In Defence of Food

In defence of food

Ringrazio Stefania per questo contributo su cui ragionare. Stefania che vive e lavora a Londra, nell’ambito del programma di MSci sulle politiche alimentari, ha avuto l’occasione di incontrare e ascoltare il giornalista Michael Pollan.

‘Eat food. Not too much. Mostly plants’ Questo il messaggio in sette parole che Michael Pollan riserva ai lettori del suo ultimo libro ‘In Defence of Food’. Tali raccomandazioni alimentari erano state gia’ state introdotte nelle pagine conclusive del suo precendente ‘Omnivore’s Dilemma’ , un’indagine approfondita e sofferta, della catena alimentare americana e le sue implicazioni ambientali ed etiche. I volumi saranno tradotti presto in Italiano e Spagnolo

M.Pollan

Davanti ad un’ aula gremita di accademici, giornalisti, addetti ai lavori e studenti, Pollan ha parlato della crisi culturale che da tempo interessa gli US: una crisi che si riflette nelle forti incertezze in campo alimentare da parte di tantissimi consumatori. L’introduzione della scienza della nutrizione, secondo Pollan, come ‘filtro’ nelle scelte alimentari ha contribuito a tale confusione; la scelta alimentare diventa tanto piu’ difficile quanto vasta. Si, perche’ il ‘nutrizionismo‘ (come lo definisce Pollan) e’ diventata una vera e propria ideologia che si basa sui seguenti principi:

– gli alimenti come ingredienti ‘chiave’ , e non piu’ i prodotti in se: ad esempio l’acido folico e’ piu’ importante dei broccoli che lo contengono

– gli alimenti come entita’ ‘invisibili’ che richiedono la consulenza di esperti

– classificazione manichea di alimenti ‘buoni’ e alimenti ‘cattivi – un esempio attuale e’ il grasso trasformato (cattivo) e l’Omega 3 (buono)

– l’atto del mangiare ha come obiettivo lo stare in salute – ma in verita’, come sanno bene gli italiani, i francesi o gli spagnoli… ci sono altre legittime ragioni per mangiare, e sopratutto per mangiare ‘bene’ !

Inoltre, continua Pollan, non vi sono prove che il nutrizionismo abbia migliorato la nostra salute, ma certamente e’ riuscito a modificare, ricostruendola, la nostra intera catena alimentare. Un esempio fra tutti: quando la campagna scientifica degli anni 70 e 80 ci rivelo’ i danni dei grassi saturi alla salute, l’industria creo’ un’intera gamma di prodotti fatti con grassi trasformati (idrogenati) per rassicurarci (n.d.r. i grassi trasformati si trovano ovunque , dai biscotti, alle fette biscottate, ai grissini, alle merendine, al pane in busta tipico dei supermercati). Purtroppo solo decenni dopo, questi grassi si sono rivelati terribilmente dannosi alla salute, forse ancora di piu’ di quelli saturi. In poche parole, dice Pollan, siamo diventati grassi seguendo una dieta povera di grassi!

Quali sono i suoi consigli, dunque?

1-Eat food: food defined
don’t eat anything your great-grandmother wouldn’t recognize as food
avoid food products containing ingredients that are unfamiliar, unpronounceable, more than five in number or that include high-fructose corn syrup
avoid food products that make health claims
shop the peripheries of the supermarket and stay out of the middle
get out of the supermarket whenever possible

2 Mostly plants: what to eat
eat mostly plants, especially leaves
you are what you eat eats too
If you have space, buy a freezer
eat like an omnivore
eat well-grown food from healthy soils
eat wild foods when you can
be the kind of person who takes supplements
eat more like the French. Or the Italians. Or the Japanese, Or the Indians, Or the Greeks.
regard non-traditional food with scepticism
don’t look for the magic bullet in the traditional diet
have a glass of wine with dinner

3 Not too much: hot to eat
pay more, eat less
eat meals
do all your eating at a table
don’t get your fuel from the same place your car does
try not to eat alone
consult your gut
eat slowly
cook and, if you can, plant a garden

Naturalmente, non dobbiamo essere d’accordo su ogni punto. Invece, quello che dobbiamo apprezzare e’ il tentativo da parte di un giornalista affermato (e non uno chef, ne’ tantomeno un industriale o rappresentante politico) di dare semplici messaggi ad un pubblico – americano – che, stordito dalle scelte infinite e dai messaggi catastrofici o fuorvianti, oscilla fra l’indifferenza e l’eccessiva ‘scientifizzazione’ (passatemi il termine) di un istinto antico e innato, e di cui da troppo tempo si e’ perso il suo vero significato: mangiare.

Buona lettura.

Stefania P.

gourmetrails@yahoo.co.uk

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12 commenti on “In Defence of Food”

  1. Corsaro ha detto:

    Mi sembra, vorrei leggere il libro, un tipo con le idee chiare.
    Anche solo per il fatto che esprime concetti semplici, diretti e fuori dal coro!
    Chi è un marziano?

