La corsa allo junk food tax

Ne sento parlare da tanto, dal 2002 negli USA. Ma ai proclami non c’ è stato mai seguito. In Europa se ne è parlato in Francia nel 2008. Recentemente ho trovato intenzioni annunciate in tale direzione a Taiwan..
Ora anche il Ministero della Salute rumeno ha avanzato l’ipotesi di una tassa i cui ricavi servirebbero per finanziare progetti di educazione alimentare. Il problema è decidere quali prodotti saranno oggetto dell’intervento: vediamo cosa è stato annunciato, compito difficilissimo.

-Prodotti in vendita nei Fast-food
-Prodotti dell’industria dolciaria e ingredienti
-Snacks e crisps
-Soda.

Non manca molto a marzo 2010, scadenza fissata per dare un seguito alla proposta. Da una parte Attila Czeke,ministro della Salute. Riuscirà a portare in porto questa sua proposta o prevarrà l’opposizione di Dragos Frumosu, rappresentante della Federazione degli Industriali rumeni?

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13 commenti on “La corsa allo junk food tax”

  1. Grissino ha detto:

    Beh, é una tassa difficilmente applicabile. Cosa tassi? Lo zucchero? Il grasso? McDonalds? Va ene, ma ci deve essere una ragione: poi loro ti dimostrano che il loro hamburger ha meno calorie di una cotoletta impanata e cosa fai? Tassi tutti i ristoranti? E’ una tassa che sarebbe utilissima ma praticamente inapplicabile.

  2. gianna ferretti ha detto:

    E infatti è da molto che se ne parla ma non è mai stata applicata.

  3. Maurizio ha detto:

    Le grandi industrie dell’alimentazione sono troppo forti e ci fanno mangiare quello che interessa loro.
    Poche illusioni su tasse o rimedi del genere.

    Facciamoci da soli la nostra cultura alimentare evitando prodotti industriali(nel limite del possibile)informandoci e così via.

  4. Wyk72 ha detto:

    E’ una proposta a me “simpatica” ma molto ardua anche solo da progettare, se non irrealizzabile, come diceva Grissino.

    A me piacerebbe che si mettesse una bella accisa su quei prodotti sicuramente dannosi tipo: grassi idrogenati, per farli sparire al più presto da qualsiasi prodotto alimentare. Quello si.

    Ma l’appoggio politico ad una tassa del genere sarebbe pressoché ZERO, a mio parere.

    Molto più saggio ed utile fare come dice Maurizio.

  5. Stefania ha detto:

    eppure ci sono dati empirici che dimostrano che la tassazione su certi alimenti puo’ influire positivamente alla diminuzione delle malattie cardiovascolari, ad esempio (Mytton et al: 2007). E poi come mai si pensa immediatamente che non sia realizzabile e che sia piu’ efficace fare campagna per la cultura alimentare? Non dimentichiamoci che entrambe vengono programmate da una autorita’ politica… Da quanto abbiamo visto nei paesi industrializzati si e’ sempre scelta la strada della promozione della cultura alimentare locale, eppure…. questa promozione ha fallito, l’obesita’ e’ in crescita etc. Allora perche’ non esplorare altre opzioni…? basterebbe lavorare un po’ sulla filiera, per evitare che certe sostanze siano eccessivamente economiche per la grande industria e che quel determinato prodotto raffinato venga svenduto al consumatore. Oppure alzare l’IVA su certi prodotti …. 😉

  6. Mauro R. ha detto:

    Stefania e Maurizio: condivido tutto quello che avete scritto. Il problema è che non c’è, a mio parere, la volontà di operare sulla filiera in modo tale da penalizzare un certo tipo di materie prime. Il motivo lo sapete bene. In ogni caso penso che:
    1) L’educazione alimentare è una necessità, ora più che mai. Si DEVONO trovare le risorse per farla senza un ulteriore tassa che la finanzi. Come si fa storia, matematica e geografia. Vedrete che un consumatore consapevole a quel punto SCEGLIERA’ in modo tale che i prodotti nocivi spariscano dal mercato (vedi Maurizio).
    2) Stefania dice alzare l’IVA: perfetto! Concordo con te. Anzi, ti dirò di più: fare una bella black list di ingredienti la cui assunzione reiterata nel tempo può causare danni al sistema cardiovascolare e il prodotto che li contiene subirà un’aliquota IVA superiore del 10%. Utopico, ma bello.
    3) A livello nazionale c’è un disinteresse totale. Ma anche a livello locale non si scherza: quelle poche iniziative (vedi Stefania) non sono convincenti e soprattutto sono poco credibili…dalle mie parti quando fanno le fiere “del gusto” o convengni sul “mangiar sano”, invitano produttori che usano solo ed esclusivamente MARGARINA…e ho detto tutto.
    Un saluto

  7. Stefania ha detto:

    eh … purtroppo sono praticamente d’accordo con Mauro. Ricordo anche che ci sono tuttora medici che consigliano l’uso di margarine per la dieta…. o che quanto meno non le vedono dannose ! Anche perche’ mentre in altri paesi si parla, si ricerca, si creano dibattiti sull’idea della food tax, in Italia temo che la classe politica manco sappia cosa significhi davvero e le risposte ruotano spesso intorno a luoghi comuni. E poi quando la spesa per la salute pubblica continuera’ ad aumentare … che succedera’?

