Do you kebab?

Rancio Fantastic a Lucca Comics

Riassumo i titoli di alcuni post scritti dopo la lettura del nuovo regolamento del comune di Lucca:
Le mura di Lucca difendono la cucina cortese,
kebab-mcdonalds-e-identita-locali,
Divieto di kebab.
Lucca-inaugura-la-pulizia-etnica-in-cucina

Io credo che il nuovo regolamento andrebbe letto per intero, «Il regolamento aggiorna una precedente disposizione, assunta nel 2000 dal Comune di Lucca, che individua una serie di attività appartenenti al settore del commercio, artigianale e della somministrazione di alimenti e bevande, incompatibili con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio storico-ambientale e di qualificazione della zona più centrale della città. Si limita quindi al solo centro storico. Si è posto un freno all’apertura all’interno delle mura urbane di nuove italianissime pizzerie veloci, di fast food, tanto che Mc Donalds dovette aprire anni fa in periferia, rivendite di articoli da mare o da spiaggia, articoli per la nautica, sexy shop ed esercizi di media e grande distribuzione. Inoltre la limitazione si applica solo ed esclusivamente alle nuove attività che verranno in futuro solo nel centro storico e non è valido per tutte le altre zone del Comune, dove le attività possono aprire liberamente.

Non si dovrebbe quindi parlare di razzismo gastronomico, magari si sarebbero potute usare parole diverse, questo si. Motivare -da parte dell’amministrazione- le modifiche al regolamento e spiegare perchè si è arrivati a questa decisione, sarebbe stato di aiuto.

Appena ho letto la notizia, mi sono tornate in mente le mie giornate a Lucca in occasione di Lucca Comics.

Impedirà il nuovo regolamento anche la sponsorizzazione della Fantastic e l’assalto ai Cup Noodles, i tagliolini orientali pronti in 3 minuti avvistati l’anno scorso?

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38 commenti on “Do you kebab?”

  1. Stefania ha detto:

    che buffa coincidenza, invece guarda cosa ho letto sul sito della BBC oggi a proposito di kebabs

    http://news.bbc.co.uk/1/hi/uk/7852168.stm

  2. gianna ha detto:

    E’ un attacco al kebab allora! 😀

  3. Grissino ha detto:

    Qui a Vienna il Kebab é ormai di casa. Trovo che non sia sbagliato, in fondo é un piatto tipico famoso come la pizza o gli stand dei Wurstel (che vendono infatti anche Kebab). Mc Donalds invece é un’altra cosa, é una catena internazionale. Non lo paragonerei a uno stand che vende Kebab o pizza.

  4. astrosio ha detto:

    questo sito/blog e’ piu’ che stupendo. sono commosso. ecco.

  5. lorenzo cairoli ha detto:

    Il Doner Kebab va paragonato a una catena internazionale perché lo è, perchè dietro a Doner Kebab c’è una strategia di marketing aggressiva che gli ha permesso di imporsi in tutta Europa. In Inghilterra l’invenzione di Mahmut Aygun ha messo in ginocchio persino i fish&chips. Mc Donald’s non c’era riuscito, per dire.

  6. Marco ha detto:

    Il divieto di Lucca non ha niente a che vedere con la gastronomia e la cultura del buon mangiare… Se così fosse cosa c’entrano i sexy shop col kebab?

    Siamo seri, si tratta dell’ennesima iniziativa “bacchettona” fatta dall’ennesima amministrazione di destra che vuole attirare su di sè l’attenzione dei media…

    Avete presente cos’è storicamente Lucca in Toscana? Lucca (e con Lucca intendo anche una buona fetta del territorio adiacente che va dalla Versilia fino a Montecatini Terme) è sempre stata una provincia di destra in una regione rossa… Era democristiana fino all’osso quando la Toscana era comunista tanto che Lucca era considerata il giglio “bianco” nella “rossa” Toscana e anche adesso è governata dal centrodestra in una regione in mano al centrosinistra…

    In un contesto simile la Lucchesia ha sempre brillato per iniziative e scelte “bacchettone”, fatte un po’ per convinzione e molto di più per distinguersi e farsi notare… Ad esempio è curioso che si vietino i sexy shop in un territorio dove si trova il mercato del sesso più florido di tutta Toscana…

    Fatte queste premesse trovo comunque anacronistiche queste barriere gastronomiche… Se i nostri avi si fossero comportati come i Lucchesi, oggi non avremmo il caffè, la cioccolata, il mais, i pomodori, il tacchino, le patate etc… etc…

    Torniamo a parlare di argomenti più seri…

  7. Elena ha detto:

    Sono stata a Lucca un anno fa e l’ho trovata molto pittoresca…personalmente sono d’accordo con questa limitazione se il fine ultimo è quello di salvaguardare una certa tipicità del luogo…spesso nelle città c’è stata un’invasione di attività commerciali che ne hanno, nel complesso, offuscato le caratteristiche anche estetiche…ho in mente l’esempio di Padova dove ho vissuto un po’ di anni…la città si è trasformata e per molti aspetti non certo in meglio…ho l’impressione che le città si stiano assomigliando sempre di più…poi sicuramente noi utenti facciamo la differenza sul sostenere o meno una certa attività commerciale…però un freno credo sia giusto metterlo…nella mia città il Mc Donald non è mai riuscito a “metter piede” e per fortuna!!!

