Il Sale a mensa

La settimana che inizia oggi è la Settimana Mondiale 2009 per la Riduzione del Consumo di Sale, iniziativa proposta dal WASH (World Action on Salt and Health). Sono 27 i paesi che fino ad oggi hanno aderito: Australia, Bangladesh, Botswana, Bulgaria, Canada, Caraibi, Cile, Cuba, Dubai, Egitto, Finlandia Georgia, India, Italia, Kenia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Nigeria, Pakistan, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Svezia, Turchia, UK e USA.

Scopo delle iniziative divulgative è la riduzione del consumo di sale nei pasti fuori casa.

Recupero subito un mio post sul contenuto di sodio e sale negli alimenti.

Meno Sale e più Salute Fuori Casa è lo slogan che accompagna i materiali prodotti per l’occasione e sono disponibili in formato di poster e depliant. Ecco il link da cui scaricare l’opuscolo. Hanno aderito alla settimana, diverse aziende di ristorazione Collettiva come Avenance, Camst, CIR food Cooperativa Italiana di Ristorazione, CONCERTA, Compass Group, Gemeaz, Pellegrini, Serist, Sodexho, Vivenda.

Se i questi giorni, vi capita di andare a mensa o al self service gestito da queste aziende, ci fate sapere cosa avete trovato?

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9 commenti on “Il Sale a mensa”

  1. Giorgio ha detto:

    A proposito del sale, quando sono stato l’ultima volta in Francia, ho visto un servizio in televisione giusto sul sale aggiunto negli alimenti.
    Sembra che, oltre ad alimenti senza glutine, ora esistano anche alimenti senza sale.
    Parlavano della ritenzione dell’acqua nel corpo e della aggiunta eccessiva di sale per asaltare il gusto.
    Il problema sembra sentito in Francia visto che, mi sembra di aver capito, stiano forzando i produttori a fare linee di prodotti appunto senza sale aggiunto.

  2. Stefania ha detto:

    qui in UK e’ gia’ da tempo che se ne parla e che si fa ricerca in questo senso perche’ la continua assunzione di cibi preparati (fast foods e anche i classici vassoietti pronti dei supermercati) ha portato diversi scompensi alla salute. CASH Consensus Action on Salt and Health, e’ la NGO che si occupa di questi problemi – http://www.actiononsalt.org.uk

    vi passo qualche dato della loro ricerca, inserisco magari marche conosciute anche in Italia ma l’elenco e’ lungo e coinvolge i piatti pronti ‘freschi’ preparati da diversi supermercati.

    Riferendoci ad una ricerca pubblicata il 28 gennaio del 2008, ancora tanti prodotti destinati ai bambini sono pieni di sale – la scarsa chiarezza dell’etichettatura confonde la scelta al momento dell’acquisto.

    Il primo e’ il classico piatto di noodles tipo quelli di cui Gianna ha parlato su questo blog
    Batchelors Super Noodles To Go – Roast Chicken: 1 tazza fatta con acqua
    sale presente nella porzione 4.05g
    % del limite massimo per bimbi di 1-3 anni (dovrebbe essere di 2g) 203%
    % del limite massimo per 4-6 anni (3 g) 135%
    % del limite massimo per bimbi di 7-10 anni (5 g) 81%

    Kraft Dairylea Lunchables Ham ‘n’ Cheese Crackers
    101.9g
    1.8g
    90%
    60%
    36%

    questo e’ il classico pane in cassetta (imbustato) bianco
    Kingsmill Great Everyday Thick White Bread
    2 fette
    1.06g
    53%
    35%
    21%

    Kellogg’s Chocotastic Poptarts
    1 poptart (50g)
    0.6g
    30%
    20%
    12%

    Ovaltine Instant Chocolate flavour drink (Light)
    1 sacchetto fatto con 200 ml di acqua calda
    0.5g
    25%
    17%
    10%

    Il comitato scientifico per la nutrizione ha raccomandato le seguenti dosi di sale per bimbi e adulti:

    Eta’ Sale – media (g/day)
    0-6 mesi

  3. Stefania ha detto:

    Il comitato scientifico per la nutrizione ha raccomandato le seguenti dosi di sale per bimbi e adulti:

    Eta’ Sale – media (g/day)
    0-6 mesi

  4. Stefania ha detto:

    Gianna, non riesco a pubblicare la tabella con l’eta’ e le raccomandazioni… !

  5. Dario Bressanini ha detto:

    Gianna: perche’ ridurlo solo nei “pasti fuori casa” ? Ci sono persone che mangiano salatissimo pure a casa!

