156 volte diossina

La sera del 19 marzo il laboratorio comunica per telefono al veterinario il risultato delle ricerche. La voce è percorsa dall’inquietudine. “I dosaggi precisi non sono ancora stati verificati,ci vorranno ancora alcune settimane prima di essere certi, ma fin da ora sappiamo che nei campioni che ci ha consegnato è presente una grande quantità di diossina. La situazione è grave. Le faremo sapere al piu’ presto. Nelle galline ovaiole c’è la diossina e quelle uova stanno circolando per ogni dove.”

Le righe in corsivo sono tratte dal libro “Il cibo impazzito. Il caso europeo della contraffazione alimentare” in cui Jean Claude Jaillette ricostruisce la vicenda dello scandalo diossina che risale al 1999. Sappiamo come andarono le cose. Il veterinario incaricato della pubblica sanità belga pur raggiunto dalla telefonata inquietante non avviserà le autorità convinto che si tratti di un incidente isolato e sopraffatto da interessi personali. Si scoprirà poi che fu solo uno degli autori dei ritardi di comunicazione tra le varie autorità sanitarie, seguiranno altri silenzi che porteranno poi allo scandalo diossina di piu’ di dieci anni fa.

A leggere cosa è accaduto in Germania negli ultimi giorni per la vicenda uova, allevamenti avicoli, diossina, cosa commentare? Di nuovo pratiche fraudolente, ritardi di comunicazione proprio tra gli addetti ai lavori, tra le varie autorità sanitarie, di nuovo silenzi.

Quante volte in Italia e in Europa abbiamo sentito parlare di diossina negli ultimi anni?
Ricordiamo tutti vicenda del 2008 che coinvolse allevamenti suini in Irlanda. In Italia invece furono le mozzarelle a occupare le cronache. Andando indietro negli anni, ricordiamo la contaminazione del 2004 quando all’inizio di novembre si scoprirono mangimi contaminati e l’allarme alimentare colpì Olanda, Germania e Belgio.

Ma non sempre gli alert giungono all’attenzione dei media. E ce lo dimostra l’archivio del Rapid Alert System for Food and Feed, RASFF in cui possiamo ricostruire la cronologia dei vari episodi. Fate come me, andate sul sito del RASFF e cercate il termine “dioxins” , avrete così davanti l’elenco delle notifiche degli ultimi 10 anni.

Il Bollettino RASFF riporta ben 156 segnalazioni in cui sono state rilevate quantità di diossina superiori ai limiti consentiti con valori molto diversi tra di loro.

Cosa emerge? Che la maggior parte delle segnalazioni riguardano mangimi animali.

– Solo 56 notifiche infatti riguardano alimenti destinati all’alimentazione umana.

– Molti i paesi europei sono stati interessati.

– Diversi prodotti animali e vegetali sono presenti nell’elenco oltre a supplementi alimentari.

Partiamo dal 1999 per una brevissima sintesi.

1999 L’allarme mangimi contaminati dalla diossina coinvolge polli e uova. La contaminazione parte dal Belgio: la quantità di diossina scoperta negli animali da allevamento era 500 volte superiore a quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità indica come “tollerabile” dall’organismo umano. Le fabbriche di mangimi “Verkest” e “Fogra” che si occupava di riciclaggio di grassi animali e vegetali alla base di tutto.

2002 Ancora diossina in mangimi per pesci. Sempre nel 2002 si scoprono supplementi di fish oils contaminati.

2003: Una inchiesta su mangimi tedeschi rivela di nuovo contaminazioni da livelli di diossina fino al 17 volte più elevati rispetto alla soglia accettabile. In Italia sequestrate migliaia di capi tra bovini, bufale e ovicaprini, nell’ambito dei controlli disposti dalla Regione Campania per la ricerca di tracce di diossina nel latte.

2004 All’inizio di novembre un nuovo allarme alimentare colpisce Olanda, Germania e Belgio,dove si scoprono mangimi contaminati.

