Imitation cheese: It looks like cheese, smells like cheese, but it is not

E il momento di riparlare degli imitation cheese” a cui avevo accennato un po’ di tempo fa in un post che aveva suscitato interessanti commenti tra i lettori. E’ un fenomeno di cui non si conoscono le proporzioni ma probabilmente è aumentato negli ultimi anni. Si è stimato che circa 20.000 tonnellate di “imitation cheese” o cheese analogue vengano consumati ogni anno nei vari paesi dell’Unione Europea. Rappresenterebbe meno dell’1% dei consumi ma è pur sempre un fenomeno da non sottovalutare.

Perchè se ne riparla? perchè ho letto in un comunicato che il Parlamento europeo sembrerebbe intenzionato, nell’ambito del progetto di regolamento teso a modernizzare l’etichettatura degli alimenti, ad approvare un articolo che autorizza i «formaggi di imitazione,» prodotti nei quali la crema del latte è sostituita da diversi ingredienti. Se finiscono tra gli scaffali abbiamo l’etichettatura che ci può guidare ma cosa accade se pizzerie o ristoratori ne fanno un uso in cucina? In Germania per esempio Petra Zachari, rappresentante di una associazione di consumatori ha dimostrato in una indagine che alcuni campioni di formaggi serviti in alcuni ristoranti tedeschi erano degli esempi di imitation cheese

Un rapido tour su Google e scopro che ne esistono già diversi di cheese analogue in vendita negli USA e in altri stati. Gli imitation cheese vengono studiati da team di tecnologi e produttori alla ricerca del blend che riproducano il piu’ possibile le caratteristiche organolettiche dei formaggi autentici. Cosa contengono? tra gli ingredienti amidi modificati, grassi vegetali vari tra cui anche olio di palma, caseina, sottoprodotti di lavorazione del latte, fibre alimentari.

It seemes cheese but it is not!

Ecco qualche esempio pescato in rete:

Ma il prodotto che mi ha decisamente sorpreso in negativo è questa “imitation mozzarella” che è usata come ingrediente di una pizza surgelata in vendita in un sito di e-commerce. Complimenti a chi l’ha pensata!

adesso quando mi chiederanno un esempio di Junk food, saprò cosa citare.

Ecco gli ingredienti della Imitation Mozzarella Cheese: (Water, Partially Hydrogenated Soybean Oil With Citric Acid, Casein, Modified Food Starch, Dehydrated Mozzarella Cheese [Cheese {Milk, Culture, Rennet, Salt}, Milk Solids, Disodium Phosphate], Milk Protein Concentrate, Contains 2% Or Less of: Sodium Aluminum Phosphate, Salt, Lactic Acid, Disodium Phosphate,

Ehi, non è finita c’è anche l’Artificial Mozzarella Flavor [Modified Corn Starch, Corn Maltodextrin, Lipolyzed Butterfat, Artificial Flavors, Flavors],

volete dare uno sguardo al resto? senza parole.

Fonti:

Assolatte_attacca_il_Parlamento_europeo:_Vuole_autorizzare_i_formaggi_di_imitazione

– –German Imitation Cheese

Fake cheese alarm

Fonte immagine 1, 2

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23 commenti on “Imitation cheese: It looks like cheese, smells like cheese, but it is not”

  1. Grissino ha detto:

    Sí, vabbé, ma aspetta… secondo te io compro una cosa che ha dentro tipo 50 ingredienti quando per la pizza servirebbero solo: farina, acqua, sale, lievito, pomodoro, mozzarella piú (allarghiamoci) prosciutto, funghi, olive e carciofini?! dicasi 10 vs 50. Non viene il dubbio che ci sia qualche problema di troppo?! 😀 Ma spesso mi capita di prendere un piatto pronto piuttosto semplice, leggere gli ingredienti e dirmi: ma come, questo si fa con X e Y e c’é dentro una ista lunga 5 cm?!

  2. Gianluca Aiello ha detto:

    Ormai sappiamo sempre meno di quel che mangiamo.
    Ed è proprio questo il lato negativo, il fatto che non ci sia la libertà di scegliere con la dovuta informazione.

  3. Biola' ha detto:

    I primi due argomenti che mi vengono in mente leggendo questo interessante post sono :
    educazione alimentare e tracciabilita’ dei prodotti , ovvero nel caso saper leggere una etichetta da parte del consumatore e l’obbligo di dichiarare la provenienza dei prodotti in etichetta .

