Latte cotto e crudo

Eco&Equo

Domani vorrei passare a “Eco& Equo“, la fiera sull’attenzione sociale, ambientale e sull’economia solidale. Verrà presentato un “farmer’s market”, con la presenza di un centinaio di produttori dell’Associazione italiana agricoltura biologica e di Coldiretti Marche. Sarà presente un distributore di latte crudo, portando una bottiglia da casa o prendendo quella in vetro regalata dall’assessorato regionale all’Ambiente e da Coldiretti Marche, i visitatori potranno acquistare latte prodotto in una azienda della provincia. Costo annunciato: un euro al litro.

Come verrà accolto dai visitatori il latte crudo dopo le notizie apparse sui quotidiani?

Ho letto di sospetti sul latte crudo come fonte di contaminazione, ma non certezze.

3 casi di infezione nel 2007, come mai se ne parla solo ora?

Latte crudo non significa solo distributori, ci sono anche produttori che vendono latte imbottigliato sia intero che parzialmente scremato.

Non trovo giusto generalizzare come è stato fatto nei vari articoli e danneggiare tutti i produttori, anche quelli che lavorano onestamente seguendo correttamente le norme igieniche e sanitarie.

Update: Stamattina sono passata un po’ di corsa in fiera, era aperta da poco e c’era pochissima gente. Ho scambiato solo una breve chiacchierata con il Sign.Mangiaterra, dalla cui azienda arriverà il latte che alimenterà il distributore. Ci tornerò domani per farmi raccontare come sta andando la vendita. Intanto le bottiglie gadget sono in attesa dei clienti.

bottiglie-gadget

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26 commenti on “Latte cotto e crudo”

  1. orazio vasta ha detto:

    Egregio on.assessore La Via,mi permetto di disturbarla per attenzionare questi miei interventi pubblicati sul sito del ministro Zaia e sul blog Vigooensiero…
    1)Dal Blog del Ministro:
    http://www.lucazaia.it/blog/?p=36

    Orazio Vasta Scrive:
    2 Novembre 2008
    Egr.Dott.Ministro,scusi se sono inopportuno,sono un giornalista e gradirei sapere cosa ne pensa di questa lettera che gli è stata inviata dalla Sicilia. Grazie,Orazio Vasta- oraziovasta@ibero.it
    ^^^^^^^^^^^^^^^
    Caro Ministro,
    sono una agronomo, ma al contenpo un agrumicoltore, e discendo da famiglia di agrumicoltori.
    Faccio la professione da 24 anni, e da 29 coltivo arance, le tanto bistrattate arance siciliane, che tutti amano, ma che ci stanno portando economicamente alla rovina, perchè nonostante gli elevati prezzi di vendita al consumo, a noi vengono pagate a prezzi irrisori.
    L’anno scorso anche fra i 5 ed i 7 centesimi al chilo.
    Sì ha letto bene! 5-7 €urocent al chilo.
    Mi rammarico, però, del fatto che Lei sia poco attento alla questione, ma la vedo assai impegnato, invece, nella tutela (come è anche giusto che sia) dei prodotti della Sua terra.
    Vorrebbe, per favore,dare un pò più di “conto e retta” alle problematiche di noi agricoltori del sud?
    Corrado Vigo
    Trecastagni,2 novembre 2008
    °°°°°°°°°°°°°°°°°
    2)Dal blog “Vigopensiero”
    A proposito di DANNI!
    A Gaeta stanno chiedendo ai signori Savoia il risarcimento dei DANNI che la città ha subito durante l’ANNESSIONE…
    Mi chiedo,perchè gli amici del settore agricolo siciliano-scusate se non uso i termini giusti,ma,non sono “del ramo”-non chiedono il risarcimento dei DANNI, e direttamente all’Assessorato regionale all’agricoltura? L’onorevole La Via non ha mai speso,per esempio,una sola parola-sarei contento di essere smentito-per contrastare la politica agricola del governo italiano nei confronti della “sua” Sicilia.
    PERCHE’ NON INNONDATE LA SCRIVANIA DELL’ON.LA VIA CON LE VOSTRE RICHIESTE DI RISARCIMENTO DANNI?…
    La Via è una persona simpaticissima,ma, qui, si tratta di altro!
    Della stessa vita della nostra Terra di Sicilia!
    Zaia,il ministro Zaia,sicuramente non farebbe il “sordo” nei confronti della Sicilia,se l’assessore La Via,assessopre di una “Regione”-che dovrebbe essere a “Statuto speciale”,statuto che all’Art.14. prevede che la “Regione Siciliana” ha la “legislazione esclusiva”-facesse sentire la sua voce….
    Altro che Zaia e la Lega!
    ASSISSURI LA VIA,UNNI SI?
    Saluti a tutti,Orazio Vasta
    §§§§§§§§§§§§§§§§
    Ora,on.La Via,mi dia delle “collere” piacevoli,mi smentisca!
    Per la Sicilia,un cordiale saluto.
    Orazio Vasta
    oraziovasta@libero.it
    Catania,4 dicembre 2008

