Pancake spray

Appena ho visto il video ho pensato che fosse uno scherzo. E invece sembra che sia tutto vero. Cosa c’è dentro? eccovi accontentati.

Via Seriouseats e cabel.name

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29 commenti on “Pancake spray”

  1. Giorgio ha detto:

    Questo mi mancava ero rimasto al “formaggio” spray che quando, qualche anno fa, l’ho portato dagli USA ho sconvolto amici e parenti.
    A proposito di preparazione per pancake ho trovato in Francia un contenitore plastico contenete una polvere alla quale basta aggiungere latte e agitare per preparare 8 pancake, doveva essere l’antenato della versione spray.

  2. Grissino ha detto:

    Beh, dai non mi sembra malaccio! Pure Bio! La polvere l’ho vista anche qui al supermercato. Una aveva dentro un pó troppi conservanti e l’ho lasciata lí. Poi ne ho vista un’altra che non era male, credo tipo questa ma meno pratica perché appunto in polvere e chissá che la provi 🙂

  3. Grissino ha detto:

    Argh, mi hai fatto venire voglia di Pancakes proprio oggi che devo ripassare! Giannaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! 😛

  4. Sara - Piperita ha detto:

    Agghiacciante…
    Che poi secondo me andrebbe letta la lista degli ingredienti, ma il fatto che sia bio non è sinonimo di buono o sano…

    Ho i brividi!
    E poi io non ho mai fatto tutto quel casino per fare due pancakes!
    🙂

  5. Giacomo ha detto:

    Oddio!! No!!! Io li faccio a mano… ed è meglio così 🙂 Ammetto solo di usare una padella speciale per cuocerli, ma solo perchè mi vengono tutti uguali 🙂

  6. Gianna Ferretti ha detto:

    Ricordo di aver letto acuni anni fa, dei disciplinari di produzione di alimenti biologici e si intravedeva una attenzione non solo alla filiera produttiva ma anche all’imballaggio, che fosse di vetro o materiale eco-compatibile. La bomboletta spray seppure bio è una aberrazione per me.

  7. camoni davide ha detto:

    mi sembra il balzo in avanti della torta buitoni che inforni dopo aver aperto la busta.
    il packaging spray migliora l’emulsione aria / matrice semisolida.

    io approvo

  8. Stefania ha detto:

    Quella del formaggio spray di Giorgio mi ha fatto morire dal ridere, mi ci voleva… 😀

  9. gianna ha detto:

    Formaggio spray? come questo?

    🙂

  10. paia21 ha detto:

    ma quaqnto mi piace questo blog??? Io ho un po’di foto e di informazioni sul trashissimo food thailandese…anche un video girato da me a Bangkok 🙂 Possono interessare?

  11. paia21 ha detto:

    ops…volevo scrivere quanto…sorry ^-^’

  12. Stefania ha detto:

    puah, Gianna, mi sa che e’ quello!!! e’ una roba orribile che sembra una specie di maionese solida (visto anni fa in US). Ma in effetti perche’ ci stupiamo tanto? il contenuto dovrebbe essere simile al nostro popolarissimo formaggino… cambia il packaging. E perche’, i cheese strings!????

  13. gianna ha detto:

    @paia21.grazie! c’è la sezione “C’è posta per Trashfood” che attende i tuoi contributi,grazie.

    @cheese strings? racconta Stefania!

  14. Stefania ha detto:

    Allora: i cheesestrings sono un prodotto molto gettonato dai bambini, che lo portano nel loro ‘lunch box’ e viene commercializzato con un marketing diretto sia ai bimbi che ai genitori, che pensano di comprare solo un pezzo di formaggio tagliato in forma inusuale (string= legaccio). Quindi viene venduto come fonte ottimale di calcio (si legge sull’etichetta) e perfino rassicura i genitori ancora quando mostra l’impegno ‘sociale’ nel sostegno di attivita’ fisiche se non erro in qualita’ di sponsor. Ovviamente gia’ da tempo mi pare la Food Commission aveva segnalato questo prodotto con attenzione visto l’alto contenuto di sale, ben oltre i livelli consigliati. La consistenza? leggendo qua e la’ (e chi ha il coraggio di provarlo?) si legge che e’ come gomma. Qui trovate il sito

    http://www.cheestrings.co.uk/default.asp

    ammirate le forme degli strings … c’e’ la palma, il ragno, l’arco con le frecce! e che dire della sezione interattiva, fatta apposta per ‘agganciare’ i bambini…?!

