La doppia vita dei formaggi fusi

Che fine fanno formaggi scaduti, sottilette, formaggini, mozzarelle, ritirati dai supermercati? possono essere rilavorati per farne uso zootecnico? leggiamo questo sulle agenzie, e non solo, possono essere usati per produrre formaggi fusi (!?).

Chi di noi non ha mai mangiato da bambino la pastina arricchita con i formaggini si chiedono i curatori del sito dell’Assolatte. Oggi esistono numerosi tipi di formaggi fusi, tutti ottenuti seguendo lo stesso principio: si fondono a caldo normali formaggi aggiungendo panna, caseina, siero o altri ingredienti. Esistono formaggi fusi cremosi e spalmabili, formaggi fusi a fette e formaggi fusi che ricordano per consistenza i formaggi molli. (Assolatte).

Il protagonista della truffa di cui si parla da qualche giorno, al contrario aveva pensato di rilavorare non solo quelli scaduti, anche gli avariati avevano una nuova vita e si rimettevano in vendita. Tutta la vicenda mi fa tornare in mente il libro “Mi fido di te“. Chi l’ha letto ricorderà che non era difficile riconoscere tra i reati commessi dal protagonista, i numerosi casi di frodi e sofisticazioni realmente accaduti anche in Italia. Tra le mura dell’azienda incriminata, vere acrobazie subivano i formaggi scaduti e avariati, la cosa che sconcerta e che è gravissima, è che tutto è avvenuto con la complicità di autorità sanitarie.

L’elenco delle truffe alimentari si allunga quindi, a chi vuol saperne di piu’ sull’argomento, suggerisco la lettura dei casi segnalati nel corso dell’attività operativa del Comando Carabinieri per la Sanità , dell’Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e alcune Sentenze su Frodi e Sofisticazioni Alimentari: Truffe a tavola (2004) e Truffe a tavola 2005

A proposito di sentenze, ho letto che se verrà approvata la proposta della norma blocca-processi di cui si parla in questi giorni, anche i procedimenti penali sulle adulterazioni alimentari verrebbero congelati.

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20 commenti on “La doppia vita dei formaggi fusi”

  1. Grissino ha detto:

    Che schifo… non sapevo di quest’ultima porcata coi formaggi. Per fortuna, anche se vado al semi-discount prendo solo formaggi di qui o di qualitá. Non quelli piú economici o peggio sottilette e simili. E comunque, possibile che la gente non si sia accorta del sapore terribile? Riuscivano a “ripulire” cosí bene?!?!

  2. Stefania ha detto:

    sai, io penso che l’odoraccio nel prodotto finito sia facile da prevenire, e idem il sapore (perche’ mischiando e aggiungendo, scomponendo etc ) – semmai durante la lavorazione, davvero io non so come facciano gli operai con i gas di produzione… ad es. pensa a chi lavora nel settore dolci dove vengono usati aromi-solventi, con le alte temperature etc penso che sia li’ sopratutto il pericolo… non so, Gianna che ne pensi? comunque si, schifo totale….

  3. Giorgio ha detto:

    Ora mi sono spiegato il perchè da piccolo mio padre mi diceva che i vari “formaggini” erano uno schifo.
    In effetti ora ho capito da cosa erano composti e che aveva ragione…..
    Non li ho mai amati e mangiati pochi (fortunatamente), ma se penso alle vecchie pubblicità che incentivavano l’utilizzo dei formaggini per l’alimentazione dei bambini!
    Beh se pensiamo che ultimamente hanno privato i poveri maiali (!!!) degli scarti di produzione dei formaggi inventando i formaggi Light che ovviamente sono molto più remunerativi.

