Dove sarò oggi?

A Monte San Vito (AN). Francesca Petrini è una giovane imprenditrice di Monte San Vito che produce olio extravergine, ha tante idee e progetti, da un paio di anni è la promotrice di una manifestazione in cui si parla di prodotti biologici, bioedilizia, energie alternative. Ci siamo viste in diverse occasioni e oggi pomeriggio sarò a Monte San Vito per un seminario sul tema :”Aspetti nutrizionali dei prodotti biologici: filiere produttive a confronto”. Ho fatto una full immersion sulla letteratura scientifica sull’argomento che è molto dibattuto. Ho scoperto anche dei blogs tematici come le pagine del blog vogliaditerra.com in cui si parla di viticoltura biologica, mese per mese: Potatura, concimazione, lavorazione della terra, ecc… C’è vino-biologico.blogspot.com che si definisce il primo blog di informazione interamente dedicato al vino biologico e biodinamico.
Ho trovato anche agricolturabiologica.blogspot.com Non viene piu’ aggiornato invece il Sanablog nato circa un annno fa.
Sui media continuano gli attacchi al biologico, dopo Altroconsumo (pdf) di un anno fa, ora è il Corriere che mette in discussione i vantaggi nutrizionali e la diffusione dei prodotti biologici nella ristorazione scolastica (1,2).

Ecco il programma completo di seminari e incontri di oggi e domani pomeriggio a Monte San Vito.

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13 commenti on “Dove sarò oggi?”

  1. Stefania ha detto:

    il riassunto della relazione di Altroconsumo lo trovate qui

    http://www.altroconsumo.it/map/src/175363.htm

    c’e’ da dire che quando leggo cose del genere non riesco a capire se siano in malafede o semplicemente ignoranti dei problemi della catena alimentare. Questi i punti che metto in discussione:

    1) una inchiesta ben fatta dovrebbe includere materia prima, non prodotti raffinati – invece qui leggo yogurt alla fragola, fette biscottate, frollini integrali, confetture, cereali e latte: a parte forse l’ultimo alimento, il latte (se non e’ crudo, cosa di cui dubito,) tutto il resto e’ prodotto dalla grossa industria e quindi prodotto secondo i canoni tipici dell’industria (cotture ad elevate intensita’ nel caso dei frollini e quindi con acrilamide, uso di olii industriali e quindi grassi trasformati etc). Si continua a fare una grande confusione fra le due filiere, quella agricola e quella industriale, che con la scusa del valore aggiunto ti fa passare un prodotto semi-industriale come prodotto di nicchia (biologico, appunto)
    2) non spiega che un prodotto come i biscotti e quindi con ‘valore aggiunto’ (perche’ preparato per te e poi impacchettato) NON significa che sia fatto interamente con ingredienti provenienti dall’agricoltura biologica – basta usarne sino ad una certa percentuale per ottenere l’etichetta
    3) un prodotto biologico di per se’ non dovrebbe essere il piu’ ‘naturale’ possibile ovvero non avvolto in plastiche o contenitori prodotti dalla chimica! (pensiamo alle muffe etc)
    4) e’ vero che la letteratura riguardante i benefici del bio (materia prima) non e’ chiara, ovvero non ti puo’ garantire al 100% che non abbia pesticidi, ma questo NON vuol dire che sia colpa dell’azienda – perche’ se il vicino spruzza sulle piante, questo puo’ alterare i valori dell’azienda bio. Ma e’ anche vero che il prodotto bio… male non fa proprio perche’ nel terreno NON ci sono concimi chimici e che il pagare un po’ di piu’ per questi prodotti – parlo sempre delle materie prime – riflette quelle externalities di cui abbiamo parlato in passato. Si dovrebbe insomma capire che l’uso di concimi e pesticidi del passato ha fallito e che il passaggio al bio e’ obbligato perche’ non c’e’ molta alternativa. E si dovrebbe anche considerare che questo passaggio non e’ rapido – ci vogliono una decina di anni (produttori, correggetemi se sbaglio) per fare di un terreno arido e bruciato dalla chimica , un terreno di nuovo fertile. 😉