  8. Stefania ha detto:

    mi sfugge qualcosa – il divieto e’ indirizzato a fast food e a negozi di scarsa utilita’ turistica o professionale, o sbaglio? il centro storico delle citta’ italiane e’ /era un luogo per un certo tipo di professioni (penso a piccoli studi notarili, medici etc), alberghi, librerie, sedi o uffici universitari, piccole gallerie, musei etc. Non credo che se un professionista di un certo livello aprisse un ristorante etnico di alta qualita’ gli verrebbe vietato, o sbaglio? Il problema dei fast food non e’ solo legato al fatto del cattivo cibo servito (che oltretutto limita notevolmente la scelta alimentare nell’area di coloro che ci lavorano e non hanno la possibilita’ di tornare a casa per pranzo) , ma anche legato alla produzione di spazzatura di un certo tipo – piatti e bicchieri di carta o plastica ad esempio – nell’intera zona.

    Il fenomeno della ‘morte’ dei centri ha colpito molte piccole citta’ qui in UK e ha costretto il panettiere di qualita’ o il negozio di un certo tipo a chiudere i battenti (perche’ i residenti non ci andavano piu’), creando quindi un impatto sociale di un certo tipo (le aree sono diventate luoghi poco attraenti e non sempre sicure). Ci sono diversi studi che sono stati fatti a riguardo e penso che l’iniziativa vada anche vista sotto questa prospettiva. Se ritorniamo al doner kebab, come diceva Lorenzo, questo e’ un cibo etnico che e’ stato trasformato in una ‘commodity’ , come la nostra pizza o pasta (che noi stessi NON mangeremmo ovunque capiti come molti turisti sprovveduti). Se avete tempo leggete cosa dice la BBC (l’articolo che ho segnalato sopra) su cosa e’ diventato questo kebab, particolarmente ricco di sali e grassi, con addirittura carne di maiale infilata dentro.

  9. Marco ha detto:

    Per Elena,

    Firenze, che attualmente ha diversi ristoranti di McDonald’s, in passato ha fatto una battaglia decennale contro McDonald’s. Si era arrivati all’assurdo che a Firenze aprivano ovunque decine di anonimi fast food, tranne che McDonalds… si combatteva un’insegna e intanto la città era invasa da tanti anonimi fast food e pizzerie a taglio…

    Attualmente alcune vie e quartieri di Firenze sono invasi da ristoranti etnici (veramente da tutto il mondo), da negozi di kebab, rosticcerie indiane, cinesi, tanto che nelle strade si spandono dei profumi che sembra di essere in altri continenti… Eppure, nonostante tutto questo i classici chioschi (o come li chiamiamo noi “barroccini”)dei trippai sono sempre superaffollati… Il fast food a Firenze ha origini antichissime e si chiama panino con la trippa, col lampredotto, con le budelline… Figurarsi se i nostri trippai si fanno impensierire da qualche kebbabaro…

  10. Stefania ha detto:

    si ma qui il discorso si orienta sul centro storico, che comprendera’ un numero limitato di strade e isolati, e per fast food si intende quello tipicamente industrializzato… come dicevo sopra, un ristorante etnico di qualita’ non dovrebbe avere difficolta’ ad aprire comunque…

  11. Ciao grazie per aver evidenziato il post di resistenza enogastronomica.Per curiosità ho cercato informazioni sulla multinazionale che distribuisce il kebab in tutta europa(mi sembra sia un’azienda tedesca)ma non ho trovato niente di interessante sai qualcosa in piu’ ?
    Salutoni
    italo

  12. Marco ha detto:

    Per Stefania,

    nel centro storico di Firenze stanno scomparendo un sacco di bar e negozi (anche alimentari) molto antichi per un motivo molto semplice: gli affitti sono alle stelle e non riescono a fare fronte ai costi sempre più alti. Dove chiudono bar, ristoranti e gastronomie storiche aprono le grandi griffe della moda tipo Cavalli, Prada, Armani etc…

    D’altra parte non si possono mica obbligare i residenti a frequentare i negozi storici quando, per mangiare un panino tartufato di antica e nobile tradizione, dovresti accendere un mutuo?

    Faccio notare che tranne alcune rare eccezioni, almeno a Firenze, la stragrande maggioranza dei fast food, cibi etnici etc… non sono proprio nel centro storico ma in alcuni quartieri ben definiti (ad esempio la stazione, la zona universitaria o quelle più popolari tipo San Lorenzo e San Frediano o la cintura che sta a metà strada fra il centro e le periferie).