2005 E’ coinvolta la Francia, ancora diossina in mangimi per pesci.

2006 Di nuovo supplementi di fish oils contaminati, provenienza Svizzera e Francia.

2007 E’ la gomma di guar importata dall’India a risultare contaminata. L’alert coinvolge diverse aziende del settore caseario e vengono sequestrati vari tipi di yogurth in diversi paesi europei.
Nello stesso anno si susseguono alert che riguardano contaminazioni di fegato di merluzzo e olio di fegato di merluzzo provenienti dalla Danimarca.

2008 Il 2008 è ricordato soprattutto per mangimi contaminati e allevamenti suini in Irlanda. Ma è quello che abbiamo saputo noi consumatori.
Ai primi dell’anno diossine vengono rilevate in mangimi per pesci in Danimarca. In Italia scattano indagini sulle mozzarelle campane. A fine anno segnalazioni di diossina in olio d’oliva proveniente dalla Tunisia e nel solfato di rame dalla Federazione Russa.

2009 Ai primi dell’anno di nuovo diossine in mangimi per pesci in Danimarca. Nei mesi successivi ricompare la diossina in olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in campioni di fegato di coda di rospo (Lophius piscatorius) dagli USA.

2010 A febbraio diossine vengono rilevate in olio di palma idrogenato dalla Spagna. A giugno è la volta delle uove biologiche in Germania. La diossina viene trovata anche nel palmitato della vitamina A proveniente dalla Cina e usato per integrare mangimi in Germania.
In Italia si scoprono semi contaminati di girasole destinati alla produzione di mangimi. Alert per uova contaminate in Francia, un mese prima erano proseguiti gli alert sull’olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in sardine congelate.

2011– Arriviamo cosi velocemente alle vicende degli ultimi giorni. Di nuovo mangime contaminato perché è stato utilizzato olio che non dovrebbe essere impiegato nella filiera agroalimentare”.

Cosa ha stabilito il comitato scientifico dell’alimentazione umana dell’Unione Europea nel 2001? ha stabilito un valore cumulativo per la dose tollerabile settimanale di diossine pari a 14 picogrammi (pg) di equivalente tossico (TEQ toxicity equivalence) per chilogrammo di peso corporeo. Tale valore è stato ripreso dal Report EFSA del 2004. E’ stato calcolato che l’assunzione settimanale media di diossine con la dieta nell’Unione Europea è compresa tra 8,4 e 21 pg di TEQ/kg di peso corporeo/settimana. (EFSA,2004). Quindi una parte della popolazione risulta sovraesposta alle diossine.

E’ da sottolineare che concentrazioni ambientali e l’esposizione umana negli ultimi anni sono in declino grazie agli sforzi che si stanno effettuando sia sul piano produttivo sia normativo.

al prossimo post per ulteriori aggiornamenti….

Fonti:

Diossina: a general outline/

Lo scandalo diossina è molto grave ma il pericolo per i consumatori è minimo

EFSA SCIENTIFIC COLLOQUIUM SUMMARY REPORT Methodologies and principles for setting tolerable intake levels for dioxins, furans and dioxin-like PCBs, 2004


SCIENTIFIC REPORT OF EFSA Results of the monitoring of dioxin levels in food and feed EFSA Journal 2010; 8(3):1385

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34 commenti on “156 volte diossina”

  1. tfrab ha detto:

    ci sono dati di qualche tipo sull’origine di queste contaminazioni? è molto complicato, me ne rendo conto, anche perché si accumulano nel tempo
    però la regolamentazine nell’incenerimento dei rifiuti, che io sappia, ha prodotto alcuni effetti positivi da diversi anni
    e in effetti sembrerebbe che la maggior parte vengano prodotte da altre fonti. sarà il caso di fare qualcosa anche lì?

  2. Grissino ha detto:

    Come al solito il problema é a monte di chi vuole guadagnare risparmiando pochi centesimi. Ma io dico, volete vendermi la roba buona e fatta bene? Non saranno quei 5-10 centesimi risparmiati che mi fanno desistere dal comprare un buon prodotto rispetto a uno scadente. Eppure margarine e grassi schifosi sono usati ovunque… e se vuoi comprare qualcosa col burro te lo fan pagare un capitale. Ma davvero troppo a mio parere.

