Pecorino anti-colesterolo e bufale: scopri l'errore

Non è la prima volta che si parla di pecorino anticolesterolo sui media italiani. Due esempi? Un-pecorino-sardo-anti-colesterolo-ed-amico-della-dieta e Formaggio anticolesterolo

Ora se ne riparla grazie al finanziamento di 276 mila euro concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ai ricercatori dell’Università di Pisa.

Su Gravità zero, da alcune settimane è in atto la caccia “TROVA LE BUFALE SCIENTIFICHE SU STAMPA, TV E … VINCI!”

Direi che il titolo sul pecorino che contiene acido linoleico coniugato (CLA) e che ha alimentato diversi siti internet negli ultimi giorni, meriterebbe di entrare nell’elenco delle notizie che per ora non hanno solide fondamenta scientifiche. Parleremo nei prossimi giorni sui possibili effetti dell’assunzione del pecorino arricchito in isomeri del CLA.

Nel frattempo chi trova l’errore contenuto tra le righe del comunicato ANSA?

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23 commenti on “Pecorino anti-colesterolo e bufale: scopri l'errore”

  1. Luigi De Rosa ha detto:

    un mangime ricco di SEMI di acido linoleico coniugato (cla)…!!!

  2. dedioste ha detto:

    Conosco semi di mais, conosco i semi di girasole, ma mai visto “semi di acido linoleico coniugato…”

  3. Giulia ha detto:

    Perché non consigliare piuttosto di fare a meno del formaggio e mangiarsi una manciata di semi di lino frullati? Misteri del marketing alimentare…

  4. gianna ferretti ha detto:

    Bravisssimi! a presto con news sul formaggio e CLA.

  5. […] This post was mentioned on Twitter by Gravità Zero, cuccioloyuri. cuccioloyuri said: Non è la prima volta che l'ANSA diffonde bufale …oopps! pecorino 🙂 http://fb.me/I1xdtWcT […]

  6. luca Lombroso ha detto:

    MI ricorda il ritaglio di giornale che ho fotografato in un quotidiano del 1957 con il titolo
    “Sigarette anticancro in vendita fra breve negli USA”

  7. biola ha detto:

    Spesso nell’ alimentazione zootecnica viene proposto il pannello di lino estruso come ingrediente per aumentare il contenuto di CLA nel latte

    Un lavoro interessante riguardo alimentazione capre a http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20081010095119.pdf

    Bisognerebbe valutare i costi e la disponibilita’ della materia prima

  8. Stefano ha detto:

    PecoLino? No grazie!
    Non e’ una notizia fresca, ma e’ interessante vederla tornare a galla.
    Ogni volta che sento parlare di alimenti funzionali o di integratori alimentari mi chiedo quale perverso motore spinga la ricerca quando i risultati sono lo sviluppo di simili prodotti. Si ripete lo schema “avvelenamento-antidoto”. Un meccanismo che non puo’ che crescere su se stesso e richiede una grossa dose di ingenuita’ da parte del pubblico.
    La semplice domanda “a chi giova?” e’ quella piu’ interessante. E rispondendo si possono inanellare una catena di potenziali beneficiari che vedono schierati in prima fila i produttori di sementi, seguiti dai commercianti di mangimi, a seguire l’industria casearia e, si puo’ immaginare, la GDO. L’allevamento, come sempre, e’ solo un ingranaggio che deve solo girare e produrre al minimo dei costi. E questo punto, di questi tempi, ha la sua attualita’.
    Si legge anche che il gastronomo di turno si e’ espresso con favore:

    “Il “nuovo” pecorino piace anche ad Andrea Raspelli, critico gastronomico e conduttore TV (Toh! ndr): “Finalmente grazie alla ricerca un formaggio che si puo’ mangiare senza l’ossessione della dieta e che fa addirittura bene. Ora il formaggio non e’ più’ un peccato mortale e si coniuga con storia, tradizione e genuinità’, elementi unici che possiamo trovare solo in Sardegna”.

