Lo zucchero si trasforma

Zucchero colorato

La forma di queste zollette è accattivante. Ma perchè mai dovrei mettere zucchero e coloranti nel caffè?

C’è scritto: coloranti naturali. Quali? A me vengono in mente il rosso cocciniglia (E120) o il rosso barbabietola (E 162).

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20 commenti on “Lo zucchero si trasforma”

  1. Grissino ha detto:

    Son carine… ma non oso pensare quanto costino…

  2. Giorgio ha detto:

    In effetti sono strane, mi lascia molto perplesso il fatto a mano ed i coloranti naturali, cosa si fa per vendere….
    Fatto a mano -> mi si lega a prezzo molto alto.
    Coloranti naturali -> ma non dovrebbe essere specificato il codice Exxx del colorante utilizzato ?

  3. Meristemi ha detto:

    Le ho viste anche aromatizzate: alla cannella, all’anice, ecc.

  4. michele ha detto:

    io le ho viste sotto alcol e grappa in vasettini di vetro
    alla cannella allo zenzero ai chiodi di garofano
    non sono male si usano dopo pranzo come digestivo
    ciao

  5. Stefania ha detto:

    ma quelli sotto alcol non saranno frutti canditi?

    questi a me ricordano gli zuccherini che ci dava la nonna 😀 erano colorati, tondi e (sopratutto) piccoli, come pastigliette… blu, rossi, gialli

  6. gianna ha detto:

    Ho cercato l’azienda,credo sia una pasticceria di Ferrara, per i coloranti concordo con Giorgio, dovrebbero essere indicati.

  7. Stefania ha detto:

    la faccenda dell’etichettatura e’ complessa. Perche’ intanto non ci si vuol mettere d’accordo su ‘cosa’ dichiarare sull’etichetta e logicamente l’industria sceglie di dichiarare solo quanto puo’ facilitare la commercializzazione del proprio prodotto (quindi standards di sicurezza o di produzione). Ma preferisce tacere su altri (coloranti, additivi etc), oppure dichiarare nomi difficili e incomprensibili ai piu’. Ora ad es., con l’emergenza obesita’, si sta orientando a dare indicazioni sul contenuto dei macronutrienti – carboidrati, grassi e proteine -per facilitare i tanti ‘stressati’ consumatori che alle 8 di sera, dopo 12 h fuori di casa, devono fare scelte veloci e mirate. Beh, cosi’ dicono. E mentre gli enti preposti danno indicazioni di base, l’industria poi si organizza come puo’ e come vuole.

    Ora pero’ per quanto riguarda i coloranti, recenti studi li hanno legati a problemi di concentrazione e iperattivita’ in parecchi bambini, il che potrebbe portare al bando di certi coloranti o alla chiara esposizione del nome/numero sull’etichetta. Si vedra’… la cosa che mi fa sorridere e’ che qui in UK siamo in pieno boom di cupcakes – sulla scia americana – ovvero le mini tortine decoratissime con frost bianco e sopra tanti ‘diavoletti’ colorati di forme svariate. Si e’ creata quindi la situazione assurda dove un’azienda che vende in busta si vede invitata a dichiarare queste cose in etichetta, ma il produttore semi-artigianale che vende sfuso invece no, pur pero’ usando ingredienti non completamente genuini…

  8. Grissino ha detto:

    Secondo me non biosgna neanche esagerare con la fobia dei coloranti. Se uno mangia un frutto di marzapane o uno zuccherino colorato una volta al mese, non é un problema. Diverso é il discorso per gli alimenti consumati regolarmente tipo formaggi, yoghurt, biscotti, ecc.

  9. Marco ha detto:

    Ho fatto a meno di queste zollette fino ad ora e credo che ne farò a meno anche per il resto della mia vita…

    Comunque il colore delle zollette ricorda i biscottini tipici dell’Appennino che venivano immersi nell’alchermes e successivamente passati nello zucchero, oppure le cosiddette “pesche” che vengono colorate allo stesso modo…
    …insomma anche le nostre nonne con l’alchermes ci davano la nostra razione di cocciniglia anche in passato…