  3. Cecco ha detto:

    E’ una fortuna averla Dottoressa. Senza essere mai intervenuto con domande lei mi ha già fornito nel tempo molte risposte. Grazie

  4. […] 156 volte diossinadi Gianna Ferretti […]

  5. gianna ferretti ha detto:

    Ho fatto solo un elenco sintetico dei casi che mi hanno colpito.

    Una domanda che mi pongo invece riguarda gli allevatori che inconsapevolmente usano mangimi contaminati e si trovano costretti ad abbattere gli animali. Hanno diritto ad un risarcimento?

  6. gianna ferretti ha detto:

    @tfrab per gli episodi precedenti che riguardano mangimi come in questa occasione, ci sono dati pubblicati per ricostruire cosa è accaduto. Con un po’ di calma cercherò di fare un riassunto. A presto!

  7. gerenzio a. ha detto:

    cara dottoressa
    non si può, non si deve essere inconsapevoli dei mangimi che si rifilano agli animali. Perchè il rischio è quello di fare male, molto male agli altri. Credo quindi che siano i consumatori ad aver diritto ad un risarcimento.
    I mangimi o le componenti, così come gli animali da allevamento, arrivano in Italia da tutto il mondo e in quantità incredibili. Mangimi e componenti spesso OGM. Difficile essere inconsapevole se li utilizzi ! Se poi vogliamo parlare d’altro, che dire della manipolazione genetica (anche se la chiamano “miglioramento della razza”) per ottenere animali Krankenstein con prestazioni sempre più spinte? E lo sperma per l’inseminazione artificiale che arriva da tutto il mondo? O il seme “sessato” per fare nascere solo femmine? O l’uso di specialità veterinarie per sfruttare gli animali fino al momento di mandarli al macello ? Lei crede che chi alleva animali “da reddito” sia inconsapevole anche di questo? Che abbia diritto ad un risarcimento?
    Noi mangiamo prodotti di animali la cui origine, a forza di selezioni e forzature genetiche, si è persa per la strada e li nutriamo e li cresciamo con mangimi che arrivano da tutto il mondo. Se il nostro mondo agricolo fa del “made in Italy” il suo portabandiera, se ce lo propone come garanzia della sicurezza alimentare che solo l’origine italiana può assicurare, allora, per tornare in argomento, che usino almeno dei consapevoli mangimi nostrani. Oppure informino i cittadini che c’è una grandissima area di rischio, quella dei mangimi che possono essere contaminati. E ricordiamoci ogni tanto che i mangimi sono stati la causa della BSE, mangimi a basso prezzo ma ad alto rendimento per gli allevatori. Mangimi che consentivano di fruttare meglio gli “animali da reddito”. Oppure che la smettano di raccontarci la favola del made in italy, che a questo punto serve solo a giustificare i prezzi, e rassegnamoci ad essere considerati “consumatori da reddito”.

  8. Gianna Ferretti ha detto:

    Anche stavolta come è accaduto in passato è stato appurato che la contaminazione è stata causata da un produttore che ha agito per puro profitto. Sulla base delle notizie attuali, per ridurre i costi di produzione ha mescolato grassi animali e industriali vendendo poi la materia prima all’industria mangimistica. Le aziende hanno quindi preparato -a loro insaputa- mangimi con grassi contaminati che sono così entrati nella filiera alimentare.

    L’altro aspetto inquietante è che la contaminazione sarebbe stata scoperta dall’industria produttrice di grassi nel mese di aprile 2010, ma la comunicazione sarebbe arrivata ufficialmente alle autorità sanitarie solo ai primi di dicembre.

    Il resto lo potete leggere qui. http://ilfattoalimentare.it/tema-diossina-nei-mangimi-forse-un-prdei-controlli-meglio-pagare-le-sanzioni-che-ritirare-i-prodotti.html

  9. antonio ha detto:

    cara dottoressa, la seguo spesso anche se non partecipo quasi mai ai blog.

    questa volta faccio un’eccezione perchè i discorsi sulla diossina mi sconfiferano. mi sembra che anche lei – sempre molto equilibrata nei commenti – si stia facendo influenzare da quello che legge.

