Il vino cotto.What?

Se siete venuti in vacanza nelle Marche, e avete fatto tappa in certi comuni dell’entroterra in provincia di Macerata o Ascoli Piceno, forse lo avrete anche assaggiato. E’ il vino cotto, ed esiste da diversi anni una associazione di produttori. Il  vino cotto  è stato inserito nel 2003 nell’ elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (D.M. 25 luglio 2003 del MI.P.A.F., supplemento ordinario alla G.U. n. 200 del 29 agosto 2003). Ci sono diverse manifestazioni in cui è in vendita. E cosa si trova sul portale Italia.it? che ne è vietata la vendita. L’elenco delle imprecisioni sul portale del turismo italiano nel frattempo si allunga e l’imbarazzo ha raggiunto livelli impensabili.

 

 

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16 commenti on “Il vino cotto.What?”

  1. cdavide ha detto:

    è così buono il vino “non cotto” 🙂

    al vinitaly settimana prossima mi fermerò in qualche stand delle Marche per assaggiarne un pochetto

    alla vostra salute

    Davide

  2. Carlo Merolli ha detto:

    E´ la solita aberrante mancanza di cultura che spesso viene a galla nei funzionarii preposti alle cose del vino. Come sistema di conservazione il vino cotto ci viene direttamente dagli antichi romani e se fossimo in Francia sarebbe AOC e “prestige de la France”. Da noi invece di studiarne la storia e la produzione e magari regolamentarne la produzione, codificando un protocollo regionale Marche-Abruzzo,si é preferito vergognarsene e proibirne la vendita. Perché la vendita ne é effettivamente vietata.

  3. gianna ferretti ha detto:

    Carlo, ma esiste una associazione di produttori, e i l’ho acquistato in diverse occasioni.Se vai a Loro Piceno (MC), te lo offrono nelle cantine, è tutto illegale?

  4. susi ha detto:

    dalle mie prti si usa per i dolci natalizi, ha qualsi sostituito del tutto il “cotto” che si faceva con i fichi secchi ormai quasi scomparso.

  5. cdavide ha detto:

    ciao gianna, domani vinitaly passerò ad assaggiare il vino cotto!

    novità non ce ne saranno, sarà (ed è sempre stata) un’autocontemplazione del mondo enologico… …pensa che grandi novità non ce ne sono state nemmeno al simposio wine expo di piacenza…a proposito, ti ho promesso di tenerti aggiornata:

    le grandi industrie del settore, ora che hanno deciso di impostare dei progetti seri, si sono estesi, coinvolgendo istituti di ricerca, università.

    il fine: usare la loro competenza per rendere la ricerca più appetibile e utile

    i risultati: la ricerca industriale del settore si è trasformata in ricerca teorica, trascinandosi appresso discorsi soprattutto “formali”, insomma, le ricerche industriali parlano troppo “l’universitese” (in analogia con il politichese) e poco risolvono i problemi reali e attuali. in un mondo in cui queste aziende si interfacciano grandi aziende agricole ma soprattutto ai piccoli produttori, forse la strategia non è molto azzeccata.

    hanno presentato ricerche banali, oppure con coefficienti R quadro attorno a 0.65…
    personalmente sono rimasto molto deluso…molto meglio il suggerimento del succo di frutta e del gradiente salino!

    tra le cose inutili, una trattazione approfondita sulla chimica dei polifenoli che ha dimostrato la presenza di 65.000.000 di categorie di pf ( =da cinque – sei gruppi a 65 milioni. forse un po’ troppo…)
    molto interessante invece l’esposizione di un noto microbiologo della washington university che, per fare il simpaticone, ha iniziato la sua relazione con: “the must thing that I have to say, is: I WILL NOT VOTE FOR BUSH”) ok. ora le mie nozioni microbiologiche sono aumentate esponenzialmente
    esemplare quel ricercatore che ha presentato un metodo (che sarebbe dovuto essere) veloce per verificare la maturità fenolica in vigna. “quattro passi in vigna…” eh si!

    e quanta gente attorno agli stands dei produttori di truciolato… (nota:io sono concettulamente favorevole all’utilizzo del truciolato…peccato che certi “volti noti”, i demonizzatori dell’innovazione, una volta toccato il portafoglio sono stati i primi a circondare questi espositori…)
    poi…
    alcune novità sulle ocratossine e sul sistema rapido di determinazione negli alimenti (3.000 euro di strumentazione + 15 euro ogni sample. prezzo ragionevole, finalmente)
    alcune novità sul ruolo dei lieviti e loro metaboliti e nient’altro!

    del vinitaly ti racconterò tutto una volta terminati i lavori (da martedì prossimo)

    buona giornata

    Davide

  6. garusi marco ha detto:

