Il Marchio del Benessere

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Un nuovo marchio stavolta per i prodotti orofrutticoli, verrà presentato venerdì prossimo a Bologna dall’Unaproa. Il marchio ” 5 colori del benessere” che si ricollega al sito e alle precedenti iniziative istituzionali, sarà utilizzato non solo per i prodotti ortofrutticoli freschi ma anche sui trasformati. Lo troveremo quindi anche nei prodotti della IV e V gamma? credo proprio di sì, visto che la presentazione del marchio è inserita nell’evento bolognese Sofresh che vedrà tra gli espositori anche aziende che immettono sul mercato le insalate in busta, semplici o miscelate e proposte in confezioni anche mono-porzioni come salad snack. Alcune – le avrete viste-sono complete di condimento, e persino della forchetta di plastica e tovagliolo per il consumo in piedi. Qualche prezzo (1)

Lattughino Bonduelle, confezione da 70 grammi, costa 1,29 euro, pari a 18,43% euro al chilogrammo.
Agita e gusta Bonduelle, 14,73 euro al kg
Lattughino Conad costa 14,00 euro al chilo.
Gran Mix Bonduelle, 20,73 euro al chilo.
Mix Conad 14,32 euro al chilo.

Quindi costano anche il quadruplo delle normali insalate. Eppure i consumi volano, lo dice questo rapporto (pdf) di un anno fa. E sembra che non solo le generazioni piu’ giovani gradiscano questi nuovi prodotti.

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20 commenti on “Il Marchio del Benessere”

  1. paolo ha detto:

    Tutto vero, tutto corretto, se non altro queste verdure non sono addittivate. Dobbiamo registrare che i costumi sono molto cambiati negli ultimi 8/10 anni: meno famiglie, più single, a mezzogiorno si mangia sempre fuori casa etc. etc. E’ più utile un’analisi sociologica per comprendere il fenomeno che una economica. Dalla parte dei produttori va detto che i macchinari per produrre la IV gamma richiedono forti investimenti, il prodotto va consegnato in tempi brevissimi, il tutto trasportato su gomma ovviamente. Ecco spiegati gli alti prezzi. Non mi trova d’accordo l’analisi della Coldiretti, la spesa é secondo me bassa per alcune voci (carne e pesce), alta invece per altre (prodotti da forno, caffé e zucchero). Io non mi riconosco neanche nella cjfra totale però, sarò fuori campione….
    Mi lamento del fatto che la cultura alimentare media sia oramai molto bassa, vedo cosa la gente mette nei carrelli della spesa e mi intristisco perché non sanno quello che fanno e perché la potenza dello spot TV ha raggiunto livelli altissimi. Solo così si comprende perché si fanno certe scelte autolesionistiche per il portafoglio.
    Io, forse, sono stato fortunato, avendo avuto bisnonni, nonni e genitori che mi hanno tramandato l’importanza del cibo.

  2. Stefania ha detto:

    brava Gianna – io ho iniziato la relazione con questa domanda: se le confezioni di preparati o semipreparati costano cosi’ tanto, piu’ del fresco, perche’ la gente li compra e poi va a lamentarsi che la frutta fresca e’ cara?!!! vediamo se gli amici bloggers sanno dare una risposta spassionata …

  3. Stefania ha detto:

    non hanno additivi ma vengono lavate con una soluzione di cloro. E perdono le loro proprieta’ nutrizionali.

  4. BM ha detto:

    Molte volte un pó di additivo ce lo mettono anche se non sarebbe consentito… se no in estate le insalate bianche tagliate diventano rosate sul taglio.

    Poi per forza vendono, in certi supermercati si trova solo quella e non c’é piú quella fresca da lavare.

  5. paolo ha detto:

    Tutto quello che viene lavorato dall’industria ha minori proprietà nutrizionali rispetto al prodotto fresco, non c’é dubbio. Però con 1,10 euro posso mangiare fuori stagione 400gr. di piselli surgelati decenti, anche questo é un fatto. Diciamo che finché l’industria si limita a conservare i prodotti (II e III), lavora ancora abbastanza bene, oltre io non mi sbilancerei, anzi vieterei la V.
    Ma ricordiamoci che abbiamo l’authority in casa, perché non la consultiamo?