  4. Simone ha detto:

    Mamma mia cosa non farebbero per fare soldi

  5. Stefania ha detto:

    @Giorgio – hai ragione! i formaggini, la crema di cioccolato, il dado ed altre ‘prelibatezze’ non sono roba recente, ma vennero creati negli anni del boom industriale. Altro non sono infatti, che prodotti industriali. E non avete fatto caso come certe maionesi pronte sappiano di formaggino e viceversa? 😦

  6. roberta ha detto:

    non trovo una lista completa delle aziende teste di cazzo che ci hanno fottuto la vita… mi aiuti ? grazie robi

  7. Giorgio ha detto:

    Hai ragione Stefania, buona parte di questi prodotti è nata per riciclare prodotti “di scarto”.
    I giovani, ormai io non lo sono più, non conoscono quei camioncini che passano nelle macellerie(anche oggi) a ritirare gli scarti di “taglio” per trasformarli in succulenti dadi “di carne”….
    e che il detto “del maiale (e non solo )non si scarta nulla” bisognerebbe analizzarlo bene!
    Non so quante persone vogliano realmente sapere cosa ci sia dietro quello che mangiano.

  8. Stefania ha detto:

    @Roberta – se leggi l’inglese, il libro di Michael Pollan The Omnivores Dilemma ti racconta come lavora un’industria alimentare grossa rispetto all’azienda piu’ piccola – e’ interessante. Capisci come il principio che in cucina non si spreca niente sia certamente compatibile in un discorso di azienda ‘multifunzionale’, dove i ruminanti forniscono il letame necessario per il riequilibrio della chimica del terreno dove poi cresceranno gli ortaggi etc, o il ruolo dei polli ruspanti e cosi’ via. Ma lo stesso principio applicato da una ditta grossa, con prodotti di ‘marca’, viene leggermente distorto a vantaggio dell’industria stessa (che compra cio’ che le serve dalle consociate rendendo difficile la tracciabilita’ di ogni ingrediente e creando problemi di adulterazione come quello citato qui e conseguentemente rischi sulla sicurezza alimentare) . Quindi la risposta alla tua domanda sarebbe semplicemente di scegliere prodotti tipici della tua zona e non di marca. Fondamentalmente, tornare ai prodotti tipici della dieta mediterranea e quindi di stagione (che bisogno abbiamo di mangiare le stesse cose 365 giorni all’anno?). L’etichetta? si, aiuta ma devi essere brava tu a saperla decifrare, qui su questo blog troverai tanti posts che trattano degli additivi e delle tecniche di produzione usate dall’industria alimentare…. un esempio: il bacon. Buona lettura. 😉

  9. Marco ha detto:

    @ Stefania,

    concordo con te che i formaggini, la crema di cioccolato, il dado ed altre ‘prelibatezze’ sono semplicemente delle schifezze industriali.

    Quando vedo o leggo che grandi chef, dai canali televisivi o dalle rubriche sulle riviste, invitano ad usare il dado per insaporire le ricette capisco che come cuochi non valgono proprio un bel niente!

  10. Giorgio ha detto:

    Il libro di Michael Pollan The Omnivore’s Dilemma, citato da Stefania, esiste anche in versione italiana:

    Il dilemma dell’onnivoro Prezzo di copertina: Euro 28,00
    Adelphi 2008 EAN: 9788845922886

    per tutti quelli che non “masticano” benissimo l’inglese.

  11. Stefania ha detto:

    fantastico! e’ gia’ in libreria…. durante un seminario mi aveva detto che sarebbe stato tradotto in spagnolo e italiano, ma non pensavo sarebbe successo cosi’ in fretta! lo consiglio anche perche’ in molte parti e’ abbastanza ironico, riesce a prender(si) un po’ in giro parlando di queste ‘strane’ abitudini alimentari che sono oramai diventate normalita’…

  12. Giorgio ha detto:

    Grazie Stefania… ovviamente dopo aver cercato il titolo in italiano per gli utenti del blog mi sono buttato in libreria ad acquistarlo.
    Ho sfruttato il weekend per leggerlo e sono già arrivato a metà.
    In effetti è ironico in alcune parti ma in altre ti fa riflettere (e non poco) fornendoti una nuova chiave di lettura “dell’industria” alimentare.
    Se avete qualche soldo da spendere compratelo e leggetelo vi spiegherà in modo chiaro come girano le cose nell’industria alimentare.