    Cari signori, il vino cotto detto anche saba o sapa asseconda di dove viene prodotto è la base dell’aceto balsamico tradizionale di modena come pure di reggio emilia, tracce della sua preparazione risalgono a prima dell’anno 1000 quindi…. è come parlare del formaggio.
    i vari popoli si sono arrangiati per poter conservare gli alimenti, tra le altre cose ricordo che mio padre mi parlava del vino cotto come si preparava a casa sua quand’era bambino…
    praticamente nel calderone entrava mosto d’uva, zucca, noci… si bolliva sino ad ottenere una spece di marmellata che era conservata per l’inverno e per l’estate successiva, si utilizzava per condire la polenta, si diluiva nell’acqua per avere una bibita d’estate alla faccia delle coc e della peps ma i tempi son cambiati….
    in qualsiasi caso viva il vin cotto
    ps. è elemento fondamentale per i tortei sguasarotti
    ciao

  7. Leonardo Tessiore ha detto:

    Il vin cotto.
    In Puglia si faceva il vin cotto con i fichi(si può ancora trovare oggi) e con le carrube – introvabile – se qualcuno sa dove comprarlo me lo faccia sapere (la ricetta non sono in grado di fornirla ora ma posso informarmi.
    In Piemonte invege si fa un “vin cotto” che viene chiamato mostarda nella versione del mosto di vino bollito e fatto addensare e cugnà nella versione mosto e varie frutte secche (ci sono alcune ricette si possono traovare, il gastronomo Giovanni Goria ne ha scritte alcune sulle sue pubblicazioni, inoltre il ristorante Garibaldi di Cisterna d’Asti lo produce e lo vende)

  8. pierovini ha detto:

    Mi fa piacere sentir parlare del vino cotto, orgoglio alimentare delle Marche e dell’Abruzzo. Si tratta di un prodotto davvero delizioso, la cui realizzazione è densa di aneddoti e di ritrovati originali, come quello della mela cotogna messa per aromatizzare la massa. Purtroppo in Italia i prodotti tipici, quando varianti di una modalità produttiva principale, non vengono valorizzati ma quasi sono oggetto di vergogna. A meno che non si tratti del lardo di colonnata o similari. Marche ed Abruzzo, politicamente, contano molto poco. Purtroppo.

  9. sinisi francesco vittorio ha detto:

    desidero ricevere qualche nominativo di produttore di vino cotto per commerciarlo.Distinti saluti Sinisi francesco vittorio

  10. bernasrdi ha detto:

    adoro la storia agreste di mio nonno coltivatore morto a 98 anni un vero pittore della terra e cosi abbiamo deciso con mio figlio stefano e mia nipote eleonora di edificare una cantina per la produzione esclusiva di vino cotto come lo faceva nonno tito la cantina si chiamerà ,, rughe di terra” presso ascoli piceno tel 0736 343938 viva la storia di uomini silenziosi umili cucci sui campi

  11. mirella ha detto:

    ma qualcuno mi sà dire come si fà il vin cotto? Grazie ma non lasciate passare il tempo giusto, penso che oltre il 10 o 15 di ottobre sia tardi.

  12. ludovica ha detto:

    Aiutatemi, per favore. Non so cosa fare. L’anno scorso a 10 km da Loro Piceno ho provato a fare il vino cotto, seguendo tutti i consigli dei locali e del web. Messo in botticella di rovere, ora è molto buono, dolce e scopre la mela cotogna. Ma …il colore è denso, non trasparente e mi dicono che non abbia ribollito durante l’anno, che sopra il mosto anche se ha bollito tantissimo. Non so cosa fare, perchè ora dovrei rabboccare dopo la prossima vendemmia, ma mi dicono che se non ha ribollito e lo rabbocco, poi in dialetto dicono che ‘filerà’ come se diventasse olio. Che fare?
    Grazie per l’attenzione che mi dedicherete.

  13. Gianna Ferretti ha detto:

    Ludovica mi dispiace, hai provato con l’Associazione dei produttori?

  14. maurizio crispini ha detto:

    Non per vantarmi ma sono uno dei leader mondiali nella produzione del vino cotto (perchè ne siamo pochi): sto a Ripe San Ginesio, confinante con Loro Piceno e da 4 anni lo faccio nell’azienda di cui sono amministratore, con apparecchi moderni ma con il metodo classico di Loro Piceno (ricordo che il vino cotto di Loro Piceno è famoso perchè buono e utilizzato da Papi, Re e dai Tedeschi che vendevano l’ambra agli antichi Piceni). Un enologo segue con cura questo ed altri vini tipici ( Vernaccia, san Ginesio DOC…). Se volete consigli e/o assaggiarlo visitate le …Terre di San Ginesio.
    Facciamo pure la Sapa…..quella che nel sud si chiama Vino Cotto!

  15. […] degli imprenditori maceratesi coinvolto nel progetto, ha lasciato un commento su un mio post sul vino cotto, scritto di più di un anno fa. Magari sarebbe bello se Maurizio ci raccontasse qualcosa di più e […]


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