  6. Stefania ha detto:

    si infatti, anche io mi chiedo lo stesso – acciderbolina, ci sono le etichette, OK – non saranno esaustive al massimo, ma … nessuno le legge !!!! nessuno si chiede che ci fa l’olio di palma o gli E…. , tutto va bene! 😦

  7. Paolo ha detto:

    …scusate, d’accordo che non vivo in Italia, ma mi sembra che i cinque colori del benessere siano anche lo slogan di un altro marchio, che fa zuppe… o sbaglio?

  8. Barbara ha detto:

    Io le consumo abbastanza spesso, nonostante sia un po’ fissata con la qualità del cibo.
    Però vivo da sola e se compro lattuga, rucola, cavolo rosso, erbette, radicchio, per farmi un’insalata mista spendo molto di più e soprattutto finisce che va tutto a male prima che abbia finito di consumare.
    Dal punto di vista economico non ci guadagno molto!
    E soffro se butto il cibo.
    Quindi io dico sì ad un’insalata pronta di stagione, per noi poveri “zitelli”

  9. paolo ha detto:

    Io trovo l’olio di palma non solo nelle etichette, ma vedo anche le latte nelle friggitorie, nelle rosticcerie, nei kebab. Lancio una proposta a Gianna Ferretti: non ci possiamo fare carico di una richiesta all’authority noi dal blog?

  10. stefan ha detto:

    Per Barbara.

    Capisco perfettamente le ragioni di un single, ma non so dove vivi: a Roma, ma penso anche in moltissime altre città, i banchini del mercato rionale vendono l’insalata già mista, con ogni ben di Dio, da lavare sì, ma supermista ad 1€ per 3 etti…quindi se vivi, faccio per dire, in un paesino di montagna capisco appieno la tua scelta (sprecheresti più denaro comprando i vari tipi) altrimenti…non tanto! Cordialmente

  11. Gianna Ferretti ha detto:

    @Paolo1- si il claim 5 colori per il benessere è usato dalla Findus per le sue zuppe http://www.icoloriperviveremeglio.it/mangiapositivo/5colorifindus.html

    e dalla Yomo per la linea nuova di succhi, oggetto anche di attenzione dell’antitrust
    https://trashfood.com/2007/12/antitrustun-numero-verde-per-i-consumatori.html

    @Paolo2. Cosa vogliamo fare? sono a vostra disposizione…

  12. beatrice ha detto:

    Credo che un marchio riconoscibile può guidare i consumatori ad un acquisto consapevole. Un simbolo, un immagine si ricorda meglio e meglio ci fa ricordare immediatamente il messaggio che ci sta dietro, se siamo stati abbastanza informati e sensibilizzati sull’argomento.
    a proposito delle insalate pronte al consumo, il prezzo è superiore a quello dell’equivalente insalata preparata con verdure da pulire, è vero. ma se facciamo un paragone con la spesa prevista per un pasto… se mangio in un bar un panino, spendo circa 3-4 euro. se mangio in una mensa circa 5-8 euro. se mangio al ristorante 10-15 euro… quindi anche con la scelta del bar, più economica, l’insalata pronta regge il paragone. inoltre è un pranzo che si bilancia bene e con molta libertà nel pasto serale.
    io sono d’accordo a proporne il consumo almeno 2-3 volte a settimana, anche per una motivazione educativa: aumenta la consapevolezza sulla propria dieta settimanale e la capacità di pianificare le scelte alimentari settimanali e giornaliere; diminuisce il rischio di scegliere alimenti poco salutari perchè al bar, in mensa, al ristorante non si trova un’alternativa buona o corretta o sperata.

