E a colazione logo e corn flakes

Prima vennero le Ink-Pringles. Le ricordate? le chips innovative con frasi e disegni vari,avevano come protagonisti gli Incredibles. Ma era solo l’inizio, seguirono altre iniziative commerciali. Insomma l’idea di poter veicolare un messaggio su “superfici” edibili non è del tutto nuova ed era già stata sperimentata dalla Procter&Gamble.

Non so cosa ne pensate voi, sentivate il bisogno di leggere il marchio Kellogs sui corn flakes?.

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25 commenti on “E a colazione logo e corn flakes”

  1. ForestOne ha detto:

    Ciao Gianna.
    Il primo “cibo disegnato” che mi ricordi erano i biscotti Uao Saiwa che nei favolosi anni ’80 riportavano i disegni dei Peanuts di Charles M. Schulz realizzati a “caramello” su delle gallette rettangolari tipo petit (ho ritrovato la foto nel web: http://files.splinder.com/d3de773b2b41905451bc67e5415cc2ac.jpeg) e tutt’oggi la stessa particolarità si usa sulla superficie del Cucciolone Algida (http://static.blogo.it/happyblog/Cucciolone.jpg).
    Se quelle erano delle occasioni per differenziare il prodotto unendo la curiosità del gadget alla bontà (?) del prodotto, l’iniziativa della Kellogg’s mi sembra davvero molto gratuita ed inutile. E proprio per questo farà furore 🙂

  2. ForestOne ha detto:

    P.S.: facevano più bella figura se invece di mettere marchietti cominciavano ad utilizzare mais NON OGM… Sulla confezione non c’è scritto nulla, quindi “dovrebbero” essere OGM free, ma non so se il dna sia più rilevabile nel mais trattato termicamente come nei corn flakes…

  3. Gianluca Aiello ha detto:

    Solo se mi capitasse di avere due confezioni di due marchi diversi e vorrei evitare di confonderle nella tazza … Diciamo che non mi è mai capitato. Quindi non ne sentivo proprio il bisogno.

  4. fritz ha detto:

    non vedevo l’ora (ma sono veri?). adesso aspetto con ansia l’acqua minerale che forma il marchio con le bollicine nel bicchiere. per quella senza gas va bene anche un watermark sulla superficie.

  5. gianna ferretti ha detto:

    Per ora c’è solo una intervista in cui l’azienda annuncia di essere in possesso di una tecnologia che permette di scrivere il nome del marchio sui singoli cornflakes, ci si interroga se questo possa essere attuato su larghe quantità..

    http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/wordofmouth/2009/oct/14/kelloggs-cornflakes-laser-fake

    Le Pringles Print sono già una realtà.

  6. Biola ha detto:

    Peccato non si possa fare sul latte ! ne sentiro’ davvero la mancanza 😉

  7. Dario Bressanini ha detto:

    Biola, dicevano la stessa cosa con le magliette qualche decina di anni fa “ma figurati se devo andare in giro con il nome del produttore stampato sulla maglietta” 😀
    Ora riteniamo perfettamente normale che una maglietta abbia il nome del produttore stampato in grande (cazzarola, dovrebbero pagarci perchè portiamo in giro delle pubblicità), e invece sono “sfigate” quelle che non ce l’hanno.
    Ora pure le mutande. Non sottovalutare il potere del marketing 😉

  8. bacillus ha detto:

    Scrivere su ogni singolo cornflake… Trovo che dal punto di vista tecnologico sia davvero notevole. La cosa mi incuriosisce assai.
    E poi, quale sensazione negativa verrebbe trasmessa? Se non ricordo male, non ci sono già barrette di cioccolato con inciso il nome del produttore?

  9. Gianna Ferretti ha detto:

    Si,ci sono tanti esempi anche se da un punto di vista della tecnologia è molto diversa quella di cui si parla qui..

    comunque ci sono anche le uova Nestlè e della Fattoria Disney ..:-)

    https://trashfood.com/2009/03/le-uova-della-fattoria-disney.html

  10. Gianna Ferretti ha detto:

    @ForestOne, credo che sia piu’ complicato trovare il DNA negli oli vegetali estratti dal mais..