  13. Stefania ha detto:

    @Giorgio – si, il libro parla di questi problemi seriamente, altroche’…. e leggendolo ci si rende conto del perche’ e per come certi ‘marchi’ siano diventati famosi nell’industria alimentare. Che poi magari in Europa hanno altri nomi ma fanno sempre parte della grande famiglia. E inoltre ti fa pensare come le varie applicazioni del mais da parte dell’industria alimentare si ritrovino anche in altre commodieties come ad es. la soya. Vi ricordate la grande campagna pro-soya (reiterata dalla ricerca scientifica) di qualche decennio fa? anche la soya e’ entrata ovunque nella catena alimentare (se ci pensate, pure nel cioccolato!). Non c’e’ bisogno di mangiare sushi per assumere soya…

  14. Stella ha detto:

    L’impresa criminale che faceva capo a 4 aziende con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen in Germania, tutte riconducibili all’imprenditore siciliano Domenico Russo, ed era punto di riferimento per marchi come Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del latte di Firenze, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi ed altre multinazionali europee, operava anche grazie alla connivenza delle Asl di competenza riciclando con l’ausilio di molta creatività gli scarti di formaggio avariato che avrebbero dovuto essere smaltiti.
    Tali scarti, spesse volte forniti proprio dai grandi marchi di cui sopra, consistevano in formaggio avariato e putrefatto all’interno del quale si poteva trovare di tutto: vermi, escrementi di topi, pezzi di ferro, residui di plastica tritata, muffe ed inchiostro. Il materiale marcescente e maleodorante anziché venire smaltito subiva tutta una serie di lavorazioni che lo portavano a tornare sugli scaffali di discount ed ipermercati (spesso attraverso quegli stessi marchi che lo avevano venduto come rifiuto) sotto forma di sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, gorgonzola ed altre specialità casearie che venivano vendute come prodotti genuini ai consumatori.
    La truffa nell’ambito della quale il gruppo Lactalis Italia che controlla Galbani sembra avere pesantissime responsabilità, non ha coinvolto solo l’Italia ma si è sviluppata a livello europeo, arrivando a produrre la lavorazione di oltre 11.000 tonnellate di formaggio avariato a fronte di un business economico di enormi proporzioni. Decine risultano essere le persone indagate e denunciate per un’attività criminale che oltre a produrre profondo disgusto ha determinato pesantissimi rischi per la salute pubblica.
    Come ultima nota disarmante in questa scioccante vicenda va sottolineato il fatto che gli impiegati e gli operai delle ditte incriminate hanno verbalizzato di essere a conoscenza della situazione ma si sono guardati bene dal renderla pubblica, molto probabilmente per non rischiare di mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro.

  15. Stella ha detto:

    Presente in 140 Paesi di tutto il mondo, il gruppo Lactalis è diventato oggi il principale produttore caseario d’Europa. La società conta attualmente 30.000 addetti, dei quali 13.000 operanti in 52 impianti all’estero

    Elenco dei prodotti Lactalis [ Rispondi ] [ Modifica ] [ Clona ] [ Segnala ]
    André Collet
    B’A
    Beulet
    Boule d’Or
    Bridel
    Bridélice
    Bridelight
    Chaussée aux moines
    Chèvretine
    Dukat Mlijecna Industrija
    Finetta
    Foodmaster International
    Fourme de Montbrison
    Fromagerie du Pont de Pierre
    Galbani
    Invernizzi
    Kunin
    La Laitière
    Lactel
    Ladhuie
    Lanquetot
    Le Châtelain
    Le Roitelet
    Lepetit
    Les Petits Amis
    Locatelli
    Louis Rigal
    Marcillat
    Maria Grimal
    Mascarpone
    McLelland
    Moutain Farms
    Nicolait
    Péché Mignon
    Pizzaiola
    Pochat
    Polser
    Président
    Raguin
    Rondelé
    Rouy
    Saint Morgon
    Salakis
    Santa Lucia
    Société
    Sorrento
    Sveltesse
    Vallée
    Valmont
    Yoco

    Carrefour, Auchan e Lidl comprano i formaggi dalla Lactalis e poi li rivendono col loro marchio