  10. Stefania ha detto:

    si, e’ vero, le pesche!
    e’ vero, sono d’accordo con Grissino – il problema e’ che poiche’ l’etichettatura e’ molto ‘elastica’, alcune di queste sostanze finiscono nella catena alimentare anche in prodotti dove uno non si aspetterebbe di trovarceli . il colorante rosso puo’ finire, ad es. nei sughi pronti di pomodoro – anche se in effetti non ci sarebbe bisogno. E inoltre, ma questo forse e’ piu’ diffuso all’estero rispetto all’Italia, il cibo per molti genitori e’ diventato un ‘giocattolo’ colorato e quindi in tanti finiscono per dare ai propri figli alimenti colorati perche’ piu’ graditi alla vista : e’ piu’ facile dare una cupcake colorata che non un piatto di zuppa, e anche la zuppa pronta sopratutto se in barattolo, quasi sicuramente ha coloranti. all’estero, qui in UK cosi’ come in US cucinare in casa (piuttosto che fare take away o mangiare in ristorante) e’ un evento, in Italia forse non e’ ancora cosi’… quindi in sostanza il ‘controllo’ che uno ha per quanto riguarda l’ingerimento di certe sostanze e’ inferiore…

  11. beatrice ha detto:

    mi piace particolarmente una delle tue due osservazioni gianna… “ma perchè dovrei mettere lo zucchero nel caffè?…” più che i coloranti…
    E’ così difficile spostare l’attenzione sul fatto che il caffè nasce amaro e siamo noi che non siamo capaci di apprezzarlo… che il gusto dovrebbe essere capace di apprezzare ogni sapore… per poter godere a pieno anche del dolce… l’industria ormai deve inventarne di ogni forma e colore per far apparire lo zucchero buono…in ogni senso… e riesce sempre a stupirci…

  12. Marco ha detto:

    Vorrei rispondere a Stefania su una questione molto importante, quando dice:

    “qui in UK cosi’ come in US cucinare in casa (piuttosto che fare take away o mangiare in ristorante) e’ un evento, in Italia forse non e’ ancora cosi’”

    Purtroppo anche in Italia si sta affermando l’abitudine di non cucinare in casa o di comprare cibi già pronti… basta osservare i depliant con le offerte dei supermercati: mai che ci siano in offerta, la farina, le uova, lo zucchero, la frutta, la verdura etc… oltre il 90% della roba in offerta è soltanto cibo o bevande industriali già pronte… Nelle offerte non ci sono mai la farina o le uova, ma le merendine ci sono sempre (per ricollegarsi all’altro post)!

    Aggiungi la fretta di una vita sempre più frenetica e capisci che così si uccide una tradizione gastronomica millenaria!

    Purtroppo coloro che cucinano in casa o che stanno attenti a quello che mangiano cominciano a diventare una minoranza anche in Italia.

  13. Stefania ha detto:

    si, infatti Marco – ho letto le statistiche. Pero’ c’e’ ancora una sottile differenza – ovvero che in Italia (mi pare) si comprino si succhi, pizze pronte, carne in scatola etc – e la cena puo’ anche essere di queste cose, ma esiste ancora una minima parvenza di pasti consumati ‘in famiglia’, almeno una volta al giorno. Usando posate, piatti etc. e stando seduti intorno al tavolo piu’ o meno apparecchiato. Qui in UK o in US la gente passa alla rosticceria cinese, compra la sua cena (che viene messa in scatole di carta), torna a casa e la mangia cosi’, dentro la scatola, o avvolta nella carta, davanti alla tv, oppure perfino in mezzo alla strada. E spesso succede che ognuno pensi per se’!

    Quindi intendo dire che non c’e’ di mezzo solo la percezione di mangiare in maniera ‘attenta’ – ovvero stando attenti al contenuto nutrizionale – ma anche un vero e proprio stravolgimento degli orari dedicati al cibo e di tutte le altre operazioni legate al cibo (che vanno dalla spesa alla pulizia al cucinare e al mangiare insieme o anche da soli, al rigovernare la cucina), che costituiscono uno dei riti che forse piu’ di tutti distingue l’uomo dalle altre specie animali. Ecco, in Italia forse non si e’ ancora arrivati agli estremi dell’UK e US – il genitore ancora prepara la colazione ai figli (magari dando loro fette biscottate) mentre qui da tempo non e’ proprio cosi’.

