Storie di trucioli e surrogati

L’UE ha reso legale la pratica di aromatizzare i vini tramite l’uso di trucioli di legno. I favorevoli sostengono che non c’è nulla di male, visto che in altri stati è una pratica permessa e potrebbe risultare utile ai produttori italiani, per contrastare la concorrenza internazionale degli stati dove la truciolatura è permessa. Altri considerano la decisione una corsa al ribasso della qualità alimentare, ribasso a cui le le istituzione europee hanno fatto spesso ricorso in passato per altri prodotti tra questi la cioccolata. Italia e Spagna che si sono opposte alla decisione richiedendo la denominazione di vendita "surrogato di cioccolato" per prodotti di qualità inferiore, sono stati addirittura condannati.

Fonte: Acquabuona.it


7 commenti on “Storie di trucioli e surrogati”

  1. Grissino ha detto:

    Tutto dipenderà da quanto i produttori stessi sapranno tutelarsi. Per il cioccolato nulla di fatto è cambiato in quanto i produttori di alta qualità hanno fatto una campagna per il proprio cioccolato mettendo in risalto l’assenza di grassi diversi dal burro di cacao e quindi anche chi aveva una “mezza intenzione” di infilarci qualche grasso schifoso, ci ha ripensato. Se lo metto, lo devo dichiarare e vendo di meno… mi conviene?

  2. gianna ferretti ha detto:

    Per il vino però la cosa è diversa.L’etichettatura è differente da altri prodotti alimentari.

  3. riccardo milan ha detto:

    Il problema non è il truciolo nel vino -che pure apre all’aromatizzazione (pratica vietata ma che viene evocata spesso, e forse usata)- ma l’informazione dei consumatori. Le etichette del vino sono poco esaustive. E i tanti disciplinari doc, diversamente sfumati, non garantiscono di per sé la qualità (né la bontà). Comunque è una pratica mediocre, per certi aspetti segno di libertà commerciale, che segmenterà ulteriormente il mercato. Però l’obbligo di dire o in negativo: aromatizzato con; o in positivo: usate solo botti di… potevano pretenderlo ‘sti europei!

    A me, in ogni caso, non va bene. Ma non mi vanno bene anche altre pratiche: la gomma arabica, i tannini aggiunti, il mosto rettificato e concentrato, la possibilità di tagliare le doc con vini dell’annata precedente o seguente… e il tutto con un’etichetta che sembra l’immagine della purezza, di un mondo ideale (chi non ricorda il “non disperdere nell’ambiente”?, fanciullesco).

    Hanno ragione i miei amici che rifiutano i vini “barriquati”: possono essere una fregatura: perché pagarli di più?

  4. Grissino ha detto:

    Vero, l’etichetta dei vini non dice proprio un tubo di quello che c’è a monte. Se la legislazione è carente, tocca ai singoli produttori di buon vino creare delle etichette con informazioni aggiuntive per far capire quanto il loro vino è migliore di altri. Secondo me funziona. Basterebbe magari un piccolo libretto con l’elastichino messo sopra la bottiglia. Certo, sono costi in più ma se uno vuole del buon vino non sono 10 centesimi in più che lo spaventano.

  5. gianna ferretti ha detto:

    Consiglio la lettura di Wine surf su questo tema e sull’impiego anche della gomma arabica

    http://www.winesurf.it/

  6. sergio aniello ha detto:

