Tutte le carbonare del mondo

Si chiama ‘Le vacanze nel piatto’ ed è il protocollo d’intesa tra Coldiretti e Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari. Lo scopo? intensificare i controlli sui prodotti enogastronomici in particolare nelle località turistiche dove d’estate si espongono i menu’ tristemente noti come acchiappaturisti con nomi di piatti che strizzano l’occhio alla tradizione e al territorio, ma che in concreto sono preparati con ingredienti che non rispettano le classiche ricette. Tra gli esempi segnalati la locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano.

Ricordo che l’anno scorso in occasione del Carbonara day, la “Giornata internazionale della cucina italiana”, lanciata dal Gruppo virtuale cuochi italiani (Gvci), si aprirono vivaci discussioni sugli ingredienti della carbonara originale. Qualcuno inorridiva alla proposta della panna o della cipolla.

“Guanciale, uova, pepe, pecorino” tutti qui gli ingredienti secondo tradizione.

Tutta questa premessa, per una nuova puntata di professione gastrophotoreporter. Stavolta è Andrea che mi scrive segnalando la versione riveduta e “corrotta” della carbonara. Avvistato tra gli scaffali un barattolo di sugo come lo preparano a Casa Barilla. Cosa viene usato?

Ingredienti : Acqua, pancetta di suino affumicata 15%, latte intero pastorizzato, zucca, cipolle, burro, olio di girasole, Grana Padano 1,5%, amido di patata, farina di frumento,aromi, proteine del latte, amido di mais, tuorlo d’uovo 0,4%,sale,pepe.

carbonara Barillacarbonara Barilla

Stupore e meraviglia. Perchè fermarsi? Qualche minuto e a un click da noi cosa troviamo? la ricetta è proposta e maltrattata in numerose versioni dalle aziende in giro per il mondo. Ci troviamo latte, proteine del latte, caseinati, addensanti vari, olio di semi, olio di cocco, soia, gomma di guar, farina di carrube.

carbonaramosaico

Per esempio queste:

La Carbonara Sauce secondo Granditalia: Ingredients.Water, bacon (7%), cream, hardened vegetable oil, Grana Padano cheese (3.5 %), ham (3.5 %), egg (3%), modified starch, rice starch, lactose, sodium caseinate, salt, egg yolk, pepper, flavourings, thickeners: guar gum and carob gum

Alla Tesco troviamo: Ingredients: Water, Cheese (14’%), Milk, Smoked Bacon (10%), Single Cream (9%), Cornflour, Wheat Flour, Salt, Garlic Puree, Black Pepper.
Cheese: Medium Fat Hard Cheese, Mature Chedder Cheese, Full Fat Soft Cheese.
Smoke Bacon: Pork, Water, Salt, Preservative: Sodium Nitrite.

Il marchio San Remo propone i seguenti ingredienti: Fresh cream, diced bacon, parmesan cheese and herbs.

Per la Knorr, gli ingredienti sono: 25% cream powder, 20% cheese (cheese, whey, salt) starch, egg yolk powder, wheat flour, vegetable fat, yeast, aroma (with milk) iodized salt, salt, parsley, spices.


e su Amazon troviamo questa che batte tutte le precedenti. Siete daccordo?

Ingredients: Modified Corn Starch, Creamer (Partially Hydrogenated Soybean Oil, Corn Syrup Solids, Sodium Caseinate, Mono and Diglycerides, Dipotassium Phosphate, Lecithin), Parmesan Cheeses [Cheese (Pasteurized Milk, Cheese Cultures, Salt, Enzymes), Cultured Nonfat Milk, Partially Hydrogenated Soybean Oil, Whey, Sodium Citrate, Natural Flavor, Salt], Whey, Dehydrated Onion and Garlic, Natural Flavors (Annatto, Turmeric, Lactose), Partially Hydrogenated Soybean/Cottonseed Oil, Egg Yolk Solids, Salt, Autolyzed Yeast Extract, Dextrose, Sodium Stearoyl Lactylate, Hydrolyzed Soy Protein (Caramel Color, Disodium Guanylate, Sugar, Malic Acid, Spices), Lactic Acid, Torula Yeast, Soy Sauce Solids (Soybeans, Wheat, Dextrin, Salt), Maltodextrin, Disodium Inosinate.

