Dalla lignina alla vanillina

Quante volte l’abbiamo usata per fare dolci? vi siete mai chiesti come viene prodotta la vanillina? Sapevate che circa la metà della produzione su larga scala avviene in Cina? e che in Europa viene prodotta in Norvegia? Sul sito della azienda norvegese Borregaard’s Aroma Chemicals, le news sono piuttosto datate e non c’è nessun riferimento al recente rapporto RASFF che segnala il ritiro di un lotto di di vanillina in cui sono stati riscontrate tracce di toluene, un solvente impiegato durante la lavorazione.
E così la vanillina prodotta dalla Borregaard’s Aroma Chemicals ci fornisce una nuova occasione per riflettere sulle filiere produttive e sull’uso dei solventi organici impiegati. La produzione della vanillina è solo uno dei numerosi esempi di processi produttivi che ha subito cambiamenti negli ultimi decenni in relazione alle ripercussioni ambientali ed economiche.

Se pensiamo agli estratti di vaniglia e ai baccelli della Vanilla planifolia , il richiamo va a foreste subtropicali del Messico e di parti del Centro America dove l’orchidacea è originaria. Sappiamo infatti che il 98% dell’estratto di vaniglia contiene vanillina, isolata per la prima volta dai baccelli da Nicholas-Theodore Gobley nel 1858.

Ma sappiamo anche che la vaniglia estratta dai baccelli è fino a 200 volte più costosa rispetto alla vanillina derivata da altre materie prime. Si stima così che circa il 97% dell’aroma vaniglia usato nell’industria alimentare non sia ottenuto dai baccelli della Vanilla planifolia ma per altre vie.

Vediamole insieme:

-Per quanto riguarda la sintesi industriale su larga scala un metodo parte dall’ eugenolo, sostanza presente nei chiodi di garofano, noce moscata e cannella. Questa produzione iniziò a partire dal 1874–75, venti anni dopo la scoperta del metodo per estrarre la vanillina dai baccelli.

-Altro precursore è il guaiacolo, sostanza ottenuta dalla distillazione frazionata del catrame di faggio o di pino.

-A partire dal 1920, si scoprì che la lignina poteva essere usata come fonte da cui ricavare la vanillina; la lignina è un polimero vegetale che svolge un ruolo strutturale nei fusti e nelle pareti cellulari delle piante. La lignina rappresenta circa il 5% del contenuto delle acque reflue dalle cartiere. Se sottoposta a vari trattamenti e a temperature relativamente basse, dalla lignina si formano diverse molecole a basso peso molecolare tra cui la vanillina. Gli enologi sanno che il vino conservato in botti di rovere acquista aromi particolari tra cui proprio quello della vanillina.

-E’ stato messo a punto anche un processo che permette di ricavare la vanillina dalla fermentazione a partire dall’ acido ferulico. Il processo richiede quattro tappe: (1) Isolamento dell’acido ferulico da materie prime come la crusca di riso (i.e. rice bran), (2) Fermentazione attuata da microorganismi biotech che convertono l’acido ferulico in vanillina, (3) Microfiltrazione per rimuovere i microorganismi, (4) Estrazione della vanillina dal liquido di fermentazione e (5) purificazione finale della vanillina.

Tornando al lotto di vanillina per dolci che è stata ritirata. Il portavoce della Borregaard’s Aroma Chemicals si è affrettato ad affermare che l’uso dei solventi nell’industria alimentare è permesso e che ci sono direttive comunitarie ben precise che bisogna rispettare. Giusto. Ma ci dovrebbe anche spiegare se si è compreso quale errore è stato fatto. Qualcosa non deve essere andato secondo i protocolli, evidentemente il toluene non è stato rimosso completamente alla fine della lavorazione e tracce del solvente sono finite nella vanillina spedita oltre che in Italia in diversi altri stati europei.