  13. Stefania ha detto:

    si, appunto, quindi quello che si deduce e’ che la situazione urbanistico-commerciale del centro storico di Firenze (con un’economia locale diversa da Lucca, in quanto legata alla moda etc) sia differente da quella di Lucca. E nessuno vuol dire che la scelta di Firenze sia migliore dell’iniziativa di Lucca !

  14. Stefania ha detto:

    migliore o peggiore, intendo…. 😉

  15. Elena ha detto:

    Assolutamente d’accordo con Stefania. Inoltre vorrei sottolineare l’odore sgradevole che si sprigiona da queste realtà gastronomiche che spesso non sono neanche a norma dal punto di vista igienico…anche a Vicenza sono sbucati come funghi e sempre nel centro storico!!!

  16. Elena ha detto:

    Per Marco
    Sottolineo che la mia non era una presa di posizione contro Mc Donald, era solo un esempio “sotto casa” di cui ero venuta a conoscenza…da persona curiosa e osservatrice e che soprattutto si sposta a piedi ho notato che davvero si fa presto a farsi portare via locali tipici, negozietti che vendono prodotti artigianali,ecc…qualche no penso che aiuti a mantenere in vita un tessuto sociale importante in cui la gente si sa riconoscere e ha piacere di frequentare…
    Dall’articolo letto nel link consigliato da Stefania a proposito del kebab emerge che si tratta di un prodotto non certo “sano” dal punto di vista nutrizionale…ma a questo sembra che nessuno ci pensi…

  17. Alessandro ha detto:

    Premesso che, tra le cose lecite, qualsiasi tipo di limitazione l’ho sempre ritenuta “fastidiosa”, riguardo il commercio (la ristorazione in questo caso) penso semplicemente che il durare o meno di un’attività commerciale è una decisione del mercato.Voglio dire, se i risultati del “bar storico” sono insufficienti e quelli del “kebab” no, ben venga il kebab! Così come quando accade il contrario…ad Altamura (provincia di Bari), per esempio, nel 2003 il “mercato” decise a sfavore di McDonald’s che fu costretto a chiudere causa l’apertura di una semplice focacceria(un piccolo locale con una focaccia da urlo!!)… chi è bravo ed è capace a scegliere dove aprire – azienda o singolo imprenditore – viene premiato sempre….dal mercato però!

  18. Marco ha detto:

    Per Elena,

    se parliamo del fatto che il Kebab non sia sano, come non è sana la maggior parte dei cibi del fast food, del take away e così via sono completamente d’accordo con tutti.

    Credo che la parte più interessante del post non siano gli ingredienti del Kebab, ma sia il contenuto del regolamento del Comune di Lucca, perciò io mi domando: può un ente locale decidere a priori quali cibi vietare nel suo centro storico? Può decidere il Comune quali cibi sono Lucchesi e quali no? E il confine qual’è? Provinciale, Regionale, Nazionale o Internazionale? Facciamo un esempio di cosa tenere e cosa buttare: la minestra di farro si perchè è Lucchese, i pici no perchè sono Senesi. Il buccellato si perchè è un dolce Lucchese, i Cantuccini sono di Prato quindi siamo fuori provincia e perciò vanno vietati. L’amatriciana poi no perchè è di fuori regione… Vi rendete conto dell’assurdità? Se aboliamo il cous-cous aboliamo anche la paella? Se facciamo fuori il Kebab facciamo fuori anche la Sachertorte? Aboliamo anche il Brie e mangiamo soltanto pecorino?

    Non credo che sia il caso parlare di “razzismo gastronomico” (come ha scritto qualcuno) ma trovo questa di Lucca una trovata alquanto bizzarra, di quelle a cui ci hanno abituati certi nostri amministratori locali, come la tessera ricaricabile on line per andare nei bagni pubblici a Venezia o come i vigili urbani di Firenze che multano il taxi Milano25 per eccesso di peluches (è il taxi che porta gratuitamente i bambini malati di tumore all’Ospedale Meyer).

    Sarebbe l’ora che i nostri amministratori pensassero ad aiutare la gente che non arriva a fine mese piuttosto che a sfornare queste e tante altre brillanti idee!

  19. Stefania ha detto:

    ma si parla anche di italianissima pizza…non e’ questione di vietare certi cibi, ma la qualita’ di certi esercizi in genere (non solo cibo), per come l’ho interpretata io. Inoltre quello che mi pare sfugga e’ il fatto che le scelte politiche sono sempre mediate da diversi fattori. Non c’e’ soltanto ‘la legge del mercato’ , ma bensi’ anche la volonta’ di dare impulso alle attivita’ locali (che in Italia ancora sono cosi’ caratteristiche e molto ricercate dal turista); cosi’ come quella di promuovere un certo tipo di abitudini alimentari e di limitare o eliminare l’impatto che la spazzatura di questo tipo di esercizi tipicamente crea ad es. il confezionamento dei semipreparati cosi’ come tutta la plastica e il cartone su cui questi cibi sono serviti. Tutte cose che alla fine pesano sui conti pubblici locali.