Che dite, mi fermo?

La “Carbonara”, il piatto italiano più martoriato della cucina italiana nel mondo? probabile, e scommetto che molti ristoranti in giro per il mondo usano versioni catering dei prodotti segnalati sopra.

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21 commenti on “Tutte le carbonare del mondo”

  1. Chiara ha detto:

    Cara Gianna, in primo luogo, grazie del tuo bel blog: lo seguo da tempo e mi ha fatto talmente piacere scoprire che non sono la sola a leggere come una maniaca le etichette al supermercato! Dal tuo discorso sulle carbonare “fantasia” emerge una realtà che constato con mano in Inghiliterra e in Francia: tutto quel che suona o sembra italiano si vende benissimo, anche troppo. Quindici anni fa in Inghilterra non si trovava niente per cucinare italiano; adesso ci sono tutte le cose possibili. Quelle buone però sono spesso molto care e vendute nei negozietti chic; ma il popolo può avere lo stesso l’illusione de godere, perché sono fiorite ditte con nomi italianizzanti che, dalla Svizzera al Portogallo, propinano schifezze agli ignari consumatori innamorati dell’Italia ma un po’ sprovveduti. (Se guardi il vasetto “Bell’Italia” della carbonara, vedi subito che c’è anche una strizzatina d’occhio al logo della Barilla:per dire.) Non si può proprio far nulla? Tutta questa gente che ama l’Italia (o piuttosto un sogno dell’Italia, beati loro) deve sempre mangiare fetenzìe? Dacci lumi, se ne hai… Buona giornata, CHIARA

  2. […] Per approfondire consulta articolo originale:: Trashfood » Blog Archive » Tutte le carbonare del mondo […]

  3. Stefania ha detto:

    @ Chiara – no, non e’ per l’amore dell’Italia che queste persone consumano tali porcherie, e’ per l’amore del pasto pronto o semipreparato. Sono le stesse che poi mangiano i pot noodles o i tacos o i ‘pizza on a bagel’ (anche questo esiste in US). Amazon che vende questi prodotti e’ l’Amazon americano. Questi prodotti vengono creati non perche’ c’e’ qualcuno che li chiede, ma perche’ l’industria cerca sempre qualcosa di nuovo da proporre per ‘anticipare’ il gusto del suo mercato target.

  4. Corrado Vigo ha detto:

    Io la Carbonara la faccio così:
    soffriggo, senza olio e burro, i dadini di pancetta, poi li butto nella pasta appena scolata e l’uovo, e giro e rigiro … in pochi secondi è tutto fatto, senza andare a comprare queste porcherie industriali….
    In ultimo parmigiano o pecorino!
    Per fare la Carbonara ci vuole davvero poco tempo!

  5. Grissino ha detto:

    A me la carbonara non piace ^_^
    Anche le Lasagne son maltrattate bene 😉 e pure la pizza.

  6. Stefania ha detto:

    … e pure il ragu’ (bolognaise sauce).

  7. Giorgio ha detto:

    Posso dare aggiungere anch’io un contributo alla discussione sulla carbonara:
    qualche tempo fa Dario Bressanini, sul suo blog, ha aperto una discussione sul tema partendo dall’analisi scientifica su come si realizza una carbonara “perfetta”.