  16. Stella ha detto:

    Il proprietario di Lactalis è stato condannato più volte per frode alimentare
    Lactalis: Besnier condamné
    http://www.journal-la-mee-2.info/spip.php?article520

    Riassunto in italiano

    Il 12 aprile 2000, il PDG del Groupe Lactalis è indagato per frode sul latte e pubblicità ingannevole

    la società Lactalis è stata condannata per pubblicità tale da indurre in errore

    Appena dopo anche il direttore dei macelli della soc Tendriade, del gruppo, viene condannato per aver modificato la data di scadenza di parecchie centinaia di pezzi di vitello, commercializzati in agosto ’97 quando la data di scadenza era dicembre ’95

    In seguito iniettano siero di latte di capra nel latte di vacca

    Successivamente aggiungono al latte il liquido biancastro risultante dalla pulizia dei tubi delle latterie con acqua calda, con guadagni immensi.
    In questa causa la Federazione dell’industria lattiera francese si costituisce parte civile.

    Insegnano ai loro dirigenti a truffare. Besnier aveva dato l’ordine di distruggere documenti compromettenti riguardanti fatturazioni.

    Mescolano l’acqua di lavaggio di tubi e serbatoi con le proteine del latte raccolto dagli allevatori, pratica illegale che riguarda il 70% della produzione

    Allungano il latte con acqua ossigenata, la mettono nei serbatoi destinati alla produzione del burro

    La Corte d’Appello di Angers sentenzia “gusto del massimo profitto” “disprezzo del consumatore”

    Hanno allungato 680 milioni di litri di latte, con un guadagno di 11 milioni di €

    Riescono a censurare un lungo servizio sul gruppo realizzato da de Joël Santoni et Jean Charles Deniau avec Périco Légasse et Erik Svensson Rédacteur en Chef Alexandre Le Guienne Une coproduction*: Bo Filmsl*! /France 3.

  17. Stella ha detto:

    Formaggi avariati, Unc e Mdc: ”Fate più chiarezza”
    Dopo l’inchiesta di Cremona, le associazioni chiedono che chi ha sbagliato paghi subito.

    Rimpastavano formaggi avariati, contaminati addirittura da muffe, plastiche, ferro ed escrementi di topo, per rivenderli a discount ed anche marchi della grande distribuzione di mezza Europa. È la maxitruffa alimentare sgominata dalla Procura della Repubblica di Cremona in collaborazione con la Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di 3 persone, alla denuncia e sospensione dal servizio di altre 3 e a decine di denunce. Complici dell’organizzazione, che ritirava i formaggi avariati, li “lavorava”, e li rivendeva talvolta perfino alle stesse ditte fornitrici della materia prima, anche alcuni uomini della Asl di Cremona che omettevano o preannunciavano i controlli.
    A capo dell’organizzazione ci sarebbe un imprenditore siciliano che si serviva di 4 stabilimenti per riciclare gli scarti alimentari. E tra i suoi clienti (ma le indagini appureranno se si dovrà parlare di vittime) – secondo il quotidiano la Repubblica, in edicola oggi – figurano marchi come Galbani, Granarolo (che smentisce decisamente qualunque coinvolgimento), Cademartori, Brescialat, Nedeghini, Igor, Centrale del latte di Firenze, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, e Prealpi.
    Galbani, tra l’altro, è il marchio maggiormente coinvolto: sia come fornitore che come acquirente.
    L’indagine è partita a novembre 2006, quando gli uomini delle fiamme gialle fermarono un Tir il cui carico aveva un odore nauseabondo. Di li a poco i controlli nei 4 stabilimenti incriminati, e le intercettazioni telefoniche che hanno permesso di ricostruire l’intera organizzazione, il cui giro d’affari è stimato in svariati milioni di euro.

