La bistecca dal laboratorio al piatto

La settimana scorsa su Repubblica è stato pubblicato l’articolo “La bistecca artificiale” che ripropone le ricerche sulla carne in coltura e la possibilità di crescere in laboratorio, dei tessuti animali da destinare all’alimentazione umana. Torna quindi di attualità questo post che avevo scritto un paio di anni fa. La protagonista è ancora lei la New Harvest, l’associazione dedicata alla promozione dei sostituti della carne. Potete iscrivervi alla newsletter per seguire le prossime tappe della ricerca.

Immaginiamo di essere nel 2020, vi servono una bistecca ottenuta in laboratorio, cosa farete? Prima magari guardate il Virtual test e poi partecipate al sondaggio che ho attivato grazie a polldaddy, lo trovate qui.

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11 commenti on “La bistecca dal laboratorio al piatto”

  1. Davide ha detto:

    penso che i vegetariani si arricchiranno in b12 da oggi in poi

  2. Cristian ha detto:

    😀
    le mucche ringraziano…

  3. Adbhull ha detto:

    Ma la domanda è.. a che scopo fare una bistecca artificiale (io ho risposto che la mangerei comunque….)?
    Per i vegetariani? Non penso che tutti possano decidere di nutrirsi di organismi animali che non soffrono solo perchè non gli si dà la possibilità..
    Per questioni economiche/ambientaliste, forse?

  4. Stefania ha detto:

    no, la giustificazione per offrire al mercato questo tipo di carne e’ semplicemente data dalla volonta’ di creare un canale imprenditoriale per quelle ditte che la forniranno (biotech) – come sta succedendo con gli OGM. Con la scusa che il cibo attualmente prodotto nel mondo non basta a sfamare tutti e che la popolazione mondiale aumenta sempre piu’. Pero’ non si tiene mai in considerazione che ci sono vaste aree che volendo potrebbero essere coltivate (Israele e’ riuscito a farlo nel deserto, ma altri paesi sono completamente incapaci di realizzare politiche agricole degne di nota). Quindi il ragionamento e’: se i governi locali non lo fanno per la propria popolazione, ci pensiamo noi, grandi aziende, che abbiamo i capitali per produrre e la rete di distribuzione adatta a smerciarle.

  5. gianna ha detto:

    A proposito di carne, a Roma a settembre si terrà MEATing

  6. Stefania ha detto:

    Inserisco un link qui a proposito di OGM e della asfissiante giustificazione da parte delle biotech che questi siano necessari per sradicare la fame nel mondo. l’UK Food Group ha fra i suoi ricercatori PhD, esperti di tutto rispetto in ogni settore legato all’alimentazione, dall’agricoltura all’analisi globale della sicurezza alimentare etc. Ho avuto occasione di sentire Bill Vorley l’anno scorso, parlare delle commodities e delle catene alimentari globali (volete sapere la storia della soya e di altre commodities?, se curiosate sul sito potete leggere con calma Food, Inc.)

    http://www.ukfg.org.uk/docs/UKFG-GM-Crops-briefing-July-03-low-res.pdf

    faccio una breve traduzione per chi non avesse voglia o tempo di leggere l’originale:

    1) sradicare il problema della fame nel mondo trova come soluzione il superamento delle barriere economiche che limitano l’abilita’ dei popoli poveri di comprare o produrre e vendere alimenti. Le nuove e costose tecnologie come quelle necessarie per la produzione di OGM rischiano di aumentare le differenze fra paese e paese e aumentare la poverta’ e l’insicurezza alimentare
    2) il potere d’acquisto di generi alimentari sta finendo in poche mani . Lo sviluppo e il marketing di OGM , inclusi i semi (che richiedono una patente/brevetto), e relativi prodotti chimici necessari per crescere si e’ concentrato nelle mani di poche case produttrici. Non c’e’ regolamentazione a livello nazionale (stato per stato) e nessun meccanismo a livello internazionale per regolare tali operazioni. Ci si chiede come questo non possa favorire solo ed esclusivamente poche corporazioni transnazionali.
    3) poco si sa ancora sugli effetti sulla salute e ambiente di questi OGM
    4) Poco tempo e assistenza viene data ai paesi in via di sviluppo per capire cosa vogliono fare in materia di OGM. Si teme che gli interessi economici prevarranno su quelli democratici.

    leggetelo se avete tempo, e’ stato scritto nel 2003 ma come vedete, i discorsi sono sempre quelli….

  7. […] morale (i brevetti), quella finanziaria, questioni di cui gia’ abbiamo parlato qui e qui : la ricerca ci ha gia’ avvisato che questo gran bel business non porterebbe alcun aiuto alle […]

  8. […] -La bistecca dal laboratorio al piatto.Ispirata da un articolo su Repubblica, ripropongo il tema della produzione high-tech della carne. Hanno partecipato al sondaggio 11 lettori, grazie! come si sono espressi? i risultati qui. […]

  9. […] Il protagonista, quando cade in disgrazia,  viene mandato a lavorare alla Chlorella, una ditta in cui viene prodotta la carne di pollo senza usare i polli, ma attraverso una massa informe di carne chiamata “Polletto” che viene “nutrita” di alghe e che cresce lievitando. Una situazione assurda che ricorda da vicino una situazione reale di studi per la creazione delle bistecche in coltura che è stata affrontata anche dal blog di Gianna Ferretti in questo post dello scorso 25 Agosto “La bistecca dal laboratorio al piatto“. […]

  10. […] aver scritto in diverse occasioni degli studi finalizzati alla realizzazione di carne in laboratorio, mi sono abbonata alla newsletter di New Harvest per essere aggiornata […]


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