    A parte che non si legge che Raspelli si sia leccato i baffi dopo una degustazione, se il confronto e’ fatto sui prodotti della stessa tipologia, anche a marchio DOP, dei caseifici industriali (e quindi preparati con latte termizzato o pastorizzato), probabilmente la differenza sara’ impercettibile: si tratta sempre di un prodotto standardizzato. Se, invece, si allarga il confronto ai prodotti a latte crudo e in condizioni di alimentazione prevalente da pascolo, sicuramente il confronto sensoriale (ma anche quello nutrizionistico) e’ destinato a complicarsi.
    Sarebbe interessante conoscere la posizione dell’ANFOSC sull’argomento.

  9. alessandra ha detto:

    Sono curiosa di capirne di piu’, sicuramente.
    So che da qualche tempo una ricerca analoga si svolge anche in Sardegna, ecco un “assaggio” di ciò che si scrive sul tema:

    http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=20081203&Categ=16&Voce=4&IdArticolo=2303055

    http://www.sardegnaricerche.it/index.php?xsl=370&s=51603&v=2&c=3281&archivio=2&vd=2&fa=&c1=

    la nutraceutica in realta’ e’ vecchia come il mondo, no?
    ricordo che un serpente promise addirittura la Conoscenza semplicemente assaggiando un pomo (forse era un comune ficus carica); il cibo come medicina e’ un vecchio adagio, anche da poco mi sono imbattuta nella Pharmacopea manoscritta di un monaco settecentesco che elencava con puntiglio le proprieta’ salutari/funzionali dei vari alimenti popolari, in tempi in cui i medici visitavano solo i re e la nobilta’, le botteghe di droghieri e speziali erano al di la’ delle comuni possibilita’, e i poveri si curavano con vino, grano, orzo e erbe selvatiche 🙂

  10. meristemi ha detto:

    @ Luca Lombroso – Sarebbe interessante avere uno scan di quella pubblicità…

  11. meristemi ha detto:

    (io ricordo la pubblicità della Lucky Strike, sempre degli anni ’50, che promuoveva il prodotto sostenendo che “i medici dicono che aiuta contro il mal di gola”)

  12. andrea serra ha detto:

    Buongiorno. Sono uno dei componenti dell’equipe dell’università di Pisa che ha prodotto il pecorino arricchito con acido rumenico. In questo momento scrivo a titolo personale. Alcune precisazioni: cosa sono i CLA: sono un gruppi di isomeri coniugati dell’acido linoleico(C18:2 omega 6) (Conjugated Linoleic Acid, CLA appunto); tra questi, quello di gran lunga più rappresentato nei prodotti dei rumimanti (oltre l’80% del totale dei CLA) è l’acido rumenico (C18:2 cis9,trans11) al quale isomero sono attribuiti, dalla letteratura scientifica internazionale, degli importanti effetti positivi nei confronti di alcune patologie (diabete tipo 2, alcuni tipi di tumori, ecc.): attualmente, la maggior degli studi in merito (come è ovvio che sia) sono stati condotti su cavie. Il formaggio da noi prodotto è stato ottenuto in un’aziende reale inserendo nella razione delle pecore olio di lino che è particolarmente ricco in acido linolenico (C18:3 omega 3). Nel rumine degli animali, per azione di alcuni microorganismi naturalmente presenti, si produce anche l’acido rumenico (C18:2 cis9,trans11) che passa nel latte e, quindi, nel formaggio. Il formaggio che abbiamo ottenuto aveva un contenuto di circa il 2.5% di Acido rumenico sul totale degli acidi grassi (contro circa 1.5% di un formaggio normale). Questo formaggio è stato provato da colleghi di provata autorevolezza internazione in un trail su uomini e donne con leggere dislepidemie. Con 90 g/die di formaggio fornito ai volontari (aggiunto alla loro abituale dieta) non solo non si è avuto un peggioramento delle dislepidemie ma addirittura un significativo miglioramento di alcuni parametri. La notizia è tutta qui; che poi i giornalisti scrivano cose parzialemente inesatte non può offuscare il lavoro decennale di persone spesso precarie (come il sottoscritto) che tra mille difficoltà riescono a produrre dati seri e dall’ASSOLUTO FONDANENTO SCIENTIFICO che ci fanno ricevere apprezzamenti da strutture di ricerca estere che possono vantare disponibilità finanziarie e di mezzi clamorosamente superiori alle nostre. Un consiglio: prima di tacciare i risultati del nostro esperimento “notizie che per ora non hanno solide fondamenta scientifiche” abbiate l’umiltà di fare una ricerca bibliografica su banche dati ISI (PUBMED, SCIENCEDIRECT, ecc.). Rimango a disposizione per qualsiasi informazione VERA sull’argomento.
    Andrea Serra

