Pesce crudo e Anisakis: istruzioni per l’uso
Chi di noi almeno una volta non si è fatto prendere dalla curiosità nell’assaggiare le famose ricette orientali che prendono il nome di sushi, oppure all’irresistibile sapore di prodotti ittici marinati come le famose alici; lo ammetto molto buoni ma altrettanto infidi.
Con questo articolo, Claudio Carloni, Studente alla Facoltà di Agraria a Bologna, corso di Scienze e Tecnologie Alimentari nel polo universitario di Cesena ci spiega chi è il misterioso Anisakis.
Con questo mio breve articolo vorrei portarvi a conoscenza di una piccola curiosità in merito al consumo del pesce crudo o poco cotto: il pesce come tutti gli esseri viventi è soggetto ad attacco parassitario, in questo preciso caso, ci troviamo di fronte ad un nemico alquanto particolare, degno avversario nella continua lotta per la sicurezza alimentare.
L’Anisakis,un nematode, parassita con habitat nei mari freddi, negli oceani e nelle zone del Mediterraneo, sviluppa in forma larvale del terzo stadio (L3) utilizzando come ospite intermedio Teleostei e Molluschi cefalopodi , per poi trovare dimora fissa nella cavità celomatica di pesci come il totano, il nasello, la rana pescatrice, il pesce azzurro (sardina, acciuga), per nominarne alcuni dei più consumati nel nostro territorio italiano.
Il nostro piccolo nematode, rimane immobile all’interno tubo gastro-enterico del pesce fino a quando non riesce a trovare via libera verso le parti muscolari dove vi si insinua in attesa del passaggio all’interno di mammiferi che si cibano del pesce parassitato. Alcune ricerche statistiche dimostrano che la maggior parte di casi positivi da contaminazioni di Anisakis si riscontrano nel prodotto che ha sostato per un certo periodo di tempo dal momento della pescata a quello dell’eviscerazione: per questo il problema dell’anisakis è definito come una contaminazione nella fase di commercializzazione del pescato, processo di diffusione all’interno delle carni che secondo alcuni ricercatori avviene solo dopo la morte del pesce. La particolarità di questo parassita sta nel fatto di essere classificato come una zoonosi, quindi capace di trasferirsi dal pesce crudo o poco cotto all’apparato gastro-enterico dell’uomo, dove causa granulomi eosinofilici principalmente nella zona stomaco-intestino comportando noiosi e fastidiosi interventi chirurgici per la loro rimozione. Questa patologia parassitaria umana è caratterizzata infatti da dolori epigastrici con sintomi come vomito e nausea che si manifestano già alcune ore dopo l’ingestione di pesce contaminato dalla larva.
Il primo caso di anisakidosi fu osservato in Olanda nel 1955. Nel primo trimestre del ’92 il Ministero della Sanità ha emanato la Circolare n°10 del 11/03/92 e l’ordinanza ministeriale del 12/05/92 a spiegazione della Direttiva Europea 91/493 del 22/07/91, norma recepita dallo stato italiano tramite il D. Leg.vo 53/1992 che prevede controllo a sondaggio nelle aziende che distribuiscono e trasformano prodotti di tipo ittico, al fine di contenere il problema dell’anisakidosi. A questo punto, per chi ama legittimamente le alici marinate, la domanda nasce spontanea, come faccio ad essere sicuro di non incorrere nel rischio di anisakidosi?
Be è presto detto, qualche anno fa il comitato scientifico assoittica italia / federpesca in un articolo in riferimento a questo problema ha emanato alcune metodologie comportamentali per chi mangia, tratta o controlla il pescato italiano.
Tra i consigli e indicazioni:
- non consumare prodotti ittici crudi;
- il pescato deve venire eviscerato al più presto dal momento della cattura (con distruzione dei visceri) per allontanare i parassiti presenti, prima del loro passaggio nella muscolatura;
- verificare, sulla base dell’obbligo dell’autocertificazione l’effettuazione dei trattamenti obbligatori (temperature elevate superiori ai 100°C oppure temperature molto basse –20°C per almeno 24 ore, in questo modo l’acqua contenuta all’interno del parassita cristallizza, comportando un aumento del volume che causa la rottura delle parti cellulari e quindi la morte del nematode );
Nella vendita e nella somministrazione l’autocontrollo rientra nel disposto legislativo del 155/1997. Tutta la documentazione relativa va conservata e mostrata a chi effettua i controlli (Se rvizi Veterinari dell’ASL). In caso di rilievi giudiziari, sarà così, dimostrato, assieme alla buona fede, il massimo e più accurato sforzo effettuato dall’operatore per assicurare un prodotto sicuro al consumatore: di più non è possibile ottenere, nonostante la diligenza e l’attenzione nelle verifiche rivolte ai prodotti venduti direttamente al consumatore;
- nei ristoranti e nelle mense esposizione ben visibile al pubblico delle notizie relative alla qualità sanitaria e merceologica e ai trattamenti subiti dai prodotti somministrati.