  13. riccardo ha detto:

    Credo sia una moda. Nel mio borgo di provincia l’insalata viene comprata anche dai pensionati e dai giovanissimi. Eppure hanno ancora verdurieri a disposizione, nonché orti privati che, almeno d’estate, riempiono le tavole di amici e parenti. Insomma, non siamo a Milano centro, ma di insalata IV gamma se ne vende assai. Così come tanti “quattro salti”. Difficile capire come mai. Mi viene da pensare che faccia moda poter dire “risparmio tempo”, “è comoda”, “già pronta” (ma tutti la rilavano). Non si capisce poi cosa facciano nel tempo liberato dalle incombenze della cucina: guardano la televisione, forse (che li convince della bontà delle loro scelte; oppure se ne stanno rintanati in casa per risparmiare soldi (da spendere al supermercato). Non so. Ma qualcuno comincia a dire per strada che è una spesa inutile…

  14. Stefania ha detto:

    Riccardo ha fatto centro. E’ infatti, a mio avviso, piu’ facile dire che si risparmia etc etc , che altro. Infatti la nostra societa’ si avvia (in molti paesi lo e’ gia’ in pieno) ad essere organizzata in modo tale da NON doversi piu’ occupare di queste cose. Io posso capirlo per chi ha davvero la giornata impegnata in 2 o 3 professioni (questo e’ il caso delle classi medie in US) e magari ha pure figli da seguire ma sopratutto tempi di viaggio lunghi da e per andare a lavoro. Ma in Italia? dove NON ci sono soldi per fare questo tipo di vita (da quello che sento dire) ? uhm io ci credo poco, e’ solo una questione culturale. C’e’ infatti la volonta’ di ‘delegare’ il pensiero di cosa mettere a tavola all’industria, ma alla fine, e’ davvero quello che vogliamo? eppure basterebbe dedicare solo qualche ora per avere una piccola dispensa con prodotti tipici della ns dieta (legumi, ad es.), qualche piccola scorta in freezer di carne o pesce, delle buone uova…. non ditemi che e’ difficile…

  15. beatrice ha detto:

    chi non vuole “sprecare” tempo a priori, anche se poi del tempo risparmiato non sa cosa se ne farà, perchè magari è pensionato o giovane e non gli serve correre perchè di tempo libero ne ha… forse non deve riflettere sul tipo di verdura, ma sul modo di approcciarsi alla vita!
    Questa tipologia di persona, nella fretta, potrebbe scegliere un panino del fast food, oppure un’insalata pronta…e allora…meglio la seconda!
    Chi dedica tempo alla sua salute, ama dedicare tempo alla preparazione del cibo, anche di una semplice insalata, e si organizza la giornata o la settimana per poterlo fare. a me rilassa prepararmi il cibo, cerco di ritagliare ogni giorno un pò di tempo per non ricorrere ai patti pronti, che lascio per le “emergenze”.

  16. beatrice ha detto:

    ps. il mio messaggio, quello precedente a questo, voleva essere una risposta per riccardo.

  17. paolo ha detto:

    @Gianna
    Adesso studio un pò come funziona dal vero l’authority e poi ti dico.

  18. riccardo ha detto:

    Quello che mi fa paura, però, non è tanto la pigrizia altrui o l’altrui piacere di oziare davanti alla tivvu. Questo al limite mi fa rabbia, pena… Piuttosto il dominio di una massa che mi obbligherà a dover andare a trovare i prodotti freschi nei mercatini, nelle botteghe-boutique, via internet… perché i miei supermercati saranno pieni solo di buste d’insalata preconfezionata. Forse è solo un incubo. Spero…

  19. Stefania ha detto:

    mi sa di no, Riccardo. prima o poi arriva anche in Italia – ho gia’ notato ad es. anni fa in un grosso supermercato (non faccio nomi) che il banco dei salumi e formaggi freschi non esisteva piu’, nel senso che i salumi erano gia’ preconfezionati dal personale, in pacchetti. i gestori guardano sempre al rapporto profitto / volume (quando si puo’ guadagnare per metro cubo) e la scelta e’ ovvia: i prodotti preconfezionati rendono molto di piu’. E’ successo in US, in UK e ora tocca all’Europa continentale e i paesi emergenti .

  20. giulia ha detto:

    Anch’io sono una golosona e adoro la frutta, specialmente quella già pronta e tagliata a pezzi. La trovo comoda da portare al lavoro quando non posso permettermi un pasto sano e nutriente. Io vi consiglio Fruttami, prodotto dalla marca ortoromi.

    http://www.ortoromi.it


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