    Il mio ragionamento è questo:
    partiamo dal fatto che il produttore di grassi abbia fatto quel che ha fatto per “puro profitto” (che male c’è a lavorare per puro profitto, se rispetto le regole?)
    io non credo che le responsabilità si limitino a quel certo produttore.
    e chi ha comperato questi ingredienti pagandoli meno di quello che avrebbe dovuto?
    e chi li ha impiegati in campagna pensando di risparmiare così qualche liretta ?
    non crede che anche questi abbiano agito per puro profitto? e che siano altrettanto colpevoli?
    e poi continuiamo a leggere delle etichette che dovrebbero dire da dove viene quello che mangiamo. ma se poi gli animali che alleviamo mangiano quello che arriva da ogni parte del mondo (soia, mais, tapioca, grassi …) e nessuno ci dice come ha alimentato i propri animali,allora, dove sono le garanzie di qualità che ci volgiono vendere?

    e ora leggo sul suo blog che questi allevatori andrebbero indennizzati. perchè? perchè nella migliore delle ipotesi non hanno fatto attenzione a quello che comperavano ? perché “per puro profitto” hanno risparmiato sui costi del mangime e gli è andata male?

    no, non sono convinto. anche per

    mi spiego: i mangimi che sono stati prodotti con materie prime contaminate sono sicuramente

  10. antonio ha detto:

    le ultime quattro righe sono di troppo

  11. gianna ferrretti ha detto:

    Antonio, i sospetti che non siano state rispettate le regole ci sono

    http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-12134225

    comunque prendiamoci qualche giorno per capire meglio.

  12. rosi ha detto:

    ma l’azienda che prepara mangimi non dovrebbe fare, a campione, dei test sulle materie prime che acquista?
    se i grassi venissero venduti con un’etichetta di accompagnamento che ne specifica la composizione (anche delle sostanze presenti in tracce) e l’acquirente verificasse la veridicità con misure proprie, potrebbe poi rivalersi inficiando la logica del puro profitto? le sanzioni, anche pecuniarie, potrebbero costituire un fondo con il quale rimborsare le spese sostenute dalle ditte? sono un’illusa?

  13. tfrab ha detto:

    c’è da tener presente che un’analisi delle diossine è lunga e molto costosa, non stiamo molto lontani dai 1000 €. e di laboratori qualificati per farla ce ne son pochi, in italia a memoria una decina in tutto.

    in molti casi contano di più le informazioni su cosa ha generato una merce che un controlli

  14. Mauro Ronci ha detto:

    E’ molto grave quello che è successo e le responsabilità vanno comunque ricercate bene per capire chi ha sbagliato. E chi ha sbagliato DEVE pagare.
    Butto giù alla rinfusa qualche pensiero, quindi mi scuso per il disordine! 😀
    Antonio dice bene che anche l’allevatore utilizzatore di mangime deve essere molto attento. Ma se arriva una materia prima etichettata perfettamente e che a livello organolettico sembra non avere “contraffazioni” di nessun tipo allora credo che l’allevatore possa fare ben poco. Forse fare delle analisi in laboratorio a campione quando arriva il mangime. Ma quale allevatore ha un laboratorio chimico all’interno della sua azienda? Lo esternalizzi? Perfetto, ma quanto costa? E’ sostenibile questo costo?
    Perdonate l’ignoranza ma voglio capire anche perchè le uova le utilizzo anch’io!!
    Per fortuna non tedesche, ma di Genzano vicino Roma. Tra l’altro avendo un rapporto “faccia a faccia” con l’allevatore posso aggiungere qualche piccola cosa che lui mi ha sempre detto: un allevatore responsabile che vuole fare un buon prodotto si autoproduce i mangimi…ovvero compra i singoli ingredienti e li miscela. E’ l’unico modo, a suo dire, per essere sicuri di quello che c’è davvero dentro il mangime. Il resto pare sia quasi tutta “monnezza”. Sarà davvero così?

  15. Marco ha detto:

    Metto i miei 2 cent su questa discussione ponendo l’accento su due parole che mi hanno colpito e che andrebbero analizzate ben bene.