Per chi fosse interessato ecco l’intero documento: comitato scientifico assoittica italia / federpesca
Altre Fonti:
Anisakis a cura di Massimiliano Crippa e Lucio Pazzanese








sarei curiosa di sapere se anche il pesce marinato nel limone o nell’aceto (sardine, salmone,ecc….), presenta gli stessi rischi del pesce semplicemente “crudo” .
Rosalia
Scritto da Rosalia Di Gaetano, il 18 Novembre, 2005 at 12:09
Tra poco parto per il Giappone, farò finta di non aver letto :-)))
Scritto da stark, il 18 Novembre, 2005 at 20:56
io ultimamente ho smesso di mangiarlo il sushi, proprio per questo timore. Che poi questo ci fosse anche con le alici marinate, non ci avevo proprio pensato.
Grazie per l’articolo!
Scritto da alessandra, il 18 Novembre, 2005 at 21:23
Per Rosalia Di Gaetano in risposta alla sua domanda:
Sì, anche il pesce marinato presenta un alto rischio di contaminazione da anisakis, su questo punto il Decreto 531 del 96 stabilisce che la marinatura indifferentemente dal tempo o dall’acidità non basta per debellare con certezza il parassita. Infatti, impone il congelamento preventivo, anche perchè un eccessivo tempo di sosta nell’aceto o nel succo di limone causerebbe un negativo disfacimento dei tessuti muscolari dei filetti di pesce rendendoli sgradevoli nelle caratteristiche organolettiche, oltre a caricarne il sapore di un’eccessiva acidità. Dobbiamo contare anche del fatto che spesso la marinatura avviene in presenza di olio, sostanza apolare che frapponendosi tra la matrice e la sostanza acida, ne diminuisce l’efficaia d’azione, altro punto forte per dichiarare che la sola marinatura non è sufficente per una buona qualità igienico-sanitaria del prodotto.
Scritto da Claudio Carloni, il 20 Novembre, 2005 at 19:23
salve, ci piacerebbe sapere se è possibile vedere l’anisakis ad occhio nudo, sia sul pesce crudo che cotto; e come lo si riconosce… grazie saluti.
Scritto da Giorgio, il 29 Novembre, 2005 at 16:53
Per Giorgio in risposta alla sua domanda:
Si in alcuni casi è possibile vedere il nematode, ma il tempo di contaminazione deve essere abbastanza lungo da permettere una buona crescita dell’infestante; nel caso vi trovaste di fronte un alimento contaminato da anisakis basta fornire una piccola fonte di calore e di luce (ad esempio una lampada da tavolo con collo flessibile e posizionarla sopra l’alimento contaminato) ed il nostro parassita ne sarà attratto uscendo allo scoperto. In caso di certa contaminazione comunque invito chiunque ad evitare sperimentazioni improvvisate; ma consiglio, nel caso di un acquisto del prodotto contaminato, una immediata denuncia (a mezzo conoscenza) agli ordini di controllo sanitario. Ricordo inoltre che il nematode, ha forma molto piccola ed allungata quasi filiforme, riesce a sopravvivere anche in strati molto sottili di alimento. Comunque per i più curiosi che desiderano vedere in faccia il nostro amico nematode senza correre alcun rischio di contaminazioni crociate, propongo questo link: http://www.quotidianiespresso.it/ilcentro/speciali/verme/video/56k.html , un documento realizzato dall’equipe del prof.Giacomo Gidaro del Dipartimento di Scienza Chirurgiche dell’Università degli studi di “G. D’Annunzio” di Chieti –Pescara-.