    @giorgio: tieni pero’ presente che “normalmente” il 90% del sale che assumiamo e’ gia’ presente naturalmente negli alimenti

    @stefania: ma sai che dai vari tuoi post ormai mi sono fatto l’idea che gli inglesi nella media mangiano da schifo? :-p E’ vero ? (visto da una italiana, ovviamente) 😉

  6. Gianluca Aiello ha detto:

    Io consumo pochissimo sale già da tanto tempo.
    Infatti i miei ospiti trovano le pietanze poco saporite. Qualcuno si accorge di sentire nuovamente certi sapori ormai dimenticati! 🙂

  7. Gianna Ferretti ha detto:

    @Stefania era per caso questa la tabella?

    @Dario, credo che ogni anno l’associazione si prefigga degli scopi da raggiungere coinvolgendo varie istituzioni. Quest’anno il target è la ristorazione collettiva.

    Prendo le cifre dal poster:

    Quali sono le fonti principali di sale?

    Naturalmente presente negli alimenti:Circa 15%
    Aggiunto durante i processi di conservazione o produzione industriale: Circa 50%
    Aggiunto durante la preparazione domestica o a tavola: Circa 35%

  8. Stefania ha detto:

    @Gianna, si grazie era quella la tabella!

    @Dario – ti ha risposto Gianna: le iniziative delle NGO o gruppi di societa’ civile si pongono come obiettivo, oltre quello di sensibilizzare i cittadini e spingerli a fare sane scelte, quello di sensibilizzare le forze politiche affinche’ gli amministratori tutelino la salute dei gruppi verso i quali sono piu’ direttamente responsabili (in quanto sono gruppi ‘vulnerabili’ / sotto tutela pubblica) : gli anziani, i bambini, gli ammalati, i carcerati. Da qui l’attenzione particolare ai ‘pasti fuori casa’, il che significa mense pubbliche, mense scolastiche, mense ospedaliere. Oltre naturalmente far riflettere gli amministratori sull’eccessivo uso del sale da parte dell’industria. Il governo parte inoltre dal presupposto che per cambiare la qualita’ dei prodotti finiti (quelli pronti di cui parlo sopra), ha necessariamente bisogno di interagire con l’industria. Il che crea una concertazione fra le 3 parti: societa’ civile, amministrazione pubblica, industria.

    Sulle abitudini alimentari in UK – tanto, tantissimo e’ cambiato da almeno un decennio non tanto nella scelta, ancora limitata, quanto nell’accesso ad una qualita’ migliore dei prodotti freschi – ancora c’e’ molto da fare, troppo viene importato ed e’ di qualita’ B e C. A Londra, in centro, riesci a trovare davvero ottimi prodotti (sapendo dove andare e sapendo scegliere). Il problema maggiore sta nel fatto che la lunga dipendenza dai cibi in scatola e da asporto in vendita nei supermercati (che qui hanno un forte potere nel senso che sono riusciti, nel giro di un paio di decenni, a sbaragliare i negozietti indipendenti, tipo i ns pizzicagnoli o fruttivendoli, per intenderci) ha disabituato le persone ad avere controllo – e perfino interesse e gusto – di quello che mangiano. Per troppo tempo si sono fidati di quello che l’industria proponeva, e gli amministratori pubblici non se ne sono preoccupati per diverse ragioni, che sarebbe lungo descrivere qui. E’ cosa nota che la peggior dieta (se non erro a livello mondiale) e’ quella degli scozzesi. Quindi per tornare alla tua domanda, in UK in troppi hanno perso capacita’ di giudizio, buon senso, si sono dimenticati di come si mangiava prima, hanno dato ai propri figli patatine in busta e coca cola a colazione, poi vanno all’estero in vacanza, notano le differenze, e non capiscono come mai questo sia potuto succedere. Nel frattempo i problemi di salute, sopratutto le malattie cardiovascolari e ora l’obesita’ sono aumentati in maniera esponenziale. Un grande smacco per i fautori del principio della ‘scelta informata’. Ed e’ per questo, proprio per il ‘peso’ finanziario che questo sta comportando, che a livello pubblico e di NGO si sta facendo tantissimo per studiare il problema alimentare sotto ogni punto di vista. Non per niente il Centre for Food Policy qui a City University e’ diventato un riferimento molto importante a livello globale.

  9. Marco ha detto:

    A casa mia è una lotta tutti i giorni: io che mangio quasi completamente senza sale e mia moglie e mia figlia che risalano quasi tutto…

    Io trovo che senza sale si apprezzino maggiormente i sapori delle pietanze e loro che sostengono che senza sale il cibo non sa di niente (in toscano diciamo che il cibo “è sciocco”).


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