    L’impasto e gli ingredienti del fast food pizza/kebab/tagliolini cinesi da 3 minuti etc che arrivano al gestore (che generalmente e’ in franchise) anche quando li vedi ‘fare’ di fronte a te, sono in generale semipreparati. Il che e’ a discapito dell’economia LOCALE (e qui rispondo all’ultima osservazione di Marco) .. ad es. del mulino che a tot km potrebbe fornire farine che non sono addizionate di tutto quello di cui il semipreparato ha, che permette una lunga vita sugli scaffali del retrobottega. Non credo certo che si stia parlando di penalizzare la piccola trattoria spagnola che serve paella fresca… Se andiamo a fare un tipo di riflessione come quella fatta nei post dell’acquacoltura, e consideriamo l’impatto che certe decisioni hanno sull’economia, sulla salute, sulla comunita’ e ambiente, ci stupiremmo di cosa ne esce fuori. Ed e’ su tutte queste sfaccettature che le amministrazioni locali non solo in Italia ma di tanti altri paesi si stanno concentrando.

  20. Alessandro ha detto:

    La “legge del mercato” è quella che ti dice anche cosa piace di più alla maggior parte di frequentatori di quella determinata area….se poi parliamo di “dare impulso” alle attività locali, va bene, sono daccordo con Stefania!! Ma penso che gli impulsi non si danno con i “divieti”!!

  21. Stefania ha detto:

    indubbiamente le autorita’ hanno diversi strumenti di cui servirsi per incentivare o disincentivare certe abitudini come la regolamentazione o la tassazione – ad es. la tassa sul grasso, la ‘fat tax’ proprio per disincentivare sopratutto quei genitori che danno ai propri figli alimenti ricchi di zucchero e grassi che tipicamente vengono venduti a prezzi bassi (tipo le patatine in busta o le bibite gasate) – al di la’ della libera scelta che qui in UK ha imperato per diversi decenni… ora ci si ritrova con grossi problemi di obesita’ fra i bambini, che le autorita’ sono eticamente obbligate ad affrontare. Eppure da quanto si parlava di dieta bilanciata etc! certi genitori hanno continuato a non capire l’entita’ del problema che poi ha iniziato a pesare sui conti pubblici. Stesso dicasi per il problema dello smaltimento dei rifiuti, che qui e’ particolarmente sentito proprio per la miriade di vassoietti, bicchieri, carta e cartone su cui questi cibi sono venduti e serviti. Questo e’ solo un esempio per far capire che le scelte politiche (e con questo intendo quelle scelte fuori dalla logica partitico-propagandistica) sono mediate da diversi fattori, e non e’ mica mai detto che ci sia una soluzione giusta al 100% ! ne’ da parte nostra ne’ da parte dei pubblici amministratori. Ci sono cambiamenti che funzionano in certe aree ma non in altre, ad esempio. Per quanto riguarda la legge del mercato, temo che il mercato, i frequentatori di quelle determinate aree, non vengano mai o quasi mai consultati prima dell’apertura di certi esercizi… e che molto spesso si ritrovino con servizi o prodotti mai richiesti.

  22. Alessandro ha detto:

    E’ vero che i frequentatori di quelle determinate aree non vengono consultati, ma più che le consultazioni sono i numeri (fatturati) che determinano le preferenze – quindi il successo o l’insuccesso dell’attività – dei clienti e, pertanto, del mercato…se i servizi e/o i prodotti, “prima dell’apertura di certi esercizi”, non sono richiesti, ma poi invece vengono consumati, vorrà pur dire qualcosa, non credi?

  23. Stefania ha detto:

    si, vuol dire tante cose: che non si trova altro, che i consumatori sono diversi (come gruppo), che sono incuriositi dalla novita’, che sono attirati dalla tessera fedelta’ etc etc

  24. Marco ha detto:

    Stefania

    le abitudini alimentari scorrette non si risolvono ne’ con le tasse e nemmeno col proibizionismo e la chiusura dei negozi, ma solo con l’informazione, la cultura e l’educazione (soprattutto con l’educazione alla salute).