Scritto da Claudio Carloni, il 30 Novembre, 2005 at 16:42
vorrei sapere se anche consumare il salmone affumicato è rischioso per quanto riguarda l’anisakis.grazie
Scritto da gionny de rosa, il 5 Dicembre, 2005 at 15:34
Salve,
giorni fa mi è capitato di mangiare per errore dei bastoncini di pesce che crecevo di aver cotto in un forno ad infrarossi, ma in realtà avevo dimenticato all’interno.
Solo al quarto bastoncino mi sono accorto che erano solo scongelati, non erano cotti.
Sono quindi un po’ preoccupato, anche perché non ho mai mangiato pesce crudo e questo prodotto viene venduto per essere consumato ben cotto (10 minuti a 200 gradi).
Ho letto però in questa pagina che il congelamento uccide l’anisakis, quindi vorrei sapere se devo preoccuparmi oppure no ed eventualmente che controlli fare.
Grazie.
Scritto da Vittorio Urbini, il 11 Dicembre, 2005 at 23:56
Per Vittorio Urbani: Non c’è ragione di preoccuparsi per la contaminazione da anisakis nel prodotto congelato, in quanto come già spiegato, al momento del cambio di stato fisico dell’acqua (liquido-solido) si ha un aumento del volume della stessa che comporta la rottura delle cellule che compongono il parassita, causandone la morte. Il problema derivante dal consumo di pesce o prodotti decongelato non correttamente cotti è di altra natura: ad esempio di tipo microbiologico, in quanto le basse temperature hanno azione soltanto di tipo statico nei confronti dei microrganismi, che grazie alla loro enorme flessibilità della membrana cellulare e per ragioni chimiche intrinseche del batterio riescono a sopravvivere dopo un passaggio a temperature di congelamento, ma come detto questo è un altro problema, quindi la posso solo rassicurare che non è soggetto a rischio di anisakidosi ma consigliandole la prossima volta di cuocere in maniera corretta il prodotto congelato in genere.
Per Gionny De Rosa: Attualmente la mia ricerca bibliografica si è sviluppata in riferimento alla marinatura, sto attendendo altre fonti d’informazione. Per il processo d’affumicamento e la resistenza del parassita a questo trattamento non mi vorrei sbilanciare, in breve tempo cercherò di reperire quanti più dati in merito e le darò una risposta sicura, grazie per la domanda.
Claudio Carloni
Scritto da Claudio Carloni, il 12 Dicembre, 2005 at 17:25
Ho letto con interesse e forse con preoccupazione.
Mi piacerebbe conoscere i passi successivi. Una volta assimilato….
Grazie.
Scritto da Sandro Donadio, il 28 Dicembre, 2005 at 16:41
Salve, sono un appassionato pescatore e consumatore di pesce crudo, conoscevo il pericolo ma non in maniera così approfondita.
Ora che finalmente riesco a vederne delle foto, posso asserire di essermici imbattuto già un paio di volte… nel dubbio congelai il pesce (degli sgombri e dei sugherelli) x mangiarli il mese successivo.
La mia domanda riguarda il tempo necessario all’Anisakis x trasferisi dall’intestino del pesce alle sue carni; se pulito nell’arco di qualche ora (4-5ore) dalla cattura il rischio permane?
Nel caso in cui non si disponga di un congelatore (in campeggio o in barca x esempio) può essere sufficente come precauzione illuminare i filetti di pesce x osservare gli eventuali parassiti uscire allo scoperto?
Grazie, saluti.
Antonio
Scritto da Antonio, il 8 Aprile, 2006 at 17:18
Antonio, questo argomento ha suscitato molto interesse, faremo presto un aggiornamento, per rispondere alla sua domanda e a quele di altre lettori. Continui a seguirci.
Scritto da gianna ferretti, il 8 Aprile, 2006 at 19:54
Grazie x la solerte risposta, resto in “ascolto” x le successive evoluzioni!
Anzi, se posso essere d’aiuto… come facente parte di una nutrita comunità web di pescatori ed estimatori di pesce crudo, potrei fornire delle casistiche utili alla ricerca.
Grazie, saluti.
Antonio
Scritto da Antonio Las Casas, il 10 Aprile, 2006 at 00:11
Sono uno studente dell’università di Bari, sto facendo uno studio sull’Anisakis: Vi prego di farmi avere al mio indirizzo e.mail del materiale, fonti scritte, riviste bibliografia ecc. su detto argemento. grazie stemarcon@supereva.it
Scritto da marconcini stefano, il 19 Luglio, 2006 at 21:35
Sono un estimatore di alici marinate che preparo cosi:
1) Le acquisto poco dopo essere state scaricate dalla barca
2) poiche’ sono troppo fresche e non si riescono a spinare le tengo per 8 ore in ghiacio e acqua.