Fonti:

Rapid alert system for food and feed, RASfF notification lists

European Countries Find Toluene Solvent in VanillinVia

– Vanillin production using metabolically engineered Escherichia coli under non-growing conditions In: microbialcellfactories.com/

Biotechnological production of vanillin

– Tunable solvents for fine chemicals from the biorefinery Green Chem, 2007

Rhodia shares its experience in vanillin manufacture in China
Etichette fuorvianti: il gelato Motta


Cup noodles health revolution

Museo del Ramen

Dopo i vari post dedicati ai Cup noodles è arrivato il momento di cercare informazioni sulla loro storia.

Sono passati piu’ di cinquant’anni da quando il giapponese Momofuku Ando creo’ i noodles istantanei progettati per sfamare i giapponesi dopo la fine della guerra. Sempre sua l’idea di veicolarli nel contenitore che ne ha decretato il successo. All’età di 96 anni Momofuku Ando se ne è andato alcuni anni fa.

Oggi suo figlio Koki Ando, raccolta l’eredità paterna, continua nel business dei cup noodles affermando che le cose comunque sono cambiate e ci sono alcune priorità da considerare. Intervenuto nel corso del vertice World Instant Noodles tenutosi a Kuala Lumpur l’aprile scorso, Koki Ando ha affermato che è tempo per i produttori di modificare gli ingredienti e passare da prodotti con un elevato contenuto calorico e ricchi di sale e glutammato a qualcosa di diverso, piu’ nutriente per tutti quei consumatori più attenti alla propria salute. Al Summit a cui hanno partecipato 47 produttori di instant noodle da 18 paesi per un totale di 300 partecipanti, si è perfino proposto di lavorare al fine di decretare gli instant noodles a Earth Food.

Koki Ando è amministratore delegato della Nissin Food Holdings, la società creata dal padre. Nel 2009, ha venduto circa 92 miliardi di porzioni dei suoi prodotti in tutto il mondo, e spera ovviamente di poter superare presto i 100 miliardi di porzioni.

Ando si è già fatto conoscere per alcune sue abili mosse. La Nissin ha lavorato infatti per creare un prodotto sottovuoto che è stato presa a bordo della missione Shuttle 2005 come vitto di un astronauta giapponese. Tornando sulla terra, le vendite di “Space Ramen” sono salite vertiginosamente.
Ma con numeri crescenti di consumatori sempre più consapevoli dell’importanza di una dieta sana ed equilibrata, Nissin ha immesso sul mercato nuovi prodotti che soddisfano le loro esigenze, pur rimanendo poco costosi e veloci da preparare.
Ed ecco l’idea dei ‘Cup Noodles Light’ già in vendita in Giappone, con un apporto inferiore in calorie, 198 Kcal per porzione, rispetto alle precedenti 364 Kcal di una comune Cup Noodle.
Un’altra alternativa sarà il Psyllium Noodle, per un prodotto con un contenuto maggiore in fibre.

Ho anche un altra motivazione per la virata salutista di Ando. Deve aver fiutato l’atteggiamento ostile verso certi snacks e prodotti di scarsa qualità nutrizionale sebbene economici e veloci. Per dire guardate a cosa sta pensando la Korean Food and Drug Administration (KFDA)

Fonte immagine


Come si dice Junk food in cinese?-2

Della passione di mio figlio per la cucina orientale avevo già parlato e così ho imparato cosa significa ramen e cosa sono gli instant noodles che hanno conquistato milioni di palati in tutto il mondo grazie a Momofuku Ando. Se riflettiamo sulle abitudini alimentari che si sono diffuse a livello internazionale, ci sono diversi cibi, tra piatti e bevande, che unificano il mondo e possono essere consumati in qualsiasi luogo. Il panino con l’hamburger, la pasta, il sushi, il cous cous,la Coca Cola, il chili con la carne, la pizza, il caffè e gli instant noodles. Per alcuni di questi prodotti tuttavia come sappiamo, possono esistere differenze sensibili da paese a paese sia per le materie prime usate che per le tecniche impiegate, diventando in certi casi bizzarre forme di sincretismo alimentare.

Quando la sottoscritta non c’è ecco le incursioni di figlio e amici nel negozio multietnico per cercare alcune confezioni di “Kailo instant noodle (Chicken Flavour)” come queste. Sembra che siano molto gradite.