    Poi , rifletto , ma se esiste la ‘supreme mama’ vuol dire che qualcuno la compra , che ha un mercato ed e’ giusto che ci sia … sempre meglio di un cucchiaio di glifosate …

  4. Eraldo ha detto:

    Raccapricciante. Gianna ha centrato il problema, non è tanto quello che possiamo scegliere al super leggendo le etichette (o non leggendole quando la lista degli ingredienti è visibilmente anomala). Il problema, ad esempio, è che se compri un pezzo di pizza al taglio non sai cosa ci sta sopra. Oggi c’è formaggio a pasta filata prodotta da cagliate che arrivano da fuori (es. Romania), domani sulla stessa pizza potrebbe esserci l’imitation mozzarella cheese. Non ci sarà bisogno di andare chissà dove, magari anche sotto casa.

  5. Wyk72 ha detto:

    Apoteosi dello schifo. Negli USA se ne vedevano di questi cosi. Funzionano nei mercati dove la gente non sa cosa mangia, visto che magari non ha idea nemmeno da dove venga il formaggio. Mi chiedo quale sia il senso commerciale di tutti questi fetidi impasti, visto che anche le vacche ormai le spremono col torchio, indi il latte, in teoria, non dovrebbe mancare. Probabilmente ci guadagnano saltando a piè pari i costi di allevamento ed estrazione/trattamento/trasporto del latte.

  6. Biola' ha detto:

    @Wyk72
    giusta domanda , e’ per tenere basso il prezzo e’ la prima risposta che mi viene in mente , si protesta se taroccano il prodotto tipico ma allo stesso tempo non si vuole introdurre la tracciabilita’ sul latte e sui formaggi indicandone la provenienza degli ingredienti .
    Caseine e caseinati e cagliate congelate la fanno da padrone , costano meno e sono parte integrante del mercato globalizzato .
    Su Roma hanno appena diminuito di 1,8 cents / litro il prezzo del latte alla stalla ….

  7. Marco ha detto:

    Io credo che sia un problema culturale… nel senso che basterebbe leggere le etichette per lasciare sugli scaffali tutte queste schifezze… Purtroppo quando vado al supermercato vedo che la gente prende e butta tutto nel carrello, senza la minima attenzione a quello che compra…
    Mettete la “Mama Rosa’s Supreme Pizza” in offerta 3×2 e ne venderete a tonnellate…

    Purtroppo la popolazione media:

    – Sta più attenta all’olio che mette nel motore della macchina che a quello che usa per condire l’insalata.
    – Conosce tutte le caratteristiche dell’ultimo telefonino di moda ma non sa leggere le etichette dei prodotti.
    – Butta via il tempo libero in tante stupidaggini pur di non stare ai fornelli (per questo compra la pizza Mama’s Rosa).
    – Preferisce prendere scatole di medicinali che tolgono i sintomi piuttosto che imparare a nutrirsi per bene e a fare un po’ d’attività fisica…

    Se la Mama Rosa’s esiste è perchè c’è un mercato che la chiede… e se c’è chi la compra… va bene così… d’altra parte mia nonna avrebbe detto che chi compra Mama Rosa’s è un bischero e come dice il proverbio “per i bischeri un’c’è (ovvero “non c’è”)Paradiso!”

  8. anna ha detto:

    anche se non inerente volevo chiederti di questo antiagglomerante del sale da cucina, sigla E535, è proprio indispensabile?
    grazie

  9. zoomx ha detto:

    C’è stato un tempo in cui in alcune pizzerie di Catania al posto della mozzarella usavano il cosiddetto “preparato alimentare” che è tuttora presente nei supermercati.
    Attualmente credo sia stato abbandonato del tutto perchè si è sparsa la voce e perchè il sapore ne risentiva.

    Ma perchè non sviluppano un prodotto similformaggio per chi soffre di colesterolo alto?

  10. meristemi ha detto:

    Non ero neanche nato.

  11. Mauro Ronci ha detto:

    Finalmente!! Ci voleva proprio questa “quasi-mozzarella” e questo “quasi-formaggio” per una stupenda “forse-probabilmente-pizza”.
    Il problema di fondo è questo: se c’è seppur un pazzo che vende questa roba…significa che c’è qualche suicida che se la compra. La strada che si deve perseguire, a mio parere, è quella della dottoressa: scrivere di questi prodotti quasi per “denunciare” la loro presenza, e parlarne a più non posso. Se non c’è un’educazione all’acquisto degli alimenti (è quest’ultima, Gianluca, che può farci sentire LIBERI nell’acquisto) la possiamo fare noi parlandone e parlandone e parlandone…

  12. Giorgio ha detto:

    Riguardo agli imitation cheese, vi ricordo che tempo fa avevo scritto un post a proposito perchè dai grossisti di prodotti alimentari per la ristorazione, quel tipo di prodotto è ben presente e mi sembra se ne venda anche parecchio.
    Quindi anche in italia lo mangiamo incosciamente in parecchi piatti della ristorazione.
    Molto probabilmente ce lo ritroviamo sulla pizza indicato sulla lista ingredienti come mozzarella !