3) quindi le pulisco dalle interiora sotto l’acqua corrente
4) i filetti puliti li tengo in 3 parti di aceto e 1 parte di vino, e babbondante sale sommersi nella marinatura per 24 ore.
5) scolati dalla salamoia aggiungo prezemolo aglio e olio extravergine.
Vorrei sapere se ci sono rischi di contaminazione da Anisakis ?
Cordiali saluti
gilberto gambarini
Scritto da gilberto gambarini, il 25 Luglio, 2006 at 08:46
Sarei curioso di sapere se anche nelle alici salate va abbattuto precedentemente l’anisakis, oppure se il sale stesso durante la fase di staggionatura riesce a debellare il parassila
slauti Marco
Scritto da Marco Mancini, il 30 Luglio, 2006 at 11:05
vorrei sapere qualè la cura contro l’anisakis. grazie cordiali saluti roberto leprotti
Scritto da roberto leprotti, il 7 Agosto, 2006 at 09:05
Salve, grazie per l’articolo interessante e preoccupante.
Vivo nel Pacifico e credo che il pesce per diventare sashimi o sushi debba avere della caretteristiche particolari, quali essere ucciso in modo preciso, e pulito immediatamente per essere conservato nel ghiaccio, a temperatura appena superiore a quella del congelamento. Non esiste un regolamento simile in Italia?
ciao
nina
Scritto da nina, il 9 Agosto, 2006 at 12:32
Mi hanno trovato allergia su anisakis,per caso.Non ho avuto mai sintomi.
Esaminando sangue (Ige)mi hanno trovato valore su anisakis sopra 100(chi non sa è altissimo).Come,per questo motivo,evito ristoranti di pesce,cosa potrei mangiare che si trova nei supermercati?
Filetti di merluzzo cong.,tonno in scatola ..?
Grazie e complimenti per articolo
Dragan
Scritto da Dragan Vuckovic, il 30 Ottobre, 2006 at 19:21
Salve,sono un pescatore da diversi anni e posso dire di aver avuto diverse esperienze con quesyto “verme”,a partire dagli anni ‘90 in Grecia,ero sedicenne ma ricordo benissimo di aver pescato col fucile alcune cernie di grosse dimensioni che dopo essere state arrostite sulla brace presentavano sotto pelle delle formazioni concentriche o coniche del parassita che srotolate nel piatto raggiungevano lunghezze anche di 10cm,ed anche in sardegna,e sempre su cernie con lo stupore dei miei amici a cena alla mia scommessa di trovare sotto pelle del pesce il famoso cerchio concentrico di parassita.3 anni fa invece mi trovai a pescare delle trote in torrente con uno zio,tornati dalla battuta di pesca mettemmo i numerosi pesci in una bacinella in frigo,dopo alcune ore li tirammo fuori per pulirli e sorpresa erano ricoperti di filamenti che si ritiravano al tatto,di colore rossiccio e potrei giurare somigliare molto al famoso incubo anisakis,lo dissi ad un veterinario di Prato,anch’egli pescatore di trote,ma non dètte molto peso a cosa gli dicevo,essendo lui “pescatore da più anni di me con anni e anni di esperienza”e non gli era mai capitata una cosa simile,il problema è che alcuni torrenti potrebbero essere realmente stati contaminati se non dall anisakis da un parente molto stretto.
Scritto da Alessio Bargellini, il 6 Novembre, 2006 at 21:30
Gentili Signori,
sono due anni che cerco di curarmi da una grave dermetite atopica
(contorno bocca/labbra e dita delle mani).
Ho consumato pesce crudo svariate volte anche a cene di lavoro dalle
quali non potevo esimermi (in Italia).
Come posso arrivare a capire se l’Anisakis ne è la causa?
Vi invito a rispondermi al più presto possibile poichè il mio
è ormai un problema piuttosto grave.
Grazie,
E.B.