  15. paolo ha detto:

    Il principe Carlo farebbe meglio a combattere questi obrobri industriali, invece di propangandare i suoi prodotti bio al Salone del gusto ed poi incassare i contributi PAC dalla UE…

  16. Grissino ha detto:

    Io pe´r non capisco cos’abbia che non va questo prodotto per fare i Pancakes se non la poca ecologicitá del contenitore… ma come soluzione di emergenza mi sembra ottima e gli ingredienti dove toppano? Boh!

  17. Grissino ha detto:

    Sono andato a vedere il sito delle cheesestrings. Ancora una volta non capisco dove sia il problema. Se, come c’é scritto, viene fatto solo con latte, sale, caglio CHE PROBLEMA C’È?! Certo, magari é molto salato e non bisogna mangiarne tanto. Ma perché, se uno mangia 2 etti di pecorino stagionato tutto in una volta, gli fa bene? Il concetto é sempre quello della misura su cui devono vegliare i genitori. In se queste stringhe di formaggio non mi sembrano poi cosí terribili. C’é di molto peggio mascherato da alimento normale. Ma li vedete i cibi pronti al supermercato?!
    😦
    E le merendine industriali? Beh, allora meglio le stringhe di formaggio, scusate!!

  18. Stefania ha detto:

    Grissino, molto buone le tue domande.
    Intanto c’e’ un discorso di marketing diretto ai bambini che non va – per una questione prettamente morale, semplicemente perche’ i bambini e gli anziani sono persone vulnerabili che il ns sistema politico dovrebbe tutelare e non permettere che diventano prede (sopratutto i primi). Fra l’altro appunto per un certo periodo qui c’e’ stato il problema che l’etichetta di questo tipo di prodotto NON dichiarava, il contenuto preciso di sale (che poi si e’ rivelato al di sopra dei livelli massimi). E l’industria alla fine deve porsi questi problemi morali. Conosco chi qui ha iniziato un’attivita’ di pasticceria (solo dolci lievitati) e usa spesso il philadelphia anziche’ il burro o panna – parliamo di grassi trasformati, gia’ banditi per spontanea iniziativa altrove per problemi che sappiamo. Pero’ vende i suoi dolci con un branding del tipo … ‘buoni come quelli di una volta’. Sinceramente non lo trovo leale, sopratutto se i dolci sono decorati in modo da attrarre bambini.

    Mi fai il discorso dei genitori – giustissimo, ma sai che ora ci sono almeno qui in UK, genitori che mandano i bambini a scuola con la busta di patatine in mano (alle 8 del mattino). Allora, lo stato a quel punto si e’ posto il dilemma se intervenire e come. Ci si e’ accorti, in poche parole, che l’industria stava sbordando un po’ troppo e che bisognava chiarire diverse cosette.

    Pensa anche che oramai le ns societa’ sono multiculturali – qui in UK sono tanti, tantissimi i rifugiati politici di paesi del Medio Oriente … che educazione alimentare pensi che loro abbiano? Anche questo e’ un dilemma che lo stato deve porsi necessariamente.

    Poi c’e’ un discorso culturale: il cibo non e’ un giocattolo, certo, si possono usare degli stratagemmi per far mangiare cio’ che i bambini non amano ma che devono assimilare (tipo ‘food art’), ma un conto e’ farlo a casa, un conto e’ presentare gia’ impacchettato il prodotto ad un bambino, e abituarlo a quello. Non capira’ mai come e’ fatta una forma di formaggio. Qui per anni molti bambini pensavano che il latte (che viene venduto in bottiglie di plastica) uscisse da un rubinetto come l’acqua. Si erano abituati a quella immagine e se non glielo insegni tu, che il latte viene dalle mucche, e che da questo si fa il formaggio, non lo sapranno mai. Inoltre nel caso di questi prodotti, c’e’ anche una questione di consistenza: sono gommosi, e anche quella non e’ una qualita’ intrinseca del formaggio.

    Puoi capire che quando ho visto alla RAI la pubblicita’ delle merendine che crescono negli alberi mi sono cadute le braccia…

  19. Grissino ha detto:

    sí, direi che hai ragione. Io stavo considerando il prodotto “tal quale”. Quanto ai dolci fatti col Philadelphia, sei sicura che lo usa AL POSTO della panna / burro? Mi sembra strano perché non ha le caratteristiche del burro… e poi non si sente il sapore piú salato? Beh, quello no perché non metterá sale e un sacco di zucchero. Ad ogni modo non so se sia meglio della margarina… io uso solo burro ma secondo me diverse pasticcerie usano miscele burro/margarina. E allora forse meglio il Philadelphia. Forse. 😛
    Io continuo a usare burro (cavolo se costa: 250 g, 1,45 euro quello piú economico).

