Acquacoltura: la filiera del gambero (2) – Impatto sulla salute e ambiente

L’industria ittica è un’industria globale; la Cina guida il settore con una produzione di 47.5 MT nel 2004, di cui 16.9 e 30.6 provenienti dalla pesca e dall’acquacoltura rispettivamente (FAO:2006) ; la Cina é anche il maggiore produttore di gamberi con 1.3MT, seguita da Indonesia, India e Tailandia (FAO Globefish: 2004). La produzione globale di questa specie è cresciuta da 2.4 MT nel 1987 a 4.2 MT nel 2000, 3 milioni dei quali arrivano dalla pesca (EJF: 2003). Il Pacifico é l’area dove buona parte della produzione avviene e dove ha raggiunto livelli di 2.4 MT (dati del 1999). La produzione tipicamente avviene in due modi: tramite l’uso delle reti a strascico o tramite allevamento.

La pesca dei gamberi I gamberi sono pescati con l’ausilio di pescherecci dotati di reti fini che permettono di pescare tutto quanto si trovi nel loro passaggio. Questo significa che per pescare un kg di gamberi, si tira su con la rete un ‘by-catch’ (ovvero altre specie marine non volute) di 5 volte tanto nelle zone temperate e di 10 – 21 volte tanto in quelle tropicali (EJF: 2003). Questa pesca non voluta è poi ributtata, spesso morta, nel mare. La filiera del gambero produce 1/3 del by-catch globale ma contribuisce solo al 2% nella produzione globale di prodotti ittici. Non è ancora chiaro l’impatto che questo metodo di pesca ha nelle regioni tropicali, poiché fu originariamente introdotta nelle zone di acque fredde, e avviene in acque poco profonde, habitat di specie di modesta pezzatura e necessarie per la catena alimentare marina. D’altra parte, i gamberi in particolare traggono beneficio dalla pesca a strascico (EJF: 2003 – Northern Great Barrier Reef), perché questa allontana le specie predatrici; inoltre il by-catch di per sé inizia a essere un problema quando rappresenta il 80-90% della pesca totale in un’area in cui la maggior parte delle specie sono in estinzione. Un’altra preoccupazione è rappresentata dalla possibile dipendenza di alcune specie (ad es. i delfini) al by-catch che non viene mangiato dagli ‘spazzini’ del mare ma anche dal fatto che questi avanzi, raggiungendo il fondo del mare, si decompongono, producendo quindi un impatto ambientale (il pesce in decomposizione utilizza ossigeno).
Per quanto riguarda invece la coltura del gambero, il 99% avviene nei paesi in via di sviluppo ed ha sollevato diversi dubbi circa la sua sostenibilità.

Acquacoltura e pesca a confronto Innanzitutto, ci si chiede se questo tipo di acquacoltura sia un vantaggio o svantaggio per la pesca. In poche parole, sebbene l’acquacoltura sia una soluzione potenziale al problema della disponibilità, è ugualmente un fattore che contribuisce al declino della fauna marina globale (e quindi, di conseguenza, della nostra pesca) in seguito all’uso prolungato di sostanze chimiche per la prevenzione di malattie e di ormoni che incoraggiano la crescita rapida.

Diversi problemi ambientali possono essere identificati:

a)perdita di importanti ecosistemi – vaste aree costiere, come quelle dove crescono le mangrovie, vengono deforestate per creare vivai per i gamberi, contribuendo alla degradazione dell’ecosistema locale; la produttività del vivaio diminuisce comunque gradualmente, in seguito all’acidificazione, inquinamento, salinizzazione e all’insorgenza di malattie infettive. In Asia, dove tipicamente i vivai vengono ricavati da aree tradizionalmente usate come risaie, una volta inutilizzabili per i gamberi, non possono essere riconvertiti in risaie;

b)uso di antibiotici, fungicidi, alghicidi e pesticidi: contribuisce ad inquinare l’acqua presente nel fondo e nel terreno circostante (salinizzazione) tramite l’infiltrazione dal vivaio alla terraferma;

c)in alcune aree, il cambio nel flusso e nella densità dell’acqua ha provocato modificazioni delle specie botaniche

d)le specie di vivaio che riescono a scappare dal vivaio si riproducono con le specie selvatiche, spesso lottano con loro per il cibo e trasmettono malattie

e)specie selvatiche di pesce vengono utilizzate per produrre i mangimi dati poi ai gamberi

Aspetti nutrizionali Da un punto di vista nutrizionale, la composizione degli acidi grassi dei lipidi dei gamberi di allevamento è differente da quelli di mare: i primi hanno alti livelli di Omega6 e bassi livelli di Omega3 con un’ inferiore proporzione degli O3/O6 rispetto a quelli di mare (Chanmugam, P. et al: 1986). Questo dipende dal fatto che mentre i gamberi di mare si cibano di alghe e plankton, quelli di allevamento vengono nutriti con mangimi industriali, che tipicamente hanno un’alta percentuale di Omega6. Inoltre, la coltura intensiva o semi-intensiva comporta un uso di mangime derivato dal pesce di oltre il doppio del peso dei gamberi prodotti, a scapito delle specie selvatiche. L’uso di un particolare antibiotico, il cloramfenicolo, è stato messo in relazione all’insorgere dell’anemia aplastica e ad altri problemi di salute nell’uomo.