  2. Stefania ha detto:

    Qui il latte crudo e’ molto ricercato. Attacco un link del Telegraph

    http://www.telegraph.co.uk/foodanddrink/3341324/Untreated-milk-is-in-demand.html

    a differenza dell’Italia, qui non si puo’ vendere con il sistema dell’erogatore, ma il produttore deve arrivare al mercatino gia’ con le bottiglie sigillate – mentre in US lo puoi comprare ma solo andando tu in azienda. Problemi di contaminazioni etc, qui non ce ne sono stati – ovvero, ce ne sono davvero ogni settimana in prodotti semilavorati venduti al supermercato (molto spesso sughi e salsette pronte)….

  3. Grissino ha detto:

    Stefania, ma tu scrivi solo qui? Dovresti fare un Blog tuo, sarebbe interessante, lo sai?
    🙂
    Io invece volevo sottolineare il prezzo del latte in Italia che é un attimo esagerato. Io qui in cittá al supermercato il latte lo pago anche 79 centesimi. E non si tratta di latte tedesco che ha fatto il giro del mondo ed é stato pastorizzato magari 2 volte ma latte austriaco. Ora, esiste anche il latte da 1,45 ma quello che intendevo dire é che mediamente il latte qui costa meno che a Milano. Mi sembra che anche in Svizzera sia cosí.

  4. Dario Bressanini ha detto:

    Anche qui in italia il latte crudo si comincia a trovare nei supermercati già imbottigliato, infatti il punto debole della catena, dal punto di vista sanitario, è dalla spina al consumo. Piccole contaminazioni sempre possibili di EColi, Listeria e altri simpatici batteri possono proliferare nel giro di poche ore se il latte non viene refrigerato immediatamente. E’ un po’ di tempo che il latte crudo e’ “nel mirino” in molti paesi del mondo, non solo in Italia, per i ripetuti casi segnalati di infezione.

    D’altra parte, organoletticamente pare superiore (l’ho provato anche io) per via della maggior cura degli animali e della loro alimentazione. Il suggerimento di “farlo bollire” mi pare un controsenso, per del latte *crudo*. La domanda che mi faccio è: se la qualità organolettica del latte rimane, almeno parzialmente, anche dopo averlo fatto bollire, non varrebbe la pena che venisse venduto direttamente pastorizzato? Non è certo la pastorizzazione che toglie il sapore ad un latte di qualità

  5. gianna ferretti ha detto:

    Anche sul sito del ministro Luca Zaia si suggerisce la bollitura. Ecco il testo che appare anche sul sito del ministero.”

    Possiamo affermare che questo modo nuovo di distribuire il latte ha riavvicinato i consumatori all’agricoltura dopo decenni di eccessivo consumismo.Va ribadito che, come più volte ricordato, vale per il latte ciò che è vero per ogni prodotto crudo, cioè che bisogna ricordarsi di quel che con semplicità facevano e insegnavano le nonne prima dell’era dei prodotti in plastica: nel caso del latte, per esempio, che va bollito. Così come vanno bolliti i contenitori prima di utilizzarli.

    Io mi aspetto di piu’ da un sito del Ministero, mi aspetto dati sui controlli, non parole generiche e superficiali. Informazioni corrette su come conservare il latte.

  6. Stefania ha detto:

    Questa ‘superficialita’ e’, temo, dovuta alla frammentarieta’ della competenza in materia. L’argomento e’ in sostanza condiviso da diversi ministeri (come d’altronde succede in altri paesi). quindi, per fare un esempio, la questione del latte/melamina la trovi un po’ ovunque… alla fine chi cerca notizie un po’ specifiche non sa piu’ dove guardare. A differenza di altre realta’, in Italia mi pare non ci sia qualcosa di simile alla FSA e che quindi rappresenti una voce ‘ufficiale’ per tutte le questioni riguardanti gli alimenti e la nutrizione. Che rifletta nei suoi obiettivi una equidistanza fra il polo istituzionale e quello imprenditoriale, e che punti a comunicare messaggi importanti ma in maniera semplice e articolata alla societa’ civile (alludo qui allo schema ‘triangolare’ su cui abbiamo lavorato).