  25. Stefania ha detto:

    e allora, come mai, nonostante la politica della scelta informata perseguita da tanti governi, abbiamo i problemi che abbiamo ? e c’e’ gente che continua a fare scelte sbagliate? non puoi pensare che l’intera popolazione ragioni come te o me, che abbiamo i mezzi (sia intellettuali che materiali) per informarci al meglio; pensa ai tanti gruppi di popolazione come gli anziani, i neo immigranti, i bambini. Ti faccio un esempio che ha dell’incredibile ma che si sta verificando nei paesi come l’Italia dove la popolazione sta invecchiando. Gli anziani si stanno in genere malnutrendo per l’assenza – in certe aree – di accesso a cibo genuino. Che significa? che l’unico negozio / market e’ lontano o posizionato in cima ad una salita, o che non ha alcuna fermata di autobus vicino, o se ce l’ha, sta nel mezzo di una strada trafficata che scoraggia l’attraversamento. E’ compito proprio delle autorita’ competenti prevenire questo tipo di situazione non si verifichi. La famiglia non sempre puo’ aiutare l’anziano genitore, perche’ il nostro stile di vita e’ cambiato, viviamo piu’ lontani e lavoriamo piu’ ore rispetto a prima etc etc

  26. Elena ha detto:

    Per Marco
    Scusami ma ricollegandomi alla risposta di Stefania non puoi dimenticare che la società è fatta anche di persone di una “certa” età oltre che di persone che non hanno molto accesso alla cultura o ad iniziative di educazione alla salute…putroppo ce ne sono molte e non si può sempre pensare che tanto è una loro libera scelta l’acquistare in un modo piuttosto che in un altro perchè magari nel contesto in cui si trovano a vivere non hanno alternative!!! Quindi se per una volta degli amministratori fanno delle scelte rigorose (che denotano anche un certo coraggio) perchè c’è tutto questo malumore?

  27. federico ha detto:

    ciao, bhe tema caldo!
    attuale davvero la tv e i giornali hanno dato ampio spazio a questo tema…sinceramente non ho avvertito un problema di razzismo bensi di tradizioni che molto spesso ci superano a discapito della nostra storia; soprattutto al nord è grande la crisi di luoghi della tradizione a milano è persin difficile mangiare un buon risotto ed allora xchè dare tutto questo spazio ad altre culture? forse non dovremmo cercare di presevare un pò di più la nostra cultura gastronomica? a presto congustoblog – federico

  28. Francesca ha detto:

    Ho riletto due volte, e per due volte mi è sorta questa domanda: ma vieteranno anche alle panetterie di vendere altro al di fuori del pane? Ormai tutte le panetterie, E DA SEMPRE, vendono oltre al pane, il trancio di pizza o di focaccia, con relativo sacchetto, o tovagliolino. Questo alla fine non sporca? Se il problema è di ordine igienico e di decoro, perchè non multare chi sporca per terra? A parte il fatto che il codice della strada dovrebbe consentirlo, se così non fosse Maroni aveva dato il via libera alle ordinanze creative, potrebbero crearne una ad hoc!

  29. Stefania ha detto:

    Francesca, la politica si sta muovendo – fra le altre cose – verso l’educazione all’ambiente oltre che verso l’educazione alimentare; tant’e’ che si e’ investito tanto per educare la popolazione (e quindi la comunita’, gente come me e te) a fare la raccolta differenziata. Ora si sta osservando l’impatto che l’industria alimentare in genere (non solo i fast food ma anche i catering etc) ha sull’ambiente, non solo dal punto di vista ‘spazzatura’ ma anche l’impiego dell’acqua, ad esempio (perche’ anche li’ ci si e’ accorti che siamo messi molto male, e l’industria alimentare di un certo tipo ne utilizza molta) oltre che sull’economia locale e sui residenti di certe aree. E’ un dato di fatto che le catene di fast food pur offrendo il posto per mangiare, non servano i propri prodotti sui piatti normali (ceramica) ma di plastica. Questo in certe citta’ puo’ comportare delle difficolta’ di un certo tipo, semplicemente perche’, magari, il ritiro e’ meno facile. Un conto e’ usare un pezzo di carta per avvolgere il trancio di pizza (che magari uno si compra per la strada), un altro e’ invece avere bicchieri di carta o piatti di plastica o altro che fanno ‘massa’. Sono di recente stata ad un evento sportivo internazionale all’estero, e alla fine della giornata, una delle aree verdi era regolarmente coperta di bicchieroni di plastica (dove veniva servita la birra), bottiglie di plastica (delle bibite), vassoietti di plastica e altri rifiuti usati solo ed esclusivamente per avvolgere cibi. Non parlo di cibi prodotti dal pizzaiolo artigianale, del panino preparato dal pizzicagnolo o dal trippaio, ma dai vari prodotti delle catene etniche a cui era stato dato esclusivo (ESCLUSIVO!) uso dello spazio, costringendo gli spettatori meno previdenti a mangiare i loro prodotti durante gli incontri. Ripeto, questo della spazzatura e’ uno dei problemi: l’Italia ha sottoscritto tempo fa un impegno di crescita SOSTENIBILE, che obbliga una valutazione dell’impatto che l’industria ha sull’ambiente, la salute, la societa’ e l’economia. E’ una faccenda molto complessa, non la si puo’ liquidare con accuse di incompetenza o altro, anche perche’ siamo solo all’inizio di questo tipo di politica, e non ci sono facili risposte / soluzioni…