  13. Fede73 ha detto:

    Grazie Andrea per le informazioni che ci hai fornito e soprattutto per il tuo lavoro.
    Federica

  14. Gianna Ferretti ha detto:

    @Andrea Il post che ho scritto era puntato sul modo con cui i media riportano i dati della ricerca scientifica. Titoli che vogliono attirare l’attenzione ma che spesso contribuiscono alla disinformazione. Il compito di un ricercatore dovrebbe essere quello di fare dell’ottima ricerca -e so per esperienza personale che non è facile con i tagli ai fondi che colpiscono indiscriminatamente i ricercatori- ma al tempo stesso anche quello di combattere la disinformazione soprattutto se riguarda le proprie ricerche.

    Seguo gli studi sul CLA da diversi anni, anche se non sono direttamente coinvolta. Leggo i vari lavori pubblicati non solo su modelli animali ma anche sull’uomo. Lo faccio perchè il mio tema di ricerca principale nel dipartimento di Biochimica in cui lavoro riguarda la biochimica dei lipidi e aspetti molecolari delle patologie legate ad alterazioni del metabolismo delle lipoproteine plasmatiche, LDL e HDL.

    Di certo la ricerca in zootecnia ha avuto risultati importanti e ha confermato come sia possibile modificare con la dieta, la composizione lipidica del latte.

    Permettimi però di esprimere interrogativi sul fatto che si possa attribuire un effetto anti-colesterolo ad un formaggio. I livelli di colesterolo nel sangue dipendono da molti fattori non solo nutrizionali e non sono certo l’unico marker da considerare nella prevenzione delle dislipidemie e aterosclerosi. Ovviamente è una mia riflessione e sono pronta a qualsiasi sviluppo delle ricerche, ci mancherebbe!

    I CLA rappresentano un insieme di forme isomeriche dell’acido linoleico che presentano doppi legami coniugati (doppi legami adiacenti C=C-C=C) in diverse posizioni e conformazioni. Gli isomeri del CLA differiscono per la posizione della coppia del doppio legame (per esempio 7-9, 8-10, 9-11, 10-12, e così via) e possono esistere tutte le possibili combinazioni cis e trans : cis-trans, trans-cis, cis-cis, trans-trans.

    La ricerca sugli effetti isomero-specifici inizia a dare risultati ma non sempre in accordo.

    Da seguire così anche la letteratura recente che cerca di spiegare i meccanismi molecolari e le ricerche sugli effetti diversi tra acidi grassi trans ottenuti per idrogenazione rispetto ai “naturali” come potrebbero essere definiti quelli che si formano nel rumine di bovini e ovini.

    Ecco a proposito un lavoro recente sull’argomento:

    Do trans fatty acids from industrially produced sources and from natural sources have the same effect on cardiovascular disease risk factors in healthy subjects? Results of the trans Fatty Acids Collaboration (TRANSFACT) study.
    Am J Clin Nutr. 2008 Mar;87(3):558-66.

  15. Marco ha detto:

    Ho letto tutta questa discussione e vorrei aggiungere i miei due cent, dando un parere da cittadino medio, senza particolari conoscenze scientifiche, anzi molto ignorante su questi temi (…sinceramente ogni tanto mi perdo nelle sigle e nelle cifre delle vostre discussioni).

    Fino a due mesi fa avevo anch’io diverse dislipidemie e non proprio leggere… Oggi ho delle analisi perfette, tutte quante nella norma. Come ho fatto? Semplice, ho cambiato le mie abitudini alimentari: ho fatto una dieta, ho perso quasi 9 chili e mangio quasi tutti i giorni 2 etti di pesce. In aggiunta faccio ogni settimana oltre 50km di corsa a piedi.

    Morale della favola: con tutto il rispetto per la ricerca scientifica, trovo assurdo cercare gli omega3 o l’acido linoleico nel formaggio. Visto che ci sono alimenti già ricchi di queste sostanze in natura, perchè dover per forza assumere queste sostanze dal formaggio?