  7. mammafelice ha detto:

    Per quanto io non beva latte, credo che il latte direttamente dal produttore sia un’ottima cosa: avvicina la gente all’origine dell’alimento che acquista, salta inutili passaggi dagli intermediari (consentendo al consumatore di spendere meno per un prodotto fresco ed all’allevatore di guadagnare di più) e sopratutto, permette l’instaurarsi di un rapporto di fiducia (perso ormai quasi sempre) tra chi acquista e chi compra.
    Premesso che ritengo una veloce bollitura casalinga un buon compromesso di sicurezza (i miei l’hanno sempre fatto comprando il latte fresco in montagna, esiste anche un discetto di vetro che serve ad evitare che trabocchi), è sufficiente, per chi ne ha la possibilità, andare a visitare l’azienda che alleva le mucche da latte, così vedete in faccia colui che vi vende il latte, vedete come sono tenute le sue mucche e se in futuro qualcuno dovesse avere problemi con quel latte (ma che sia sicuro e non ciance) avete una persona da andare a cercare.
    Quando si instaura un simile rapporto di fiducia è interesse del venditore fornire un prodotto di ottima qualità, questo interesse viene meno con la grande distribuzione.
    Per non parlare degli imballaggi risparmiati!

  8. gianna ferretti ha detto:

    @Stefania. Da qualche parte dovrebbe esserci anche un Comitato Italiano per la sicurezza alimentare, presieduto tra l’altra da un medico veterinario.

  9. Stefania ha detto:

    … da qualche parte? 🙂

  10. Elena ha detto:

    @Stefania:si trova qui…http://www.siafoggia.it/index.html

  11. Stefania ha detto:

    … si ma non mi pare che il suo ruolo sia paragonabile a quello delle agenzie di altri paesi… sul sito non leggo degli aggiornamenti sul latte alla melamina o sul maiale irlandese (che invece sono frammentati fra un sito ministeriale e l’altro), ma sopratutto non leggo chiari messaggi come appunto diceva Gianna su. Lo scopo di organizzazioni come queste (che sono create dalle istituzioni, quindi dal vertice politico) dovrebbe essere quello di comunicare ai gruppi di societa’ civile (consumatori etc ) ma allo stesso tempo di mediare anche con l’industria.

    Per fare un esempio e confronto:

    http://www.food.gov.uk/

    http://www.fsai.ie/

  12. Elena ha detto:

    Eh lo so…su questo siamo veramente “indietro”…

  13. Marco ha detto:

    Vi segnalo un’intervista, apparsa sul Carlino di Pesaro, ad Andrea Busetto produttore di latte crudo del Montefeltro.

    http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/pesaro/2008/12/06/137500-batteri_latte_crudo_sano.shtml

    Voi ne sapete niente della campagna fatta dai produttori di latte crudo insieme a Telethon, a cui viene accennato nell’intervista?

  14. Stefania ha detto:

    interessante l’intervista, Marco (purtroppo non so niente del Telethon ma ne trovi accenno in diversi link di giornali locali ad es. qui http://www.provincia.como.it/provinciacomo/home/int.jsp?_pageid=116,1060034&_itemid=397).

    Alcuni punti sono di interesse:

    1) il fatto che il produttore singolo si assuma direttamente la responsabilita’ della sicurezza alimentare (anziche’ il grosso produttore, la marca, il consorzio, la grande distribuzione etc)
    2) si parla di campagna di diffamazione – di sicuro la crescente popolarita’ di questo prodotto ‘scippa’ (passatemi il termine) – diciamo ‘disturba’ ? la produzione da parte dei grossi gruppi e conseguentemente anche la distribuzione (il supermercato non puo’ vendere latte crudo)
    3) mostra quanto sia difficile determinare il livello di sicurezza alimentare in genere, in quanto questo dipende dalla percezione (individuale) del rischio; vorrei segnalare a riguardo un libro che parla proprio della ‘risk society’ Beck, U et al: Risk Society – Towards a New Modernity: 1992: Sage…