  2. Kruger Agostinelli ha detto:

    NON CE L’HO FATTA E MI DISPIACE DUE VOLTE PER TE E PER FRANCESCA

    CIAO

    KRUGER

  3. Francesca ha detto:

    Io invece penso che Altroconsumo voglia solo sottolineare una cosa abbastanza ovvia per chi abita in campagna e/o ha avuto modo di cogliere frutta da un qualunque albero.
    La produzione bio, proprio per le sue caratteristiche, non è conciliabile con le logiche della Grande Distribuzione Organizzata. Lì si richiedono scaffali pieni, merce perfetta etc, confezioni fatte in una certa maniera per esigenze di esposizione e di igiene pubblica. Questa è la ragione per cui non credo minimamente al bio delle grandi catene distributive: solo il fatto di trovare le zucchine bio a dicembre mi mette qualche brividuzzo…
    Al di là di questa considerazione, la cosa che mi lascia più perplessa sono gli organismi di certificazione: sentendo parlare alcuni, si direbbe che basta pagare e ti danno il bollino…
    Ciò non toglie che ho fatto di recente una spesa bio (con un gruppo di acquisto solidale) che mi ha fatto ricredere sulle patate: erano anni che non ne mangiavo di così saporite!

  4. Gianna Ferretti ha detto:

    Questa è la copia dell’articolo di Altroconsumo, credo che sia meglio leggerlo per intero, sono presentati dati non solo sulle etichette.

    https://trashfood.com/files/2007/08/altroconsumo.pdf

    Poi ne riparliamo.

    -Il nuovo regolamento comunitario sull’agricoltura biologica

    @Kruger. Alla prossima allora!

  5. Sono un produttore e posso quindi esprimere un parere dalla parte della..terra. Si può osservare poi dalla parte dell’intermediario-i, dalla parte del legislatore e dalla parte del consumatore.
    Il problema è che l’impressione che si trae dai diversi punti di vista è diametralmente opposta o .. gli obiettivi delle diverse parti in causa forse sono diversi per cui l’agricoltura biologica ..non funziona.
    A mio parere “agricoltura biologica” non può esistere (e non esiste)
    Può esistere “agricoltura trasparente”:
    se produco olio extravergine, piuttosto che vino, formaggio, verdure ecc. devo avere il dovere morale prima che di legge di informare il consumatore rispetto a tutto quello che ha riguardato la produzione di quel prodotto.
    Può farlo la grande distribuzione?
    Ma prima ancora, i consumatori sono consapevoli di questo?
    Oggi può garantire solo il produttore.. non esiste nessuna normativa che può offrire una garanzia maggiore.

  6. Gianna Ferretti ha detto:

    Il mercato dei prodotti biologici trasformati ormai contempla tutte le categorie merceologiche, dai gelati, alle bibite analcoliche, torte pronte, snacks dolci e salati.

    Ieri io nella mia chiacchierata mi sono soffermata in particolare sui prodotti ortofrutticoli, sui quali esiste una certa mole di dati scientifici. Alcuni studi indicano maggiori livelli di antiossidanti nella frutta e negli ortaggi, esistono anche dati contrastanti comunque, di certo i tipi di cultivar vegetali e gli aspetti ambientali sono importanti.

    Questi gli interventi di oggi pomeriggio:

    • Il vino biologico e le coltivazioni a basso impatto ambientale,
    l’esperienza Moncaro
    a cura di Doriano Marchetti, Presidente Moncaro;
    • Prezzo equo-solidale per produttore e consumatore nel mercato bio
    a cura di Bruno Sebastianelli, Presidente Soc.Coop. La Terra e il
    Cielo;
    • Marketing dell’olio biologico: innovare per crescere
    a cura di Francesca Petrini, Fattoria Petrini;
    • Legame tra produttori biologici e consumatori secondo AMAB
    a cura di Giorgio Grottini, Presidente AMAB (Associazione
    Mediterranea Agricoltura Biologica);
    • Agricoltura Biologica e lo sviluppo del retail specializzato
    a cura di Fabio Silvio Brescacin, Presidente Ecor;
    • Il Biologico nella GDO
    a cura di Coop ITALIA.