    Fino a 6 anni fà avevo la buona abitudine di toscanaccio trapiantato in Puglia (sul Gargano)di fare il vino per il consumo famigliare con le mie mani.Trovandomi in una terra dove riuscivo a trovare delle uve eccellenti, e forte di un pò di esperienza portata dalla mia regione d’origine,riuscivo a fare dei vini,che a detta di molti erano eccellenti,e, molti facevano e fanno il vino secondo le mie(modestamente)indicazioni.Poi con il passare degli anni i gusti delle persone cambiano,e così mi sono trvato che il vino in casa lo bevevo solo io.Sia ben chiaro che io come quantità bevo poco:un quartino di vino e solo a pranzo.Per bere di più deve esserci qualche occasione particolare,eio quando so che c’è una cena con amici,normalmente non pranzo.Per cui si capisce che i miei consumi sono molto parchi,ma per quanto parchi siano devono essere di qualità,e non bado a spese.Come dicevo sopra,mi facevo il vino ma visto che in casa lo bevevo solo io decisi a malincuore di indirizzarmi verso qualità di vino commerciale.Acquistavo il vino in enoteca ,e ho fatto amicizia con diversi propietari di enoteche d’Abruzzo e Puglia e anche di qualche cantina.Con queste persone ci telefoniamo anche per pareri e alcune volte che mi trovo in quei locali se ci sono degli acquirenti,questi amici mi chiedono di consigliarli o di spiegare la storia di questo o quel vino o addirittura le leggende che si narrano su quei vini o da dove proviene il nome di quei vini o cantine.Come pare non sono proprio del tutto sprovveduto.Da questi amici acquistavo vino molto rinomato,e proprio mentre scrivo,un’amico mi ha ringraziato per un bottiglia che gli ho regalato.Quando c’è qualche cena a casa mia,gli amici sono tranquilli per quanto riguarda le bevande:sanno che non ci penso due volte a mettere in tavola vini eccellenti che hanno anche un prezzo notevole.Cosa voglio dire con questa mia:NON COMPERERO’ PIU’ VINO IMBOTTIGLIATO,tornerò a farmi il vino(per fortuna non ho mai voluto vendere l’ttrezzatura):Mi mancheranno le sere dove con gli amici assaggiavamo dei vini che acqustavamo quando viaggiavamo per piacere o per lavoro.Se dovessi acquistare vino imbottigliato,acquisterei solo quello fatto da produttori(molto pochi),che usano solo botti.Io vorrei che l’Italia uscisse dalla CEE.Non sono pazzo nè visionario.Sembra che la CEE esista per Francia ,Germania ed inghilterra:prima con il cioccolato(Italia e Spagna sono state multate per aver protestato)poi la gomma arabica,i tannini,i mosti concentrati ,il tocai,il “parmesan”, ecc.Ma la CEE cosa vuole?Vuole forse distruggere quelle che sono le nostre tradizioni e usanze millenarie?Vuole forse farci dimenticare che eravamo una società agreste,dove si andava dal pastore ad acquistare il formaggio e che ora stando alle leggi non si può più?Non credo più da tempo nella classe politica:alcuni anni fà,molti politici della zona di tutti i colori si battevano contro l’attuazione del Parco del Gargano ,quando quest’ultimo fù istituito,tutti quei personaggi facevano a gara per poter entrare a farne parte dirigente.E’ un piccolo sfogo che so non porterà a nulla,ma sarei pronto a scendere in piazza per gridare a quei parlamentari europei che hanno acconsentito ai trucioli,che non sapranno mai che sapore ha una fetta di pane con pomodoro,olio giovane e un fetta di caciocavallo.Ma forse e meglio di no:volessero vietarcelo?

  7. mauro ha detto:

    sono decisamente contrario all’inserimento di trucioli di legno durante la vinificazione dei mosti perchè la ritengo una pratica completamente fuorviante circa gli aromi e sapori che un naturale invecchiamento nei barrique dona al vino. forse non sarà nociva, ma sicuramente è una taroccatura. costi a bottiglia simili a quelli lungamente invecchiati con inganno al consumatore. come capire che quel vino ha avuto l’aggiunta di truciolo? le analisi sul vino praticamente sono indistinguibili. Bene! allora facciamole sui mosti e se lì troviamo il truciolo apriamo la vasca e lo buttiamo nei depuratori o nei campi. ci dicono che non ci sarebbe il personale necessario per effettuare questi controlli. Bene! dato che viene normalmente commercializzato da rappresentanti del settore, andiamo a cercare le fatture sia di acquisto che di vendita.i rappresentanti sono liberi di acquistarlo ma poi a chi lo hanno venduto? la finanza potrebbe, incrociando i dati, sapere quale cantina ha acquistato il truciolo. Cosa ne ha fatto dopo? usato come riscaldamento? costerebbe troppo!, pulire i pavimenti dall’umidità? idem. Evidentemente deve andare così, altrimenti basterebbe poco per sequestrare milioni di ettolitri camuffati da…. invecchiato in barrique! e poi basterebbe fare le analisi sulle vinacce che vanno alle distillerie!


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