    – Grassi industriali.
    L’aggiunta di grassi industriali ai mangimi potrebbe significare in teoria che l’olio esausto che abbiamo cambiato alla nostra autovettura sia finito nei mangimi e magari noi, alla fine della filiera, ce lo siamo rimangiato sotto forma di Würstel o di prodotto da forno fatto con le uova intossicate. Se in nome del profitto si arriva a queste situazioni è giusto che paghino tutti, a partire da chi ha fatto la miscela, passando per chi in nome della riduzione dei costi e della massimizzazione del profitto, ha tratto beneficio da questa vicenda: in pratica da chi fa i mangimi fino al supermercato che magari ha messo i prodotti finali in offerta speciale 3×2.

    – Autoproduzione
    la seconda parola che mi ha colpito l’ha detta Mauro e credo che sia la soluzione a tutti questi problemi: autoproduzione. Bisogna tornare al locale, al rapporto diretto col proprio fornitore e all’autoproduzione. Nel mio Gruppo d’acquisto solidale compriamo la carne di manzo da due allevatori a gestione familiare che curano tutto il ciclo nelle proprie fattorie: nei campi producono i foraggi per le loro bestie che pascolano nei terreni dell’azienda i quali a loro volta vengono concimati con le deiezioni delle stesse mucche. Con questo ciclo non hanno bisogno ne’ di mangimi ne’ di concimi. Allo stesso modo i nostri fornitori di carne di maiale hanno dei belli appezzamenti di bosco dove mandano a pascolare i loro suini. Logicamente queste carni costano di più della carne del supermercato ma hanno un gusto e una qualità totalmente diversa…

  16. antonio ha detto:

    @ mauro
    chi deve fare i controlli? Credo che debbano farlo tutti quelli che sono responsabili di quello che producono. Le analisi costano, certo, ma anche i prodotti che poi vendono.
    I produttori di mangimi, i contadini che li usano, le industrie che poi comprano la carne o il latte o le uova che poi mettono in commercio, sono tutti coinvolti nel sistema di garanzia. Questa è la vera rintracciabilità di cui tutti parlano, mica l’indicazione in etichetta della provenienza! quando c’è stata la diossina a napoli, a cosa sarebbe servita l’etichetta che tanti chiedono?
    la verità e che ognuno deve fare bene il proprio lavoro per bene.
    io, comunque, non mi fido mica tanto dei prodotti dei contadini. pensa al latte. non è meglio comprarlo confezionato? o pensa alle uova e ai rischi da salmonella. il contadino controlla secondo te? mah

  17. gianna ferrretti ha detto:

    @Mauro, non credo che comprare i singoli ingredienti e miscelarli -come suggerisce il fornitore di uova- salvaguardi da possibili contaminazioni, ci sono degli alert che riguardano anche singoli ingredienti da impiegare nei mangimi.

  18. Marco ha detto:

    @antonio

    Io mi fido dei contadini che conosco personalmente e dei quali ho visitato le aziende e conosciuto i metodi di allevamento e coltivazione… E’ il bello di fare Gas (Gruppi d’Acquisto Solidale)… dove il fornitore è prima di tutto un amico che condivide con te una certa idea dell’agricoltura e dell’allevamento!

    Ma te l’hai mai assaggiato il latte crudo biologico? Dopo averlo bevuto il latte del supermercato ti sembrerà acqua bianca! Logicamente devi essere sicuro della provenienza del latte….

  19. davide ha detto:

    ma il 178/2002..serve a qualcosa????

  20. Mauro Ronci ha detto:

    @Gianna: ecco…la prossima volta che lo becco vedi te…
    @Antonio: nei rapporti diretti si viene ad instaurare una fiducia vera. Almeno i “piccoli” hanno il coraggio di metterci la faccia. Se il tuo prodotto è avariato, vengo da te a chiederti spiegazioni…per intenderci. Non c’è un call-center, non c’è un riponditore automatico… credo che, in estrema sintesi, è quello che voglia dire Gianna.
    @Marco: il crudo biologico è buonissimo. Dalle mie parti si trova raramente purtroppo!