Scritto da Emanuele Borghi, il 4 Dicembre, 2006 at 14:54
Salve,
per ben 3 volte mi sono sentita male dopo aver mangiato merluzo, infatti, gli analisi hanno evidenziato un valore alto di intolleranza agli anisakis. Questi analisi li ho fatto a Madrid nel 2002, dopo di che, il dottore mi ha detto di rifare le prove un’anno dopo per vedere se i valori si erano abbassati, sosteneva che non sempre e non a tutti gli anisakis provocano disturbi, dipende della persona e del grado di intolleranza (che puo variare). Mi sono trasferita a Roma nel 2003, ho cercato qualche ospedale dove rifare gli analisi ma purtroppo non sono riuscita a trovare dove farli. Ora nel 2006 c’è qualche ospedale a Roma dove possa andare?
grazie mille,
Silvia
Scritto da Silvia Fernandez, il 13 Dicembre, 2006 at 11:10
Mi informerò, ma mi stupisce che non ci siano centri dove fare questi accertamenti. a presto!
Scritto da gianna ferretti, il 13 Dicembre, 2006 at 15:44
Cari Signore & Signori !
Qualche settimana fa` nell`Ospedale generale a Sibenik /Sebenico, Dalmazia, Rep. di Croazia/ mori una paziente dalle complicazioni nell`intestino causate
da Anisakis. La signora ha mangiato sushi molte volte. Anisakis era senza dubbio la causa della morte.
Dato che sono il membro dell Croatian Maritime Undersea and Hyperbaric Medicine sono ben informato di questa cosa orribile, accaduta per la prima volta in Croazia.
Distinti saluti
Dott.Boris Leljak
Scritto da Boris Leljak, il 20 Dicembre, 2006 at 13:45
come si può curare un’allergia (orticaria) dovuta all’Anisakis?
Scritto da mancini caterina, il 25 Gennaio, 2007 at 17:56
vorrei sapere se anche consumare il salmone affumicato è rischioso per quanto riguarda l’anisakis.grazie
Scritto da alberto marassi, il 26 Gennaio, 2007 at 21:16
sono da 4 anni che lottavo x una forma allergologica che solo ora, mi hanno diagnosticato presso i.d.i. di roma. In questo caso l’anisakis è nel mio corpo con classe 4 cioè molto alto, la mia domanda è come si può guarire da questo caso? e se è no, come ci si deve comportare?. Vi prego rispondetemi al più presto.
Scritto da giuseppe di noia, il 1 Febbraio, 2007 at 16:32
dopo 4 anni ho scoperto di avere questa malattia grazie all’I.D.I. di roma. ho 38 anni e sono molto turbato da tutto questo, quindi la mia domanda è: che cosa posso fare per guarire? c’è un medicinale che può risolvere questo? nel frattempo come mi devo comportare?. Sono molto scosso vi prego!!!
Scritto da giuseppe di noia, il 1 Febbraio, 2007 at 16:39
ho letto le numerose segnalazioni sulla contaminazione da Anisakis.
Purtroppo devo segnalarVi che non esiste una cura per eliminare le reazioni allergiche determinate dalla ingestione di pesca contaminato dal nematode in quanto le proteine della larva situate nella testa sono resisrenti al calore e non vengono denaturate nemmeno dalla cottura del pesce, Il trattamento medico è sintomatico simile a quello di una reazione allergica comune. Dalla mia esperienza ne deduco che
LE PERSONE CONTAMINATE DEVONO ELIMINARE DALLA ALIMENTAZIONE QUALSIASI TIPO DI PESCA ANCHE COTTO. BISOGNA ANCHE FARE ATTENZIONE A QUEI PRODOTTI IN USO QUOTIDIANO CONTENENTI FARINA DI PESCE O DERIVATI.
Un caro saluto a tutti
Scritto da giacomo gidaro, il 15 Marzo, 2007 at 12:31
Sul fegato del merluzzo,(freschissimo!!!), e sulla sacca delle uova delle alici e delle sardine , ho notato delle ”bollicine” opache :le ho punte con un ago e dentro c’erano dei vermi sottilissimi, bianchi,lunghi,vispi!Aiutooooooooooooooo…erano anisakis???
