Buon appetito!? a Report del 13 aprile 2008

Report su Rai 3, torna a parlare di alimentazione e di agricoltura con la puntata intitolata: Buon appetito!? di Michele Buono e Piero Riccardi.

Le parole chiave sono: mercati locali, cibi e ristoranti a Km 0, anidride carbonica emessa, Gruppi di acquisto solidale, agricoltura senza chimica sintetica e riscoperta delle antiche varietà di prodotti.

Scommettiamo che verrà intervistato Carlo Petrini, considerato dal Guardian una delle 50 persone che potrebbero salvare il pianeta?.

A proposito di menu’ a Km zero, al Politecnico di Torino è partita una sperimentazione. Per rifornire la mensa riservata al personale docente e non, si è scelto di acquistare i prodotti presenti sul territorio. Per la presentazione del progetto è stato offerto un menù tipo: risotto al Castelmagno, coniglio al civet e frittata ai porri; mentre Coldiretti ha allestito il tavolo delle mele offrendo mele golden, mele delizia, succo di mela filtrato e non, mele essiccate al naturale e alla cannella.

Non male, ma perchè solo per il personale e non includere anche la mensa studentesca?

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20 commenti on “Buon appetito!? a Report del 13 aprile 2008”

  1. Dario Bressanini ha detto:

    Salvatore del pianeta ???

  2. Gianna Ferretti ha detto:

    Dario, Carlo Petrini è stato inserito dal Guardian nella lista delle 50 persone che potrebbero salvare il pianeta.

    http://www.guardian.co.uk/environment/2008/jan/05/activists.ethicalliving

    ho inserito il link per chi non avesse seguito la cosa.

  3. gattasorniona ha detto:

    ciao Gianna passo per un saluto e per chiederti la cortesia, se ti è possibile, di parlare qualche volta della birra artigianale, che comincio a scoprire adesso e vorrei saperne di più. Pare sia molto sana e che faccia bene a un mucchio di cose… e poi è ottima!!!

  4. Luca Amodeo ha detto:

    Non sono necessarie scommesse.
    L’ufficio stampa di Slow Food ha già reso noto che la trasmissione “sarà dedicata in parte a Slow Food con un’intervista a Carlo Petrini e un focus sui Presìdi razza piemontese e vecchie varietà di mele piemontesi come esempi positivi di agroalimentare di qualità e sostenibile”.

    Un saluto,
    L. A.

  5. gunther ha detto:

    ti ringrazio per il link che hai inserito nel mio post sulla carne, decisamente molto interessante ed esaustivo. Non vorrei interrompere i sogni di tutti anche io sono favorevole a un menù a kilometri zero e cerco di attuarlo come posso per responsabilità individuale,è giusto prlarne per stimolare comportamenti responsabili però c’è un problema di quantità, in quanto quello che produciamo in agricoltura non è sufficiente, per questo credo non è stato introdotto alla mensa studentesca. Se impariamo ad acquistare prodotti di stagione aiutiamo a ridurre le emissioni di gas nell’ambiente. Buona domenica.

  6. Stefania ha detto:

    l’osservazione e’ giusta, gunther – probabilmente e’ relativo ad area e a comparto. Ho una tabella che mostra che per quanto riguarda la frutta l’Italia non va affatto male (circa 110%) contro il 70% della Francia e il 40% della Germania. L’UK sta purtroppo al 1%. A chi puo’ interessare il grafico fa parte di slides scritte da Tim Lang per una recente conferenza, che posso passare per email. La conferenza riguardava proprio l’aspetto dell’autosufficienza alimentare in UK – argomento interessantissimo proprio perche’ fortemente legato all’aspetto ‘petrolio’ e ‘agro-alimentari in viaggio’. Se pensate che l’ Arabia Saudita ha deciso di continuare ad importare tutto perche’ ha il petrolio ma non ha l’acqua e quindi non puo’ fare cio’ che Israele e’ riuscita a realizzare. C’e’ un articolo recentissimo di FT che descrive la situazione

    http://www.ft.com/cms/s/0/4946a72e-075f-11dd-b41e-0000779fd2ac.html

    Tornando al discorso mense scolastiche etc – purtroppo spesso le mense vengono gestite tramite appalti e tutto dipende da cosa decide la commissione. E spesso succede che in nome del ‘biologico’ scontato si importi dal Sudamerica o dalla Cina anziche’ da una azienda locale.