    Col massimo rispetto per il ricercatore di Pisa, mi domando: con tutti i tagli alla ricerca e con le tante malattie ancora incurabili che necessitano di studi e da cui dipende la vita di tante persone, a chi giova una ricerca decennale, secondo me abbastanza assurda, per aumentare dell’1% un acido dentro una forma di cacio?

    L’unica risposta sensata che mi viene in mente è il grande business degli alimenti funzionali… (ma sarei molto contento di essere smentito)

  16. Legba ha detto:

    Ciao Gianna, guarda cosa ho trovato. Ma che diavoleria è questa? Me la faccio arrivare e ci faccio le zucchine fritte metallizzate…
    http://www.firebox.com/product/2800/Edible-Bling-Spray

  17. Wyk72 ha detto:

    Bravo Marco. Quoto appieno e sottoscrivo il tuo intervento.

  18. taurus ha detto:

    Il sig. Marco ha perfettamente ragione: una vita sana ed equilibrata anche dal punto di vista fisico ed alimentare è importantissima.
    Per quanto riguarda la sua domanda sulla necessità di una ricerca del genere le rispondo riportandole un esempio molto semplice. Lei sicuramente usa il sale da cucina ed avrà notato che sulla scatola c’e’ la scritta “IODATO”, anche il sale è un alimento funzionale(Un alimento, infatti, è detto funzionale se contiene uno o più componenti che possono fornire un beneficio alla salute umana, al di là del loro tradizionale ruolo nutritivo (Hornstra, 1999)); esso è utile a favorire l’assunzione di IODIO necessario a prevenire i vari problemi alla tiroide. Questo prodotto è necessario anche in Italia (stato penisola quindi quasi circondata dal mare) in quanto i problemi di tiroide sono in continuo aumento. Questo per dirle che forse associare al pesce un altro alimento può essere sempre utile.
    Diversificare l’offerta di prodotti ricchi di CLA non è,a mio avviso, sbagliata soprattutto se consideriamo che questi composti sono molto delicati (Temperature, tempi di conservazione etc).

    A proposito delle malattie incurabili…
    Gli isomeri coniugati dell’acido linoleico (CLA). La Academy of Science (NCR,
    1996) ha definito il CLA come “l’unico acido grasso che mostra in maniera
    inequivocabile attività anticarcinogena in esperimenti realizzati su animali”. I CLA hanno inoltre effetti positivi nei confronti dell’aterosclerosi, del diabete, dell’obesità e del sistema immunitario

  19. Gianna Ferretti ha detto:

    @taurus, citi un articolo del 1996, negli ultimi quattordici anni c’è stato un incremento notevole di articoli sugli isomeri del CLA e i risultati come detto sopra, sono contrastanti.

    Una risorsa accessibile che suggerisco di leggere: Effect of Animal and Industrial Trans Fatty Acids on HDL and LDL Cholesterol Levels in Humans – A Quantitative Review
    Trans fatty acids are produced either by industrial hydrogenation or by biohydrogenation in the rumens of cows and sheep. Industrial trans fatty acids lower HDL cholesterol, raise LDL cholesterol, and increase the risk of coronary heart disease. The effects of conjugated linoleic acid and trans fatty acids from ruminant animals are less clear. We reviewed the literature, estimated the effects trans fatty acids from ruminant sources and of conjugated trans linoleic acid (CLA) on blood lipoproteins, and compared these with industrial trans fatty acids.

    We searched Medline and scanned reference lists for intervention trials that reported effects of industrial trans fatty acids, ruminant trans fatty acids or conjugated linoleic acid on LDL and HDL cholesterol in humans. The 39 studies that met our criteria provided results of 29 treatments with industrial trans fatty acids, 6 with ruminant trans fatty acids and 17 with CLA. Control treatments differed between studies; to enable comparison between studies we recalculated for each study what the effect of trans fatty acids on lipoprotein would be if they isocalorically replaced cis mono unsaturated fatty acids. In linear regression analysis the plasma LDL to HDL cholesterol ratio increased by 0.055 (95%CI 0.044–0.066) for each % of dietary energy from industrial trans fatty acids replacing cis monounsaturated fatty acids The increase in the LDL to HDL ratio for each % of energy was 0.038 (95%CI 0.012–0.065) for ruminant trans fatty acids, and 0.043 (95% CI 0.012–0.074) for conjugated linoleic acid (p = 0.99 for difference between CLA and industrial trans fatty acids; p = 0.37 for ruminant versus industrial trans fatty acids).