    Inoltre se parliamo di vita frenetica…. a parte l’ovvia domanda ‘ne vale la pena’?,mi chiedo: cosa e’ cambiato!? dopotutto ora si e’ piu’ mobili di prima. in piu’ c’e’ da pensare che tutto sommato, in Italia si riesce ancora a vivere vicino (nella stessa citta’) ai propri famigliari e si ha la possibilita’ di comprare frutta fresca e beni di prima necessita’ facilmente vicino a casa o vicino all’ufficio prima di rientrare. Quindi tutto dovrebbe essere piu’ semplice. Eppure si preferisce spendere i soldi della benzina per andare ad un centro commerciale …? e comprare pizze di cartone e bibite? l’impostazione della ns vita e’ cambiata davvero o ci piace solo pensare di essere piu’ impegnati dei ns genitori? o ci piace di piu’ l’idea di sentirci impegnati in faccende non … domestiche ? questo puo’ essere vero per molte donne (l’ho constatato di persona)…

  14. Marco ha detto:

    Concordo che da noi è ancora molto sentito il fatto di mettersi a tavola tutti riuniti (almeno per la cena) e forse è l’unico momento in cui la famiglia si ritrova unita. Purtroppo constato con tristezza che molto spesso in tavola appaiono cibi industriali (“soff..ini” oppure “4 salt…adella” e simili).

    Concordo con te che è faticoso fare da magiare e che quindi la tentazione di sentirci impegnati in faccende non domestiche è fortissima. Cucinare, mentre per i nostri genitori era un obbligo, per noi adesso è una scelta.

    Credo che oggi occuparsi di cucinare e farlo in modo sano sia una scelta culturale perchè chi cucina ha delle forti motivazioni per farlo. Queste motivazioni possono essere di due tipi: salutistiche, gastronomiche o entrambi. In pratica o sei un salutista che controlla tutto quello che mangia o sei un appassionato tipo cultore dello Slowfood… il resto purtroppo si accontenta di insalatine in busta, verdure e cibi precotti…

    L’unica nostra salvezza forse è la pasta perchè è semplice da preparare… una pentola d’acqua, aglio olio peperoncino e… via

  15. Stefania ha detto:

    Anche io adoro la pasta all’aglio, olio e peperoncino 🙂

    Direi che occuparsi di cucina non dovrebbe essere considerato come un evento da gourmands o per salutisti ma anche un dovere – il dovere, ad es. di un genitore nei confronti dei figli. O nei confronti di un anziano che ha difficolta’ a muoversi per andare a farsi la spesa: si parla qui in UK di ‘food poverty’ riferendosi non solo ad un fatto di portafogli, ma a tutto cio’ che determina il facile/difficile accesso ad alimenti essenziali per la nostra dieta: quindi la presenza di un grosso ipermercato difficile da raggiungere se non in macchina e l’assenza di piccoli esercizi di facile raggiungimento per un anziano possono determinarne la sua (cattiva) dieta e quindi ‘poverta’ alimentare’. Quindi una questione un po’ piu’ complicata, questa della ‘cultura’ e dei risvolti sociali – che non si traduce solo nel culto delle tradizioni predicato da Slow Food. E’ per questo che a me diventa un po’ difficile accettare l’idea che cucinare debba essere faticoso – ovvero non lo e’ di piu’ di altre operazioni che fanno parte della ns vita, come mettere la lavatrice o stirare (questo si che e’ faticoso!). Dopotutto dovremmo mangiare cibi semplici e lasciare invece le cose piu’ elaborate per le vere occasioni…

  16. Marco ha detto:

    Stefania, concordo con te al 100%.
    Purtroppo quando sono al supermercato e sbircio nei carrelli degli altri noto che in media i carrelli sono pieni di cibi industriali…

  17. Grissino ha detto:

    Io invece la pasta non la faccio quasi mai, secodo me é piuttosto laboriosa fra pentole, pentolini, ecc. Meglio un KNÖDEL!!! 😀 O un RÖSTI. 😉

  18. fausto ha detto:

    molto carini… ma come si possono fare a casa …. non colorati ma solo con forme strane….
    pensavo a delle formine da riempire, zucchero sciolto asciutto da inumidire leggermente e pressare!!
    ci sono tecniche specifiche?

  19. massimo ha detto:

    Sono gia un paio di anni che bevo il caffe amaro , all’inizio un po mi disgustava adesso invece lo bevo volentieri.

  20. massimo ha detto:

    Lo zucchero nello stato semplice sia di canna che bianco o colorato lo ho bandito dalla mia cucina come il sale sia fino che grosso , pero haime qualche dolce lo mangio e il sale c’è gia dappertutto senza doverne aggiungere.


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