  7. Stefania ha detto:

    dimenticavo, i dati sulla frutta si riferiscono al 2003.

  8. susi ha detto:

    ehi…l’avevo scordato!

    baci.

  9. gunnar ha detto:

    Devo dire che la puntata non mi è sembrata un granche, anche un poco incoerente. Si mette in cattiva luce la carota affettata che costa 8 euro e si publicizza il biologico che sui banchi dello supermercato costa ancora d più.

    Oppure si parla di freschezza e poi ci si meraviglia che roba a 2 giorni dalla scadenza va tirata via dai banchi.

    Poi ancora sul colonialismo americano ( non poteva mancare per dei veri simpatizzanti di falce, martello e gulag) – attraverso le varietà di mele. Ma per piacere! Mancava che dicessero che gli americani avevano fatto queste varieta apposta con le debolezze per le varie malattie per dare una mano alla Monsanto.

  10. Dario Bressanini ha detto:

    In effetti quella delle mele americane colonialiste era veramente ridicola.
    Non mi e’ mai piaciuto il modo di fare giornalismo di quelli di Report, e questa puntata non mi ha fatto cambiare idea

  11. michele ha detto:

    a me invece mi ha rassicurato sul biologico
    gia’ ci credo e ne acquistero di piu’

  12. Gianna Ferretti ha detto:

    Diciamo che mi aspettavo di piu’. Comunque c’è un forum sul sito internet della trasmissione, ho visto già critiche insieme a complimenti.Stasera l’autore del servizio dovrebbe essere in rete per rispondere.

    http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=203648&f=141

  13. luisella ha detto:

    buongiorno a tutti, io invece sull’argomento non ne sapevo un granchè e la puntata di Report mi è piaciuta molto (premetto che a me piace), forse non ho conoscenze così approfondite per iudicare.. cmq sia, volevo saperne di più sui GAS a torino ma i siti ufficiali di riferimento hanno una navigazione delirante.. posso chiedervi se ne sapete di più?

    grazie, luisella

  14. paolo ha detto:

    Purtroppo questa volta i collaboratori della Gabanelli hanno rimestato nel torbido, lasciando al consumatore, se ne é capace, il compito di trarre le conclusioni finali. Se da una parte il Piemonte é una regione capofila nel difendere e diffondere le produzioni locali e non grazie solo allo Slowfood, pare che il resto d’Italia viva su di un altro pianeta. E’ pur vero che Veneto, Trentino hanno trasformato l’agricoltura in una industria, ma dove sono l’Abruzzo ed il Molise regni incontrastati di piccole e meravigliose produzioni?
    Mi dispiace molto per la pubblicità non occulta ad Eataly, il megastore dell’alimentare a Torino. Pare che il boss Farinetti sia l’unico a saper calmierare i prezzi in città, cosa assolutamente falsa, nonché a proporre la qualità dei cibi, idem come sopra. Sappiate che Eataly é nata con la collaborazione di Slowfood e ha ben 3 Coop nazionali come soci finanziatori. E negli acquisti si comporta, nel suo piccolo, come il resto della GDO, stabilendo i prezzi, anche per le aziende che possiede o nelle quali ha partecipazioni. Si sono completamente dimenticati dei mercati dei produttori che in Piemonte esistono da decenni prima che il ministro De Castro si svegliasse con la stabiliante proposta dei farmer’s market. Così come del fatto che in Piemonte da sempre si può comprare carne, latte, uova, verdura, vino e frutta direttamente dai produttori. Questi sono i veri calmieratori del mercato ed aiutando loro si mantengono vive determinate varietà e realtà territoriali.
    Si é persa un’occasione, peccato!