    Io purtroppo non potrò andare, mi auguro che Francesca Petrini possa passare nei prossimi giorni e raccontarci qualcosa.

  7. Stefania ha detto:

    OK ho letto il pdf e si spiega solo alla fine, quello che intendo dire – ovvero che comprare prodotti raffinati ‘bio’ non ha proprio senso. Ma non lo hanno neanche quei prodotti bio freschi (frutta, verduda) che provengono da oltreoceano (tipicamente qui in UK siamo invasi da prodotti dell’Argentina, Cile, NZelanda)…. anche questo tipo di prodotto pur essendo bio e fresco segue la logica della grande distribuzione, perche’ deve essere colto molto tempo prima e fatto maturare in containers etc. Quindi alla fine ha senso solo per il supermercato importare questi prodotti, che li commercializza con un prezzo di ‘nicchia’ . Eppure la gente li compra senza interrogarsi troppo sui metodi di raccolta e distribuzione ! Ha ragione Francesco, non c’e’ alcuna etichetta che ci garantisca al 100% . Il consumatore DEVE fare i suoi bei ‘compiti a casa’ per capire meglio cosa sta comprando, ma secondo voi, in Italia si fa?

  8. Gianna Ferretti ha detto:

    @Francesco, limitiamoci ai prodotti ortofrutticoli.

    Di differenze tra i tipi di coltivazione ( convenzionale, Produzione frutticola integrata (IFP) e agricoltura “biologica”) ce ne sono sotto diversi punti di vista (concimazione, trattamento del suolo..trattamenti ..ecc..), ragioniamo, perchè affermare addirittura che non esiste? cosa mettiamo in discussione? che non si tratta con sostanze di sintesi ma con il rame? che anche questo elemento a elevate concentrazioni può essere dannoso?

  9. Prima di entrare nel tecnico (e io Gianna, tecnico non sono, lo è il mio papà che da 40 anni lavora nel settore dei prodotti antiparassitari..) il mio “non esiste” era soprattutto riferito all'”assenza” di aziende bio di una certa dimensione – cioè quelle che fanno i quantitativi che poi vengono distribuiti dalla GDO (almeno quelle che conosco).
    DI FATTO quindi non fanno biologico. Semplicemente perchè non possono.
    Prodotti antiparassitari non convenzionali secondo l’agricoltura biologica vengono usati lo stesso.
    Per quanto riguarda l’aspetto puramente “tecnico” .. proverò a coivolgere il “mio tecnico” 😉

    ps. Gianna, ci sarai al FoodCamp Realoded del 13 luglio? Questo potrebbe essere un ottimo argomento da spendere anche nella comunicazione delle attività delle aziende SDG che ne pensi?

  10. Gianna Ferretti ha detto:

    Bene Francesco, aspettiamo il tecnico! 😀

    Hai ragione, ottimo argomento di cui parlare in occasione del FoodCamp.

  11. Marco ha detto:

    A suo tempo anch’io ho letto l’articolo di Altroconsumo riportato (se non ricordo male) forse anche dall’Espresso. Vi lascio perciò il mio commento da “Consumatore” che coincide con quanto espresso da Stefania nel primo commento.

    Il frollino biologico non ha senso in quanto i veri consumatori del biologico si comprano le uova biologiche, la farina biologica, il burro bio, il cacao e lo zucchero di canna bio ed equo e solidale e si fanno i biscotti in casa. I più attrezzati si comprano il piccolo mulino e si fanno la farina da soli con i cereali bio. Anche lo yogurt si autoproduce con latte bio secondo i dettami della “decrescita felice” di Maurizio Pallante.

    Comunque ho anch’io qualche dubbio sulla buonafede di certe ricerche…

  12. Dario Bressanini ha detto:

    Noooooooo, mi sono perso questo articolo e domani parto per le vacanze. Non posso fare il mio megapippone contro il biologico 😉 Ach…..
    Mi tengo tutto in serbo per quando torno 🙂

    Ciao a Gianna e a tutti gli altri 🙂

    Dario

  13. Pier Francesco ha detto:

    Salve, grazie della citazione del Blog del Vino Biologico.


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