  30. Stefania ha detto:

    per chi volesse approfondire il tema della crescita sostenibile, c’e’ tanto sul sito EU. Questo depliant offre una esposizione dei temi in questione

    http://epp.eurostat.ec.europa.eu/pls/portal/docs/PAGE/PGP_DS_SUSTDEVIND/PGE_DS_SUSTDEVIND_01/TAB68079609/SUSDEV_21_01.PDF

    invito chi avesse tempo a dare un’occhiata a pagina 30 (consumption and production) dove si parla proprio dell’impatto che il consumo agroalimentare ha su ambiente, societa’ ed economia. In particolare, di interesse e’ vedere cosa l’EU sta facendo (che poi si traduce in politiche locali, regionali e subregionali).

  31. Francesca ha detto:

    Stafania, pienamente d’accordo. Ma io vedo comunque questa ordinanza come un qualcosa fatto per far parlare e in un modo o nell’altro attirare l’attenzione su Lucca, più che un provvedimento di decoro urbano o una particolare sensibilità ambientale. Anche a Pavia c’è un kebab in pieno centro, e a due passi (siamo nell’ordine di un dieci metri) c’è un fornaio/gelateria (spiego meglio: il negozio ha una sola insegna, è diviso in due parti, una che fa da panetteria e una che fa da gelateria ed è aperta solo in estate). I cestini posti nei tre metri da questi esercizi pubblici sono sempre pieni, e d’estate è veramente fastidioso. Che cosa sarebbe meglio: vietare il kebab, vietare la gelateria/panetteria o fare in modo che i cestini siano ripuliti con maggior solerzia, in modo che la gente che non vuole sporcare a terra non sia in qualche modo obbligata perchè non c’è spazio nei cestini? A me sembra un falso problema quello di vietare certe cose nel centro storico, a favore di altre. L’educazione ambientale si fa prima di tutto in casa. Nell’ordinanza si parla anche di take away di pizza, e davvero ci vedo poca differenza tra questo che ti vende un trancio di pizza in un cartone e un fornaio che ti mette lo stesso trancio nel sacchetto di carta. Comunque sia, il cartone o la carta sporchi di unto non possono finire nella raccolta della carta, ma nell’indifferenziato.Se poi butto tutto per terra, non manca tanto l’educazione ambientale quanto la sola buona educazione.

  32. Stefania ha detto:

    sei molto ottimista se pensi che tutti a casa possano ricevere l’adeguata educazione ambientale.. Ma non sempre questo succede, purtroppo. E come dicevo, il vertice politico deve costantemente mediare nel trovare soluzioni e mettere insieme diverse i diversi contributi (la responsabilita’ di certe direttive e’ condivisa non solo da un assessore, ma da diversi). Comunque volevo riportare anche un commento di Zaia su questo fatto – al di la’ delle stupidaggini patriottiche (che contribuiscono a confondere le acque), dice qualcosa che dovrebbe far riflettere:

    >>Non vedo perché, ha concluso il Ministro, non si possa preparare il riso alla cantonese con le nostre uova, il nostro prosciutto e una delle straordinarie varietà di riso che crescono nel nostro territorio. Perché non preparare il kebab con agnello, manzo o pollo delle nostre fattorie? Ne guadagneremmo tutti in salute sia per la bontà dei prodotti che, ha concluso, per il risparmio di carburante che ne deriverebbe. Non è possibile che per ogni caloria ingerita ce ne siano decine o addirittura centinaia bruciate per il trasporto”>>

    aggiungo anche che (vivo a Londra), la stragrande maggioranza di ristoranti etnici che ci sono qui sono catene alimentari, immaginati come McDonalds etnici. Ricevono i loro preparati chissa’ da dove, in busta – tipicamente, verso le 8-9 am trovi fuori dalle loro porte la consegna della scatola con dentro tutti i preparati (le farine) usate per fare noodles che si cuociono in 3 minuti, i panini al vapore di cui abbiamo parlato qui etc. Quelli che poi troviamo anche nei banchi freezer dei ns supermercati e che creano tutti questi impatti ambientali di cui abbiamo discusso. Se vai sul sito del Comune di Lucca, trovi anche la menzione dell’Agenda 21, che riporta le voci su cui ogni nazione, regione, comune deve iniziare ad orientare le proprie – difficili – scelte.