    Ragazzi dice bene Antonio: se tutti facessero per bene il proprio lavoro non esisterebbero certe cose! L’ingordigia da profitto invece, quando si tratta di roba da mangiare, quella sì che fa danni gravi…

  21. gerenzio a. ha detto:

    @mauro
    caro mauro, solo per farti un esempio: tu sei tranquillo delle uova che mangi perchè le compri a Genzano vicino a Roma. Allora io ti dico che Genzano è uno dei 128 comuni italiani fuorilegge per la presenza di arsenico nell’acqua, superiore a 20 microgrammi/litro (per i bambini il limite è la metà). Le galline del tuo allevatore l’avranno bevuta ? Con che acqua sono state ripulite? Con che acqua pulisce il pollaio? Poi tu vai tranquillo perchè lui autoproduce i mangimi. Ma in senso lato, perchè li acquista e li miscela. Ma dove li compra? Da chi li compra? Da dove vengono? Da Genzano, innaffiati con l’arsenico? Per assurdità, non è più sicuro un uovo tedesco?
    Non volevo spaventarti, ma segui questo link: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Acqua%20all'arsenico:%20Velletri%20chiude%20i%20rubinetti&idSezione=8853

  22. Marco ha detto:

    @gerenzio @antonio @mauro

    Il problema che sta alla base di queste situazioni è tutto nella fiducia, nel rapporto diretto col fornitore che, come dice Mauro, ci mette la faccia. Tutto questo va accompagnato con uno studio attento dell’ambiente, dei metodi di produzione, e di tutto quello che sta dietro ad un prodotto.

    Nei nostri Gruppi di Acquisto Solidale una parte considerevole del nostro lavoro consiste nello studio dei prodotti, nei questionari che mandiamo ai fornitori, nella loro analisi e nel confronto con esperti che ne sanno più di noi. E’ una questione di scelte… un sacco di volte passiamo le serate a discutere e a studiare intorno a formaggi, verdure, di metodi di allevamento o produzione…

    C’è chi preferisce passare le serate guardando il Grande Fratello o la Champions League e chi le passa (non tutte, grazie a Dio) studiando come si lavora il caffè in Messico oppure le normative che stanno dietro alle certificazioni biologiche oppure i periodi di asciutta delle pecore o se un aranceto è vicino ad una zona industriale o in aperta campagna….

  23. antonio ha detto:

    @ marco
    nulla di male a passare le serate studiando i periodi di asciutta delle pecore … anche se dopo un paio di serate temo che ci si annoi un po’ . non meno che a guardare il grande fratello 🙂

    io ricordo che l’obbligo di vendere l’olio in confezioni chiuse (che se non sbaglio risale alla fine degli anni ’80) nacque proprio dalle frodi: l’olio di oliva sfuso (quello che tutti noi chiamiamo olio del contadino) era sistematicamente differente da quello che veniva venduto.
    buona parte dei campioni di olio che arrivava da ignari consumatori che lo avevano comprato direttamente in campagna
    1) o non era extravergine
    2) o era una miscela di olio di oliva e di sanza
    3) o era una miscela di olio di oliva e olio di semi
    3) o era olio di oliva fatto diventare verde con un po’ di foglie.

    volendo si può aprire un dibattito anche sul vino del contadino …

    secondo me comunque: meglio una bella confezione chiusa, con nome e cognome del produttore.
    così’ come non aprirei il dibattito sul latte crudo. ho visto quello di bressanini che mi sembra molto chiaro. si scherza con la vita delle persone e dei bambini, altro che sapore di acqua …

  24. Mauro Ronci ha detto:

    @Antonio: se vai a vedere in ogni settore merceologico ne troverai di cotte e di crude tant’è che arriveresti a dubitare di tutti e a non mangiare più nulla (neanche ad autoprodurti da mangiare…le materie prime dovrai pur comprarle da qualche parte o dovrai pur coltivarle…ma l’acqua sarà pulita?). Ogni posizione estrema, quindi, credo sia sbagliata. Credo invece fermamente nel rapporto diretto con il produttore e nella fiducia che scaturisce da questo rapporto.
    Del resto, si può dubitare di tutto, ripeto.
    Un salutone.

