Carpe diem con Kombucha

Ecco un nuovo esempio di bibita che promette effetti sulla salute, benessere, regolazione del metabolismo e aumento delle difese immunitarie. E’ Kombucha della Carpe Diem, l’ho trovata in un supermercato a Lugano. Carpe Diem è un marchio di “Bevande funzionali” distribuite dalla Red Bull nel Regno Unito e in altri stati europei. Il termine Kombucha ha una lunga storia ed è una bevanda diffusa in Asia. Il prodotto dell’azienda austriaca è un infuso addolcito e fermentato.

Carpe Diem

Come viene prodotto Kombucha?
Ne troviamo testimonianza nel sito internet dell’azienda. Si parte da una miscela di erbe e/o tè, si aggiungono fruttosio e poi le colture che alimenteranno la fermentazione tra cui le colture di Kombucha e lattobacilli.

Gli ingredienti sono: acqua addizionata di anidride carbonica, fruttosio, tea blend, colture Kombucha e lattobacilli.

Leggo sulla confezione di Carpe Diem: Kombucha est dèlicieux,vivifiant er rafraichisant. Consommès regulierement,les composants de Kombucha peuvent contribuer au bien-etre. Kombucha est èlaborè par fermentation à l’aide de lactobacilles ed de cultures de leuvres.

Quali fondamenta scientifiche hanno i messaggi?
Cercando in rete ho trovato le perplessità del curatore del blog Science Punk che si interroga come me sugli studi alla base dei messaggi riportati sulla confezione. Seguendo alcuni riferimenti dell’autore ho così trovato l’articolo che nel 2006 era allegato al sito della Carpe Diem. “Kombucha. Natural strength from the treasury of oriental experience” pubblicato da Stefan Becker nella rivista “The Swiss Journal of Integrative Medicine” (pdf).

La rivista non è indexata da PubMed e inoltre –cosa assai curiosa- ‘the Swiss Journal of Holistic Medicine’ è pubblicato proprio dal “Dr Stefan Becker, Media Consulting”.

Alle diverse richieste di chiarimenti sulla biodisponibilità dei vari nutrienti della bevanda e sulla reale efficacia del prodotto, sembra che non sia mai seguita risposta da parte dell’azienda produttrice del Carpe Diem Kombucha.

Ma cos’è precisamente la coltura Kombucha? si tratta di una colonia simbiotica di batteri e lieviti. Formano la simbiosi i batteri della specie Acetobacter e i lieviti sono Brettanomyces bruxellensis, Candida stellata, Schizosaccharomyces pombe, Torulaspora delbrueckii e Zygosaccharomyces bailii.

La coltura Kombucha ha numerosisimi fan. Sono stati pubblicati libri per insegnare a preparare i prodotti fermentati ed è diffusa anche la preparazione domestica, ecco come si presenta la coltura Kombucha.

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15 commenti on “Carpe diem con Kombucha”

  1. meristemi ha detto:

    Per un’analisi critica relativamente recente, un buon riferimento è questo: Tea, Kombucha, and health: a review. C. Dufresne and E. Farnworth. Food Research International (2000) 33, 409-421. Dato che il contenuto del brodo di fermentazione è dipendente dalla matrice fermentata non è neppure completamente chiara la composizione chimica e non solo la biodisponibilità, anche se è abbastanza ragionevole credere che ci sia della Vitamina B mentre è confermato che le catechine del tè più attive (EGCG ad es.) vengono degradate dall’azione dei lieviti per idrolisi, ma l’azione è in funzione del tempo di fermentazione.

    A me sembra l’ennesimo esempio di una cosa: i prodotti meno validati scientificamente sono quelli che meglio si prestano a manipolazioni, soprattutto se hanno una lunga tradizione d’uso alimentare. Non puoi dire che è “attivo” perchè sarebbe un farmaco *, ma puoi giocare sulla limitata conoscenza del consumatore per farglielo credere.

    Esiste peraltro anche una discreta bibliografia sui rischi legati al consumo di Kombucha fai-da-te, che però nel caso di un prodotto industriale, con un buon retroterra in termini di food safety, vengono meno. A proposito, il prodotto è microfiltrato? Pastorizzato?

    *Vedasi “Kombucha: A Systematic Review of the Clinical Evidence, E. Ernst, Research in Complementary and Classical Natural Medicine 2003;10:85-87”

  2. Giorgio ha detto:

    Questo è il primo prodotto che hai acquistato nella gita di Lugano… e “fortunatamente” hai visitato soltanto una catena, pensa se dovessi visitare anche le altre catene che hanno prodotti più locali.
    Io andavo spesso in Svizzera a fare acquisti ed in effetti trovavo prodotti particolari.

  3. gunnar ha detto:

    mi è venuta un’idea: versare un po’ di red bull sui grani di kefir. Vediamo se spuntano le corna al mio kefir 🙂

  4. gianna ferretti ha detto:

    @meristemi.c’è una scritta che indica il trattamento termico: “Soumise à un traitment thermique”.