Scritto da Dana Blajin, il 25 Maggio, 2007 at 14:49
ciao circa 6 mesi fa mi è stata diagnosticato all’ospedale idi di roma che la causa della mia orticaria frequente e alquanto fastidiosa derivi dall’assunzione di questo parassita:
Visto e considerato che sono un’amante del pesce crudo ho iniziato la cura che mi è stata prescritta: il primo mese xyzal la mattina a digiuno durante i pasti immugen e la sera prima di andare a letto atarax
il secondo mese ho tolto la pasticca serale ed ho continuato la cura come sopra il terzo mese mi ha detto di alternare un giorno si e uno no; il primo giorno che non l’ho presa mi sono gonfiata come un pallone così ho ricominciato a riprenderla tutte le mattine ma ora mi viene anche se uso le pasticche e se salto un giorno non ti dico in più la dottoressa è sempre irreperibile cosi ti volevo chiedere :Possibile che la diagnosi sia sbagliata? non ho più toccato pesce come mi è stato detto di fare ma i risultati non si vedono perchè? cosa mi consigli di fare? e soprattutto conosci nelle marche un allergologo in grado di capirci qualcosa? finora non ne ho trovato uno che mi abbia saputo aiutare grazie e ciao
Scritto da valentina cerroni, il 5 Giugno, 2007 at 17:56
salve,una settimana fa con la mia ragazza abbiamo comprato del tonno e del salmone fresco in pescheria e abbiamo fatto il sushi in casa,poi un mio amico mi ha informato del anisakis che sconoscevo, e adesso dopo una settimana ho dei rumori allo stomaco con lieve bruciore, mi devo preoccupare, oppure è solo un fattore ansioso visto che io lo sono molto? grazi, massimo,
Scritto da massimo lo cacciato, il 19 Giugno, 2007 at 15:23
buonasera sono una ragazza a cui hanno diagnosticato una anisakidosi… poichè sono molto preoccupata vorrei sapere il nome di qualche professore che si occupa di questo per potermi far visitare e parlare del mio problema.. grazie mille
Scritto da margherita laera, il 22 Febbraio, 2008 at 00:27
Margherita,i sanitari che le hanno fatto la diagnosi, sapranno certamente indicarle uno specialista che la potrà seguire.
Scritto da Gianna Ferretti, il 22 Febbraio, 2008 at 13:10
buongiorno mi scusi per l’insistenza.. io in seguito ad una visita immunologica il dottore non mi ha dato indicazioni. vorrei sapere se in puglia c’è un centro oppure dovrei spostarmi in qualche altro luogo. poichè sono molto preoccupata. grazie mille
Scritto da margherita laera, il 22 Febbraio, 2008 at 15:00
Ciao Margherita, e’ sempre molto difficile dare delle raccomandazioni del genere. Se fossi io nella tua situazione, farei di sicuro una ricerca piu’ strutturata, iniziando a contattare l’associazione pazienti allergici della tua regione - ad es. questa qui
http://www.celiachia-aspa.org/
ha anche un gastroenterologo - magari vale la pena chiedere.
Poi ti passo poi un’altra idea, se vai su Google Scholar
http://scholar.google.co.uk/
e inserisci nella ricerca anisakis Italy, trovi diversi papers accademici pubblicati in inglese, con i dettagli delle universita’ in Italia dove tali ricerche sono state effettuate e contatterei direttamente il team di ricercatori per sapere se c’e’ un medico che sta seguendo da vicino il discorso pazienti.
Ci fai poi sapere se sei riuscita a beccare qualche informazione importante?
Scritto da Stefania, il 22 Febbraio, 2008 at 15:27
sì, l’anisakis è un nematode capace di sopravvivere a pH pressoché estremi (supera la barriera dello stomaco) e vive addirittura nello stomaco dei loro ospiti definitivi, quindi l’acido non altera la vitalità di questo parassita. l’unico modo sicuro per debellare i parassiti dal pesce è la cottura
Scritto da simone, il 29 Febbraio, 2008 at 01:57
anch’io ho un sospetto di avere l’anasakis, tempo fa mangiai cozze crude e da allora non sono stata più bene.soffro di forti intolleranze alimentari e allergie a tutti i prodotti cosmetici, detersivitinture per capelli e via dicendo. vorrei fare delle analisi specifiche ma non so presso quale struttura rivolgermi, mi potreste aiutare. grazie.
Scritto da annamaria, il 5 Ottobre, 2008 at 19:20
Salve ,mi sapete dire se le acciughe sotto sale possono presentare questo problema di anisakis?
grazie
Scritto da simone, il 4 Gennaio, 2009 at 23:41