  25. antonio ha detto:

    ma io non dubito mica di tutti!
    dicevo proprio il contrario. dubito molto di più di chi fa piccoli affari in cascina – che è poco rintracciabile dalle autorità – di chi invece mette nome e cognome sui suoi prodotti ed è sottoposto a continui controlli interni ed esterni.

    so di essere forse un’eccezione in questo mondo alla ricerca del piccolo produttore. ma la storia insegna – secondo me – che è vero proprio il contrario.

    i marchi famosi sono molto più sicuri degli illustri sconosciuti ….

  26. Marco ha detto:

    @Antonio

    io mi fido di più di chi posso vedere negli occhi, di chi mi fa vedere i suoi campi e le sue stalle, dei nomi e cognomi che corrispondono ad una faccia, un terreno, un luogo.

    Ti fidi dei marchi? Di cosa? Di un logo? E che cosa ti garantisce un logo? Compri la pasta col marchio ma non sai da quale parte del pianeta arriva il grano con cui è fatta… Compri la merendina col logo… ma non sai se è prodotta in un’industria col tetto d’amianto che si sfalda… Compri l’olio col marchio e col nome italiano ma fa parte di una multinazionale che non ha niente a che fare con l’Italia… Compri la crema da spalmare famosa e al posto delle nocciole c’è l’olio di palma che causa la deforestazione del Borneo… Compri centinaia di alimenti e vai a vedere che dietro il marchio, quello che tu chiami nome e cognome, ci sono le solite due multinazionali che producono detersivi!!!

    Fai due verifiche su internet e potrai mettere i tuoi nomi e cognomi (famosi) accanto ai vari fatti!

    Io mi fido dei nomi e cognomi dietro i quali ci sono mani ruvide…

    A tal proposito vi segnalo questo articolo… che nella sua semplicità la dice lunga…

    http://www.maurorosati.it/index.php?mact=articoli,cntnt01,default,0&cntnt01what=articolo&cntnt01alias=Evitiamo-di-comprare-Alimenti-inutili&cntnt01returnid=57

  27. antonio ha detto:

    marco, sei molto poetico (lo guardi negli occhi, deve avere le mani ruvide …) ma un po’ prevenuto.
    a me sembra che il mondo giri in modo un po’ diverso.
    come fai a sapere che le mani ruvide di cui mi parli non abbiano comprato mangimi contaminati? arrivano da tutto il mondo e non credo che si facciano analisi in campagna (altrimenti il problema non sarebbe venuto fuori). La diossina è stato un problema anche in italia (caserta, per esempio) e tutti mangiavamo la mozzarella dop perchè era fatta sotto casa da persone conosciute. per non parlare delle cozze di taranto, tanto vicine ai nostri connazionali pugliesi …

    e poi internet è pieno di fuffa. spesso peggio di novella 2000. quindi mi sono imposto di verificare sempre le fonti (come peraltro fa la ferretti, e chiunque ha un blog degno di essere visitato

    quindi resto del mio parere. inutile riempire i nostri frigo di cose che non comperiamo o che gettiamo, ma che siano prodotti sicuri, ergo controllati.
    e in campagna, fosse solo perché ci sono circa 1 milione di aziende agricole, i controlli sono difficilissimi …

  28. […] seguendo la situazione dei cibi tedeschi contaminati dalla diossina su vari siti e blog come:  Trashfood di Gianna Ferretti, il Fatto Alimentare (link1 , link2), Il salvagente. Tutti analizzano la questione, riportano dati, […]

  29. Marco ha detto:

    Su una cosa sono d’accordo con te: il mondo gira in un modo diverso. Io e altre migliaia di amici cerchiamo di farlo girare in un modo più giusto e equo… Le nostre parole sono “commercio equo e solidale”, “gruppi d’acquisto solidali”, “agricoltura biologica e biodinamica”, “rispetto dell’ambiente”, “le persone valgono più dei profitti”, “l’acqua è un diritto di tutti” e “si vota più col carrello della spesa che con la scheda elettorale”. Io mi fido delle persone CONOSCO perchè CONDIVIDONO CON ME queste idee e ci lavorano dietro con coscienza… Fra un milione di aziende agricole io ho le mie dieci o quindici aziende di cui mi posso fidare!