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7 commenti on “Acquacoltura: la filiera del gambero (2) – Impatto sulla salute e ambiente”

  1. gianna ferretti ha detto:

    @Stefania,quando si parla di specie allevate in vivaio, vuoi dire che ci sono gamberi selezionati rispetto ai selvatici?

    Quello che accade sul piano nutrizionale alle specie ittiche, avviene anche per le galline. Il rapporto in acidi grassi omega 6/omega 3 è maggiore nelle uova ottenute da galline cresciute con mangimi usati in allevamenti intensivi.

  2. Stefania ha detto:

    sono i gamberi di specie scelta dal gestore. Parliamo di 1 specie in particolare, selezionata non solo in base alla pezzatura – perche’ ha un valore maggiore sul mercato – ma anche per la capacita’ di sopravvivenza nel vivaio. Come per i polli o i salmoni, lo spazio utilizzato per l’allevamento e’ limitato, e il rischio di malattie e’ alto. Quindi conseguentemente si fa un uso maggiore di antibiotici e si ha bisogno di una specie che sia tutto sommato resistente a queste operazioni. La specie utilizzata e’ la Penaeus Monodon.

  3. Marco ha detto:

    Leggo sull’articolo la seguente frase:

    “I benefici di una dieta ricca di pesce, per via del suo contenuto di Omega3, sono stati ampiamente documentati dalla comunità scientifica e dai media e sono reiterati nella piramide alimentare dei paesi occidentali. Il pesce (e in particolare il pesce azzurro) e le altre specie (crostacei, molluschi etc.) rappresentano oggi per molti un’importante – e relativamente economica – fonte di proteine animali e di minerali.”

    Io non sono ne’ un biologo, ne’ un medico e neanche un nutrizionista, però mi sembra che accomunare delle specie così diverse (pesce azzurro con molluschi e crostacei) sia fuorviante… Sbaglio o la composizione delle carni di molluschi e crostacei è diversa da quella del pesce (in particolare azzurro)? Ad esempio crostacei e molluschi sono sconsigliati nelle diete di chi ha colesterolo e trigliceridi alti.

    Sarò maligno e anche semplicistico, ma secondo me il successo (e quindi il costo più o meno alto) di alcune specie di animali marini… in tanti casi dipende dalle lische… Avete notato che in generale i pesci, più lische hanno (e più sono difficili da cucinare) e meno costano?

  4. gianna ferretti ha detto:

    @Marco,ogni specie ittica a crudo ha una sua composizione peculiare, qui per esempio

    http://www.hypertension.it/med/malattie_cardiovascolari/omega3_4.html

    trovi i livelli degli acidi grassi EPA e DHA in diversi prodotti, si nota subito che a parità di peso i gamberi hanno un contenuto minore rispetto alla sardina o al salmone, restano comunque una buona fonte di questi acidi grassi.

    Per il colesterolo è vero, ne contengono in quantità maggiore di altri pesci, ma non sarei daccordo nell’escluderli

    Sappiamo che i livelli di colesterolo nel sangue, non dipendono esclusivamente dall’apporto in colesterolo della propria alimentazione, un ruolo piu’ importante è svolto proprio dal tipo di acidi grassi (saturi, poliinsaturi, omega 3, omega 6).

    E’ per lo stesso motivo che oggi assistiamo ad una rivalutazione nutrizionale delle uova.

  5. Elena ha detto:

    @Marco: dalle tabelle di composizione degli alimenti dell’Inran reperibili anche su internet…
    Certo che i gamberi con i loro 150 mg di colesterolo per 100 g di parte edibile ne hanno quantità maggiori di ad es.: alici (61 mg), sgombri (95mg) o tonno (70 mg) non dimentichiamoci però quanto colesterolo si introduce senza renderci conto consumando merendine tipo brioche o condimenti di origine animale (100 g di burro contengono 250 mg di colesterolo!)senza parlare delle cosiddette frattaglie! Tutti alimenti che probabilmente sono molto più presenti sulle nostre tavole rispetto a queste specie ittiche..per quanto riguarda seppie, calamari,ecc. i mg di colesterolo sono simili a quelli (sempre per 100 g di parte edibile) di formaggi quali: brie,gorgonzola,provolone,feta…

  6. gianna ferretti ha detto:

    Oggi sull’inserto Salute di Repubblica si parla di Pesce:Viaggio marino nutrizionale di eugenio del Toma. Si parla anche di acquacoltura italiana e c’è anche un trafiletto sul pangasio.

  7. Shehan ha detto:

    Salve!Mi chiamo Shehan,
    sono uno studente di Acquacoltura ed ittiopatologia a Cesenatico. Facendo una ricerca su internet, riguardo all’ utilizzo di farine di frumento, per alimentazione di gamberi ho trovato questo sito… complimenti, molto interessanti le vostre discussioni!volevo chiedervi se potete aiutarmi, dandomi dei consigli per mettere appunto un mangime che risponda al meglio ai fabbisogni nutrizionali dei gamberi d’ acquadolce. Vipongo questa domanda solo perchè sono un acquariofilo appassionato di gemberetti d’ acqua dolce e vorrei vedere come si comportano, alla somministrazione di un mangime “perfetto dal punto di vista nutrizionale”. Spero in una vostra risposta e vi ringrazio anticipatamente!


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