  11. fritz ha detto:

    …e gli m&m’s personalizzati?
    http://www.mymms.com/customprint/

    ragazzi scusate ma perché mai dovreste andare a ricercarvi il dna dappertutto?…

  12. biola ha detto:

    La considerazione , del tutto personale, e’ che e’ bello ma non ‘balla’
    ossia si impiegano in questo caso notevoli risorse per brandizzare un alimento il cui costo vivo in se’ e’ minimo rispetto al costo packaging advertising marketing ed ora branding ,
    forse se la tendenza di fare cibo bello ed appariscente a tutti i costi si invertisse potremmo correre il rischio di avere sulle nostre tavole del cibo con un po’ piu’ di qualita’ ed un po’ meno ‘bello’ ! 😉

  13. Meristemi ha detto:

    In un certo senso non è una novità assoluta (tecnologie laser a parte), basti pensare ai bollini su arance e mele e soprattutto ai loghi stampigliati su caramelle e confetti al cioccolato di varie marche, presenti in commercio già da qualche decennio.

  14. bacillus ha detto:

    Se fosse che con il laser si procura una lieve “bruciacchiatura” sulla superficie del “chip” di cereale fioccato, ebbene, continuo a non rilevare problemi di sorta e a manifestare la curiosità su come si possa realizzare una cosa del genere su milioni e milioni di pezzi.
    Quanto al “lato client”, dal punto di vista del consumatore, insomma… Beh, facciamo una scoperta se consideriamo “determinante” il fattore “immagine” di un prodotto alimentare? I “puristi della qualità” che bazzicano da queste parti (senza alcun riferimento particolare, sia chiaro, e senza alcuna polemica), purtroppo, dimenticano troppo spesso questo aspetto. Ovvero, diciamolo chiaramente, lo conoscono così bene che colgono ogni occasione per condannare tutto quanto ha un sentore di “industriale” proprio per esaltare tutto ciò che è “anti-industriale” (cioè di un sedicente “naturale”). Per cercare appunto l’occasione di trovare in qualche modo del valore aggiunto “culturale” ai quelli che sono i loro “contro-prodotti”.
    Ma, ad esempio, non oso pensare a cosa potrebbe succedere nel mondo del vino se una qualche tecnologia facesse comparire ologrammi di loghi, marchi, nomi, immagini all’interno di certi bicchieri… Ussignùr…

  15. Elena ha detto:

    A me non crea nessun problema…nel momento in cui acquisto quel prodotto non credo che vedere qualche volta in più la scritta in questione possa “condizionarmi” la mente per eventuali scelte future…e cmq siamo in una situazione in Italia in cui spesso e volentieri si salta la prima colazione per abitudini scorrette (magari consolidate negli anni)…se questo può essere un modo simpatico per attrarre il consumatore verso questo alimento, che di solito viene utilizzato nella prima colazione, ben venga!!!

  16. gianna ferretti ha detto:

    Credo che sia una trovata della Kellogs per far parlare di sè e far riflettere i consumatori sui vari tipi di cereali esistenti…

    Che tipo di molecole comporranno l’edible ink?

  17. Davide ha detto:

    io penso che sia un modo molto simpatico di imitare una vecchia consuetudine delle mamme

    Mia mamma per farmi mangiare i pomodori, faceva un gambo con la patata, il cappello rosso (amanita-like) e un po’ di formaggio grattugiato.
    e il pomodoro mi piaceva!

    Le zucchine le mangiavo solo se avevano la forma di lettere, e a cinque anni scrivevo il mio nome e poi le mangiavo in ordine di lettura.
    e le zucchine mi piacevano!

    per non parlare delle patatine fritte,che da anni avevano la forma di lettere. e quanto mi piacciono!

    insomma, è un modo come un altro per dare il valore aggiunto ad un prodotto e giustificarne il sovraprezzo, perchè, in fin dei conti, il riso soffiato è riso soffiato e il cereale estruso è cereale estruso.
    il logo giustifica l’euro e cinquanta in più tra il prodotto firmato e l’analogo del discount.. che dici?

    direi che forse è il consumatore che deve imparare ad evolvere un po’ la percezione della qualità e quali caratteristiche devono essere importanti all’atto dell’acquisto-consumo.