    Tu continua a fidarti delle multinazionali, delle scatole cinesi che finiscono sempre nelle finanziarie dei paradisi fiscali, fidati degli amministratori delegati che non hanno mai visto un agricoltore e dei prodotti che nascono dallo sfruttamento dei poveri e dei bambini: quelli sfruttati nelle piantagioni di cacao o di caffè, quelli esposti all’uso massiccio dei pesticidi senza alcune protezioni, etc…

    Tanto c’è il marchio, il logo che ti difende e ti assicura. Sicuramente ti fiderai anche delle stelle di Hollywood, dei calciatori e dei presentatori superpagati che pubblicizzano in tv i tuoi loghi ma che non ti dicono niente sulla provenienza delle materie prime che finiscono nei prodotti che hai nel frigo.

  30. Marco ha detto:

    Il messaggio precedente è per Antonio.
    Nella frase: “Io mi fido delle persone CONOSCO perchè CONDIVIDONO CON ME queste idee e ci lavorano dietro con coscienza” manca un “che”.

    La frase corretta é:
    Io mi fido delle persone che CONOSCO perchè CONDIVIDONO CON ME queste idee e ci lavorano dietro con coscienza.

  31. Mauro Ronci ha detto:

    @Antonio e Marco: ho paura che siete di 2 scuole di pensiero totalmente differenti! 😀
    Antonio l’industria, con le sue certificazioni, controlli e bla bla bla è sicuramente, per certi aspetti, molto sicura. Ma allora perchè la qualità oggettiva di alcuni prodotti alimentari che l’industria produce sono così scadenti? Quando scrivono uova, sai spesso cosa usano? Il pastorizzato. E sai come lo fanno il pastorizzato? Una volta ho assistito, e mai più un’altra volta assisterò ad una scena tanto raccapricciante. E il puzzo…vabbe che te lo dico a fare.
    Ragazzi mai fare di tutt’erba un fascio. Bisogna vedere sempre caso per caso. Il “furbetto del quartiere” in ogni caso non ha mai dimensione: può essere un colosso e può essere una piccola impresa.
    Un salutone…che bella discussione!

  32. Marco ha detto:

    @Mauro.
    Concordo al 100% con le tue considerazioni. Che bella conclusione per la nostra discussione!

  33. antonio ha detto:

    @ mauro e marco.
    io dico solo – e ne sono pienamente convinto – che stiamo vivendo un’epoca di “come era bello tanti anni fa”, quando compravamo i prodotti dai contadini, era tutto bello, tutto buono …

    temo che i ricordi siano molto lontani dalla realtà.
    soprattutto perchè non è mai chiaro – quando parliamo di dei bei tempi andati – a quale periodo ci riferiamo: ai nostri genitori? ai nonni? ai bisnonni? alla nostra meglio gioventu’?
    se sgomberassimo il campo dai sentimenti scopriremmo che i ricordi sono spesso o quasi sempre falsi, almeno “mediamente” falsi.
    si mangiava molto peggio (il prosciutto, l’olio, i formaggi, il latte in bottiglia …).
    le garanzie di igiene e di qualità erano molto inferiori (vogliamo parlare della brucellosi, delle salmonellosi? del latte messo fuori dai bar in attesa dell’apertura del negozio? e potrei andare avanti .
    comprare cibo era un lusso per molti. quanto incideva la spesa alimentare nella borsa dei nostri genitori?
    se parliamo del passato dobbiamo mettere tutto sul piatto della bilancia, mica solo i ricordi!
    io credo che solo dopo l’intervento dei procedimenti industriali (che risalgono comunque al dopoguerra e che hanno fatto passi da gigante negli ultimi trent’anni), il cibo sia arrivato sulle tavole di tutti a prezzo ragionevole.

    so anche di essere in minoranza, sopratutto nell’ovattato mondo del web

  34. gerenzio a. ha detto:

    @mauro
    Ciao Mauro, compri ancora le uova di Genziano? O hai chiesto rassicurazioni al tuo fornitore? Non faccio ironia, vorrei solo sapere se hai preso provvedimenti o ti sei informato. Il problema purtroppo persiste. Grazie.


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