Cosa c’è dentro? Farina, olio di palma, fecola, sale, aglio in polvere, aromi in polvere, zucchero, sale, funghi Lentinos Eddodes, salsa di soia, caramello, aroma di pollo, spezie, glutammato monosodico,maltodestrina,diossido di silicone CEE N° 551, estratto di lievito.
Salsa in bustine. Olio di palma,spezie,aroma di pollo,verdure disidratate,funghi Lentinos Eddodes,carota, cipollotti.

il richiamo del cibo orientale

Ho appena trovato come si produce l’aroma pollo…stay tuned. 🙂

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I marchi delle Marche – Mangiare è un atto agricolo

Probabilmente lo scrittore e agricoltore americano Wendell Berry,quando pronunciò la citazione “Mangiare è un atto agricolo” non immaginava che sarebbe stata così apprezzata e ripresa da molti relatori illustri.

Da qualche settimana la sua citazione è anche diventata lo slogan della campagna che la regione Marche ha dedicato al marchio di qualità certificata marchio QM di cui avevo parlato tempo fa.

La campagna è articolata in diversi soggetti in cui cibi e campagna marchigiana si fondono insieme. Chissà cosa ne pensano gli esperti di comunicazione? Sul sito Qm.marche.it tutte le informazioni sulla tracciabilità dei prodotti che sono inclusi nel progetto.

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Fritto Misto

Cosa ne pensate della proposta di inserire le olive all’ascolana, un simbolo della gastronomia marchigiana nei menu’ del McDonald’s?

E’ una bufala? per ora è solo un progetto e si è lavorato di immaginazione e di photoshop.


ET.chettibus®-18

Oggi torno con una etichetta misteriosa che vede di nuovo i grassi vegetali idrogenati tra gli ingredienti:

Ingredienti: Zucchero, saccarosio, Panna in polvere,Grassi vegetali idrogenati, derivati del latte, granella di nocciole, Miele disidratato, Emulsionante:E472a, Gelatina, Aromi, malto.

Cosa sarà mai?


PRIMAVERA SILENZIOSA

Alcuni giorni fa ho ricevuta una mail con un appello firmato da Fabio Taffetani, Docente di Botanica dell’Università Politecnica delle Marche. Ve ne riporto alcune righe, il resto lo trovate qui. La pratica a cui accenna il Prof.Taffetani è diffusa anche altrove, si parla di uso ingiustificato di diserbanti da parte di amministrazioni pubbliche.

UNA PRATICA ASSURDA
Sono profondamente indignato, e così tutte le persone con le quali ho avuto occasione di parlarne, per l’assurdità, l’arroganza e la superficialità dimostrate dalla Provincia di Ancona nel perseguire l’insensato progetto di trattare tutti i bordi stradali con diserbante. Sembra proprio che, 50 anni dopo la pubblicazione di Primavera silenziosa, la maledizione della pazzia autodistruttiva che Rachel Carson presagiva, già all’inizio degli anni sessanta, osservando i primi effetti dell’abuso irrazionale della chimica nelle campagne americane (Silent Spring, 1962), stia giungendo alle sue fasi più preoccupanti anche nella nostra regione, un territorio che dovrebbe avere cultura, tradizioni, prodotti della terra, paesaggio e ambiente tra le risorse più preziose e condivise. Ci sono sempre più agricoltori che utilizzano il diserbo anche al di fuori delle aree coltivate, ma anche semplici cittadini che irrorano le fasce erbose sotto casa con erbicidi per evitare lo sviluppo delle erbe infestanti. La pratica del diserbo nata per il controllo delle commensali in agricoltura,erroneamente considerata come alternativa allo sfalcio, viene ora proposta dall’Amministrazione Provinciale di Ancona, sostenuta dalle industrie chimiche che producono il diserbante più aggressivo e meno selettivo oggi sul mercato (il glyphosate), per il “decoro” delle strade pubbliche e con la scusa di combattere le allergie da polline (in realtà, anziché ridurre le fonti di produzione di polline, se ne determina un aumento significativo con la proliferazione delle graminacee, oltre alla
nebulizzazione nell’aria di principi chimici tossici anche in aree urbanizzate e ad alta intensità di traffico), ben sapendo che, una volta effettuato il primo trattamento, si dovrà continuare anche negli anni successivi per evitare la proliferazione delle erbe più aggressive, libere di espandersi, in seguito alla scomparsa della vegetazione che presidiava il terreno.