    Published data suggest that all fatty acids with a double bond in the trans configuration raise the ratio of plasma LDL to HDL cholesterol.

    http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0009434

  20. taurus ha detto:

    Non voglio entrare nel merito dell’articolo ma vi consiglio di leggere il commento che segua al link riportato nell’intervento precedente.
    L’articolo da me riportato è sicuramente datato ma cercando tra lavori più recenti non ho mai trovato una posizione contraria a quell’affermazione.

  21. Marco ha detto:

    @taurus

    Non vorrei continuare la polemica, ma visto che ci sono finito dentro per problemi familiari, vorrei rispondere proprio alla tua osservazione sul sale iodato. Un mio familiare, giusto la scorsa settimana, ha fatto una visita dell’endocrinologo e visto un leggero ipertiroidismo, gli è stato vietato l’uso del sale iodato, anzi visto i problemi causati dal sale (pressione arteriosa e problemi cardiovascolari) gli è stato vietato il sale aggiunto ai cibi, tout-court. E lo iodio da dove lo prenderà il mio familiare? Semplicemente dal pesce.

    Con questo voglio dire che gli alimenti funzionali non sono generalizzabili per tutti e secondo me andrebbero consumati solo da chi ha determinate carenze, sotto controllo medico, e non messi sullo scaffale del supermercato come un alimento qualsiasi… Ma qui vince il business sulle reali esigenze delle persone.

    Infine faccio notare un paio di contraddizioni sul sale iodato.

    1)Il sale marino integrale (quello con tutti i minerali, non trattato, sbiancato, lavato etc…) è quasi introvabile: io l’ho trovato alle saline di Cervia e in alcune saline del Trapanese. L’assurdo è che si prende il sale gli si tolgono i minerali, si tratta chimicamente, si sbianca, si lava e poi gli si rimette lo iodio per fare il sale iodato… Capisco che nel sale iodato viene aggiunta una quantità standard di iodio (circa 30mg per chilo) ma trovo assurda tutta questa operazione “togli minerali – metti minerali”.

    2)Quante persone hanno effettivamente necessità del sale iodato? Secondo il Ministero della Sanità in Italia sono 6 milioni su 60 milioni, cioè il 10% della popolazione. E l’altro 90% può assumere tranquillamente iodio in eccesso? Magari fra qualche anno ci diranno, come è successo col fluoro, che un eccesso di fluoro causa più problemi alla salute che reali benefici ai denti!

  22. Maria ha detto:

    Salve, sono una azienda agricola zootecnica interessata alla trasformazione del proprio latte in questo pecorino anticolesterolo. Ho richiesto i parametri di riferimento per poterlo dichiarare tale da quando hanno fatto la sperimentazione sull’uomo al brotzu(positiva). Mi è stato sempre risposto che questi parametri erano ancora in sperimentazione e non disponibili e che appena lo sarebbero stati, li avrebbero comunicati e messi a disposizione tramite le associazioni di categoria. Circa 20 giorni fà una industria casearia ha realizzato e inaugurato l’uscita sul mercato del proprio pecorino anticolesterolo, questo significa che i parametri dovrebbero essere stati stabiliti, però io non riesco ad averli, ne tanto-meno sono stati comunicati a qualc’ uno. Visto che il mio interesse è serio e reale, avrei bisogno di conoscerli, DOTT. SERRA ha chi devo rivolgermi, non è che questo privilegio sia solo per qualcuno. ASPETTO i parametri di riferimento per poter analizzare il mio formaggio visto che lavoro solo il mio latte per produrre un formaggio fatto “all’antica” con un pascolo brado e una integrazione di cereali, per me usare i semi di lino al posto di un altro alimento non è un problema, però devo avere dei parametri di riferimento seri per poter fare determinate dichiarazioni e mi dispiacerebbe sapere che si vuol fare di questo prodotto un privileggio comerciale industriale senza coinvolgere quelle aziende con trasformazione diretta che forse farebbere un prodotto sicuramente più mirato e genuino. NON PER ALTRO……MA PERCHè CON LA SALUTE DELLE PERSONE NON SI SCHERZA.
    GRAZIE


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