    Se volete sbizzarrirvi a leggere eccovi il link:

    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/10/le-ricette-scientifiche-la-carbonara/

  8. Marco ha detto:

    Concordo con quanto scritto da Stefania…

    A parte le infinite versioni e le varie teorie su come fare una vera e ottima carbonara, bisogna dire che gli ingredienti sono pochi e semplici (guanciale, uova, pepe, pecorino) e la preparazione molto veloce…

    Detto questo, rivolgersi alle porcherie industriali non è sintomo di amore per l’Italia ma pura e semplice “faticaccia”! Si preferisce “aprire e versare” piuttosto che sbattere due uova e grattare un po’ di formaggio! E non aggiungo altri commenti!

  9. gianna ferretti ha detto:

    Ma all’azienda il cui preparato è in vendita su Amazon non veniva in mente un nome diverso? 🙂

  10. Stefania ha detto:

    @Gianna – noooooo … l’importante e’ che ‘suoni’ italiano, che lo sembri: ti sei dimenticata il Raguletto? 😀

  11. Marco ha detto:

    A proposito di nomi…Stavo cercando su flickr delle foto di paste alimentari da usare per un post sul mio blog e sfogliando i vari risultati mi sono imbattuto in questa foto di pasta cinese…

    http://www.flickr.com/photos/wmjas/102991742/

    A voi i commenti…

  12. Gianna Ferretti ha detto:

    @Stefania, come potrei averdimenticato Raguletto?

    @Marco,senza parole

  13. Ivan Pasinato ha detto:

    Cara Gianna,
    è veramente uno schifo ed è ora che qualcuno ne parli. Ti assicuro che esistono altre marche pensate per la ristorazione che stanno facendo la fortuna di alcuni locali, specialmente nei menù a 10 euro, i quali, checchè ne dicano, non producono utile. Alcuni prodotti e sughi lavorano su una diluizione 1:1 con acqua ottenendo dei sughi buoni! E’ questa la cosa buffa! Un conto è condannarli, come li sto condannando io, e un conto è assaggiarli. Mi è capitato per curiosità di fare degli assaggi in alcune fiere e questi pseudo-sughi sono terribilmente buoni e appetibili se uno li mangiasse in un ristorante. Questa è una cosa che mi spaventa e che fa molto male a chi si impegna per una ristorazione di qualità, la ricerca e la freschezza della materia prima spesso sembra che non interessino a nessuno. Alcuni ristoranti vengono definiti cari per quello che propongono, e spesso sono vuoti. Allora è inutile che si parla di qualità e di materia prima, se poi i ristoranti italo-cinesi son sempre pieni di persone che mangiano tagliolini con l’astice a 14 euro.
    Scusate lo sfogo.

  14. Stefania ha detto:

    hai messo il dito nella piaga, Ivan – in un precedente post, abbiamo parlato di cibi etnici messi al bando da alcuni centri storici… e’ pratica molto diffusa sopratutto fra i ristoratori cinesi e pseudo giapponesi quella di ricorrere a semipreparati – i brodi, ad es., molto diffusi nei loro menu’ sono spesso liofilizzati. I tagliolini cinesi che qui (vivo a Londra) i cuochi preparano di fronte alla vetrina del ristorante, cosi’ li puoi vedere, vengono fatti con impasti in busta che arrivano al ristorante al mattino, io vedo la consegna poggiata sul pavimento della strada, di fronte al negozio ogni mattina… un’altra caratteristica che riguarda il ‘cuoco’ di questi posti, e’ che molto spesso cuoco non e’ ma bensi’ tecnologo del cibo, questa e’ stata la grande ‘rivoluzione’ degli anni della Thatcher, a sua volta – lo sapevate? – tecnologa alimentare prima di diventare PM.

  15. nurela ha detto:

    complimenti per il sito. Proprio quello che cercavo. L’unica soluzione sarebbe vivere in una bella fattoria…… chissà, magari un giorno…… :(( che tristezza…..