    Certo, sarebbe bello se qualcuno del Comune di Lucca volesse intervenire e spiegare meglio a tutti questa iniziativa…

  33. Marco ha detto:

    Sono stato assente alcuni giorni e trovo che la discussione è proseguita ed è diventata interessante… Vorrei rispondere a un p’ di cose che sono state dette negli ultimi giorni…

    – EDUCAZIONE ALLA SALUTE
    Comprendo che alcune fasce di popolazione non abbiano accesso o non abbiano interesse all’educazione alla salute, ma permettetemi di aggiungere una nota. La pubblicità televisiva di merendine, fast-food e cibo industriale è così massiccia e asfissiante che copre e coprirà qualsiasi iniziativa di educazione alla salute. Come diceva in uno spettacolo Beppe Grillo, dopo uno spot su una merendina dovrebbe andare in onda un controspot che dica “mangia una fetta di pane col miele che è più sana”. In Francia c’è una legge (loi relative à la politique de santé publique du 9 août 2004 article 29)che obbliga le pubblicità di alimentari in tv a trasmettere delle scritte di educazione sanitaria negli spot (es.«Pour votre santé, mangez au moins cinq fruits et légumes par jour», « Pour votre santé, pratiquez une activité physique régulière », « Pour votre santé, évitez de manger trop gras, trop sucré, trop salé », « Pour votre santé, évitez de grignoter entre les repas » Maggiori info su http://www.mangerbouger.fr/). In Italia i nostri politici preferiscono chiudere qualche negozietto piuttosto che mettersi contro le grandi catene industriali del cibo e della ristorazione.

    – RIDUZIONE DEI RIFIUTI
    Nella mia famiglia facciamo la raccolta differenziata fino al più piccolo foglio di caramella, poi mi tocca leggere sulla stampa locale che quasi il 20% della raccolta differenziata della mia area metropolitana va a finire nella discarica normale perchè l’azienda dei rifiuti non riesce a trattare tutto il materiale della differenziata. Leggo poi sul blog di Beppe Grillo che in Italia la catena degli Autogrill non fa la raccolta differenziata. Perciò mi domando: di quanto vengono ridotti i rifiuti se si chiude un kebab a Lucca? E’ così dannoso un kebabbaro per l’ambiente?

    – POLITICA
    Dopo tutte queste premesse vorrei fare una domanda a Stefania che, vivendo a Londra, forse non conosce bene la politica italiana degli ultimi 10 o 15 anni. Siamo sicuri che i politici si stiano muovendo così generosamente verso la tutela ambientale e la cura della nostra salute di cittadini? Noto che in Italia in questo campo si fa la voce grossa con i piccoli (ovvero si impongono norme restrittive con i negozietti, le piccole trattorie etc…) e si lascia che i grandi (multinazionali alimentari e grandi catene di ristorazione) facciano quello che vogliono frodando e inquinando tranquillamente (le inchieste sui formaggi di Paolo Berizzi ne sono una testimonianza). Purtroppo la politica in Italia non è fatta nell’interesse della popolazione, ma nell’interesse di potentati economici e i partiti sono diventati più comitati d’affari che gruppi di espressione della volontà popolare. Per questo si tartassa il negozietto e si chiudono gli occhi sulle multinazionali (e ad esempio non si fa una campagna in tv come quella francese).

  34. Stefania ha detto:

    @Marco – sono d’accordo su praticamente tutto quanto dici. Il mio intento e’ spiegare qui a voi quello che ho imparato e che continuo ad apprendere grazie ai dibattiti a cui vengo esposta. Ovvero, il meccanismo di certi provvedimenti, regole, la mentalita’ che si puo’ creare dietro certi problemi e sopratutto l’attualita’ di certi argomenti. Totalmente d’accordo sul discorso della pubblicita’, in Italia e’ scandaloso che una TV pubblica (e quindi statale) trasmetta pubblicita’ di prodotti ‘sbagliati’ per la dieta (e spesso molto fuorvianti), mentre lo stesso stato – attraverso il ministero della salute – poi promuove la dieta mediterranea e il corretto mangiare! e’ a dir poco grottesco. Ne riparleremo di questo discorso perche’ ho scritto qualcosa che volevo proporvi.

    Sul discorso della raccolta differenziata, succede qualcosa di simile anche qui, le batterie non si sa dove buttarle… e ancora non si differenzia l’umido! ovvero, tu lo puoi tenere in casa, e se hai giardino o terrazza farne un composto, ma non tutti possono. Pero’ si parte dal principio che tutti debbano in qualche modo contribuire, e che il non adempimento dell’individuo o della ditta X non debba in alcun modo ‘distrarre’ chi sta facendo bene. E’ come chi giustifica il politico o l’industriale corrotto perche’ ‘tanto lo fanno anche gli altri’. Semmai, il compito di chi sa certe cose e’ di denunciare la situazione, e devo dire che qui i gruppi di societa’ civile (NGO) lo fanno (vedi l’azione di CASH che ho citato nell’intervento sul sale), ce ne sono diversi che si occupano SOLO dell’agroalimentare, ma – correggimi se sbaglio – non mi pare ci sia qualcosa di simile in Italia (l’agroalimentare e’ incorporato ad altri argomenti trattati da organizzazioni di consumatori e basta).