  20. Stefania ha detto:

    anche io, solo burro. Anche perche’ non sono preparazioni che uno debba mangiare spesso! che usi il Philadelphia almeno per certe cose ne sono sicura perche’ me l’ha detto una volta all’inizio, poi si e’ resa conto che forse non avrebbe dovuto dirmelo 😀 … poi so che usa sciroppo di mais (anche questo, un prodotto industriale usato al posto dello zucchero) considera la reputazione che ha l’HFCS. Il sapore del Ph. e’ salato ma anche acidulo tipo lo yogurth, ed e’ l’imitazione di un formaggio spalmabile tipo ricotta, tipico dei paesi del centro Europa che si chiama quark. Pero’ si, hai ragione, tante pasticcerie per quanto ne so io usano un grasso trasformato perche’ viene comprato in volumi e dura di piu’ come scorta (questo anche in Italia). Poi magari se vai dal pasticcere piccolo trovi che produce con gli ingredienti canonici….

  21. Grissino ha detto:

    So cos’è il Quark (che si usa in Svizzera e Germania) mentre qui abbiamo il Topfen (piú simile alla ricotta 😛 se non sai dove vivo, fatto un giretto sul mio Blog 😉 ). Qui molte pasticcerie (quelle buone) usano burro e si sente!!

    Noooo, davvero usa lo sciroppo di mais? 😦
    Che triste.
    Pure negli States é visto come ingrediente scadente, prettamente industriale.
    Per il Philadelphia trovo che possa andare bene in alcune ricette. Per esempio io ho un Gugelhopf allo zafferano dove, oltre al burro (250g) ci si mette la ricotta (e penso potrebbe essere sostituita dal Philadelphia) per rendere piú morbido l’impasto. Sostituendo ricotta/formaggio fresco/Philadelphia con burro avresti solo un dolce che cola burro (bleah). Quindi in alcune ricette credo sia un ingrediente a posto (anche nel cheesecake per esempio) ma se usato al posto del burro… cambia anche il sapore. Ma tu vivi in Inghilterra? E’ vero che la maggior parte della gente mangia proprio da cani? 😛 Dai racconti, secondo me peggio che negli States dove sono stato e ho visto coi miei occhi. 🙂

  22. Grissino ha detto:

    P.S.: ma la cucina americana, quella buona, é deliziosa. Aragoste, cheesecake, muffins, brownies, pancakes, torte multistrato, carni alla griglia, oooooooooooh delizia!

    P.S.2: Come “Anche perche’ [i dolci] non sono preparazioni che uno debba mangiare spesso!” Qui si mangiano spessissimo e anche io me li faccio spesso. E’ una questione di cultura del dolce che in Italia non c’é. Qui mica si sognano di offrirti la frutta alla fine del pasto (per fortuna!). Poi non conosci il proverbio: un dolcetto al gioreno toglie il medico di torno? 😛

  23. Stefania ha detto:

    lo so dove sei, ma ho spiegato ugualmente cos’e’ il quark perche’ forse non tutti gli altri bloggers lo sanno… Poi : si, vivo a Londra, centro, e sinceramente qui si mangia molto bene, non solo per quanto riguarda la cucina internazionale (gli ultimi anni hanno visto il boom di locali che servono porzioni tapas/dim sum di altissimo livello), ma anche per quanto riguarda la cucina British, che sta lentamente ritornando in auge grazie all’apertura di locali di modeste dimensioni che preparano cucina sostenibile, con ingredienti di stagione ma sopratutto made in UK (urrah). Devo consegnare una relazione lunedi’ (per questo sono attaccata al computer) ma dopo conto di fare un giro ai mercati e fare foto cosi’ vedete un po’ anche voi. Anche io ho iniziato un blog in inglese ma a dire il vero non l’ho piu’ aggiornato perche’ non ho tempo (magari piu’ in la’)…

    😀 no, io non penso che da noi NON ci sia la cultura del dolce, anzi! solo che forse sono i tempi diversi (da noi c’e’ l’usanza della colazione ‘dolce’, che non c’e’ nel Nord Europa, dove si preferisce il pane integrale)… Infine, per quanto riguarda il Phillie.. il giusto equivalente secondo me e’ la ricotta, per via del gusto leggermente acidulo. Se per te e’ troppo morbida, allora usa mascarpone. Il mascarpone lo ricavi semplicemente montando del latticello con alta percentuale di grasso.