  15. Stefania ha detto:

    Ma no, magari e’ una puntata introduttiva, magari c’e’ la voglia di continuare il discorso piu’ in la’. l’Italia e’ cosi’ diversa che e’ difficile entrare nel particolare o nel ‘regionale’ in quell’oretta…

  16. paolo ha detto:

    Considerato il taglio giornalistico di Report, trasmissione che continuo ad apprezzare nonostante questa caduta, se ne riparlerà tra un anno e spero con un altro tono e con più rigore. Leggendo il forum del programma noto con sgomento quanta ignoranza ed incoscienza ci sia ancora in Italia, pur essendo le edicole zeppe di riviste “salutistico/alimentaristiche/culinarie” e la TV di programmi di cucina su ogni canale. Purtroppo l’Italia é da sempre terreno fertile per i guru e questo é solo un male. A proposito, il sig. Eataly vende il pomodoro invernale, from Ragusa, a 25 euro al kg. Comprato on-line sul sito del produttore costa di meno…qualcosa non funziona?

  17. Stefania ha detto:

    eh eh eh eh 😉 evidentemente….

  18. paolo ha detto:

    Per quanto riguarda le mense a km 0, dove si cucinano i prodotti locali freschi, sono già attive in alcune scuole ed asili del cuneese ed in provincia di Torino, nonché negli ospedali di Brà (ovviamente) e di Asti. Nel caso di Asti, che sta facendo scuola in Piemonte perché i pazienti nutriti meglio riducono la loro degenza, l’economo ha affermato che conviene comprare il prodotto locale fresco e cucinarlo in ospedale, piuttosto che appaltare il servizio ad una ditta di catering esterna. Come dire….niente di nuovo sotto al sole!

  19. lora ha detto:

    senza polemica, ma solo per curiosità: mi spiegate l’astio di alcuni post più o meno velato per slow food?

  20. Stefania ha detto:

    non e’ astio, Lora Provo io a risponderti: la mia impressione (premetto che non sono ne’ produttore ne’ socio SF e che vivo all’estero da parecchi anni) e’ che SF sia diventata un carrozzone con troppe persone a bordo, che stenta ad andare dritto e che quando deve fare una curva, perde qualche pezzo in mezzo alla strada. La sua ‘missione’ inizia ad essere un po’ ambigua per alcuni: promette la localizzazione di certe produzioni ma poi le promuove utilizzando il proprio nome come strumento di marketing. Promuove la produzione etnica ma con l’aiuto del commercio a lunga distanza (pensa alle emissioni che si creano e che danneggiano comunque l’ambiente e altre comunita’ svantaggiate (anche questa e’ una forma di globalizzazione se ci pensi). Promuove la ‘cultura’ del cibo (in senso intellettuale) ad un pubblico di estrazione medio-alta, scordandosi dei giovani (poi magari trovi il responsabile di condotta che si da’ da fare e organizza cose anche per i giovani, ma le iniziative nazionali non sono sempre cosi’). Offre un master che non e’ un master parificato alle altre universita’ Europee (perche’ usare questo termine allora?) e un programma che – da quanto mi e’ stato riferito personalmente – non e’ intellettualmente alla pari di altri offerti da altre universita’ straniere (come quello che sto facendo io ad esempio). Questo alla fine confonde il pubblico ma anche i piccoli produttori che in Italia si affidano molto a SF, o i soci stessi. E poi forse (correggetemi se sbaglio) avrebbe potuto far ‘fiorire’ una leadership varia, che riflettesse diversi aspetti della questione ‘cibo’, finanziare progetti di ricerca accademica (di quella ‘vera’) e invece mi pare proprio che non ci sia molto – a parte le guide gastronomiche che a detta di alcuni amici, hanno cominciato ad essere poco affidabili.


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