Dentro il boccale

birra e schiuma 

  

Una lattina di birra con beta-glucanasi?  O glicole propilenico?  O caramello? Si fa un gran parlare di vino e additivi  permessi, diamo uno sguardo anche ai composti che possono essere usati nella fabbricazione della birra. L’immagine del boccale è presa appunto da uno dei tanti siti specializzati in additivi permessi nel settore e si confronta la stabilità della schiuma in presenza o in assenza di glicole propilenico.Come per le etichette del vino, anche per la birra non è obbligatorio riportare sulle bottiglie o sulle lattine, l’elenco di additivi  o coadiuvanti impiegati nella produzione. E scopriamo così che oltre agli ingredienti classici – orzo, luppolo e malto, non viene data nessuna informazione su altri composti eventualmente utilizzati. Fa il punto della situazione sugli additivi usati nella produzione della birra un recente articolo della BBC. Quali sono?


L’enzima betaglucanasi può essere usato per accelerare il processo di fermentazione, mentre l’alginato del glicole propilenico può essere aggiunto per il suo effetto stabilizzante sulla schiuma.  Altri composti sono riassunti nella tabella.

Composto Ruolo svolto
Tetrahydro-iso-alpha acids Stabilizzante
Enzima Beta-glucanasi Accorcia i tempi di lavorazione e agevola i processi di riduzione della viscosità del mosto
Caramello Colorante
Rhoiso-alpha Acid Stabilizzante del sapore
Acido solforico  Acidificante
Anidride solforosa Riduce la formazione di sapori indesiderati
Proteasi Inibisce la formazione di aromi indesiderati
Enzima amilo- glucosidasi Facilita la degradazione dell’amido contenuto nei cereali
Glicole propilenico alginato Stabilizzante
Lieviti Favoriscono la fermentazione
Silicone Stabilizzante

 

L’assenza di additivi nel processo produttivo diventa così un valore aggiunto su cui puntare nella comunicazione con i propri clienti, come ha deciso di fare questo produttore anglosassone.

La Commissione Europea sta valutando se rendere obbligatorio l’elenco completo degli ingredienti anche al settore delle bevande fermentate. Ma nel frattempo alcuni produttori possono continuare a usare sostanze che non vengono poi dichiarate in etichetta. C’è pero un’eccezione notevole, la Germania, lo stato europeo con il maggior numero di fabbriche di birra in Europa.  La birra in Germania può essere prodotta soltanto usando gli ingredienti classici come acqua, luppolo, lievito e malto d’orzo o frumento.

E calcisticamente parlando Usa batte Germania. Cosa si berrà ai Mondiali di calcio?  birra americana, infatti la Budweiser sarà la birra ufficiale. L’azienda si è praticamente assicurata il monopolio delle vendite negli stadi in cui si disputeranno le partite e nei rivenditori situati a un raggio di 500 metri di distanza dagli stessi, soppiantando oltre 1.270 birre nazionali.

Fonti:BBC,Itadakimasu

 

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8 commenti on “Dentro il boccale”

  1. michele ha detto:

    Meno male che esistono le birre artigianali.
    quelle fatte come una volta …le piu’ famose sono quelle belga d’abbazia
    ci sarebbero pagine e pagine da scrivere
    ciao

  2. Riccardo Milan ha detto:

    Ma la CE arriverà mai ad una etichettatura obbligatoria per le bevande fermentate? Altro che abbazia. Sepolcri imbiancati.
    Ciao
    Riccardo

  3. Mirko ha detto:

    Per fortuna come ricorda michele abbiamo una vasta scelta in Italia di birre artiginali e di brewpub che producono e vendono in sede. Per non parlare delle birre eccezionali che si trovano tra Belgio, Germania (sorvoliamo sulla birra dei mondiali veramente penoso) Irlanda ed Inghilterra, acquistabili anche in italia. L’importante è saper scegliere bene i prodotti giusti e buoni. Se volete quaPer fortuna come ricorda michele abbiamo una vasta scelta in Italia di birre artiginali e di brewpub che producono e vendono in sede. Per non parlare delle birre eccezionali che si trovano tra Belgio, Germania (sorvoliamo sulla birra dei mondiali veramente penoso) Irlanda ed Inghilterra, acquistabili anche in italia. L’importante è saper scegliere bene i prodotti giusti e buoni. Se volete qua<lche consiglio per le birre non esitate a scrivere. Ciao Mirko