Se il nome glyfosate non vi dice nulla, forse non è la prima volta che sentite parlare di Round Up.

Sulla resistenza al glyphosate, tema di attualità degli ultimi giorni, guardate il grafico della situazione negli USA.

PRIMAVERA-SILENZIOSA


Crushing Esano

Il solvente organico Esano nelle news degli ultimi giorni.

Prima notizia. Mi ha davvero sorpreso il suo rilevamento in alcuni marchi di burger di soia in vendita oltre oceano. Tutto è nato da questa pubblicazione del Cornucopia Institute Behind the Bean ” (pdf) di un anno fa e ripresa in un articolo che ha messo in allarme in parecchi: which-veggie-burgers-contain-neurotoxin .

Ok non è una pubblicazione scientifica peer reviewed, l’ esano rilevato è circa 14-21 ppm nei burger ma non immaginavo davvero che restasse traccia del solvente nei prodotti alimentari in cui si usano ingredienti ottenuti mediante estrazione con solventi organici. Mi sorprende ancora di piu’ comunque il fatto che tanti non sapessero che l’esano è impiegato durante la lavorazione della soia per ottenere la parte grassa (olio di soia) e separare quindi la parte proteica (proteine isolate dalla soia). Ricordate? ne avevamo parlato di quelle utilizzate per produrre burger e altri prodotti destinati ai vegetariani.

Per quanto riguarda la tossicologia del solvente, l’EPA dal 2001 lo ha identificato come uno dei principali inquinanti ambientali e nei luoghi di lavoro. Si è lavorato in questi ultimi anni per ridurre le emissioni nell’ambiente da parte delle raffinerie di cooking oils. Tuttavia fino ad oggi non era stato oggetto di attenzione il suo apporto con gli alimenti.

Seconda notizia che non fa che confermare l’utilità di indagini future negli oli vegetali estratti con il solvente. La Cina proprio negli ultimi giorni ha vietato l’importazione di olio di soia dall’Argentina perchè conterrebbe livelli di esano piu’ elevati del consentito.

Credo che non debba essere fatto dell’allarmismo su questo argomento come ho letto dai titoli apparsi su diversi blogs che hanno ripreso l’articolo pubblicato da Motherjones.com.

Neurotoxin in Veggie Burgers, Infant Formula? Yes and No.
Neurotoxin in veggie burgers
Hexane and soyburger

Di certo è un tema che merita di essere trattato ulteriormente non solo per il legame con i burger di soia, pensiamo anche agli oli raffinati. Infatti l’esano è un solvente organico che trova applicazione in diverse filiere alimentari per ottenere oli da materie prime vegetali (oltre alla soia, olio di palma, cotone, canola, colza).

Esistono anche altri metodi per separare i vari componenti (grassi e proteine) della soia o di altri semi, l’esano è comunque particolarmente diffuso perchè è piu’ economico. L’esano viene usato quindi anche nelle fasi che precedono la purificazione della lecitina di soia. Leggo che non si fa uso del solvente nelle filiere biologiche (organic.)

Molti degli impianti di raffinazione degli oli vegetali, chiamati crushing plants sono negli USA e in Argentina dove sono particolarmente diffuse le coltivazioni di piante che producono semi oleagineosi. Negli ultimi anni anche in Cina ne sono stati avviati diversi.

A proposito di filiere alimentari e uso dell’esano per raffinare gli oli, guardate cosa ho trovato. E’ una pubblicità della Shell che nel 1948 proponeva l’uso dell’esano per estrarre perfino l’olio d’oliva.

Fonti:

Neurotoxin in Veggie Burgers, Infant Formula? Yes and No.

Neurotoxin in veggie burgers

hexane-and-soyburger

Veggie-burgers-neurotoxin-hexane

Occupational Safety and Health Guideline for n-Hexane

US-oilseed-plants-working-to-meet-new-EPA-rules-on-hexane