  8. Marco ha detto:

    Condivido quanto espresso da tutti… la tassa inapplicabile è perfetta… si fa bella figura con l’opinione pubblica e nei fatt intanto non cambia niente!

    Sui politici ho molto più di qualche dubbio… ormai sono al soldo delle lobbies delle multinazionali. Le pressioni delle multinazionali alimentari per fare profitti sul junk food unite a quelle delle multinazionali farmaceutiche per vendere i farmaci, vaccini e simili ai malati per malattie da obesità, cancro e simili, chiudono il cerchio…

    Tanto per cominciare i nostri politici europei pare che abbiano intenzione di alzare i limiti delle aflatossine nella frutta secca… così semplicemente raddoppiandoli… http://www.corriere.it/salute/nutrizione/10_gennaio_12/tossine-frutta-secca-ue-alza-soglia_9e2bc63a-ff5a-11de-a791-00144f02aabe.shtml

    Eccoli i nostri politici…

  9. Wyk72 ha detto:

    E poi quando la spesa per la salute pubblica continuera’ ad aumentare … che succedera’?

    Posso fare un commento un po’ “blasfemo”?

    Io sto cominciando a pensare che della “salute pubblica” non ci sia vero interesse politico/economico. Oggi come oggi, nel “terziario avanzato”, è economicamente più importante che la gente consumi, che sia in salute è un fatto un po’ secondario – anzi, il malato può essere, assurdamente, fonte di reddito per chi lo cura e/o chi gli fornisce i medicinali.

    Quando la spesa per la salute pubblica aumenterà a dismisura e non sarà più possibile mantenerla, si eliminerà dal budget “statale”, e si salvi chi può. Ci faremo l’assicurazione sanitaria come negli USA.

    Indi penso che l’unica via praticamente percorribile sia l’impegno personale nel preservare la propria salute evitando diete errate, junk food, vita troppo sedentaria, fumo, eccesso di alcool ecc. ecc. (ebbene si, le solite “pippe” che ci sorbiamo da anni).

    Lo “stato” che si preoccupa dei suoi “sudditi” lo vedo un attimino come un concetto del secolo scorso. Si va sempre di più verso l’ “ognuno per sé e Dio per tutti”, stile USA.

  10. Stefania ha detto:

    e’ un po’ vero quello che dici Wyk – almeno qui in UK l’intesa fra stato e industria dall’arrivo della Thatcher in poi ha favorito questo tipo di prospettiva (leggi: lasciar fare all’industria – intesa come produzione, distribuzione etc etc ) e dopo decenni di disastri, dopo problemi tipo BSE o l’afta, ora ci si trova ad affrontare il discorso delle malattie cardiovascolari, diabete e obesita’ in sostanziale aumento. Pertanto in tanti ora ammettono che questo percorso ha aiutato a creare la grande industria ma ha fallito per quanto riguarda la salute pubblica… quanto all’assicurazione tipo USA… uhm … hai visto Sicko? c’e’ l’intervista di Moore ad un MP labour, Tony Benn, che ti racconta proprio cosa sia per l’UK la democrazia e come sia stata raggiunta, l’intervista la trovi su YouTube – e’ divertente come ne parla, ma efficace

  11. Wyk72 ha detto:

    hai visto Sicko?

    Sì…

    in tanti ora ammettono che questo percorso ha aiutato a creare la grande industria ma ha fallito per quanto riguarda la salute pubblica

    Infatti c’è questo paradosso che, se uno va a vederle tutte, arrivi alla conclusione che bisognerebbe evitare quasi tutto quello che “il mercato” propone!!

  12. Marco ha detto:

    Concordo con con Wyk72 che bisognerebbe evitare tutto quello che il “mercato” propone…

    Mi sa che il successo (almeno dalle mie parti) dei Gruppi di acquisto solidale, farmer market e commercio equo e solidale vada proprio in questa direzione…

    D’altra parte mi sono un po’ rotto le scatole di andare al supermercato il 12 di Gennaio e trovarci già le Uova di Pasqua… (in arrivo a breve un post sul mio blog).

  13. Haeons ha detto:

    Scusate, ma non è venuto in mente a nessuno che il problema dell’obesità è legato per buona parte alla quantità? Chi capita spesso negli Stati Uniti avrà avuto modo di notare che le singole porzioni che vengono servite sono pari a quello che una casalinga in Italia mette nel vassoio centrale per tutta la famiglia. Da quelle parti hanno perso il senso della misura. Ecco perchè hanno così tanti grandi obesi. Questo è un problema dei paesi ricchi dove tutti hanno facile accesso al cibo. Qualità e quantità viaggiano in coppia. I MC Donald stanno anche in Africa ma li problemi di obesità non ne creano, come mai?!
    Allora tornando da noi, che vogliamo fare?? tassiamo i carrelli della spesa alle massaie che li riempiono di più?
    Ci vuole maggiore educazione alimentare prima sulla quantità e poi sulla qualità.


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