  4. Mirko ha detto:

    Se volete qualche consiglio sul mondo Birre chiedete pure…
    Ciao Mirko

  5. Davide Camoni ha detto:

    Non capisco la sua indisposizione nei confronti dei coadiuvanti tecnologici. Sono convinto che il loro impiego sia il frutto di uno studio ben preciso nei confronti di un danno che si intende evitare. Se non vi fosse la necessità di risolvere un problema non vedo come un’azienda investa tempo, denaro, risorse umane e immagine impiegando determinate sostanze.
    Inoltre, tranne per i nomi altisonanti, sappiamo entrambi l’utilità di utilizzare un determinato additivo: acido ascorbico, poligalatturonato di metile, vari enzimi (nota: non sono mica presenti nei semi naturalmente gli stessi da lei indicati?), strutturanti, gelificanti…

    mi viene da fare una domanda, che leggermente discosta da ciò a cui lei punta la lente d’ingrandimento:
    in una logica di mercato internazionale e di concorrenza spietata, non è forse il consumatore a decidere cosa acquistare e quali debbono essere le caratteristiche primarie e secondarie di un prodotto? ovvero, se le aziende puntano sulla perfezione sensoriale e cinestetica di un alimento (colore, consistenza, si inizia ora a parlare anche di rumore durante la masticazione…) forse è perchè il consumatore per primo richiede alimenti con determinate caratteristiche, seppure merceologiche.
    Quindi, piuttosto che puntare sulla pubblicazione di tutti i coadiuvanti tecnologici sull’etichetta (che sappiamo benissimo serve solo per mettere paura alla maggioranza, possiamo definirla, di consumatori con poca dimestichezza con la chimica)non conviene agire sull’educazione alimentare dei consumatori? oppure, sul creare degli organismi (guarda caso il reg. CE 178/2002 serve a questo) che assicurano i consumatori su ciò che mangiano e che diano autorevoli pareri sulla sicurezza alimentare?

    e ancora: che senso ha mettere in discussione l’utilizzo di alcuni additivi quando le dosi di impiego sono assolutamente al di sotto di qualsiasi dose di minimo rischio? ricordiamoci che tutto è velenoso e tutto è sano, dipende dalle dosi.

    Le mie sono provocazioni, cordiali, ad un pensiero a mio parere troppo diffuso da alcuni ignoranti giornalisti (ignoranti, s’intende, per la chimica e la biochimica) che prediligono lo scandalo alla cronaca.
    Comunque spero che vi sia sempre qualcuno, anche esperto, che metta a disposizione il proprio know-how per alzare la voce e mettere in dubbio alcune informazioni che l’industria vorrebbe lasciar correre

    Complimenti per il blog
    Davide

  6. Matteo ha detto:

    Volevo sapere se ci sono aggiornamenti sulla legislazione che dovrebbe imporre (giustamente) la presenza di additivi su queste bevande. Grazie

  7. Stefania ha detto:

    Il problema degli additivi in generale e’ scottante – visto che si e’ citata la BBC, vorrei aggiungere un paio di cose. E’ stato da poco costituito un gruppo di ricerca sugli additivi usati nei dolci o bibite commercializzate per bambini, perche’ si e’ stabilito un legame con la loro difficolta’ di concentrazione a scuola e l’iperattivita’. Su questo sito

    http://www.actiononadditives.com/Home/

    potete sottomettere all’attenzione anche un prodotto su cui avete dubbi, per avere chiarimenti sugli additivi usati. Detto questo, gli additivi usati nella birra sono gli stessi usati nella filiera del pane qui in UK. Perche’ la fabbrichetta che produce il pane ottiene le sue materie prime dalle altre ditte consociate (come succede per le corporazioni integrate verticalmente). Matteo, se vai sul sito dell’associazione Brewing & c., trovi una sezione sulla legislazione, potrebbe essere un buon inizio.

    http://www.bfbi.org.uk/index/articles_view.php?id=160&page=Legislation%2F+Information

    trovi anche la lista dei soci, con i vari singoli nomi, dovresti avere la pazienza di controllarteli uno per uno…

  8. Matteo ha detto:

    grazie per i links!


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