Ripensare il packaging alimentare

Ripensare il packaging alimentare, permettergli di comunicare meglio da dove deriva il contenuto. Condivisibile al 100% l’obiettivo, non semplice da realizzare. E guarda cosa ha ideato lo studio di design russo Kian, ha pensato a questo originale e innovativo contenitore per un marchio di latte. Simpatica l’idea, vero? solo che si tratta di un marchio di latte vegetale, di soia per la precisione.

Se si vuole anche trasmettere il messaggio che il latte di soia sia simile sul piano nutrizionale al latte bovino o a quello ottenuto da altri mammiferi direi che non ci siamo. Latte vegetale e latte animale sono prodotti con caratteristiche composizionali completamente diverse.

C’è qualcuno dei lettori che si cimenta nella produzione domestica di latte di soia? Ho letto che c’è chi lo prepara in casa.

Fonte e immagine

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11 commenti on “Ripensare il packaging alimentare”

  1. Wyk72 ha detto:

    Abbastanza psichedelica come idea, io la boccerei, se non altro per il – grave – “falso ideologico” sottostante.

    Sarebbe gagliardo vederne in commercio una versione con le forme della giunonica Bellucci, o una qualche altra maggiorata alla moda.

  2. Valentina ha detto:

    Io si me lo faccio da sola quando ne ho bisogno, volendo ci sono gli elettrodomestici apposta che in 20 minuti ti danno il latte pronto. Ma guarda caso in Italia non sono commercializzati!! Ad ogni modo non ha nulla a che vedere con quello “industriale”… tutto un altro sapore. Ovviamente migliore!

  3. muscna ha detto:

    secondo me è ingannevole apriva vista non diresti mai che si tratta di latte di vegetale…a dir la verità prima di leggere l’articolo pensavo si trattasse di mozzarella…..

  4. Mammafelice ha detto:

    Faccio in casa, faccio in casa 🙂
    E quelle tette fanno un po’ senso! 😉

  5. Paolo ha detto:

    Meravigliosa confezione, ma con tutta la plastica che usa, chi è vegetariano per motivi ecologisti non apprezzerà di certo!

  6. Mauro Ronci ha detto:

    Il marketing non si ferma mai! Però…se devono essere questi i risultati….CHE QUALCUNO LI FERMI 😀

  7. cristiana carrino ha detto:

    il tetrapack è stato evoluto, tra l’altro, per economizzare sui costi derivanti dagli “spazi morti” del pack precedente, la bottiglia di vetro a rendere.
    questi costi incidono su stoccaggio, trasporto (carburante), costo degli spazi a scaffale nelle catene di supermercati.
    la somma di questi costi normalmente supera il costo del prodotto venduto.

    in questo senso, pur se di un settore non alimentare, ikea insegna: il pack è sempre estremamente razionale e compatto.

    direi che questa mirabolante soia tettona, ottenuta per ibridazione ogm alternativa tra pamela anderson e il suo silicone, la soia e i suoi adorabili quanto profumati insettucci … le cimici!, non rispetta questo semplice e razionale requisito.

    morale: in due anni fanno harakiri da soli.

    anche secondo me il pack è molto bello.

    quanto sarebbe viceversa furbacchiona l’idea di vendere un prodotto liquido, sfuso, da spinare direttamente in supermercato, abbinato a un palloncino che, gonfiandosi, prenda la forma delle tette della anderson?! in questo caso l’ingombro del pack ricadrebbe solo sul consumatore finale.

  8. meristemi ha detto:

    Però il distributore-tettone di Cristiana andrebbe posizionato nella corsia degli utensili ferramenta e degli accessori auto, non certo tra le uova ed i formaggi 😉

  9. Marco ha detto:

    Ok… lo studio di design è stato creativo e divertente, che poi il packaging sia pratico e funzionale è tutto da dimostrare…

    Già mi immagino cosa potrebbe venir fuori, se un giorno qualcuno dovesse commissionare a questo studio, un contenitore per il sapone intimo…

  10. Giorgio ha detto:

    Anch’io sono un autoproduttore di “latte” di soia, però non lo uso tale quale ma come passaggio intermedio per farmi il tofu. Il tofu devo dire che mi piace molto, anche perché riesco ad aggiungere alla cagliata le erbe che preferisco ottenendo
    gusti più variati. Il latte invece non é che mi sconfinferi granché.
    Comunque é una lavorazione molto semplice anche senza macchine, basta un buon frullatore di quelli a bicchiere o a immersione e un canovaccio per strizzare la pasta di soia.


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