    Interviene il ministero e informa l’Ue
    Sulla vicenda è intervenuto anche il Sottosegretario con delega alla sicurezza alimentare Francesca Martini che ha chiesto informazioni sui rischi per la salute ai Servizi regionali di Lombardia e Piemonte. La ditta coinvolta, informa il ministero, era già stata oggetto di sequestro nel 2006. Il ministero ha inoltre informato la Commissione e gli Stati Ue.
    “In merito alle notizie pubblicate su organi di informazione concernenti la immissione in commercio di formaggio avariato – si legge infatti in una nota – il Sottosegretario di Stato Francesca Martini, con delega alla sicurezza alimentare è prontamente intervenuta sui competenti Servizi regionali della Lombardia e del Piemonte per acquisire informazioni in merito al possibile rischio per i consumatori. Dalle prime informazioni disponibili, tenuto conto del segreto istruttorio, è emerso che la ditta Tradel, che si occupa del ritiro dal commercio di prodotti lattiero caseari che possono ancora essere riutilizzati per la produzione di formaggi fusi, era stata già oggetto di provvedimenti di sequestro della merce presente nello stabilimento da parte del NAS sin dal marzo del 2006 e di segnalazione all’Autorità giudiziaria. Lo stesso stabilimento è stato chiuso dal giugno del 2007 dai servizi sanitari regionali”.
    La Direzione generale della sicurezza alimentare e nutrizione del ministero ha informato la Commissione e gli altri Stati membri dell’Unione Europea sulla vicenda.

    Il commento di Dona (Unc)
    “Dai media risultano particolari preoccupanti su ciò che era contenuto nei formaggi avariati”, dichiara Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori. “Era tutta merce che invece di essere smaltita, veniva riciclata con l’appoggio di grandi aziende multinazionali e grosse centrali del latte, che la lavoravano come prodotto buono e di prima qualità, con un giro d’affari per decine di milioni di euro. Un cocktail quanto meno insalubre per la salute dei consumatori”.

    “Urge una spiegazione”
    “Chiediamo una spiegazione plausibile di quanto accaduto, aggiunge Dona, perché lascia sconcertati sapere che, se è vero ciò che è stato scritto, alcune grandi aziende, anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili, li piazzavano alle 4 imprese di un fantomatico imprenditore siciliano, senza spendere un centesimo ma addirittura guadagnandoci. Se quanto scritto sarà confermato – conclude Dona – vogliamo che ci sia una immediata intensificazione dei controlli, e che la giustizia non faccia sconti ai responsabili di questo crimine”.

    Il commento di Mdc: grave che la Asl…
    “La Guardia di Finanza di Cremona ha svolto un lavoro eccellente nell’operazione contro i ‘banditi della tavola’ coinvolti nello scandalo dei formaggi adulterati”. Questo il commento di Silvia Biasotto del Dipartimento sicurezza alimentare del Movimento difesa del cittadino (Mdc) sulla vicenda dei formaggi adulterati a Cremona.

    Nel 2007 – aggiunge Silvia Biasotto anticipando alcuni dati di Italia a Tavola 2008, che sarà presentato a settembre – sono state oltre 28mila le ispezioni condotte dai carabinieri per la Salute nel 2007. Di queste 2.421 erano nel settore del latte e derivati.

    Sul coinvolgimento dell’Asl di Cremona, Silvia Biasotto aggiunge: “È grave scoprire che un organo di controllo abbia permesso tutto ciò, anche perché una notizia del genere distrugge la fiducia dei consumatori nei confronti delle istituzioni.

    La Asl di Cremona dovrebbe rendere nota la propria posizione sulla vicenda. Invitiamo anche l’assessore regionale alla Sanità ad intervenire per capire e spiegare le dinamiche della frode. Tuttavia, sarà la magistratura a decidere l’eventuale colpa della struttura sanitaria, anche perché i controlli da parte degli organi preposti ci sono”.

    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Formaggi%20avariati,%20Udc%20e%20Mdc:%20”Più%20chiarezza”&idSezione=112

  18. svant ha detto:

    Mi raccomando, non comprate MAI il latte UHT (a lunga conservazione): fonti attendibilissime mi hanno riferito che viene fatto riciclando pessimo latte di scarto ed anche marcio!

  19. andrea ha detto:

    bisogna fare una netta distinzione tra formaggi scaduti e avariati
    la linea che separa gli uni dagli altri è la stessa linea che separa le persone, da quelle con scrupoli a quelle senza scrupoli


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