  15. Emanuela Da Ros ha detto:

    Ma, a proposito di latte crudo o no, ho letto recentemente qualcosa in merito alla ricchezza di enzimi che il latte crudo ha a differenza del latte “bollito”, enzimi che addirittura aiuterebbero a digerire meglio il latte anche a chi è intollerante al lattosio. Le tesi di Pietro Speroni (ha un blog a nome suo) addirittura provano a spiegare il perché dell’incredibile aumento di tale intolleranza (che vivo in famiglia da un po’ di anni). Tutto ciò mi sembra interessantissimo, ma ci sono studi in merito?
    Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, da tecnologo alimentare, pur avendo le mie fisse sui patogeni, penso che una corretta prassi igienica in stalla, la salute dell’animale e il rispetto di igiene e temperature post mungitura possano continuare a dare delle buone garanzie, tenuto conto poi che bloccare la vendita di latte crudo andrebbe a colpire principalmente piccole aziende molto legate al territorio e all’alta qualità dei propri prodotti e, perché no, aprirebbe la strada a nuovi vincoli per la produzione dei formaggi a latte crudo.

  16. Gianna Ferretti ha detto:

    Come è andata a finire?

    ALIMENTI: LATTE CRUDO, FIRMATA ORDINANZA PER OBBLIGO DICITURA ‘DA BOLLIRE’
    Roma, 10 dic. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – ‘Prodotto da consumarsi solo dopo bollitura’. E’ questa la dicitura che le 1.111 macchine erogatrici di latte crudo sparse in tutta Italia dovranno riportare obbligatoriamente secondo un’ordinanza firmata questa mattina dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini. Il provvedimento, emanato dopo l’allarme scattato nei giorni scorsi per alcuni casi di gravi disturbi renali segnalati in 10 bambini che avevano consumato l’alimento, e’ stato illustrato oggi in una conferenza stampa alla Camera dalla stessa Martini. “Oltre alla dicitura ‘da bollire’ in rosso e a caratteri di almeno 4 centimetri per consentirne la lettura anche agli anziani – ha spiegato il sottosegretario – le macchine dovranno riportare la data di scadenza del latte crudo, che non puo’ superare i tre giorni dalla data della messa a disposizione del consumatore. Nel caso in cui l’erogatore disponga di un sistema di imbottigliamento, questi contenitori dovranno riportare anch’essi sull’etichetta l’indicazione dell’obbligo di bollitura. E’ anche vietata la distribuzione ‘al bicchiere’ del latte crudo, che viene spesso effettuata sul luogo di distribuzione senza poter cuocere l’alimento”.

  17. Stefania ha detto:

    @Gianna – di che eta’ i bambini non si sa, vero?

    @Emanuela – anche io ho letto questo dettaglio riguardante l’intolleranza, non ricordo pero’ dove. Riguardo all’igiene etc – i sostenitori del latte crudo hanno fatto piu’ volte notare che gli standards di igiene in stalla seguiti dai produttori di latte destinato alla pastorizzazione e alla commercializzazione su larga scala, non sono alti come quelli che i produttori di latte crudo seguono. Perche’? perche’ sanno che tanto poi verra’ pastorizzato …

  18. Dario Bressanini ha detto:

    Emanuela: la FDA sostiene che tutta una serie di “miti” che circondano il latte crudo, come la faccenda dell’intolleranza, degli enzimi etc.., sono false e che le caratteristiche nutrizionali sono confrontabili.

    Stefania: il latte crudo si trova anche al supermercato, già imbottigliato (almeno dalle mie parti)

    Comunque io non sono un complottista, e trovo giustissimo che venga resa obbligatoria la dicitura. Poi ognuno si regola di conseguenza. Sono vari anni che il latte crudo è sotto il mirino in molti stati, proprio perchè memori delle grandi infezioni (quando sicuramente le condizioni igieniche erano pessime) che il latte ha trasmesso un secolo fa con moltissimi morti.

    La qualità di partenza del latte venduto crudo è più alta del latte standard, per cui non credo che i produttori verranno danneggiati.

  19. Gianna Ferretti ha detto:

    Qui si trovano le analisi sul latte crudo in Lombardia (2007, 2008). A quanto pare non ci sono positività per l’Escherichia Coli.