  5. meristemi ha detto:

    Non sono fortunati, gli amici di Carpe Diem. Chiedevo perchè proprio l’anno scorso è uscito un articolo sull’argomento. Il trattamento termico abbatte in maniera sensibile tutti i parametri benefici che il kombucha eredita dal tè: anche solo un minuto di trattamento attorno ai 70°C rompe i legami esterei tra catechine ed acido gallico ed abbatte in modo sensibile l’azione antiossidante (viene quasi dimezzata). Se l’obiettivo però è solo quello della sicurezza, allora però va benissimo 🙂

  6. Stefania ha detto:

    @Meristemi… quindi vale il solito discorso, il prodotto finale e’ privo di quelle buone qualita’ per cui e’ venduto…

  7. meristemi ha detto:

    Di tutti questi ingredienti abbiamo set di dati limitati e siamo sempre nella zona grigia delle ipotesi. Dire “ha/non ha buone qualità” è sembre abbastanza arbitrario e la cosa più corretta per un’azienda sarebbe spiegare, anzichè giocare sull’ambiguità tra farmaco/non farmaco, Dionisio e Prometeo, ricerca scientifica e mitologia popolare. Ma pochi hanno il tempo e la voglia di capire e scegliere di conseguenza, quindi un concetto legato al benessere può facilmente essere distorto.

    Da consumatori, dovremmo ammettere che acquistiamo questi prodotti come se fossero cosmetici, non è mica un delitto. Non ci servono proprio assolutamente, ma ci piace tantissimo usarli per fini sociali, estetici, voluttuari, di vanità (infatti le confezioni sono sempre più sexy). A prescindere che facciano bene o no.

    • max ha detto:

      Siate sperimentatori e testate tale prodotto su di voi quotidianamente al mattino a stomaco vuoto per un ciclo di 28 giorni… da 15 a 25 Cl. Discutere,informarsi e confrontarsi va sempre bene tuttavia l’ unico modo per “conoscere” é sperimentare…ed in questo caso direi la cosa si possa fare con estrema facilita’.

  8. Stefania ha detto:

    @Meristemi – si, sul secondo punto non avevo alcun dubbio – come discusso in passato, le scelte alimentari sono certamente guidate da diversi fattori e circostanze, alle volte pure banali, compriamo quel prodotto perche’ e’… di facile ‘accesso’ (ad es. sta piazzato di fronte ad un prodotto che compriamo per abitudine o affianco alla cassa al momento del pagamento). Sul primo punto… si pensa che la questione dell’etichettatura possa risolvere tutto o la maggior parte dei problemi di comprensione del prodotto ma questo ancora non e’ successo e temo che difficilmente avverra’ in futuro.

  9. meristemi ha detto:

    Le etichette dettagliate non bastano se le persone non hanno un minimo sindacale di cultura tecnico-scientifica che permetta loro di capire. Mi pare che l’investimento a riguardo sia considerato superfluo, in cabina di regia.

  10. Stefania ha detto:

    E’ in discussione in questi giorni a Bruxelles – un dibattito e’ stato organizzato dalla Food and Drink Federation proprio per affrontare la spinosa questione dell’etichettatura. Si vuole promuovere la promozione di un sistema unico europeo. Chissa’ cosa ne verra’ fuori.

  11. meristemi ha detto:

    Se Gianna non ci sfratta per la digressione, su Food Navigator c’è un’intervista al curatore di un’indagine sul tema del rapporto consumatore-etichettatura, con le differenti percezioni e comportamenti nei paesi UE.

    http://www.foodnavigator.com/Legislation/What-consumers-make-of-food-labels

    Una versione scritta dell’argomento è qui:

    http://www.eufic.org/page/fr/fftid/european-consumers-spill-the-beans-on-food-labels/

    Dal sito Eufic si può accedere ad un webcast più completo.

  12. meristemi ha detto:

    Se Gianna non ci sfratta per la digressione, su Food Navigator c’è un’intervista al curatore di un’indagine sul tema del rapporto consumatore-etichettatura, con le differenti percezioni e comportamenti nei paesi UE.

    http://www.foodnavigator.com/Legislation/What-consumers-make-of-food-labels

    Una versione scritta dell’argomento è qui:

    http://www.eufic.org/page/fr/fftid/european-consumers-spill-the-beans-on-food-labels/

    Dal sito Eufic si può accedere ad un webcast più completo.

  13. gabriele ha detto:

    CARISSIMI RAGAZZI,HO LETTO SOLO IERI DI QUESTO KOMBUCHA A MOTIVO DELLA BRUTTA NOTIZIA CHE IL MIO CANE (UN FIGLIO X ME)SI E’ AMMALATO DI CATARATTA.
    HO LETTO ESSERE UN OTTIMO RIMEDIO QUESTO INFUSO,SAPETE SE CI SONO CASI DI GUARIGIONE SULL’ARGOMENTO?
    GRAZIE TANTE.

  14. flaminia casardi ha detto:

    avendo letto che questo kombuche viene impiegato contro la glicazione in creme antiage, vorrei sapere come può rimanere attivo, se basta il contatto con il calore ad annullarne l’effetto, ne parla Riccarda Serri, dermatologa nella sua rubrica, c’è qualcuno che ha mai sentito parlare di questa aggiunta del prodotto alle creme ? Grazie.
    Maria Flaminia.


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