  13. rosi ha detto:

    Mechanically Separated Pork?
    aaaaargh!

    cmq se uno pensa che la pizza margherita è fatta di farina, acqua, lievito, pomodoro e mozzarella, un numero di ingredienti superiore a cinque dovrebbe insospettire.

  14. rosi ha detto:

    sono andata sul sito della casa produttrice e leggo che sono i leader della pizza surgelata:

    Just about everybody loves pizza! And, just about all of the nation’s pizza lovers – nearly 70 percent – choose MaMa Rosa’s when they buy branded, refrigerated pizza for themselves or their families.
    … MaMa Rosa’s sells more than 3 million cases of pizza annually, distributing its products to more than 10,000 supermarkets, club stores, pharmacies and convenience stores throughout the United States and in Mexico. The $50 million company’s value-oriented line includes nine products, including large pizzas for family meals and mini snack pizzas.
    In addition to its MaMa Rosa’s brand, the country’s No. 1-selling branded, refrigerated pizza, the company produces refrigerated pizza products under the Mama Angelina’s and Our Old Italian brand names. In 2008, the company introduced Lean Lifestyle(TM), a health-oriented frozen pizza line certified by the American Heart Association. MaMa Rosa’s also co-packs for several of the largest food companies in the United States.

    invece nn ho trovato traccia della lista degli ingredienti!

  15. rosi ha detto:

    doppio argh!

    invece noi oggi a scuola abbiamo mangiato mele:
    http://mediabreda.blogspot.com/2010/06/pinova-superstar.html

  16. Paolo ha detto:

    Qui a NYC trovi “imitation cheese” in tutti i supermercati e groceries della fascia economica. Anche la mia ex coinquilina li comprava abitualmente. Il problema è che in termini di sapore non sono diversi da un qualsiasi formaggio mediocre, per cui se non hai un’educazione alimentare non hai motivo per non prenderli… e sono decisamente economici.
    Se vuoi scatto qualche fotografia!

  17. Gianna Ferretti ha detto:

    Grazie Paolo! vai con gli scatti!

  18. sergio ha detto:

    c’è qualcuno che ciurla nel manico per interessi, le varie lobbi multinazionali ecc..; la Cuminità Europea dovrebbe fare l’intessi dei consumatori, o no? vogliono vendere il non formaggio, benissimo, scrivano sull’involucro in caratteri ben evidenziati che non si tratta di formaggio ma di una imitazione, dopo sarà il consumatore a decidere.
    Ma quello che mi fà più rabbia che il vero latte lo pagano ai produttori una miseria perchè nel mondo occidentale c’è una super produzione.
    per rimanre nel campo alimentere non veniamo fregati solo con il formaggio – vedi bibite, cioccolata, pasta, olio, ecc.

  19. matteo ha detto:

    Ciao io lavoro nel settore e quindi ho qualche informazione a riguardo. Il consumatore ha tutte le armi per difendersi, perchè scrivere “formaggio” o “mozzarella” su una cosa che non lo è (che contiene caseine-caseinati, latte in polvere, amidi, grassi vegetali etc. etc.) è vietato dalla legge. Se sulla confezione leggi termini come “preparazione alimentare”, “specialità alimentare”, “preparato alimentare” deve venirti il sospetto che non sia formaggio. Diverso è il discorso della ristorazione. chi va a leggere sul libro degli ingredienti se sta mangiando una pizza con vera mozzarella o imitation cheese? Per quanto riguarda il formaggio in Italia non abbiamo abbastanza latte per produrre mozzarella o freschi per cui il latte è importato necessariamente dall’estero sottoforma di latte o cagliate.

  20. Gianna Ferretti ha detto:

    Grazie Matteo per la precisazione. Qui un elenco di casi al supermercato

    http://www.ilfattoalimentare.it/la-falsa-mozzarella-conquista-il-mercato.html

  21. Wyk72 ha detto:

    L’altro ieri sera, capito alla pizzeria “Tartaruga” di Ancona. Mi venga un accidente, se sulla pizza non c’era questa schifezza sopra, insieme a ingredienti VERAMENTE scadenti (oli di semi inodori, funghi stantiii). Vergogna ai pizzaioli che fanno del loro mestiere una mera speculazione.

  22. […] ci trovate un mio articolo “Dai processed cheese agli imitation cheese”. ne avevo scritto tempo fa, per l’occasione ho ampliato il tema, tra le fonti bibliografiche “Cheese […]


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