    Riguardo alla cucina americana – a certi livelli e’ buona, certo, ma non c’e’ ancora molta cura nella catena alimentare, proprio per questa fissazione di lavorare solo su larga scala. Se vai sul sito di Slow Food e guardi la lista di alimenti tradizionali ‘salvati’ , noterai che non c’e’ niente degli US – hanno perso tutto, e ora i politici che hanno approvato il Farm Bill ancora non hanno preso misure drastiche per fare qualcosa (se non incentivare l’organico industriale). La ragione? semplice, molti senatori rappresentano i grossi produttori di … mais (sempre lui!) elemento base della catena alimentare industriale (leggi Pollan)…

  24. Grissino ha detto:

    Uhm, guarda che qui la colazione dolce si fa eccome 😀 No, no, in Italia i dolci sono solo per le occasioni speciali o al massimo ci sono le varie brioches per la colazione. Ma un’offerta come qui non esiste. Qui la linea é sempre in pericolo!!! ^_^

    Blog: dai, dai, e poi metti il link!

    Cucina inglese: cosa fanno di buono? 🙂

    SlowFood US: secondo me é solo perché non hanno avuto la pazienza di cercare. Non ci credo che in uno stato grande come l’europa non ci siano delle piccole realtá dove si producono alimenti originali, tipici e di alta qualitá. No, no, anche da loro esiste la cura per il piccolo e il buono anche se meno che da noi. Io ho preso una tortina microscopica al Wiskey, pagata un capitale 12 dollari, ma era una favola. Con vero burro. Se prendi una tortina al supermercato magari la paghi 0,80 $ cioé piú di 10 volte meno ed é quello che poi fanno quasi tutti gli americani! Quindi secondo me basta solo cercare bene. Le cose buone e quelle tradizionali di una volta ci sono anche negli States!! (e le vedi dal prezzo!).

    Ecco, ritrovato il sito:
    http://www.pepperpatch.com/productdisplay.cfm?ProductID=3&CategoryID=4&Start=1
    é una torta “recente” ma é troppo buona, quanto sconosciuta. 🙂
    Trovassi la ricetta in giro :-/

  25. Grissino ha detto:

    Ho scoperto che c’é tutta una storia dietro a questa torta… 😛 Vabbé, te la lascio scoprire. La ricetta non é facile da trovare, ci sono un sacco di orribili cloni fatti col pan di spagna che non c’entrano nulla. 😦 Comunque sul sito del Jack Daniels trovi una decente. Ma quella che ho mangiato io era senza cioccolato e con le uvette e non riesco proprio a trovarla.

  26. Stefania ha detto:

    si, ci sono ma quello che voglio dire e’ che la rete di prodotti DOP o DOGC o IGT etc etc non esiste, e questo perche’ la regolamentazione in US non riconosce la tipicita’ come legata al luogo di provenienza. Faccio un esempio: per noi la mozzarella di bufala o il parmigiano sono prodotti DOP, dove il nome e’ protetto dall’imitazione di altri prodotti provenienti da altri luoghi. in US la legislazione NON riconosce proprio questo principio, e accetta anche che un prodotto X puo’ essere prodotto in un’area diversa da quella di origine (o usare ingredienti provenienti da altre zone) se ha le stesse qualita’ nutrizionali e organolettiche (non so se mi sono spiegata bene). Ecco dunque che si hanno casi tipo questo che riguarda proprio la mozzarella:

    http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/gangster-tavola/gangster-tavola/gangster-tavola.html

  27. Grissino ha detto:

    Ah, ho capito ora cosa intendi. Beh, quello é perché la loro “coscienza alimentare” si é sviluppata dopo la nostra e quindi é ancora un pó arretrata 😉 ma ci arriveranno anche loro. 🙂

  28. Barbara ha detto:

    >SlowFood US: secondo me é solo perché non hanno avuto la pazienza di >cercare. Non ci credo che in uno stato grande come l’europa non ci >siano delle piccole realtá dove si producono alimenti originali, >tipici e di alta qualitá.

    Scusa, grissino, ma se pensi alla storia degli usa, per quanto siano grandi, le uniche ricette originali che puoi trovare immagino siano quelle dei nativi. Tutto il resto viene dall’Europa.

  29. […] Per la novità la panna spray fu molto apprezzata dai consumatori anche per la sua praticità. Nel 1994, Henry Petroski descrisse il fenomeno d Reddi-wip come “a little luxury that no one but the inventor deemed we needed but that all of us find indispensable once it is marketed.” Considerata dal Time uno dei prodotti di successo nel 1998, il brand Reddi-wip negli USA continua ad evolversi. Sono presenti diverse versioni, nel 2001 ha debuttato una Chocolate Reddi-wip e ricordate il pancake-spray? […]


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