  20. Marco ha detto:

    Ieri è apparso un nuovo articolo sul latte crudo sul sito disinformazione.it. Vi lascio il link:

    http://www.disinformazione.it/guerra_latte_crudo.htm

  21. Emanuela Da Ros ha detto:

    Dario: ma siamo sicuri che la FDA sia il verbo? Io lavoro con il codex “sotto braccio” ma ho un’anima slow e, come sostengo il latte crudo, continuano a tormentarmi i dubbi riguardo a tutti quegli enzimi inattivati con la temperatura…

  22. Dario Bressanini ha detto:

    Marco: quello che trovo su quel sito normalmente non vale i bit cui e’ costruito. Solitamente sono stupidaggini, raccontate senza riferimenti scientifici e in modo assurdamente ridicolo (basta dire che chiama il latte pastorizzato “latte morto”. Provi a lasciarlo in frigo chiuso per un mese e poi provi a berlo, per vedere se e’ morto 😉 )

    Emanuela: e’ sempre il solito problema, non potendo andare a leggere sempre la letteratura originale, da qualche parte ci si deve fermare. l’FDA non e’ certo il verbo, ma credo che, vista la sua posizione, se raccontasse (troppe) balle non ci si metterebbe molto a scoprirlo mentre alle altre organizzazioni non istituzionali normalmente non si fanno le pulci.
    Quando ad esempio SlowFood distorce la realta’ nessuno (tranne me e pochi fanatici interessati agli ogm 😉 ) gli fa le pulci, ma se lo fa un organo istituzionale in molti, giustamente, gli saltano addosso.

    Riguardo agli enzimi: qui magari Gianna puo’ aiutarci. Gli uomini adulti solitamente non riescono a metabolizzare il lattosio, perche’ abbiamo perso la capacita’ di sintetizzare l’enzima che lo scinde in glucosio e galattosio. Ora, sara’ anche vero (non lo so) che il latte crudo contiene degli enzimi per la digestione del latossio, ma la domanda e’: essendo enzimi bovini e non invece sintetizzati dal nostro organismo, il nostro corpo e’ in grado di utilizzarli?

  23. Stefania ha detto:

    ma la FDA e’ un organismo pubblico e ha degli obiettivi precisi che sono quelli di proteggere e promuovere la salute pubblica! e come tale puo’ cambiare posizioni a seconda del problema e del momento, e puo’ pure sbagliare, come dicevi. Lo Slow Food e’ un movimento, sponsorizzato da ambienti politici italiani – non ha obiettivi di salute pubblica, questo dobbiamo ricordarcelo bene! i suoi obiettivi sono quelli di promuovere una cultura del mangiare lontana dai ritmi produttivistici tipici di questi decenni… c’e’ una bella differenza.

  24. Emanuela Da Ros ha detto:

    Mi piacerebbe molto riuscire a trovare una risposta al quesito di Dario, possono essere in grado gli enzimi del latte bovino (magari con il supporto di altri di diversa natura, ad esempio uova e vegetali) ad aiutare chi ha improvvisamente perso la capacità di metabolizzare il lattosio (pur non avendo alcuna patologia?).

    Per quanto riguarda l’autorevolezza della FDA, non la metto assolutamente in dubbio, come non metto in dubbio l’autorevolezza del codex, della legislazione europea… per carità! Il movimento slow food però è tutta un’altra cosa, è una filosofia di vita, un approccio concreto al recupero del territorio, di produzioni che non possono stare al passo con la grande industria (vedi il latte crudo e i formaggi a latte crudo), della biodiversità , del rispetto dell’ambiente (e qui il no agli OGM). Sono stata volontaria a Terra Madre 2008 e ho toccato con mano e cuore alcuni dei frutti di questo movimento, quindi non riduciamolo al semplice gruppetto dei mangioni di prodotti tipici.

  25. Marco ha detto:

    Se al mondo dei “mangioni” dello Slow Food aggiungiamo il mondo dei frequentatori dei Gas (Gruppi d’acquisto Solidale), dei farmer markets, delle botteghe dell’equo e solidale e in generale gli estimatori del biologico e biodinamico otteniamo una fetta non indifferente di popolazione che rifiuta i cibi industriali dei supermercati e che richiede nuovi modi di produzione che prevedano un contatto (e un controllo) diretto fra consumatori e produttori.

    Andate ad una riunione di appartenenti ad uno dei vari Gas e vedete come fanno le pulci ai produttori e come si discute animatamente sulla qualità dei vari prodotti…

    Il latte crudo è solo la punta dell’iceberg…

  26. Gianna Ferretti ha detto:

    Credo che si debba fare una precisazione sugli enzimi (es. lattasi) di origine microbica e quelli patrimonio del latte (crudo vs trattato termicamente). Resistono durante la digestione? sarei portata a rispondere di no. Gli enzimi assunti per via orale, penso ad alcuni assunti oralmente (es.tripsina nei pazienti con fibrosi cistica) sono in forma gastro-protetta.Mi sto documentando.


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