  16. Grissino ha detto:

    tagliolini con l’astice a 14 euro
    ***
    Peró non é nemmeno giustificato 30 euro per due pezzetti di astice. Negli Stati Uniti (a New York) ho mangiato aragosta e granchio al prezzo di un pó piú di una pizza ben farcita. E io non posso crederci che le aragoste o gli astici venendo dagli States in Italia quadruplichino il prezzo e nei ristoranti lo decuplicano… La toma piemontese Rocchetta che ho trovato sempre negli States, costava circa il doppio. E si capisce. Ma 5-10 volte tanto no.

  17. Stefania ha detto:

    @Grissino – gli astici (lobster) sono diventati delle commodities come i granchi (crab). E’ questa la ragione del basso prezzo. Non vengono solo dal Canada ma anche dalla Scozia. Quindi un po’ dipende anche dalla provenienza – qui ad es. quelle canadesi le pago molto meno di quelle scozzesi! Le aragoste (crayfish) credo che siano ancora pescate e non allevate, a differenza degli astici. Solo che l’astice ha sostituito l’aragosta nei menu’ perche’ piu’ facilmente reperibile e il cliente del ristorante ordina la pasta all’astice come ‘sostituto’ della pasta all’aragosta, pensando cosi’ di potersi permettere un piatto di ‘lusso’ a basso prezzo. Ti ricordi un po’ il discorso che ho fatto spiegando il mercato dei gamberi? stessa cosa li’: un tempo i gamberi si mangiavano solo in certi periodi dell’anno, era un lusso mangiarli; successivamente, l’industrializzazione li ha resi piu’ economici ed e’ per questo che ora li trovi ovunque. Sta pero’ al ristoratore far pagare il ‘giusto’ e al consumatore non farsi prendere in giro.

  18. Vittorio ha detto:

    La vergogna delle vergogne è che sull’etichetta nutrizionale di quella schifezza che vendono su Amazon ( http://www.amazon.com/Wagner-Sauce-Carbonara-2-Ounce-Packages/dp/B000HQOS6Y#nutrition-facts )

    danno il prodotto come ZERO TRANSFATS, quando è impossible che sia così, quando è pieno di “partially hydrogenated soybean oil”. Il solito trucchetto de “serving size” microscopico e della vergognosa legge che permette la posto di 0,5g di scrivere “0”. Una truffa al consumatore, ecco cos’è.

  19. Carlo Merolli ha detto:

    Peró daje, ‘n po’ de gomma de guar e ‘n po’ de farina de carrubbe, come a li cavalli, quer tocco sofisticato
    je lo danno a la carbonara nostra.. sarebbero da levá piuttosto nun solo ‘a pancetta e l’ovo, che so’ pesanti e fanno male ar colersterolo, ma anche er pecorino, che pizzica troppo….. (ma li possino!..)

  20. Riccardo ha detto:

    In tre giorni, mi sono imbattuto in una Pasta all’amatriciana fatta con ritagli di prosciutto cotto e macinato e in un Vitello tonnato fatto con tacchino e salsa maionese industriale… Ero in due ristoranti economici, per carità, ma il tutto aveva comunque il sapore della truffa… Turista o non turista… Ciao 😦

  21. monica ha detto:

    pubblicherò l’indirizzo di questo apprezzabilissimo sito sul mio blog, dove una delle invettive è rivolta contro i “grassi vegetali”: sarebbe ora credo di sensibilizzare le persone nei confronti di questa dicitura ingannevole, spesso accompagnata da frasi come “contrasta il colesterolo cattivo”, e che nasconde di solito la presenza di olio di palma e di cocco – ad esempio nella stragrande maggioranza dei prodotti da forno confezionati da agricoltura biologica! ormai di quelli idrogenati molti conoscono la dannosità. Ma quanti sanno che sono potenzialmente nocivi anche l’olio di palma e di cocco non idrogenati? e quanti sanno che sono ormai adottati da tutti o quasi tutti i pasticceri e i panificatori (in biscotti, grissini e crackers)?


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