza alla sua origine. I consumatori europei, invece, vogliono sapere da dove proviene il cibo che mangiano.”

L’idea di GeoTraceAgri è di trarre vantaggio dai progressi nelle tecnologie delle comunicazioni, dalle immagini da satelliti, dalle tecniche di mappatura per rendere precisa – e accessibile in tempo reale – la tracciabilità dei prodotti alimentari. Informazioni su mappe, terreni, acque, relative alle diverse regioni di produzione da certificare, da arricchire progressivamente e implementare in una banca dati. Per i prodotti agroalimentari, sarà così possibile –si legge nella presentazione- controllare l’intera filiera che porta il prodotto dai campi al bancone del negozio direttamente su Internet, attraverso portali appositamente sviluppati allo scopo.

Buono a sapersi. Non ho trovato partners italiani al progetto,come accade spesso, non solo per progetti legati al sistema-agro-limentare, i protagonisti sono ricercatori del Nord-Europa.

Fonte:Le scienze.it

 

 

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2 commenti on “Dal campo alla tavola:arriva GeoTraceAgri”

  1. Mazzei Mauro ha detto:

    forse perchè in italia non è possibile attuarlo

  2. Mazzei Mauro ha detto:

    Vi rendo noto di quanto accade in Italia nel settore agricolo.

    E’ ben noto che tra le liberalizzazioni volute da Bersani, una riguarda i farmaci. Parte di questi possono essere venduti nella grande distribuzione. I farmacisti hanno imposto l’assunzione di personale specializzato addetto alla vendita (altri farmacisti) presso i punti vendita in modo da consigliare il consumatore sull’acquisto. A questi farmacisti è stato fatto inizialmente un contratto di lavoro del tutto simile a quello degli altri commessi dei supermercati .A questo punto è intervenuto l’ordine dei farmacisti che ha imposto il cambio di contratto nel rispetto della professionalità di coloro che operano in questo ambito. Fin qui nulla da eccepire.

    Andiamo però ad esplorare un sistema parallelo: quello delle farmacia agricole dove si vendono prodotti chimici, alcuni dei quali molto pericolosi. Ebbene i titolari (e i dipendenti) di una farmacia agricola non hanno l’obligo di un diploma o laurea specialistica. Non solo, ma la maggior parte delle volte vendono fitifarmaci e fertilizzanti da distribuire sulle colture agrarie senza cognizione di causa, fanno una diagnosi ed una prognosi senza visionare il reale problema in campo (ammesso che lo sappiano distinguere). Per un agronomo gli esami più difficili sono proprio rappresentati dallo studio delle malattie e patogeni delle piante e, anche dopo la laurea, dare dei consigli su cosa e come usare un fitofarmaco non sono affatto semplici. Eppure la prescrizione dei fitofarmaci può essere fatta (viene fatta) da persone non qualificate. C’è da pensare…


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