  2. Giacomo ha detto:

    Beh, molti punti sono condivisibili e qualcun’altro meno, ma dire invitare a “have a glass of wine with dinner”, è inaccettabile. Gli alcolici, con qualsiasi gradazione, fanno male e basta. Ha davvero ragione, però, Pollan, quando indica la tendenza nella popolazione (inglese, ma in generale occidentale) nel vedere alcuni componenti del cibo come più importanti del cibo stesso… ecco uno dei motivi per cui abbiamo sempre più ortoressici in giro!

  3. Francesco ha detto:

    Dev’essere interessante, quando è prevista l’uscita in italiano?

  4. Gianna Ferretti ha detto:

    Per il “nutrizionism” quando POllan dice..”non vi sono prove che il nutrizionismo abbia migliorato la nostra salute, ma certamente e’ riuscito a modificare, ricostruendola, la nostra intera catena alimentare” sono daccordo,in molte delle cose che scrive Pollan ritrovo le affermazioni di Marion Nestle, autrice di diversi libri, tra cui Food Politics.

  5. Stefania ha detto:

    si, infatti hanno fatto diverse cose insieme (Pollan e Nestle) su you tube c’e’ qualcosa – ad esempio questo

  6. gianna ha detto:

    Ho avuto il piacere di conoscere Marion Nestle di persona a Roma qualche anno fa. Ho la copia di Food politics con la sua dedica.Grande Marion!

  7. luca ha detto:

    Pollan e’ un grande, ho letto The Botany of Desire e gia’ in quello, nel capitolo sulla patata, puntava il dito contro l’agricoltura meccanizzata ed eccessiva.

    Devo dire che grazie ai suoi articoli sul NY Times ho cominciato a apprezzare il punto di vista onnivoro, e ridurre sostanzialmente il consumo di carne.

    X Giacomo, mi spiace contraddirti ma ci son vari studii ormai che puntano ad un effetto positivo del vino sul sistema cardiocircolatorio, e non solo. Bisogna usare misura, tutto qua. Gli estremismi son sempre sbagliati da una parte come dall’altra. Piu’ in generale molti cibi son ricchi di tossine in minuscole quantita’, e questo ha un effetto positivo sul sistema immunitario e sul nostro metabolismo. =)

  8. paolo ha detto:

    E’ una voce interessante, in un panorama desolante, ma secondo me rischia di assumere il ruolo dell’ennesimo guru di turno.
    Io lascerei il consumatore, informato, libero di scegliere se morire di cancro o no, poiché, dal punto di vista anatomopatologico, l’industria ha sempre fatto solo dei danni, che si chiamino grassi idrogenati, amianto o quant’altro.

  9. Stefania ha detto:

    no, secondo me non c’e’ quel rischio, Paolo – perche’ Pollan e’ un giornalista – e’ professore di giornalismo a Berkeley se non erro, e non un dietologo ne’ un politico. Tant’e’ che durante l’incontro gli sono state poste domande di tipo politico alle quali NON ha saputo dare risposta. Prima di andar via, si e’ congratulato con il ns prof. per l’intelligenza delle domande poste. Il panorama americano e’ decisamente diverso, mooooolto piu’ ‘piatto’, e’ come se molti avessero perso il buon senso.

  10. Stefania ha detto:

    scusate se pubblico a spizzichi ma ci sono strani problemi con il server… e sono costretta a spezzare il post…

    Pollan si pone spesso questa domanda: ma come mai gli US, con l’alto livello di specializzazione di diverse universita’ (basti pensare a quelle del circuito dell’Ivy League), il relativo alto livello di vita, la dieta ‘low fat’ e ‘sugar free’, e’ diventato il paese piu’ obeso ? (risposta mia: perche’ voialtri mangiate solo ed esclusivamente cibi preparati dall’industria! nulla e’ artigianale oramai e la frutta e le verdure fresche non hanno nessun contenuto nutrizionale a causa del cattivo stato del terreno). e come mai i francesi, che mangiano formaggio e bevono vino (in US diversi stati si dichiarano orgogliosamente ‘dry counties’) hanno una salute migliore degli americani e non sono sovrappeso – quello che in inglese e’ chiamato ‘French paradox’ -? (risposta mia: perche’ i francesi mica mangiano SOLO formaggio e bevono SOLO vino, ne’ gli italiani mangiano SOLO pasta e pizza o i giapponesi SOLO sushi!) Come mai un paese che e’ ossessionato dal conto delle calorie e spesso sceglie il suo cibo in base al processo chimico che avra’ una volta ingerito non riesce a dimagrire e a dare senso a quello che mangia? (risposta mia: perche’ non si mangia solo per promuovere una reazione chimica nello stomaco, che produce energia, ma anche per altre stra-legittime ragioni).

  11. Stefania ha detto:

    qui potete leggere qualche passo dal suo libro e ascoltare una sua intervista (inserite il titolo del libro sullo spazio ricerca

    http://www.npr.org

    per quanto riguarda l’uscita in italiano e spagnolo, mi ha detto che la casa editrice si e’ gia’ mossa per cercare un traduttore, e che pensava che entro un anno sarebbe uscito anche in queste due lingue. Intanto potete leggere tutti gli articoli usciti sulla rivista del New York Times sul suo sito, accessibile cliccando il link del suo nome.

  12. […] ci parla di In defence of Food, il nuovo libro di Michael Pollan, giornalista e autore anche di The Omnivore’s […]


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