  18. Wyk72 ha detto:

    Dunque, sono d’accordo con quanto scrive Dario:

    “Non sottovalutare il potere del marketing”.

    In fondo, il “brand”, la firma, è innegabile che faccia da volano ai consumi e che dia una certa valenza “premium” al prodotto venduto, anche se in pratica, magari, non ce l’ha. Pensate quanti soldi avrà fatto Calvin Klein con le maglie bianche con la scritta (anonima, minimalista, il semplice design di un font).

    Indi, il marchiare i kellogs col nome (cosa che ritengo si sia potuta ottenere semplicemente modificando gli stampi di cottura dei flakes, un investimento tutto sommato non critico per un’azienda di quelle dimensioni) è una mossa forse azzeccata per quel che riguarda il marketing, ossia atta a rafforzare il brand.

    Come dire: “i flakes quelli veri li facciamo noi, gli altri sono imitazioni”.

    Il problema che mi pongo è questo: dove arriveremo, se pure il cibo dev’essere brandizzato? E non a livello di scatola, ma proprio .. in quanto tale?

    A mio parere, c’è una qualcosa di sottilmente perverso, niente di drammatico, ma me ne sto cautelativamente alla larga.

    Per i miei consumi di Flakes/cereali “mattutini”, compro quelli bio e integrali (mi trovo bene con quelli di Lamieri) – per le fibre mi compro direttamente la crusca e mischio allegramente nella tazza.

  19. Mauro R. ha detto:

    Non so cosa abbiano avuto in mente quei cervelloni del marketing della Kellog’s. In ogni caso, non ce n’era davvero bisogno di investire risorse per marchiare il prodotto. Preferivo, come qualcuno ha già scritto, che si investisse di più in qualità…cosa che ormai decade continuamente nei cereali Kellogg’s…
    Ma la massa se li compra lo stesso.
    Anzi se ne comprerà di più, perchè “io mi mangio quelli firmati” mica quelli “non firmati”. Alimenti = vestiti? Non so davvero dove andremo a finire.

  20. simon ha detto:

    Da markettaro quale sono l’ iniziativa mi piace.
    Di fronte ad una moltiplicazione di offerte di cereali per colazione, la Kelloggs introduce innanzitutto un elemento di differenziazione (utile? non solo so…riconoscibile? si’, senza dubbio) e poi imprime il prodotto del suo indelebile marchio, lo fa suo, se ne impossessa fino ad identificarsi…esagero? forse, pero’ da un punto di vista della comunicazione e’ una bella trovata.

  21. Mauro R. ha detto:

    Simon credo che si voglia comunicare più un messaggio del tipo “io mangio i cereali di marca”. Pensiamo bene al mercato di questo genere alimentare: ce ne sono tanti, di tutti i tipi, delle più disparate marche. Alcuni sono ipocalorici, altri sono iperproteici per i palestrati, altri hanno un prezzo bassissimo e via dicendo. La forma è sempre quella perchè i macchinari per tagliare questi fiocchi sono tutti standard, naturalmente. Le materie prime altrettanto (nella maggior parte dei casi…purtroppo). Cosa può differenziarli? (rimando di nuovo ad un commento precedente). La marca sul singolo fiocco!

  22. simon ha detto:

    Certo…marca Kelloggs, appunto!

  23. izn ha detto:

    ma che tristezza…

  24. ClaudioV ha detto:

    Onestamente con o senza marchio penso che alla fine continuerò a mangiarli, perchè sono i migliori sul mercato.
    Non trovate?

  25. Wyk72 ha detto:

    > alla fine continuerò a mangiarli, perchè sono i migliori
    > sul mercato

    E in cosa sarebbero “migliori”?

    Più o meno, i corn flakes “base” si equivalgono. Dopo se la possono giocare sulle vitamine e sullo zucchero aggiunti – al limite sull’umidità residua. Ma le differenze non sono sostanziali, direi.


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