    Sul disocorso politico – nel caso italiano direi che parliamo di logica ‘partitica’ , perche’ la politica vera e’ un’altra cosa. E hai ragione quando dici che ultimamente si appoggia il grosso gruppo piuttosto che la piccola impresa, d’altronde i piccoli e medi imprenditori se ne sono spesso lamentati. L’errore e’ lo stesso che per tantissimo tempo hanno fatto gli USA, con incentivi che sono andati a finire nelle tasche dei grossi produttori, perche’ la logica era favorire il volume della produzione, piuttosto che la qualita’. E quindi i mercati globali sono stati invasi di materie prime alimentari (le ‘commodities’ – mais, soya, grano etc) che l’industria in qualche modo doveva usare e che ha usato producendo farine, addensanti e commercializzando prodotti di serie zeta. etc. Se interessa si puo’ parlare anche di questo, di come questi grandi gruppi sono riusciti a diventare cosi’… imponenti. Ma non pensare che la Francia ne sia esenta!

  35. Marco ha detto:

    Stefania sui rifiuti ti racconto un aneddoto. La scorsa settimana ho fatto il volontario ad una manifestazione sportiva ed ho dato una mano al bar. Il bar era direttamente collegato alla cucina da una porta, per cui venivano fatti i panini, avvolti in un tovagliolino, messi in un sacchetto di carta e poi su un vassoio venivano portati al bar… percorso totale dal tavolo di preparazione al bancone del bar circa 4 o 5 metri.

    Ci siamo chiesti se un sacchetto di carta che faceva 4 metri e veniva subito buttato via dall’acquirente era davvero necessario (il panino era comunque avvolto nel tovagliolo). Risposta, lo impone la legge…

  36. Stefania ha detto:

    si, infatti – questa cosa dell’impacchettamento dei generi alimentari qui in UK ha raggiunto livelli ridicoli. Tutto impacchettato e sigillato (e qui ce ne sarebbe da dire sull’industria della plastica e dei materiali usati in questo contesto). Se pensi che i pomidoro sono impacchettati nei vassoietti di plastica, e poi sigillati in una busta… Ma c’e’ da chiedersi: chi ha spinto per questo genere di regolamentazioni? ti assicuro, che non parte dalle pubbliche autorita’… generalmente la regolamentazione nasce quando c’e’ una specifica richiesta o tendenza da parte degli altri due poli: l’industria o la societa’ civile (leggi: i gruppi dei consumatori). Leggi cosa dice Dr Alan Maryon-Davis, presidente della Faculty of Public Health (lui fa l’esempio dell’etichettatura) – da un intervento sulla BBC :

    >>Take food labelling. For years the health lobby has been trying to get a simple standardised ‘traffic-light’ scheme on the front of packaged foods so that shoppers can instantly tell if an item is high, medium or low in fat, sugar and salt. But the food industry has been allowed to come up with so many different schemes that the public is utterly confused.>>

    Per chi non legge inglese:
    >>Prendiamo l’esempio dell’etichettatura. Per anni il gruppo che cerca di influenzare le scelte politiche (=cosi’ traduco lobby) riguardanti la salute ha cercato di ottenere un semplice schema standard a ‘semaforo’ da applicare nella confezione dei cibi, affinche’ i consumatori potessero capire se un prodotto ha un contenuto di grasso, zucchero o sale alto, medio o basso. Ma all’industria e’ stato permesso di introdurre cosi’ tanti schemi differenti da confondere il pubblico.>> e ancora non si e’ pensato a niente di facile interpretazione per il consumatore!

    Chiaramente una volta introdotta la regolamentazione ufficiale, tutti, sia l’industria che il piccolo imprenditore o artigiano ne sono toccati. Il voler standardizzare per forza certe cose gioca poi molto sui sentimenti e le percezioni che l’individuo ha: ad es. nel caso che citi tu, gioca sul fatto che la persona che addenta quel panino ha una percezione dell’igiene / rischio etc tale da fargli comunque pretendere quel tovagliolo, anche se poi lo butta via senza usarlo. C’e’ da impazzire dietro queste cose …

  37. Stefania ha detto:

    dimenticavo di dire che la Faculty citata su e’ una charity.

  38. Enrico ha detto:

    Ho comprato un kebab congelato di pollo e tacchino pesava 7 kg. “ovvio prodotto industriale”. Lo decongelo, e noto che assieme alla carne di pollo e tacchino,ci sono nervature varie,ma questo non mi disturba, ma le pelli, non poche degli stessi animali un pò si, ma oltre a questo ciò che mi sono chiesto era cosa fosse quella specie di collante viscido ce era presente in abbondanza…… Percui mi chiedevo, come potrei conoscere gli ingredienti oltre alla carne – presumo sia meglio non sapere le calorie ecc….


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